Te Deum laudamus. Per la dolce Sonja che è ritornata nella casa di Odessa a prendersi le bombe

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 04.01.2023 – Renato Farina] – Ringrazio il Cielo sopra Odessa. Il lembo di azzurro che vediamo è attraversato da missili feroci, eppure questa morte e questo male non possono nulla contro la forza dell’amicizia, che ci imparenta a terre, nazioni, destino. Non riesco a fare un pezzo “laico”, che abilmente faccia sua la confessione di Pietro: le righe che scrivo e quel che si portano dietro vogliono poggiare la testa sulla spalla di Gesù Cristo: «In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

Salvati? In che senso? Le bombe cadono, mentre scrivo, manca acqua, elettricità. Non so in che senso, ma devo raccontare e ringraziare.

Odessa per quelli di casa mia è lei, una gentile e minuta professoressa, coltissima ma soprattutto quotidianamente coraggiosa. Non dirò il suo nome vero, per ragioni di sicurezza sua, ma siccome è figura dostoevskiana la ribattezzerò qui “Sonja”. Come e perché sia capitata nella nostra vita appartiene al mistero di «Chi combina le combinazioni» (San Padre Pio).

Sei in pericolo?

Ho partecipato come osservatore del Consiglio d’Europa prima alle elezioni presidenziali e poi due volte alle elezioni legislative in Ucraina. Prima a Kiev, e poi a Odessa. Memore del battesimo della Rus’ celebrato a Kiev circa 1000 e 30 anni fa, mi sono sentito immergere in acque materne. Ma sono stato destinato a Odessa e alla sua regione (Oblast). Sempre mi è stata accanto Sonja, l’interprete scelta da Strasburgo. Lì tomai nel 2016, e poi ancora nel 2017 e 2018, stavolta con Vanda, che da allora condivide l’incantamento per questa metropoli e la sua regione. (I miei appunti cambiano tono, ma c’è sempre, accanto a noi, Sonja).

Il 24 febbraio la Federazione Russa scavalca i confini. Pochi giorni dopo diventa chiaro: Putin vuole Odessa. Fu Sonja, nel 2016, a raccontarci e a mostrarci, ancora tremando e dissimulando, la palazzina nera di fumo dove nel 2014 furono bruciati vivi cinquanta russofoni (a Odessa sono l’80 per cento). Ma loro che c’entravano con Putin? E lei? Non poteva più parlare russo, ma sapeva tante lingue e quelle le parlava tutte. Ed ecco il 24 febbraio. Temiamo per lei. Per i bombardamenti ma anche per l’odio che scatenerà la caccia contro chi ha sangue russo, non importa se i parenti di Sonja furono spediti in Siberia dai sovietici. Conta il sangue, non l’ideologia. Le scriviamo: «Sei in pericolo?». Risposta: «Non preoccupatevi, amici». Poi invece si preoccupa. Non per sé. Trascrivo stralci di alcuni messaggi. Almeno di quelli decisivi.

«Caro R, cara V, nella vostra lettera, che mi ha tanto incoraggiato, trovo una vera testimonianza di generosità. Io e la mia famiglia siamo ancora a Odessa, ma la guerra è sempre più vicina. Stasera abbiamo appena preso la decisione di provare a lasciare la città per salvare mia nipote di 14 anni. Ci sono problemi enormi (bombardamenti, strade, trasporti, frontiere, ecc.). Siamo in tre (mia sorella, mia nipote e io). Forse avete qualche idea? Sonja» (16 marzo).

Penso: lei ha servito la Repubblica italiana con onore, abbiamo un dovere verso di lei. Scrivo alla Farnesina. Lei per quel che ha fatto e per chi è, potrebbe essere bersaglio sia dei russi (ha lavorato per un Paese ostile, è una traditrice) sia dei nazionalisti (è russa: ci tradirà). Un ambasciatore eccezionale, Augusto Massari, capisce. Organizza. Tutto in poche ore.

«Caro R, cara V! Oh, cielo limpido, morbido, puro e calmo del vostro paese! I vostri sforzi hanno avuto successo. Ora siamo tutti in Italia. Apprezziamo molto il fatto che voi italiani ci abbiate aiutato durante la guerra e ci abbiate dato riparo e cibo. Non lo dimenticheremo mai. Vorrei salutare il coraggio dei volontari italiani che ci hanno accompagnato: Claudio Zago, Carlo Pinton. Meritano tutto il nostro rispetto! Attualmente non siamo lontani da Bologna. Stiamo riposando e pensando al futuro. In allegato troverete alcune foto dei volontari italiani, veri e propri eroi. Sonja» (23 marzo).

«Ora devo diventare coraggiosa»

Il 6 aprile Le Figaro annuncia che a Odessa è cominciata la caccia ai traditori. Scrivo alla Farnesina: grazie, avete salvato delle vite.

«Caro Renato! Ieri ci siamo iscritte all’Antoniano, e oggi ci hanno detto che possiamo prendere i vestiti. Inoltre, potremo ricevere cibo… È un grande supporto» (11 maggio).

Intanto Sonja lavora. Via zoom continua a far lezione dall’Emilia ai suoi studenti di Odessa. Ucraini parassiti? Ma va’ là. La ragazza di 14 anni è una ginnasta promettente e si allena.

Luglio. Ci arriva sabato sera del 23 via WhatsApp un breve film da Odessa. Più delle bombe ci spaventa la firma. Cosa ci fa a Odessa Sonja che credevamo di aver messo in salvo in Italia? Il filmino documenta lo schifo. Dovevano partire navi piene di grano per sfamare l’Africa, grazie alla tregua mediata da Erdogan tra i governi di Ucraina e Russia. Invece le immagini di gru, rimorchiatori, container dicono che la guerra è più forte di qualsiasi presunta buona volontà. Fiamme e ancora fiamme. La didascalia dell’amica dice: «Questa mattina… il porto…».

Ma per casa mia questa notizia sconfortante è secondaria, ed è pure vecchia per voi lettori. E in tivù l’hanno già analizzata in mille esperti di geopolitica.

Perché è tornata a prendersi le bombe? C’è la vecchia suocera, c’è la sua patria.

La capisco. Ci sono cose indicibilmente tragiche e meravigliose nei quartieri scoscesi e nei giardini, e in tutta quella regione. Sonja condusse mia moglie e me nella Odessa ebraica, nelle campagne e nei villaggi dove la memoria dell’Holodomor con i milioni di morti per fame è coperta da grano e girasoli. Dove ancora si sente l’eco delle della madri cannibali dei loro figli durante la carestia voluta da Stalin, eppure sconfinatamente splendenti.

«Cari amici! Sono dovuta tornare a Odessa per farmi curare. Mio marito si prende cura di me. Ora voglio diventare più coraggiosa. Credo nel meglio. Ma pronta a tutto».

Alla mia sequenza di domande ha risposto così:

«Per tornare a Odessa ho preso l’auto bus per Lviv (il viaggio è durato 24 ore), poi treno per Odessa. Per quanto riguarda la nostra università, si stanno organizzando i corsi per il prossimo anno. Non sappiamo quando iniziare, né come (online o in presenza). Inoltre, ogni scuola o università dovrebbe avere un rifugio sotterraneo contro i bombardamenti, specie atomici. Tuttavia, in questo momento, la maggior parte ne è priva. La mancanza di rifugi antiatomici è un problema attuale e urgente. Nel nostro quartiere, con più di 20 edifici di 8 0 16 piani, non ce ne sono».

Tragedia elevata al quadrato

Insisto. Risponde:

«Ogni momento viviamo nel pericolo dei bombardamenti, li stiamo aspettando anche adesso. Tutti hanno paura degli ordini di chiamata alle armi in prima linea… Tutto è assolutamente censurato. Ê vietato inserire le proprie foto e i propri video su Facebook, Viber, ecc». «Quando finirà? I nostri giornali nostra stampa ci dicono che “la guerra durerà fino all’ultimo ucraino”. La ricerca di traditori è in corso ovunque; abbiamo appena avuto controlli sul cellulare di anziani, donne… La tragedia di questa guerra per la mia famiglia è elevata al quadrato: persone di lingua russa uccidono e rapinano altre persone di lingua russa».

Su Putin:

«Non riesco a capire le sue decisioni: bombardare le città alle 4 del mattino, distruggere Kharkiv, Mariupol, ecc… È un pazzo… Ma per fermare questa isteria entrambi i Paesi (con la partecipazione dei Paesi europei) devono impegnarsi in uno sforzo di pace il prima possibile… La guerra tra Russia e Ucraina potrebbe mettere in moto la terza guerra mondiale con conseguenze terribili… Dall’Italia non si capisce. Ma qui l’avvertiamo sulla pelle».

Sperate nella vittoria?

«Spero che la guerra finisca… Se i bambini non moriranno, se non palpiteranno di paura, di allarme, sarà la vera vittoria… Se ci fosse una sola possibilità di arrivare ad una pace e sicurezza stabile, la sfrutterei. Pentita di essere tornata a Odessa? Qui c’è la mia famiglia. Credo nel bene. Prego. Sono pronta a tutto».

La vita non sarà più la stessa

I messaggi si rarefanno. Sta attentissima alle parole. Poi cancella subito. Insegna via zoom. Fine novembre.

«Caro Renato, Cara Vanda, vi ringrazio per il vostro sostegno, le vostre prières. Prima di tutto, siamo vivi. A volte il ritmo di vita è interrotto da tagli al riscaldamento, all’acqua corrente e all’elettricità. Un giorno ho notato l’assenza di elettricità per 18 ore consecutive; poi, la corrente è apparsa per 5 ore (dall’1.30 alle 7.00 del mattino) per scomparire di nuovo. Dopo aver parlato per qualche minuto con mia zia, che è rimasta a Kherson con il marito semi paralizzato e il figlio, ho capito che la nostra vita è bella e confortevole. Nel suo appartamento non c’erano elettricità, riscaldamento, internet (dal .5 novembre) e acqua (dall’8 o 9 novembre). Ci sono colpi, freddo, speranza e speranza. Ieri è stato distrutto l’appartamento di sua figlia, rifugiata dalla guerra in Romania con i suoi due gemelli di 11 anni. Prego per lei e per i suoi familiari. Dopo la liberazione di Kherson è diventato possibile inviare qualcosa lì. Hanno bisogno di medicinali, prodotti, pampers per adulti, detersivi, salviette umidificate, ecc. Li ho inviati tre giorni fa. La vita non sarà più la stessa, né noi saremo più gli stessi. A volte rileggo Erich Maria Remarque…».

Grazie Signore che ci dai Odessa, ci dai Sonja, ma salvale!

Questo articolo è stato pubblicato il 3 gennaio 2023 su Tempi [QUI].

Foto di copertina: Croce sopra Mariupol, città crocifissa.

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