L’8 marzo sì, ma con formazione, preghiera e impegno missionario. In ricordo di Don Simone Di Vito

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 07.03.2023 – Vik van Brantegem] – Come non “commemorare” Don Simone Di Vito e la sua incisiva azione pastorale nella giornata dell’8 marzo? Ricordando un percorso lungo 25 anni ma sempre attuale, un’esperienza che merita di essere rievocata o semplicemente trasmessa a chi non ha avuto l’opportunità di viverla direttamente. Egli aveva capito all’inizio degli anni novanta che la cultura dominante veicolava un messaggio subdolo e offensivo che spingeva moltissime donne a riversarsi in ristoranti e pizzerie, accettando i prezzi triplicati per l’occasione, scadendo anche nella volgarità, con l’illusione che ciò rappresentasse un percorso di emancipazione e parità. Una strategia messa in atto da chi voleva svilire la storia di sofferenza e di battaglie portate avanti nei decenni precedenti, da coloro che davvero volevano il superamento di ogni forma di discriminazione. Don Simone aveva capito che era urgente e necessario contrapporre a quel pensiero dominante una riflessione seria e feconda.

All’inizio non fu semplice far cogliere un tale messaggio nella sua comunità parrocchiale di Sant’Albina V.M. in Scauri di Minturno, nel basso Lazio, sulla frontiera del Casertano. Poi i primi segnali di apertura che man mano maturavano in consapevolezza, fino a determinare una adesione convinta agli incontri organizzati per approfondire le varie tematiche proposte. Dopo i primi anni si comprese l’importanza di una serata aperta a tutti, per un confronto sereno nell’ottica di un rapporto complementare e di reciproco rispetto.

Testimoniare la giornata dell’8 marzo in una dimensione missionaria si è rivelata una preziosa occasione di formazione e di crescita, personale e comunitaria, sempre nel tracciato di una chiesa profetica e incarnata nella storia. Un’esperienza che è divenuta negli anni un appuntamento atteso e guardato con positivo apprezzamento nell’intero territorio.

In occasione dell’8 marzo 2023, ad un mese dalla sua prematura partita per l’ultimo viaggio il 2 febbraio scorso, voglio riproporre il percorso compiuto ricordando la maggior parte dei temi trattati, attraverso i volantini che invitavano all’incontro o le immagini, le preghiere, i documenti che venivano donati al termine. Per il lavoro della raccolta del “materiale storico” e la proposta di questa “commemorazione”, ringrazio Anna Maria Lepone.

L’amico geniale

Dopo aver annunciato il 3 febbraio È morto Don Simone Di Vito, amico e compagno di viaggio con il Papa in tutto il mondo [QUI], il 5 febbraio ho raccontato I funerali partecipati e commossi di Don Simone Di Vito a Coreno Ausonio e il ricordo a Juba in Sudan del Sud [QUI]. I 700 Euro raccolti in questa occasione sono stati donati al Centro di accoglienza Sant’Agostino di Saketé, in Benin.

Quindi, il 25 e 26 febbraio ho riferito che Antonio D’Aprano e Don Simone Di Vito vengono ricordati a San Savino in Monte Colombo [QUI e QUI]. Dopo questo evento ho ricevuto due brevi testimonianze – che riporto di seguito – di Susy (sposata con uno degli obiettori) e di Davide (uno degli obiettori). Le foto qui sopra si riferiscono a due cartelloni che gli obiettori hanno esposto nel salone parrocchiale durante il momento conviviale.

“La luce di Don Simone” esprime graficamente il rapporto che avevano nel loro gruppo social dove tra l’altro “gareggiavano” a chi faceva le foto più belle, e quelle di don Simone venivano molto apprezzate per i meravigliosi scorci che riusciva a cogliere.

“In cammino con te” ricorda alcuni momenti in cui le loro strade si sono incrociate ed hanno condiviso esperienze ed emozioni.

«Don Simone era un uomo buono, assetato di giustizia.
Quando si é presentato davanti al Signore, Dio non lo avrà rimproverato per i suoi errori. Dio non fa cosi con i suoi figli, ma gli avrà detto: Simone mi hai riconosciuto nel povero, nell’affamato. Mi hai riconosciuto in Antonio”. Questo il messaggio del Vescovo emerito di Rimini Francesco Lambiasi che ha celebrato ieri la Messa a Coriano di Rimini per ricordare Antonio e Don Simone.
Gli obiettori di Antonio, quei giovani che un tempo sono stati le sue braccia e le sue gambe (tra cui mio marito Sauro), le loro famiglie, la famiglia Orsi con cui Antonio visse a Coriano, il gruppo delle famiglie con cui Antonio collaborava come psicologo, si sono ritrovati a Messa e dopo Messa per vivere insieme un momento molto caro a Don Simone; la Messa che ogni anno a febbraio lui veniva a celebrare in Romagna per Antonio.
L’appuntamento abbiamo deciso di mantenerlo. Ogni anno nel mese di febbraio ricorderemo, riuniti nella celebrazione e poi con un momento di convivialità, Antonio e Don Simone» (Susy).

«L’amico geniale.
”Chi ama è il genio dell’amore” (Alda Merini).
A Ventosa è iniziata una storia la cui trama si è dipanata arrampicandosi dapprima sulla dorsale appenninica per poi declinare sui lidi adriatici. Ma non è stato un moto unidirezionale, bensì un andirivieni, quasi un’oscillazione dove non c’è più una partenza e un arrivo, un inizio e una fine.
Un incontro tra due mondi, due anime, due persone: Antonio e Simone.
Chi vi ha dato inizio, chi ha acceso la scintilla? Un fuoco si è propagato e crome quando le fiamme sono già alte è impossibile capire da dove provengano, allo stesso modo allorché s’incrociano due sguardi, si confonde ogni alterità, si genera un flusso, una relazione indistinta.
È questa la grandezza, il miracolo dell’amicizia: l’uno è stato l’amico geniale per l’altro. Nessun maestro o discente ma un vortice perenne di affetto, intelligenza, disponibilità reciproca.
Una passione contagiosa, capace di espandersi oltre limiti, non solo geografici, troppo ristretti per contenerla. Capace d’investire, rapire e coinvolgere i tanti che hanno avuto la fortuna di compartecipare a questa avventura affascinante e meravigliosa. Sempre viva, sempre liberante.
Ciao Antonio, ciao Simone, fratelli e amici per sempre» (Davide).

Poi, nel Trigesimo della scomparsa di Don Simone, ieri sabato 4 marzo alle ore 17.30 nella chiesa parrocchiale di Santa Margherita di Coreno Ausonio è stata celebrata la Santa Messa in suffragio.

Coraggio e missione!
Non solo mimose

Come avevo accennato, gli amici di Don Simone Di Vito mi avevano chiesto di poter evidenziare ogni tanto qualcosa di bello e di vero, che viene fatto in suo suffragio e/o in suo ricordo, al livello “alto” in cui ha vissuto. Lo faccio volentieri – securo che ne sarà felice in Cielo, da dove continua ad accompagnarci – oggi nel raccontare cronologicamente l’intero percorso nei 25 anni in cui fu svolto il programma dell’8 marzo da Don Simone Di Vito con il gruppo missionario della comunità parrocchiale di Sant’Albina.

Qualche volta sono trascritti dei testi, delle preghiere e dei documenti che erano sintetizzati nel retro dell’immaginetta dell’anno, che – essendo molto belle, profetiche e importanti – era opportuno riportarle in questa raccolta.

Papa Giovanni Paolo II ripeteva con forza e coraggio a tutta la Chiesa ed a ciascuno di noi: “Alzati, prendi…e va” dove ti porta lo Spirito di Dio, lo Spirito del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucarestia, “fino agli estremi confini della terra”.

Per questo la comunità di Sant’Albina, accogliendo la sollecitazione del Santo Padre e grazie alla sensibilità di Don Simone, ha abbracciato idealmente il mondo, creando un contatto di preghiera e di piccoli gesti di fraternità con realtà missionarie esistenti nei vari continenti.

Il tabellone riportato sopra, che era esposto nella chiesa parrocchiale di Sant’Albina, richiamava costantemente a questa dimensione, ricordando che l’impegno cristiano non si esauriva fra le mura del tempio, ma iniziava proprio una volta usciti fuori. Quello sguardo rivolto al mondo indicava una sobrietà di vita da tradurre in gesti concreti di solidarietà verso i fratelli più bisognosi.

8 marzo 1991

Un augurio alle donne messaggere del vangelo della nonviolenza, con la riflessione di Ghandi.

8 marzo 1992

«Avremo tra noi Padre Sergio Ticozzi, missionario per 22 anni in Cina (Hong Kong e Pechino) per riflettere sul coraggio di una Chiesa perseguitata. CINA: un miliardo e centotrenta milioni di abitanti, una Chiesa (cinque milioni) da 43 anni perseguitata e oppressa. Tuttora testimonia nel martirio il suo amore a Cristo ed il suo desiderio di libertà».

«Viene l’ora, l’ora è venuta, in cui la vocazione della donna si svolge con pienezza, l’ora in cui la donna acquista nella società un’influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto. È per questo che, in un momento in cui l’umanità conosce una così profonda trasformazione, le donne illuminate dallo spirito evangelico possono tanto operare per aiutare l’umanità a non decadere» (dal Messaggio del Concilio Vaticano II alle Donne).

Coraggio e Missione, non solo mimose! È il titolo dell’articolo apparso sulla rivista missionaria Mondo e Missione del PIME nel 1992 a cura della giornalista Luigina Barella. Una riflessione che, per la comunità parrocchiale di Sant’Albina, non ha rappresentato un semplice slogan ma un programma fecondo con stile evangelico, che Don Simone le andava indicando. Un modo per riempire di contenuti la giornata dell’8 marzo, per riflettere sul ruolo delle donne nella società e nella Chiesa, con le problematiche e le sofferenze, le sfide e l’impegno, e per contribuire con speranza al cambiamento.

8 marzo 1993

«Fai di me un arcobaleno di bene e di speranza e di pace.
Arcobaleno che per nessuna ragione annunci le ingannevoli bontà le speranze vane le false paci.
Arcobaleno inarcato da te quale annuncio che mai fallirà il tuo amore di Padre la morte del tuo Figlio la meravigliosa azione del tuo Spirito, Signore» (Helder Camara, vescovo).

8 marzo 1994

«Santa Maria, vergine del mattino, donaci la gioia di intuire, pur tra le tante foschie dell’aurora, le speranze del giorno nuovo.
Ispiraci parole di coraggio. Non farci tremare la voce quando, a dispetto di tante cattiverie e di tanti peccati che invecchiano il mondo, osiamo annunciare che verranno tempi migliori.
Non permettere che sulle nostre labbra il lamento prevalga mai sullo stupore, che lo sconforto sovrasti l’operosità, che lo scetticismo schiacci l’entusiasmo, e che la pesantezza del passato ci impedisca di far credito sul futuro.
Aiutaci a comprendere che additare le gemme che spuntano sui rami vale più che piangere sulle foglie che cadono.
E infondici la sicurezza di chi già  vede l’oriente incendiarsi ai primi raggi del sole» (Don Tonino Bello, vescovo).

8 marzo 1995

«Fin dalle prime pagine della Bibbia è mirabilmente espresso il progetto di Dio: Egli ha voluto che tra l’uomo e la donna vigesse un rapporto di profonda comunione, nella perfetta reciprocità di conoscenza e di dono. Nella donna, l’uomo trova un’interlocutrice con cui dialogare sul piano della totale parità. Reciprocità e complementarietà sono le due caratteristiche fondamentali della coppia umana» (Papa Giovanni Paolo II, Giornata della Pace, 1995).

Il 29 giugno 1995 nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo veniva pubblicata la Lettera del Papa Giovanni Paolo II alle donne, che vale la pena di ricordare: «A voi, donne del mondo intero, il mio saluto più cordiale!
A ciascuna di voi e a tutte le donne del mondo indirizzo questa lettera nel segno della condivisione e della gratitudine, mentre si avvicina la IV Conferenza Mondiale sulla Donna, che si terrà a Pechino nel prossimo mese di settembre. Desidero innanzitutto esprimere il mio vivo apprezzamento all’Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha promosso una iniziativa di così grande rilievo. Anche la Chiesa intende offrire il suo contributo a difesa della dignità, del ruolo e dei diritti delle donne, non solo attraverso lo specifico apporto della Delegazione ufficiale della Santa Sede ai lavori di Pechino, ma anche parlando direttamente al cuore e alla mente di tutte le donne. Recentemente, in occasione della visita che la Signora Gertrude Mongella, Segretaria Generale della Conferenza, mi ha fatto proprio in vista di tale importante incontro, ho voluto consegnarle un Messaggio nel quale sono raccolti alcuni punti fondamentali dell’insegnamento della Chiesa in proposito. È un messaggio che, al di là della specifica circostanza che lo ha ispirato, si apre alla prospettiva più generale della realtà e dei problemi delle donne nel loro insieme, ponendosi al servizio della loro causa nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Per questo ho disposto che fosse trasmesso a tutte le Conferenze Episcopali, per assicurarne la massima diffusione”. (… ) Vegli Maria, Regina dell’amore, sulle donne e sulla loro missione al servizio dell’umanità, della pace, della diffusione del Regno di Dio! Con la mia Benedizione».

8 marzo 1996

Nella ricorrenza dell’8 marzo 1996 la riflessione fu incentrata sulla Conferenza tenutasi a Pechino, in particolare sul tema Donne e violenza attraverso l’analisi e l’incontro-dibattito con la Dott.ssa Assunta Cocomello, allora Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cassino. Al termine, ogni donna ricevette in dono la Lettera alle Donne di Papa Giovanni Paolo II.

Negli anni seguenti, una riflessione sul tema proposto dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali Pornografia e violenza nei mezzi di comunicazione: una risposta pastorale.

Ed ancora la profonda testimonianza di Suor Roberta, francescana, che ha introdotto la meditazione sulla vocazione alla vita consacrata.

Il legame parrocchiale con il Centro Laila di Castel Volturno aveva stimolato a porre l’attenzione sulla tratta umana, le nuove schiavitù e le donne costrette alla prostituzione. Fu così possibile confrontarsi dopo aver ascoltato la storia traumatica ed agghiacciante di alcune donne tra cui una giovane neppure ventenne.

8 marzo 1998

«L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico: non importa, amalo!
Se fai bene ti attribuiranno secondi fini egoistici: non importa, fa’ il bene!
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici: non importa, realizzali!
Il bene che fai verrà domani dimenticato: non importa, fa’ il bene!
L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile: non importa, sii franco ed onesto!
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo: non importa, costruisci!
Se aiuti la gente, se ne risentirà: non importa, aiutala!
Dai al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci: non  importa, continua!» (Madre Teresa).

8 marzo 1999

Per l’8 marzo 1999 è sempre uno straordinario documento di Papa  Giovanni Paolo II, Mulieris dignitatem, a tracciare la riflessione: «La Chiesa, dunque, rende grazie per tutte le donne e per ciascuna: per le madri, le sorelle, le spose; per le donne consacrate a Dio nella verginità; per le donne dedite ai tanti e tanti esseri umani, che attendono l’amore gratuito di un’altra persona; per le donne che lavorano professionalmente, donne a volte gravate da una grande responsabilità sociale; per le donne “perfette” e per le donne “deboli” per tutte: così come sono uscite dal cuore di Dio in tutta la bellezza della loro femminilità».

8 marzo 2000

La giornalista Luigina Barella in uno speciale servizio sull’Argentina aveva toccato il tema straziante delle Madri de Plaza de Majo e della questione dei desaparecidos. È stato oggetto dell’incontro dell’8 marzo 2000 proprio con la giornalista di Mondo e Missione, che non ha esitato a venire da Milano per portare la sua testimonianza: «Poi sono passata dalla capitale, Buenos Aires, per andare alla ricerca di un passato di cui molti preferiscono non parlare. Ho raccolto le testimonianze dei familiari dei desaparecidos che continuano a battersi per restituire un nome ai loro cari. Ma i diritti umani – mi hanno fatto notare – continuano ad essere violati ogni volta che si nega istruzione ai bambini di strada, lavoro ai disoccupati, casa ai senzatetto, pensione agli anziani, assistenza sanitaria ai malati».

8 marzo 2001

8 marzo 2003

Il giornale dell’anima di Papa Giovanni XXIII ha dato lo spunto per riflettere sul valore della pace: «La guerra è una delle più tremende sanzioni. Essa è voluta non da Dio, ma dagli uomini, dalle nazioni, dagli stati per mezzo di chi li rappresenta. I terremoti, le inondazioni, le carestie, le pestilenze sono applicazioni di cieche leggi della natura: cieche, perché la natura materiale non ha intelligenza né libertà. La guerra è voluta invece dagli uomini, ad occhi aperti, a dispetto di tutte le leggi più sacre. Per questo è tanto più grave. Chi la determina, chi la fomenta è sempre il princeps huius mundi” (Gv 12,31) che nulla ha a che vedere con Cristo, il “il principe della pace” (Is 5,6). E mentre la guerra si disfrena, non resta per i popoli altro che il Miserere e l’abbandono alla misericordia del Signore, affinché prenda il sopravvento sulla giustizia, e con una grazia sovrabbondante faccia rinsavire i potenti del secolo e li riconduca a propositi di pace».

Continua l’impegno del gruppo missionario della Parrocchia di Sant’Albina, a collocare nel giusto ambito la celebrazione dell’8 marzo. Saranno due Salesiani, Padre Piero Santilli, missionario in Patagonia e Padre Mario Valente, missionario in Congo, a dar voce alle “donne del sud del mondo” testimoniandone la miseria, le difficoltà ma anche l’impegno e la speranza. Come ogni anno una somma di denaro sarà devoluta per alcune donne della Tanzania, in situazione di bisogno nell’Ospedale di Itigi, diretto da Suor Incoronata, delle Suore Orsoline del Suore Orsoline del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante, che a Scauri hanno un convento sul Lungomare, che fu visitato spesso da San Giovanni Paolo II.

Ogni anno la serata proseguiva sempre con un momento conviviale. Le donne del gruppo missionario parrocchiale curavano la preparazione del prelibato buffet ricco di tante pietanze (posso testimoniare) e i partecipanti, ma anche chi non poteva partecipare, corrispondevano una quota simbolica o una offerta da mandare in Africa attraverso la missione delle Suore Orsoline. Scaldava il cuore sapere che quella piccola somma poteva essere di aiuto a tante donne.

E la conferma arrivava da Suor Incoronata, medico pediatra dell’Ospedale di Itigi: «Carissime, non conosco il vostro volto ma vi ricordo con affetto. Ancora una volta è giunto il vostro aiuto (per mano di Don Simone) per i bambini e le mamme dei malati del mio reparto. GRAZIE. Voi non potete immaginare quanto aiuto ho potuto dare e quanto potrò ancora fare con il vostro dono. Voi sapete che spesso i genitori, anche se i bambini non sono guariti, vogliono ritornare a casa perché non hanno cibo. Non hanno soldi per andare avanti. Ed è lì che intervengo, dando granoturco e fagioli oppure (specie se i bambini devono essere ricoverati per lungo tempo) invento un lavoro da dare per qualche ora al giorno in modo che la persona pensa di essersi guadagnato quel cibo o i soldi. È questione di educare la persona a non dipendere e anche ad occupare il tempo in modo positivo. Vi mando una fotografia delle mamme e i bambini (sono fuori dal reparto per raccoglierli meglio in gruppo.) Sarà un ricordo per voi del gemellaggio che si è creato tra le donne della Parrocchia di Sant’Albina e le donne dell’ospedale San Gaspare di Itigi. Chiedo a voi tutte la preghiera per ognuno di noi che vive in questo ambiente affinché ogni giorno possiamo compiere il nostro lavoro “con amore” anche quando ci possono essere situazioni che tentano di scoraggiarci. Grazie ancora e tanti saluti uniti alle nostre preghiere per voi».

8 marzo 2004

«Qualche anno fa, ero a Recife, grande città del Nordest del Brasile, città il cui vescovo era Dom Helder Camara. Ero nella bidonville del Coque dove più di 20.000 persone abitano in baracche, in un’immensa palude di fango. Vi ho incontrato una donna che dava il biberon al suo bambino. Solo che nel biberon non c’era latte ma acqua zuccherata. E il bambino era scheletrico: la mamma mi confessò che gli dava acqua perché non aveva un soldo per comprare del latte. Qualche settimana dopo leggevo, in un giornale francese, un grande titolo: Sovrapproduzione di latte in Europa. La “marea bianca” sta per sommergerci? Bisognerà distruggere milioni di litri di latte?» (da Il Vangelo della fossa dei porci del sacerdote Joseph Bouchaud).

8 marzo 2006

8 marzo 2007

8 marzo 2008

8 marzo 2009

8 marzo 2010

8 marzo 2011

8 marzo 2012

Il difficile tema del lavoro femminile è stato oggetto dell’incontro dell’8 marzo 2012 dal tema Occupazione femminile e crisi economica: sfide e prospettive: un’analisi rivolta in particolare al territorio, sempre guardando ai documenti della Chiesa.

Dal Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, N. 295: «Il genio femminile è necessario in tutte le espressioni della vita sociale, perciò va garantita la presenza delle donne anche in ambito lavorativo. Il primo indispensabile passo in tale direzione è la concreta possibilità di accesso alla formazione professionale. Il riconoscimento e la tutela dei diritti delle donne nel contesto lavorativo dipendono, in generale, dall’organizzazione del lavoro, che deve tener conto della dignità e della vocazione della donna, la cui “vera promozione esige che il lavoro sia strutturato in tal modo che essa non debba pagare la sua promozione con l’abbandono della famiglia, nella quale ha come madre un ruolo insostituibile”. È una questione su cui si misurano la qualità della società e l’effettiva tutela del diritto al lavoro delle donne. La persistenza di molte forme di discriminazione offensive della dignità e vocazione della donna nella sfera del lavoro è dovuta ad una lunga serie di condizionamenti penalizzanti per la donna, che stata ed è ancora “travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in schiavitù”. Queste difficoltà, purtroppo, non sono superate, come dimostrano ovunque le diverse situazioni che avviliscono le donne, assoggettandole anche a forme di vero e proprio sfruttamento. L’urgenza di un effettivo riconoscimento dei diritti delle donne nel lavoro si avverte specialmente sotto l’aspetto retributivo, assicurativo e previdenziale».

8 marzo 2013

Nel 2013 ha portato la sua esperienza Bianca Bruno, membro dell’Associazione “Sulle ali della solidarietà” e volontaria in Costa d’Avorio.

8 marzo 2014

Altro tema importante approfondito in occasione dell’8 marzo 2014 «L’istruzione è l’arma più potente che si possa utilizzare per cambiare il mondo» una delle frasi di Nelson Mandela per ricordarlo a pochi mesi di distanza dalla sua morte. E l’importanza dell’istruzione espressa anche dalla giovane Malala Yousafzai, nel discorso pronunciato all’ONU il 13 luglio 2013: «Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne, sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo».

8 marzo 2015

La missione educativa della famiglia è stata il tema dell’incontro dell’8 marzo 2015. Non poteva mancare l’attenzione alla Lettera alle famiglie di Papa Francesco: «Care famiglie, mi presento alla soglia della vostra casa per parlarvi di un evento che, come è noto, si svolgerà nel prossimo mese di ottobre in Vaticano. Si tratta dell’Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, convocata per discutere sul tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Oggi, infatti, la Chiesa è chiamata ad annunciare il Vangelo affrontando anche le nuove urgenze pastorali che riguardano la famiglia. (   ) Nel vostro cammino familiare, voi condividete tanti momenti belli: i pasti, il riposo, il lavoro in casa, il divertimento, la preghiera, i viaggi e i pellegrinaggi, le azioni di solidarietà… Tuttavia, se manca l’amore manca la gioia, e l’amore autentico ce lo dona Gesù: ci offre la sua Parola, che illumina la nostra strada; ci dà il Pane di vita, che sostiene la fatica quotidiana del nostro cammino.
Care famiglie, la vostra preghiera per il Sinodo dei Vescovi sarà un tesoro prezioso che arricchirà la Chiesa. Vi ringrazio, e vi chiedo di pregare anche per me, perché possa servire il Popolo di Dio nella verità e nella carità. La protezione della Beata Vergine Maria e di San Giuseppe accompagni sempre tutti voi e vi aiuti a camminare uniti nell’amore e nel servizio reciproco. Di cuore invoco su ogni famiglia la benedizione del Signore».

Negli ultimi anni, le riflessioni sono state spesso indirizzate contro la cultura dominante della diffidenza e della paura, per un’accoglienza senza riserve del Cristo che incontriamo, ogni giorno e nelle diverse situazioni, sulle strade della vita.

8 marzo 2016

8 marzo 2018

Per l’abbondanza di grazia riversata sulla comunità e su ciascuno, per l’aperura culturale e spirituale cui ci ha abituato, per i valori profondi che ci ha trasmesso, per le testimonianze autentiche e le esperienze preziose che con noi ha condiviso, per questo lungo percorso insieme, vogliamo oggi ricordare Don Simone recitando la preghiera di Don Tonino Bello a Maria donna feriale, preghiera che lui tanto amava (del 28 febbraio 1988, da Maria donna dei nostri giorni, San Paolo Edizioni 2015, pp. 160 [QUI]):

«Maria donna feriale,
rendimi allergico ai tripudi di feste che naufragano nel vuoto.
Maria donna dell’attesa,
distruggi in me la frenesia di volere tutto e subito.
Maria donna innamorata,
affrancami dalla voglia di essere sempre capito e amato.
Maria donna gestante,
donami la gioia di sentire nel grembo i fremiti del mondo.
Maria donna accogliente,
dilata a non finire in me la tenda dell’accoglienza.
Maria donna missionaria,
rendi polverosi i miei piedi per il lungo calcare sentieri del mondo.
Maria donna di parte,
rendi costante in me il rigetto di ogni compromesso.
Maria donna del pane,
affina in me il gusto dell’essenziale nella semplicità.
Maria donna di frontiera,
snidami dalle retroguardie della mia codardia spirituale.
Maria donna in cammino,
provoca in me il rifiuto definitivo della poltrona e delle pantofole.
Maria donna del vino nuovo,
regalami un cuore traboccante di gioia e di letizia.
Maria donna del silenzio,
stabilisci il mio domicilio nella contemplazione di Dio.
Maria donna del servizio,
prestami il tuo grembiule preparato a Nazareth e mai dismesso.
Maria donna vera,
strappami le plastiche facciali che sfregiano l’immagine di Dio.
Maria donna del popolo,
abolisci in me ogni traccia di privilegio e annullane anche il desiderio.
Maria donna che conosce la danza,
fa’ di me un rigo musicale su cui ognuno possa cantare la sua vita.
Maria donna elegante,
donami un sorriso per ogni gesto di amore.
Maria donna dei nostri giorni,
depenna eventuali rimpianti del passato, perché renda già presente il futuro.
Maria donna dell’ultima ora,
affretta il mio passo verso il fratello che mi attende, verso il Cristo che mi precede, verso il Padre pronto ad accogliermi nell’Amore dello Spirito
».

151.11.48.50