Ucraina, le armi NATO dirottate e la censura di Zelensky

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 17.12.2022 – Vik van Brantegem] – Riportiamo un articolo a firma di Vladimir Volcic, pubblicato da Faro di Roma, sulla storia delle armi che noi paghiamo e il governo sta mandando in Ucraina, segretando cosa esattamente. Segue un articolo pubblicato da Lettera da Mosca, sulla censura di Zelensky, dal canale Tv unico alla legge che istituisce il controllo di Stato sui media. E un Postscriptum…

Anticipando l’attacco russofobico che provocherà questa condivisione e l’urlo “putiniani!”, ricordiamo che Vladimir Volcic è un giornalista freelance che fornisce al Faro di Roma – quotidiano online diretto dall’amico e collega Salvatore Izzo – un’informazione indipendente al di sopra della propaganda di guerra (segnaliamo tra tanti altri, i suoi recenti articoli Quei nazisti in Ucraina. Il vero pericolo per Kiev e l’Europa e Perché non si deve parlare della Hitler Jugend in auge a Kiev. La censura dei media occidentali sul neonazismo ucraino). Poi, Lettera da Mosca – coordinato dall’amico e collega Fulvio Scaglione, già corrispondente a Mosca e Vicedirettore di Famiglia Cristiana – vuole essere uno spazio aperto a tutti coloro, giornalisti, esperti, studiosi o conoscitori della Russia, che sono stanchi della russofobia imperante nei giornali come della russofilia ingenua e grossolana che si trova in Rete, accogliendo pareri diversi, purché argomentati e fondati. Buona lettura.

Le armi NATO dirottate e le verità indicibili sui nazisti ucraini che verranno fuori: così finirà la guerra
di Vladimir Volcic
Faro di Roma, 14 dicembre 2022


Stiamo pur certi che se si verificherà questo scenario: improvvisamente Zelensky diventerà un criminale e verrà accusato di essere la principale causa della sconfitta avendo tradito la fiducia in lui riposta dal popolo ucraino e dalla NATO. Improvvisamente ritorneranno di attualità tutti gli articoli e le inchieste giornalistiche pubblicate fino agli inizi del 2021, riguardanti il suo network criminale finanziario offshore e scopriremo anche l’esistenza di potentati neonazisti, suoi complici…

Intanto una quantità incredibile di armi NATO giunte in Ucraina non sono arrivate al fronte ma dirottate sul mercato nero e vendute a chiunque: dalle mafie europee, ai gruppi islamici dell’Africa Occidentale persino al regime dell’Iran. Furto e vendita sono organizzati dal governo e dallo stesso Presidente Zelensky facilitato da una motivazione tecnica non di poco conto. Le sofisticate armi che la NATO invia in Ucraina non sono compatibili nell’esercito ucraino abituato ad usare armi sovietiche e russe.

Per le armi tecnologiche NATO occorrono periodi di addestramento troppo lunghi rispetto alle necessità del loro impiego sul fronte. Di conseguenza il regime di Kiev usa le armi e munizioni di modello russo provenienti dalle aziende statali dei Paesi dell’Est e in minima parte le armi NATO. La maggioranza di esse viene venduta attraverso i canali del mercato nero internazionale delle armi.

Questa pratica, che fa ulteriormente arricchire l’oligarca tossicodipendente ex attore comico e la sua ristretta cerchia di fedelissimi, è conosciuta dai vertici della NATO, Unione Europea e Pentagono fin dallo scorso aprile ed è fonte di tensioni con l’alleato ucraino che il delirio guerrafondaio di Washington e Brussel ha reso una figura indispensabile per la loro guerra di procura contro la Russia. Nel luglio scorso l’Interpol aveva sollevato l’allarme rispetto alla destinazione degli armamenti: nessuno aveva il controllo di dove potessero finire. Intanto nel dark web è stato possibile rintracciare lanciamissili Javelin in vendita a prezzi stracciati, prodotti dall’azienda statunitense Raytheon. Notizia ampiamente riportato da FarodiRoma.

La Russia ha sottoposto al Consiglio di Sicurezza ONU vari rapporti sul traffico di armi NATO da parte del regime di Kiev. Rapporti che sono stati ignorati mentre i media atlantisti presentavano queste denunce come “propaganda russa” tesa a screditare sia il governo ucraino che gli alleati occidentali.

Tuttavia il deep State e i politici americani hanno riscontrato sempre più difficoltà a spiegare all’opinione pubblica americana perché le armi assegnate all’Ucraina stanno affiorando a Idlib in Siria o presso le organizzazioni criminali europee. Ma soprattutto, la Casa Bianca ha iniziato a temere che i sistemi tecnici avanzati statunitensi finiscano nelle mani dei principali avversari degli Stati Uniti – Russia, Iran e Cina – uno scenario molto probabile considerando il riavvicinamento senza precedenti tra questi Paesi.

Nonostante le evidenze, l’Unione Europea ha dato indicazioni ai media di non toccare questo argomento al fine di non compromettere il già scarno supporto popolare a questa folle impresa militare. Questi «consigli», accettati immediatamente dalla maggioranza dei giornalisti europei, applicando forme di autocensura finanziariamente convenienti, sono anche tesi a proteggere i colossali affari delle industrie belliche europee che dall’inizio del conflitto riescono a concludere contratti milionari pagati in anticipo.

Le diverse indagini svolte sul furto e vendita di armi condotte da giornalisti e media indipendenti sono state sistematicamente ignorate per i motivi sopra descritti. Ignorata anche la denuncia di questo affare sulla pelle dei soldati ucraini da parte dei media ucraini, in particolar modo dal quotidiano Kyiv Independent.

La denuncia dei media ucraini coinvolge Zelensky indirettamente in quanto non è saggio accusare direttamente l’attuale regime filo nazista di Kiev al fine di evitare ripercussioni che potrebbero arrivare anche a compromettere la incolumità fisica dei giornalisti. Per poter parlare dello scottante argomento si è data la colpa agli alti ufficiali ucraini che comandano la Legione Internazionale creata da Zelensky il 27 febbraio 2022.

Trattasi di un battaglione dell’esercito ucraino composto da volontari di tutto il mondo. Una manovra per legalizzare l’invio di soldati NATO sotto copertura di volontari (soprattutto Polacchi, Inglesi e Americani) e di arruolare migliaia di giovani neonazisti europei compresi i neofascisti di CasaPound. Arruolamento che il governo Draghi e ora il governo Meloni hanno deciso di ignorare, nonostante che rappresenti un reato secondo il codice penale italiano, che può comportare fino a quindi anni di reclusione (Articolo 244 Codice Penale).

Particolarmente dettagliata l’inchiesta del quotidiano Kyiv Independent [QUI e QUI], svolta in collaborazione con il programma Superwizjer in onda sul canale TVN polacco, e basata sulle denunce e testimonianze di oltre 30 soldati mercenari – volontari stranieri che hanno presentato anche rapporti ufficiali, foto, video e file audio a sostegno delle loro accuse.

Diversi legionari affermano che le armi leggere, comprese le armi fornite dall’Occidente, sono scomparse. I legionari sospettano specifici comandanti ucraini di appropriazione indebita che non avrebbero esitato di minacciare a mano armata i volontari stranieri che ponevano troppe domande. In alcuni casi questi ufficiali ucraini avrebbero rubato anche l’equipaggiamento militare personalmente comprato dai mercenari. Alcuni testimoni affermano che, per aver segnalato le malefatte degli ufficiali ucraini sarebbero stati espulsi dalla Legione con pretesti inventati come essere spie o disertori.

Messe insieme, queste prove evidenziano che le leadership ucraina della Legione internazionale, della intelligence militare e dell’esercito ucraino sono implicate nei traffichi di armi. Le accuse di appropriazione indebita di armi sono una questione controversa in Ucraina, che dipende dagli aiuti militari occidentali per contrastare con successo l’operazione speciale di denazificazione condotta dalla Russia. La questione è emersa in dichiarazioni contrarie alle forniture di armi all’Ucraina, anche in Occidente, probabilmente nel tentativo di offuscare l’immagine dell’Ucraina e minare le forniture di armi.

I media ucraini nel denunciare questo traffico di armi cercano di minimizzare il fenomeno criminale, facendo credere che sia limitato solo alle armi leggere mentre i principali sistemi d’arma NATO donati sarebbero ben curati e utilizzati con buoni risultato contro l’aggressore russo. Affermazioni comprensibili visto il livello di censura e di pericolose ritorsioni esercitate dal regime di Kiev dove le fazioni politiche e militari neo-naziste assumono sempre più forza ma sconfessate dal Wall Street Journal in una inchiesta di Bojan Pancevski e Alistair MacDonald pubblicata il 10 dicembre scorso [QUI].

Kyiv Independent e gli altri media ucraini che si addentrano in questo argomento estremamente pericoloso devono stare ben attenti di non essere accusati di aver diffuso notizie allarmanti che potrebbero causare la sospensione anche parziale delle consegne di armi da parte della NATO. Tuttavia Kyiv Independent fornisce una notizia molto interessante. Le indagini del regime di Kiev sul traffico di armi sono condotte in collaborazione a investigatori britannici che stanno controllando in Ucraina la destinazione e l’uso delle armi NATO ricevute.

I vertici della Casa Bianca, Pentagono, Unione Europea e NATO sono a conoscenza del fenomeno della vendita di armi che non si limita ad armamenti leggeri avendo a disposizione notizie più dettagliate rispetto a quelle in possesso ai media ucraini, come sanno che i furti e le vendite non sono opera di singoli ufficiali dell’esercito o dei servizi segreti ma rientrano in una vasta operazione criminale che coinvolge direttamente lo Stato Maggiore dell’esercito ucraino, il Ministero della Difesa, il governo e il Presidente Zelensky.

Al momento tutte le prove a disposizione dei paladini della Democrazia Atlantica sono tenute al sicuro dentro al cassetto. Torneranno utili qualora Unione Europea e Stati Uniti dovranno cercare una via d’uscita onorevole dinnanzi ad una eventuale vittoria militare della Russia.

La censura di Zelensky
Lettera da Mosca, 16 dicembre 2022


Adesso scriviamo una di quelle cose che, nella follia informativa generata dall’invasione russa del 24 febbraio, ti fa immediatamente definire “putiniano”. In Ucraina manca solo una firma, quella del Presidente Zelensky, all’instaurazione della censura totale sui media e sulla libertà di stampa. Siamo a livelli russi, per intenderci, con la differenza che dell’Ucraina e di chi la governa non si può dir nulla di critico. In poche parole: il Parlamento ucraino (dominato, come si sa, dal partito zelenskiano Servo del popolo, che ottenne la maggioranza assoluta dei seggi nelle elezioni anticipate del 2019) ha appena approvato un progetto di legge [QUI] che consegna al Consiglio Nazionale per la Tv e la Radio, cioè a un organismo statale, un potere assoluto di intervento e di censura su tutti i media. Come scrive Open Democracy (ripetiamolo: Open Democracy) [QUI], una cosa simile non era successa né sotto la presidenza di Leonid Kuchma né sotto quella di Viktor Yanukovich, due che coi giornalisti avevano rapporti burrascosi. La cosa più divertente è che questa legge era già stata discussa nel 2020, suscitando opposizioni tali da essere rimandata in Parlamento per modifiche. Che sono state fatte, ma in peggio. E che ora vengono giustificate con la necessità di adeguare la legislazione alle richieste dell’Unione Europea, in vista della futura adesione dell’Ucraina alla UE!

Ricardo Gutierrez, Segretario Generale della Federazione Europea dei Giornalisti, ha già definito questa legge “degna dei peggiori regimi autoritari” [QUI]. Parere condiviso dall’Unione Nazionale dei Giornalisti ucraini. Ma ormai manca solo la ratifica di Volodymyr Zelensky, che di certo arriverà. Il contesto la reclama. Approfittando del consenso raccolto in patria e fuori come leader di un Paese aggredito, delle leggi legate all’emergenza Donbass prima e poi della legge marziale varata con l’invasione russa, e della trasformazione del Parlamento in una mera cinghia di trasmissione del potere presidenziale, Zelensky prima ha fatto fuori i media dell’opposizione [QUI], poi ha accorpato quelli rimanenti in un unico canale televisivo controllato dallo Stato [QUI] (United Marathon) e adesso completa l’opera istituendo ufficialmente la censura di Stato. Nel frattempo, ha messo fuorilegge tutti i partiti di opposizione, persino quelli non rappresentati in Parlamento, sta mettendo fuorilegge la Chiesa Ortodossa Russa-Patriarcato di Mosca (i cui beni, dalle chiese ai monasteri ai seminari, verranno trasferiti alla Chiesa Ortodossa Ucraina, Chiesa fantoccio creata con un’operazione politica dal Presidente Poroshenko nel 2018) e, con centinaia di accuse di tradimento o di collaborazione con l’invasore russo (intanto uso la legge marziale, ti accuso e ti faccio indagare, poi vediamo) conduce una specie di purga continua ai danni di chi non è più considerato un fedelissimo, di chi obietta, di chi occupa un posto da assegnare a qualcun altro. Sono più di un migliaio, ormai, i fascicoli aperti per ipotesi di tradimento [QUI], anche e soprattutto ai danni di dirigenti che fino a un attimo prima erano in posizioni apicali del sistema di potere zelenskiano.

Di tanto in tanto qualche granellino di polvere si infila nell’ingranaggio della censura. Il 13 dicembre, per esempio, la Corte di Cassazione ha annullato il decreto [QUI] con cui Zelensky, nel dicembre 2020, aveva destituito il Capo della Corte Costituzionale, Alexander Tupitsky, colpevole di contestare la costituzionalità di una serie di leggi care al Presidente. A quel tempo, la decisione di Zelensky fu contestata da molti giuristi, perché tra i poteri del Presidente in Ucraina non c’è quello di fare e disfare a piacimento la Corte Costituzionale. Peccato che Tupitsky, minacciato con accuse di “tradimento” perché risultato proprietario di un terreno in Crimea comprato mille anni prima, sia stato costretto a scappare all’estero e poi inserito nella lista dei ricercati per aver lasciato illegalmente il Paese in regime di legge marziale. E così via, sotto lo sguardo benevolo dell’Europa dei valori e dei diritti.

Postscriptum

«Il disastro epocale dell’Unione Europa in Ucraina e attraverso l’Ucraina
Stiamo spendendo miliardi e inviando tonnellate di armi all’Ucraina semplicemente per prolungarne l’agonia.
Non c’è una capacità produttiva bellica, non vi è una catena logistica, non ci sono gli uomini sul campo per una guerra di questo tipo. L’unica cosa che tiene botta è l’apparato propagandistico.
Ma la guerra non si vince con le chiacchiere.
L’economia europea affonda, la sanità è allo sfascio, l’inflazione è galoppante. Stiamo tagliando il cordone ombelicale con un Paese che è fondamentale per l’economia italiana. Tutti stanno deviando verso i Brics, che rappresentano il 75% della popolazione mondiale e che producono economia reale, mentre noi produciamo cartastraccia, chiacchiere e disastri.
È un disastro epocale. C’è un’Europa non pervenuta che si sta distruggendo da sola»
(Giorgio Bianchi a Donetsk, 17 dicembre 2022).

Foto di copertina: i combattenti della Legione Internazionale ucraina accusano alcuni dei loro comandanti di appropriazione indebita di armi leggere e di piccolo calibro, molestie, minacce fisiche ed espulsione di soldati dalla Legione per aver denunciato la presunta cattiva condotta (Illustrazione di Karolina Gulshani/Kyiv Independent).

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