Leoni di tastiera, un pannolino e molto imbarazzo

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 12.04.2023 – Vik van Brantegem] – Avevo letto l’articolo Un Papa a Disney e la Chiesa “con il pannolino” di Larry Chapp, pubblicato su Catholic World Report il 6 aprile 2023. Poi, con altri impegni lo avevo messo da parte per i giorni a venire. Poi oggi, con quanto ho sentito all’Udienza generale, mi è tornato in mente e nel contempo ho visto la traduzione italiana a cura di Sabino Paciolla di questa riflessione di Larry Chapp, che osserva: «Molte delle osservazioni e delle risposte di Papa Francesco a domande scottanti di dieci giovani adulti, riportate nel documentario “Il Papa: Risposte”, sono scioccanti nella loro superficialità» e conclude: «Tutto ciò che posso dire dopo aver letto questa intervista (…) è: “Santo cielo, è imbarazzante!”».

Riportiamo di seguito la riflessione di Larry Chapp, preceduta da un resoconto della catechesi di Papa Francesco nell’Udienza generale e seguito da una riflessione di José Arturo Quarracino pubblicato oggi da Stilum Curiae.

«La Chiesa non permette niente ma perdona tutto. Il mondo permette tutto ma non perdona niente» (G.K. Chesterton). Ed è per questo che il Regno di Dio non è di questo mondo.

Ecco, come quella intervista, è altrettante imbarazzante quanto detto durante l’Udienza generale di oggi, nel consueto modo sprezzante in tono negativo e soprattutto divisivo, come titola Vatican News: «Il Vangelo si annuncia muovendosi, non con il copia-e-incolla dal computer», non come «un cristiano tiepido, lì, che non si muove», incollato alla tastiera. Anche qui affermazioni che “non fanno altro che alimentare i cani che abbaiano e che si annidano nei binari estremi”. Poi, nello specifico, una doccia gelato per chi è comunicatore da una vita, e ha visto e applicato attivamente tutti gli strumenti offerti dai sviluppi tecnici nel campo della comunicazione, partendo dalla macchina da scrivere meccanica, per arrivare agli aggeggi elettronici personali di oggi, durante gli ultimi 60 anni.

Inizio, quindi, con il resoconto dell’Udienza generale, offerta da Vatican News a cura di Antonella Palermo, per poi riportare la riflessione di Larry Chapp, un professore di teologia in pensione che ha insegnato per vent’anni alla DeSales University vicino ad Allentown, in Pennsylvania. Ora possiede e gestisce, insieme alla moglie, la Dorothy Day Catholic Worker Farm a Harveys Lake, in Pennsylvania. Chapp ha conseguito il dottorato presso la Fordham University nel 1994 con una specializzazione nella teologia di Hans Urs von Balthasar.

All’Udienza generale del mercoledì dopo Pasqua, Francesco parla dello zelo evangelico che denota prontezza, preparazione, alacrità: non si può restare fermi chiusi in un ufficio, alla scrivania facendo polemiche come “leoni da tastiera” e surrogando la creatività dell’annuncio con idee prese qua e là. Occorre essere liberi da schemi, aperti alle sorprese di Dio.

Il Papa inizia la sua catechesi con una critica all’Apostolo Paolo – il rischio in cui cadde lo stesso apostolo Paolo, dice – di intraprendere uno zelo orientato in una direzione sbagliata e mette in rilievo le caratteristiche di un annuncio evangelico che è invece espressione viva di solerzia, prontezza, volontà di camminare aperti alle novità dell’azione del Signore.

Non c’è annuncio senza movimento, senza “uscita”, senza iniziativa, dice. Questo vuol dire che non c’è cristiano se non è in cammino, non è un cristiano se il cristiano non esce da sé stesso per mettersi in cammino e portare un annuncio. Non c’è annuncio senza movimento, senza cammino. Non si annuncia il Vangelo da fermi, chiusi in un ufficio, alla scrivania o al computer facendo polemiche come “leoni da tastiera” e surrogando la creatività dell’annuncio con il copia-e-incolla di idee prese qua e là. Chi annuncia il Vangelo non può essere fossilizzato in gabbie di plausibilità o – dice il Papa ancora una volta – nel “si è sempre fatto così”. E, a braccio, conclude: «E per questo vi esorto a essere evangelizzatori che si muovono, senza paura, che vanno avanti, per portare la bellezza di Gesù, per portare la novità di Gesù che cambia tutto. “Sì, Padre, cambia il calendario, perché adesso noi contiamo gli anni prima di Gesù …” – “Ma anche, cambia il cuore: e tu sei disposto a che Gesù ti cambi il cuore? O tu sei un cristiano tiepido, lì, che non si muove… Pensa un po’: tu sei un entusiasta di Gesù, vai avanti? Pensa un po’…».

Un Papa a Disney e la Chiesa “con il pannolino”
di Larry Chapp
Catholic World Report, 6 aprile 2023

(Traduzione italiana dall’inglese a cura di Sabino Paciolla [QUI])

In un documentario intitolato “Il Papa: Risposte”, girato nel giugno 2022 e appena distribuito da Disney+, Papa Francesco risponde alle domande più scottanti di dieci giovani adulti su sesso, aborto e genere. Molte delle sue osservazioni e risposte, come riportato da Catholic News Service [QUI] e Vatican News [QUI], sono scioccanti nella loro superficialità.

Non posso dire altrimenti, né posso indorare la pillola per rispetto all’ufficio petrino. Anzi, è proprio per la mia devozione al ministero petrino nella Chiesa che devo parlare in modo più schietto del solito, anche per me.

Il Pontefice, probabilmente per il desiderio di coinvolgere veramente i giovani in modo pastorale, si presenta come un pastore che asseconda il suo pubblico – e così facendo ha “fatto confusione” con i chiari insegnamenti della Chiesa su questi temi. Sono favorevole a un dialogo rispettoso e a un impegno sincero con coloro che, per qualsiasi motivo, si sono allontanati dalla Chiesa. Non sono un evangelista “terra bruciata” che minaccia il fuoco dell’inferno ai non credenti mentre scaglia contro di loro copie del Catechismo, e ho trascorso una vita in classe insegnando a un gruppo eterogeneo di laureandi completamente modernizzati.

Ciononostante, una cosa è il dialogo rispettoso, un’altra è il gelato fuso di insalata di parole e deviazioni.

In risposta a una domanda sulla moralità dell’uso di un’app di incontri come Tinder, Papa Francesco afferma che queste cose sono “normali”, poiché i giovani vogliono naturalmente cercare di impegnarsi con gli altri. È giusto, ma il commento o ignora l’uso di Tinder come strumento per la cultura del “rimorchio” sessuale, o il Papa sta deliberatamente deviando da questo fatto per evitare di fare una vera valutazione morale. È probabile che ci siano relazioni sane iniziate attraverso un contatto su Tinder, ma l’applicazione è, nel complesso, utilizzata da coloro che, per usare una terminologia antiquata, cercano di fornicare.

Questo dovrebbe meritare almeno un commento di passaggio da parte del Pontefice sull’uso improprio, per scopi immorali, di questo tipo di tecnologia nella nostra cultura pornificata e sessualmente licenziosa. E che tali pratiche sono disumanizzanti all’estremo e possono portare a una sessualità distorta e spiritualmente mortale. Ma, in base al rapporto, non viene fatta alcuna ammonizione di questo tipo. Tuttavia, in una discussione sulla pornografia e sulla masturbazione, apparentemente iniziata da una “giovane donna che dice di creare contenuti per adulti”, Francesco dice che “esprimersi sessualmente è una ricchezza”, aggiungendo che “tutto ciò che diminuisce la vera espressione sessuale diminuisce anche te, ti rende parziale e impoverisce questa ricchezza”.

Sono abbastanza certo che Papa Francesco pensi che il sesso al di fuori del matrimonio eterosessuale sia un peccato (di qualsiasi livello di gravità a causa della diminuzione della colpevolezza), il che rende le sue osservazioni (o la mancanza di osservazioni) sulla cultura reale promossa da Tinder doppiamente problematiche come un esercizio di insensibilità pastorale verso i fatti sul campo. Per qualcuno che parla spesso della necessità di leggere “i segni dei tempi”, i suoi commenti su Tinder rivelano un notevole grado di sordità rispetto alla natura dei tempi in cui viviamo.

Il Pontefice afferma inoltre che non dobbiamo mai dire che il sesso è una cosa “brutta”. Ma chi lo dice? Forse c’è qualche testardo giansenista che parla in questo modo, ma anche i miei amici tradizionalisti più accaniti non farebbero mai un’affermazione del genere. Questa è la solita caricatura che il Papa fa del cattolicesimo conservatore e della sua insistenza sul fatto che la morale sessuale non solo è ancora importante, ma lo è in modo critico, vista la spirale di morte della nostra cultura verso la follia sessuale. Ma Francesco usa questa caricatura per impostare la propria visione “misericordiosa” secondo cui “tutti” dovrebbero essere ricevuti e accolti nella Chiesa e nessuno deve mai essere respinto. (Si tratta di un puro sofisma, poiché utilizza il falso presupposto che ci sono molti nella Chiesa che pensano che il sesso sia brutto per stabilire una contro-affermazione simile a quella di McElroy, secondo cui la strada giusta da seguire è quella di essere più “inclusivi” di tutti coloro che vivono relazioni sessuali immorali. Si tratta di un falso binario di estremi, che esclude la via di mezzo pastorale di essere infinitamente indulgenti e accoglienti, ponendo al contempo la sfida della vocazione di Cristo alla santità.

Papa Francesco crea questo falso binario e lo usa per promuovere l’”inclusione”, una parola d’ordine carica di significati denotativi che non sono certo favorevoli all’insegnamento della Chiesa. “Dio non respinge nessuno, Dio è Padre”, dice, “e io non ho il diritto di espellere nessuno dalla Chiesa. Non solo, il mio dovere è sempre quello di accogliere. La Chiesa non può chiudere la porta a nessuno. A nessuno”. Ma questo non fa che sollevare altre domande. Per esempio, ci sono dei limiti a questa ospitalità aperta? Quali altri peccati dovrebbero essere affrontati all’interno di questa etica pastorale di una forma latitudinaria di accoglienza parrocchiale?

Siamo in grado di accogliere, senza scuotere il dito in un registro moralistico, razzisti palesi e suprematisti bianchi dichiarati? Misogini? Antisemiti? Mafiosi? Ladri? Truffatori finanziari? O è solo il peccato sessuale che dovrebbe essere trattato con un “accompagnamento” che inizia con “Benvenuto, amico!” prima di passare alla carne dell’etica del Regno di Cristo?

Papa Francesco e i suoi prelati preferiti, come il Cardinal McElroy, non ci forniscono mai un’analisi sfumata del significato pastorale dell’accompagnamento, come si addice a un’istituzione spirituale dedicata alla rivelazione di Dio in Cristo. Scelgono invece di parlare nel linguaggio della nostra cultura terapeutica, con il suo individualismo atomizzato e il suo soggettivismo morale sfrenato, in materia di morale sessuale. Non viene offerta alcuna guida su come deve essere l’accompagnamento quando “accogliamo” un razzista nella nostra comunione. L’attenzione si concentra sempre sui peccati sessuali, il che dà l’impressione, ironicamente, che la Chiesa sia ossessionata dal sesso.

Il Papa offre poi un’assurda psicologizzazione da poltrona, affermando che coloro che nella Chiesa, secondo lui, non sono accoglienti nei confronti dei peccatori hanno paura del conflitto con la propria peccaminosità, perché “vivono per condannare gli altri perché non sanno come chiedere perdono per le proprie colpe”. Come fa a saperlo? Ha fatto uno studio del problema o le sue prove sono solo aneddotiche e radicate nelle sue esperienze idiosincratiche? Dove sono tutte queste parrocchie giudicanti che hanno installato dei buttafuori liturgici per rifiutare l’ingresso al Club Gesù?

Ancora una volta, ci troviamo di fronte a un uomo di paglia e a una caricatura di ciò che è la vita parrocchiale nella maggior parte delle parrocchie moderne. In realtà, la realtà sul campo è esattamente l’opposto, dato che la canzone “Tutti sono benvenuti” è diventata l’inno preferito, gridato con fervore oratorio. Le file per la confessione si sono prosciugate, mentre le file per la comunione sono popolate da quasi tutti, che spesso trattano l’accoglienza eucaristica come un favore di partito dovuto come un diritto di nascita, indipendentemente dai loro peccati.

Forse sto fraintendendo lo stato della vita parrocchiale moderna; forse sto solo proiettando su un grande schermo un film che si svolge nella mia testa, basato solo sulle mie esperienze soggettive. Ma non credo. Come persona – all’età di 64 anni – che è cresciuta interamente nella Chiesa post-Vaticano II e che ha frequentato decine di parrocchie in tutta l’America, in diversi tipi di quartieri, posso affermare con profonda sicurezza che lo stereotipo del Papa, che parla di parrocchie moderne piene di ipocriti moralisti che non si confrontano con i propri peccati e ne bandiscono altri, è semplicemente falso.

Non per mettere un punto troppo fine, ma la questione di come sono realmente le parrocchie è molto importante. Perché una valutazione accurata, a livello empirico, dello stato della vita parrocchiale moderna è l’unico punto di partenza valido per un corretto sviluppo della pastorale. Attualmente siamo impegnati in un processo “sinodale”, i cui promotori si sono sgolati su quanto siano state meravigliose le “sessioni di ascolto”. Ma, da quanto ho letto, solo l’1% circa dei cattolici di tutto il mondo ha partecipato a queste deliberazioni. Il che, mi sembra, non fa che sottolineare il mio punto di vista secondo cui il problema che affligge la maggior parte delle parrocchie oggi non è il moralismo, ma la noia, l’apatia e un certo livello di allontanamento emotivo causato dalla seducente mediocrità del tutto. La Chiesa, ci viene detto, ora “ascolta”. Ma, esattamente, in ascolto di che cosa? Forse l’ascolto più profondo di tutti sarebbe ignorare l’1% e concentrarsi invece sul frinire dei grilli dell’indifferenza nei cortili del silenzioso 99%.

Il Papa, lodevolmente, continua a parlare con forza contro gli abusi sessuali nella Chiesa e invita la Chiesa ad affrontarli in modo rapido ed efficace. Accolgo con entusiasmo questo chiaro e netto richiamo all’azione su questi temi. Ma le azioni del Papa a questo proposito, come spesso accade in questo papato, non sempre corrispondono alla sua retorica. Devo forse citare i nomi di persone come Padre Rupnik o il Vescovo Zanchetta? Il Papa ha detto ai suoi giovani ascoltatori ciò che volevano sentire su questo argomento – apparentemente come tutto il resto che ha detto nell’intervista – ma poi si è fermato di fronte all’ammissione dei suoi fallimenti in questo senso.

Infine, e cosa più scandalosa, Papa Francesco afferma che la “catechesi della Chiesa sul sesso è ancora in fasce”. Cosa significa questo? Significa forse, come penso, che l’insegnamento tradizionale della Chiesa è ancora agli inizi e deve maturare e crescere? Se è così, si tratta di uno di quei “discorsi” fuori dagli schemi che ci permettono di capire come la pensa davvero il Papa. Ci mostra che il suo sventramento dell’Istituto Giovanni Paolo II a Roma non è stato un caso, e che il suo radicale riorientamento della Pontificia Accademia per la Vita non è stato casuale. Ci dice che la sua promozione di prelati come McElroy, che sposano apertamente teorie morali proporzionaliste, fa parte della sua agenda. Ci dice che la promozione di Padre James Martin a una carica vaticana e che le sue lettere di sostegno al New Ways Ministry non sono il prodotto di un Pontefice ingenuo e facilmente manovrabile dai suoi responsabili, ma piuttosto il prodotto di una calcolata strategia di rottura.

Quindi, a quanto pare, la Chiesa ha bisogno di essere educata al vasino in materia sessuale ed è giunto il momento di indossare i pantaloni da ragazzo e di muoversi nel nuovo e coraggioso mondo del pluralismo degli “stili di vita” sessuali. Ma questa caratterizzazione della teologia morale tradizionale della Chiesa come se fosse in uno stadio di sviluppo infantile può avvenire solo attraverso un monumentale atto di amnesia ecclesiale. Papa Francesco non ha mai letto la teologia morale di San Tommaso d’Aquino? Anche l’Aquinate, intellettualmente parlando, era ancora in fasce?

E questo Papa non ha mai letto gli insegnamenti di San Giovanni Paolo II su questi temi? Qual è lo stato della teologia del corpo del defunto pontefice e della sua astuta ed erudita delucidazione della teologia morale in Veritatis splendor? Tutto questo deve essere liquidato con un colpo di bacchetta metaforica e descritto come la fase del pannolino delle nostre meditazioni ecclesiali su questi temi? La teologia morale di San Giovanni Paolo II e i suoi numerosi scritti sulla sessualità e sul matrimonio erano quindi solo una parte della “fase del pannolino”?

Tutto questo, ovviamente, è un’assurdità risibile ed è una cosa irresponsabile da dire per un Papa. Dà un alimento impreciso ai critici secolari della Chiesa – “Vedete, anche il Papa dice che la Chiesa è stata infantile in queste cose!” – e aggiunge molta benzina alle affermazioni iper-tradizionaliste secondo cui la Chiesa moderna è uscita dai binari. Queste affermazioni non fanno altro che alimentare i cani che abbaiano e che si annidano nei binari estremi e non fanno assolutamente nulla per aiutare e sostenere i pochi adulti rimasti nella stanza.

Dietro a tutto questo si nascondono i dibattiti in corso sulla corretta ricezione del Vaticano II. E le parole del Papa in questa intervista implicano che coloro che sposano una visione del Concilio come un evento di rottura con il passato hanno ragione. Questa è la Chiesa di Sant’Eraclito, ora sotto steroidi, dove tutto è contestato e messo in discussione. È una Chiesa, come ha lamentato il Vescovo Robert Barron, in un costante stato di “sospensione”, in cui il cambiamento e il flusso sono gli unici parametri di verità. E come tale, le parole del Papa implicano non solo un ripudio di San Giovanni Paolo II, ma anche di Papa Benedetto XVI, il cui tema caratteristico era la priorità del logos sull’ethos, e della verità rivelata di Dio sulle passioni e le mode passeggere del momento.

In conclusione, tutto ciò che posso dire dopo aver letto di questa intervista [dei giovani al Papa] è: “Santo cielo, è imbarazzante!”.

Larry Chapp

San Paolo: un infiltrato nella “chiesa” di Bergoglio?
di José Arturo Quarracino
Stilum Curiae, 12 aprile 2023


Nella famosa intervista-incontro di Papa Francesco con giovani di diversa provenienza, resa pubblica da Disney+ l’11 aprile, una delle partecipanti, Celia Fernández (che si definisce non binaria, né uomo né donna, o almeno non totalmente (????), “spiega” al pontefice cosa sia una persona non binaria, poi si definisce “cristiana” (chissà perché) e gli chiede se vede uno spazio per le persone trans, non binarie o LGBT. La risposta del Vescovo di Roma (come ama definirsi) è che “ogni persona è figlia di Dio, Dio non rifiuta nessuno, Dio è un padre, non ho il diritto di buttare fuori nessuno dalla Chiesa, […], la Chiesa non può chiudere la porta a nessuno”.

Celia gli ha poi chiesto “cosa pensa di quelle persone nella Chiesa o dei sacerdoti che promuovono l’odio e usano la Bibbia per sostenere questi discorsi di odio e che vi leggono come il Vangelo per dire ‘io non ti escludo, lo dice la Bibbia’”, e ha concluso dicendo “questo non è il messaggio di Gesù”. Immediatamente, Bergoglio afferma che: “queste persone sono degli infiltrati, che approfittano della scuola della Chiesa per le loro passioni personali, per le loro ristrettezze personali, è una delle corruzioni della Chiesa […], ideologie chiuse, in fondo tutte queste persone hanno un dramma interno, un dramma di incoerenza interiore molto grande, che vivono per condannare gli altri perché non sanno chiedere perdono per le proprie colpe. In generale, una di queste persone che condanna è incoerente, ha qualcosa dentro, quindi si libera condannando gli altri, mentre dovrebbe chinare la testa e guardare le proprie colpe”.

Ricordiamo solo il fatto che questa ragazza “non binaria” si riferisce confusamente alla Bibbia come fonte di discorsi d’odio, e afferma apertamente che “questo non è il messaggio di Gesù”. Cioè, ciò che dice la Bibbia non è ciò che dice Gesù (????), ignorando il fatto che la Bibbia è la Parola di Dio. Dio parla eternamente attraverso le Sacre Scritture, non che esse contengano ciò che Dio ha detto, ma ciò che Dio dice, in ogni momento storico e in ogni regione del pianeta.

Ma ciò che richiama fortemente l’attenzione è che il Vescovo di Roma prenda per valido questo approccio, per ribadire che chi condanna l’omosessualità sulla base della Bibbia è un “infiltrato”, il che è una rarità unica: per Bergoglio gli infiltrati sono quelli che stanno dentro, non quelli che vengono da fuori, come chi fa queste proposte che hanno un forte sentore di progressismo di matrice anglo-americana (George Soros et alii).

Questi infiltrati, nell’interpretazione bergogliana, sono persone “ristrette” che hanno un “dramma interiore”, sono persone enormemente incoerenti che vivono per “condannare gli altri”, persone incoerenti che hanno “qualcosa dentro” che si liberano “condannando gli altri”, quando in realtà “dovrebbero essere più umili”. Più che da vescovo di Roma e pastore, il nostro connazionale sembra parlare da psicologo, peraltro piuttosto dilettante.

Ora, San Paolo parla nelle sue lettere – anche oggi – e dice ai cristiani di Corinto di non frequentare chi si definisce “fratello”, ma è “impuro, avido, idolatra, oltraggioso, ubriacone o ladro” (1 Cor 5,11). E poi afferma con enfasi che “gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio”, nel senso che “né gli impuri, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avidi, né gli ubriaconi, né i ribaldi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erediteranno il regno di Dio” (1 Cor 6,9-10). Ai cristiani di Efeso, San Paolo dice che “la fornicazione e ogni impurità o cupidigia non devono essere neppure menzionate tra voi, come si addice ai santi”, perché “nessun fornicatore o impuro o avido parteciperà all’eredità del regno di Cristo e di Dio” (Ef 5,3-5). E nella Prima lettera a Timoteo, l’Apostolo delle genti afferma che “la Legge è buona, purché sia presa come legge, tenendo presente che la legge non è stata fatta per i giusti, ma per gli empi e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per gli irreligiosi e i profani, per i parricidi e gli assassini, per gli omicidi, gli adulteri, gli omosessuali, i trafficanti di esseri umani, i bugiardi, gli spergiuri e per tutto ciò che è contrario alla sana dottrina […]” (1Tm 1,1). …]” (1Tm 1, 9-10).

Ma come se queste citazioni non rendessero chiaro ciò che l’Apostolo afferma, egli ricorda ai cristiani di Roma che “la natura invisibile di Dio, fin dalla creazione del mondo, è stata rivelata all’intelligenza attraverso le sue opere: La sua eterna potenza e la sua divinità, per cui sono inescusabili; perché, avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio né gli hanno reso grazie, ma hanno confuso i loro ragionamenti e si è ottenebrato il loro cuore stolto: vantandosi di essere sapienti, sono diventati stolti” e “hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna, e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno”. Amen. Perciò Dio li ha abbandonati a passioni malvagie; infatti le loro mogli hanno scambiato i rapporti naturali con quelli innaturali; allo stesso modo gli uomini, abbandonando l’uso naturale della donna, ardevano di lussuria l’uno per l’altro, commettendo infamia uomo con uomo, ricevendo in se stessi la ricompensa della loro colpa” (Rm 1,20-27).

Dalle parole del Vescovo di Roma si evince allora che SAN PAOLO SAREBBE UN INCOERENTE CHE SI È INFILTRATO NELLA CHIESA DI CRISTO (????). In questo caso, sarebbe bene che Bergoglio spiegasse – SE LO PUÒ – qual è il dramma interiore che affliggeva San Paolo, qual era il suo dramma di grande incoerenza interiore che lo portava a condannare gli altri perché “non sapeva chiedere perdono per le proprie colpe”, lasciando tutto questo per iscritto. Se quello che dice è vero, LA BIBBIA DEVE ESSERE MODIFICATA, o comunque LE PAGINE CHE CONDANNANO L’OMOSESSUALITÀ DEVONO ESSERE RISCRITTE?

In definitiva, chi ha ragione: San Paolo o Bergoglio? La Parola di Dio si esprime attraverso San Paolo o il Vescovo di Roma? In definitiva, chi ha ragione: Dio nella Bibbia o Freud nella psicologia?

José Arturo Quarracino

Foto di copertina: “Il Papa: Risposte” in onda su Hulu a partire dal 5 aprile 2023.

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