A Gela chiesto il rinvio a giudizio di un catechista della Diocesi di Piazza Armerina con l’accusa di abusi su un minorenne

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 17.07.2023 – Ivo Pincara] –  La Procura di Gela ha chiesto il rinvio a giudizio, con l’accusa di atti sessuali su minorenne, nei confronti di un animatore e catechista 33enne, assiduo frequentatore e figura di spicco di una parrocchia della città. Si allunga l’elenco delle grane per il Vescovo di Piazza Armeria, Mons, Rosario Gisana, mentre la Santa Sede si ostina a continuare a tenerlo al governo della Ecclesia platiensis (Caso Rugolo [QUI], Caso Buccheri [QUI]).

L’abbiamo già scritto in precedenza, che nella Diocesi di Piazza Armerina si stava allargando lo scandalo degli abusi sessuali di minori, sulla scia del Processo Rugolo ad Enna. È emblematico la faccenda di Don Giuseppe Rugolo, il sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina, arrestato nell’aprile del 2021 con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danno di minori, secondo gli articoli 81 e 609 del codice penale (per non dimenticare che l’abuso sessuale su minore è un crimine), per fatti risalenti al periodo 2009-2013 presso la chiesa di San Giovanni Battista a Enna, dove aveva anche fondato l’Associazione 360 con 200 giovani.

Eccellenza, questi sono fatti gravi

Alla luce dell’esito di indagine della Procura di Enna, che aveva condotto all’arresto di Don Giuseppe Rugolo e al suo successivo rinvio a giudizio (la sentenza è attesa per il 7 novembre 2023, a conclusione di prevedibilmente 16 udienze fiume al Tribunale di Gela, che abbiamo potuto seguire grazie alla stampa locale, in particolare della giornalista dell’ANSA, Pierelisa Rizzo, che fa il suo lavoro in modo esemplare, nonostante una Curia vescovile per niente misurata nelle sue reazioni), inevitabilmente è stato analizzato anche il discutibile atteggiamento, a riguardo, di Mons. Rosario Gisana. Abbiamo posto sotto la nostra lente le azioni e le presunte omissioni del Vescovo di Piazza Armerina, poiché appare che abbia trattato il caso di Don Rugolo con apparente leggerezza.

Le dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana in un’intervista esclusiva sul caso Rugolo, pubblicate il 22 maggio 2021 da EnnaOra.it: «Non c’erano i termini per sospenderlo… Non spettava a me denunciare alla giustizia ordinaria, tenuto conto che mi era stata espressamente richiesta la massima riservatezza da parte della famiglia, la quale peraltro era perfettamente in grado di conoscere i meccanismi di avvio di un’indagine da parte della magistratura».

Il 24 maggio 2021 lo stesso sito EnnaOra.it ha pubblicato una replica dell’Avvocato Eleanna Parasiliti Molica, che assiste il giovane dalla cui denuncia è partito il cosiddetto caso-Rugolo, all’intervista del Vescovo Gisana: “Dichiarazioni gravi e infondate, la Diocesi smetta di processare la vittima”:
«A seguito dell’intervista “esclusiva” rilasciata dal vescovo Rosario Gisana il 22 Maggio al giornale on Line” Enna Ora” mi trovo costretta a ribadire con forza, spero per l’ultima volta, l’assoluta infondatezza e gravità delle dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana.
Non abbiamo interesse a coltivare il processo alla vittima che la Diocesi ha inteso avviare sui media, secondo un modello da Santa Inquisizione. Tuttavia al fine di porre fine agli effetti di vittimizzazione secondaria che tale condotta sta producendo devo segnalare che dalla documentazione già depositata agli inquirenti emerge la piena consapevolezza del vescovo circa le condotte di Rugolo, per espressa ammissione di quest’ultimo e perché oggetto di altre dettagliate segnalazioni addirittura antecedenti a quelle che poi hanno dato origine al procedimento penale in corso.
Ebbene, dai predetti atti emerge chiaramente come l’unica interessata alla non tracciabilità dell’offerta risarcitoria era esclusivamente la Diocesi e che espressa richiesta della giovane vittima era quella di avere giustizia mediante l’attivazione di provvedimenti disciplinari a carico del Sacerdote.
Emerge ancora il tentativo della Diocesi di minimizzare e gestire la grave vicenda secondo gli schemi tipici di queste penose questioni.
Auspichiamo un più responsabile silenzio da parte della diocesi nel rispetto delle vittime, oggetto di inaccettabili attacchi anche di natura semplicemente voyeuristica provenienti proprio da ambienti ecclesiastici trasformati in centri di propaganda» [auspicio, purtroppo, non accolto dalla Curia vescovile).

Eccellenza Gisana, questi sono fatti talmente gravi che ne dovrà rendere conto non solo nei tribunali terreni…

Abusa di un minorenne, chiesto il processo per un catechista
Chiuse le indagini sull’animatore di una parrocchia di Gela

(ANSA) – PALERMO, 17 LUG – La Procura della Repubblica di Gela ha chiesto il rinvio a giudizio, con l’accusa di atti sessuali su minorenne, nei confronti di un animatore e catechista, assiduo frequentatore e figura di spicco di una parrocchia della città.

Le indagini coordinate dalla Procura e condotte dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e dal Commissariato di Gela hanno preso avvio nel 2022, quando la giovane vittima ha testimoniato in un diverso procedimento penale a carico di altro soggetto, denunciando abusi che raccontava di aver subito fin da quando era ancora dodicenne protrattisi per i successivi sei anni.

Da quanto ricostruito dagli inquirenti sulla base delle prime informazioni rese dalla presunta vittima, il minore, durante la frequentazione di una chiesa di Gela, avrebbe conosciuto il formatore più grande di lui di dieci anni, che, sfruttando il suo ruolo educativo e di riferimento in ambito parrocchiale, l’avrebbe indotto a compiere atti sessuali. Il giovane avrebbe informato di tutto il Vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, che a sua volta era già stato informato da un altro sacerdote. Anche il parroco di una delle chiese di Gela sarebbe stato a conoscenza della vicenda e nonostante questo il catechista sarebbe rimasto al suo posto. L’indagato, infatti, avrebbe avuto piena disponibilità delle chiavi dei locali, in quanto incaricato di fornire ausilio nell’allestimento delle funzioni religiose e delle cerimonie.

L’attività investigativa, consistita in attività di intercettazione, analisi dei profili social dei soggetti coinvolti ed escussione di numerose persone informate dei fatti, ha permesso di raccogliere consistenti elementi di prova a sostegno dell’accusa, che hanno condotto dapprima alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari e, di recente, alla richiesta di rinvio a giudizio formulata al Giudice per l’Udienza Preliminare. (ANSA).

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