Addio a Renato Besana. Un intellettuale autentico allergico ai salotti di sinistra

Condividi su...

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 22.04.2023 – Renato Farina] – Renato Besana ci ha lasciati a 72 anni, il suo corpo era estenuato, trafitto da mille guai, ma la sua anima era intatta, pulita come i suoi sentimenti e la sua cultura. Editorialista di Libero, cui collaborava da due decenni, aveva lavorato in RAI, scritto quattro romanzi.

Il suo desiderio è sempre stato quello di Ulisse. In due sensi: in senso esistenziale, andare oltre le colonne d’Ercole, verso il mistero (l’Ulisse di Dante); insieme con tutti i tipi di destra, politica e culturale, tomare a Itaca (Omero), attraversando i mari per immergersi all’origine variegata di quel mondo fatto di ideali greco-romani, libertari, tradizionali, cattolici che ambiva tornasse ad essere non un mono-blocco irregimentato, ma una miniera di gemme differenti e preziose. Individui liberi ma capaci di essere un movimento efficace per difendere la libertà, e non farsi fregare dai potenti, che lui vedeva e constatava essere i mandanti finanziari della sinistra culturale e politica. Ha scritto su Libero: «Se zio Karl dovesse riscrivere il suo Manifesto, sarebbe costretto a cambiare l’esortazione finale in “Miliardari di tutto il mondo, unitevi!” (questa è la globalizzazione, bellezza)».

Nel 2012 aveva radunato insieme a Marcello Veneziani dalle parti di Ascoli Piceno, in un monastero, coloro che volessero starci a ritrovare la carica sorgiva di una rinascita patriottica, ricostituendo un soggetto ricco di differenze ma capace di rinunciare alla tradizionale litigiosità. Il popolo – ne era arciconvinto – sarebbe stato dalla parte di una destra cosiffatta. Giorgia Meloni è stata per il nostro Renato la consolazione dello spirito, l’inveramento della sua intuizione culturale e politica. Lui ha sempre creduto nella ineludibile congiunzione operativa delle varie anime: quella cattolica, erede di Augusto Del Noce, e quella laica e persino libertaria, figlia degli scapigliati e degli eretici dell’800. Tutte caratterizzate dal primato della politica sull’economia globalizzata. E cos’è questo se non prefigurazione del progetto risultato vincente di Giorgia?

Mi ritorna in mente, il Besana, quando arrivava in redazione con il sorriso lieve (non leggero, lieve è tutt’altro), dedicato a te, proprio a te, e si percepiva da lontano il suo discorrere caratterizzato da un tono particolarissimo, increspato e sereno. Non permetteva che il suo parlare perdesse eleganza a causa della tosse, che indossava come un mantello di seta dai molti riflessi. Tosse eterna come quella sigaretta in bocca e tra le dita. Sigaretta al singolare perché non credo di averlo mai visto scovarne un’altra dal pacchetto, tant’era veloce nel ricambio come fosse un pit stop gomme della Ferrari. Aveva molti motivi di indignazione e di scoramento, quelli che la vita regala a tutti noi, ma Renato li ha sempre portati dolcemente come la sua barba che non aveva alcuna solennità, ma era discreta. Ho già usato la parola sorriso, sorrideva anche con la barba, e diceva spesso: grazie.

Ho scoperto dopo qualche anno che era un’autorità autentica nel mondo culturale e letterario di destra. Non appariva, ma era. Ho riascoltato con doppia nostalgia (risentire le voci delle persone care defunte, diceva Oriana Fallaci, è qualcosa che trafigge il cuore) Massimo Bordin (1951-2019) che intervistava al telefono Renato Besana, dopo che con un suo articolo su Italia Settimanale (direttore Marcello Veneziani), aveva tirato un masso nello stagno dell’ignoranza e dei luoghi comuni. Si ritrova questo dialogo trasmesso da Radio Radicale il 22 luglio 1994 su internet [QUI]. Sono circa 20 minuti. Sprizzano intelligenza e humour. Ci sono due passaggi assolutamente renateschi. Nel primo Renato dice a Bordin (che era di suo una ciminiera): «Scusi la tosse, ma è perché fumo troppo». Nel secondo squarcio uccide gli stereotipi con grande classe.

Nell’articolo intitolato “Una destra libertina” rivendica l’esistenza di un libertarismo lieve, solare, contro le «folate di sacrestia» che negli anni Ottanta parevano aver investito il mondo missino e dintorni. Rivendica come di destra il primato della libertà individuale, nessuna morale bigotta di Stato, almeno in quell’ala pienamente legittima che non si sente lontana dalla morale cristiana e dalla sua tradizione, ma cristiana non è.

Ecco che La Stampa traduce le tesi di Besana come un minaccioso revival di «vitalismo e avanguardismo», oltre che «paganesimo». Renato si oppone: «Non ha parlato con me il collega giornalista della Stampa. Ma non so cosa sia quel paganesimo, non lo nomino, e neppure il vitalismo. Addirittura scrive che io sarei un sostenitore del culto della vigoria fisica. Figuriamoci. Io non ho il fisico, non so neanche nuotare». Franche risate di Bordin.

La destra – dice Besana – «è sempre stata riluttante a definirsi. Mentre nell’Assemblea Nazionale in Francia la sinistra giacobina era facilmente identificabile». La destra è sempre stata oltre la destra. Quella di Besana già nel 1994 prevedeva l’evoluzione della sinistra da quella che si occupava del proletariato a quella che sulle orme del ’68 si fa paladina delle pulsioni sessuali, per far dimenticare i bisogni politici ed economici del popolo. Balle distraenti, ovvio. Ora più che mai. Per il 25 aprile di alcuni anni fa scrisse per Libero un articolo fulminante, allorché il Pd aveva organizzato a Milano un corteo di Africani, chiamando fascista chi era perplesso sulla congruità degli ospiti: «Evocare il fascismo è fuori luogo: Italo Balbo voleva concedere la cittadinanza italiana ai Libici e la Buonanima era apertamente filo-islamica». Ci manchi già, Renatino.

Questo articolo è stato pubblicato oggi su Libero Quotidiano.

151.11.48.50