Il giorno di San Giovanni Paolo II a Desio. Tutti come Zaccheo sul sicomoro per vedere il profeto, sperando che cambiasse il loro cuore

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 27.05.2023 – Renato Farina] – Rileggendo il “saluto ai cittadini di Desio” di San Giovanni Paolo II [*], scopro che disse moltissime cose interessanti, ma quel giorno non avevo ascoltato nulla o quasi nulla. Ho scoperto in seguito, viaggiando con lui in circa 100 Paesi del mondo, che la gente comune, la folla, non sente le parole, non resta colpita dai discorsi, ma scorge un punto bianco, percepisce una presenza che pensava al massimo antica e sentimentale, ed invece è davvero “il dolce Cristo in terra”, come lo definì Caterina da Siena, che viene a trovarlo.

Che uno sia cattolico o musulmano o non credente, animato dalla fede o anche solo dalla curiosità, ha inevitabilmente questa percezione chiara che il “figlio di Davide” entra a Gerusalemme, se c’è una speranza di incontrare Dio, o è allora o mai più. Diventiamo tutti come Zaccheo, il capo dei ladri e dei venduti al potere romano di Gerico, e saliamo sul sicomoro per vedere questo dannato profeta con il presentimento che forse cambierà il nostro cuore.

Che giorno è stato quel giorno. Un sabato di luce. In realtà quel mattino non ero lì come giornalista, non avevo la preoccupazione di scrivere, volevo solo portare sulle spalle il mio bambino di due anni e tenere per mano mia moglie, ci interessava solo vedere passare il Papa che usciva dal collegio arcivescovile intitolato a Pio XI (a proposito, che peccato veder oggi il grande edificio dove andò a scuola mio papà, e poi i miei figli, giacere come un gigante dimenticato) per recarsi in basilica.

Il Collegio Arcivescovile Pio XI in via Due Palme 2 a Desio. Costruito negli anni ’10 del secolo scorso, spicca per la sua facciata imponente, divisa in verticale dalle paraste che incorniciano le due estremità e le aperture di accesso.

Sin dal giorno prima la nostra piccola città era come incantata, qualcosa doveva accadere di importante, anche le strade lontano dal corteo erano bloccate dalle transenne, non c’erano i cellulari, tutto era lindo e pulito, era davvero maggio. Ci eravamo dotati, noi tre, di garofani bianchi e gialli, e li lanciammo al Papa. Menai poi vanto che m’avesse riconosciuto, ma non credo proprio. Ricordo però che, agitandosi dal finestrino di una delle prime auto al seguito di Giovanni Paolo II, vidi una mano che mi salutava, quindi il volto cinto da una lieve barba ascetica: era il Presidente dell’Azione Cattolica Italiana, l’oggi 92enne Professor Alberto Monticone, storico eminente, poi senatore, che il giorno dopo, all’Università Cattolica, comprese e approvò le ragioni della mia vacanza dal lavoro di vaticanista. Temeva che io non amassi Pio XI, e mi tenessi lontano perché Ratti era “il Papa dell’Azione cattolica”. Io gli dissi che era soprattutto il “Papa di Desio”. Risate.

Il monumento a San Giovanni Paolo II in piazza Giovanni Paolo II a Desio. Opera in bronzo realizzato dallo scultore Harry Rosenthal, in occasione della visita di Papa Wojtyła a Desio il 21 maggio 1983.

Questi erano gli scampoli di quel giorno storico per Desio, che ritrovo depositati nella mente dopo 40 anni. Del discorso in basilica pronunciato da Wojtyła e diffuso dagli altoparlanti rammentavo soltanto la confessione che Karol da ragazzo stimava Pio XI non per le sue encicliche ma perché “alpinista”…

Rileggo ora quel discorso dedicato a noi Desiani. Nessun giornale nazionale ne parlò. Prevalevano nei resoconti dei cronisti la visita del Papa alla Scala, dove Riccardo Muti diresse brani della Santa Giovanna d’Arco e lo Stabat Mater di Verdi; l’accoglienza di centinaia di migliaia di ragazzi entusiasti al Parco di Monza; il discorso ai 90 mila operai vicino alle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni. Esistevano ancora le fabbriche e gli operai!

Papa Giovanni Paolo II arrivava a Desio, accompagnato dall’Arcivescovo di Milano, Cardinale Carlo Maria Martini, per onorare la memoria del suo predecessore Papa Pio XI, nato all’ombra della basilica dei santi Siro e Materno.

Mi accorgo che il Papa incontrando noi volle vederci come eredi di quella gente briantea che il buon Dio usò come terreno fertile perché ne germogliasse un “grande Papa” e poi (ma questo accadde 22 anni dopo) un “Maestro di umanità” quale fu Don Luigi Giussani. Descrisse così i Desiani, riconoscendo che “in Achille Ratti spiccavano alcuni tratti caratteristici dell’indole propria della popolazione di questa terra: una profonda religiosità, il senso dell’equilibrio e della concretezza, la volontà ferma e costante”. Siamo davvero così? Che cosa abbiamo fatto del nostro battesimo? Si disse felice il Papa “nell’ammirare questo cielo, nel respirare questa atmosfera, e soprattutto nel trovarmi immerso tra questa gente”. Il nostro cielo! Così bello quand’è bello, come scrisse il Manzoni. Verso sera – ricorderò sempre – l’elicottero bianco attraversò ancora il cielo di Desio, quel 21 maggio 1983.

Questo articolo è stato pubblicato oggi su Il Cittadino Brianzo Sud.

[*] Visita Pastorale in Lombardia. Incontro di Giovanni Paolo II con la popolazione di Desio. Sabato, 21 maggio 1983 [QUI].

Foto di copertina: medaglia emessa il 21 maggio 1983, coniata dallo Stabilimento Stefano Johnson di Milano su committenza della Parrocchia di Desio, a ricordo della visita a Desio di Giovanni Paolo II.

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