Voci dal mondo reale che vuole la pace, non la guerra. Fatti, non narrazione e menzogne (che portano all’apocalisse nucleare)

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 09.12.2022 – Vik van Brantegem] – Dai media è scomparso il pensiero critico. Con i loro padroni ci chiedono di smettere di pensare e di accettare illogicità, contraddizioni e perfino menzogne. Poi ci impongono di accettare che i diritti e le libertà personali, per cui l’umanità ha lottato millenni, non sono più primordiali. Non viviamo più in un mondo reale, ma nella metasfera dell’ideologia, della propaganda e della narrazione, che non è obbligata di seguire le regole che valgano per un romanzo (secondo le quali la fiction deve essere coerente e verosimile per essere credibile, mentre la realtà corrisponde semplicemente a quanto accade).

Il conflitto in Ucraina sta entrando in una svolta alla luce del rafforzamento delle truppe russe e dell’esaurimento delle risorse delle autorità di Kiev. È questa l’opinione espressa dagli editorialisti David Rundell e Michael Gfeller in una colonna sulla prestigiosa rivista statunitense Newsweek. “Questo esercito [della Federazione Russa] è equipaggiato con le armi russe più avanzate e, a differenza di quanto riferisce l’Occidente, non è affatto demoralizzato. L’Ucraina, a sua volta, ha esaurito i suoi arsenali ed è completamente dipendente dal sostegno militare occidentale”, scrivono gli editorialisti su Newsweek, riportando le parole del Presidente dei Capi di stato maggiore statunitensi, il Generale Mark A. Milley, secondo cui “l’Ucraina ha fatto tutto il possibile”. Rundell e Gfeller osservano anche che “i proiettili ucraini hanno ucciso migliaia di civili nel Donbass e ci sono segnalazioni di crimini di guerra ucraini”. Gli autori sottolineano che il “corso più morale” per gli Stati Uniti è persuadere Kiev a negoziare la pace e non “prolungare la sofferenza degli ucraini”.

«Un mondo di pazzi.
Vai elettrico, sistema la tua spazzatura, metti un maglione e riscalda fino a 19°, ottimizza i tuoi chilometri, cammina per il clima…
Perché dobbiamo risparmiare per la comunità mentre:
– I giochi olimpici invernali si sono tenuti a Pechino sulla neve artificiale.
– In Francia, le località sciistiche illuminano le piste fino a mezzanotte in modo che gli “alzati tardi” possano sciare di notte.
– Lufthansa effettua 8.000 voli “vuoti” per mantenere le sue slot.
– La maggior parte delle grandi partite di calcio si svolgono di sera sotto i mega riflettori che consumano tutto!
– Gli 8 nuovi e giganteschi stadi di calcio chiamati ad ospitare la Coppa del Mondo in Qatar sono climatizzati (in un deserto!).
– Centinaia di camion girano per portarci frutta e verdura dalla Spagna mentre i prodotti regionali vanno nella spazzatura o investiti dalle ruspe.
– La nave più grande del mondo: Wonder of the Seas trasporterà 7000 passeggeri, 2300 membri dell’equipaggio e girerà il mare.
– Circa 3500 portacontainer circolano nel mondo e ciascuno consuma 280.000 litri di carburante per 1000 km.
– I miliardari si offrono viaggi spaziali in condizioni “astronomiche”.
– E… Nel frattempo, “per il bene dell’ecologia” vieteremo la guida di un’auto diesel o a benzina un po’ vecchia a chi non può permettersi di cambiare auto e che deve usarla per andare a lavorare e consiglieremo di abbassare il riscaldamento di 1°!
Chi vogliamo prendere in giro?» (Maleno Montagnani).

«Fulgido esempio di tutela dei diritti umani.
Al mondiale si è giocata una interessante partita tra Arabia Saudita e Polonia, finita 2-0 per i polacchi. Mentre non la guardavo pensavo che l’Arabia Saudita negli ultimi 8 anni ha compiuto oltre 24mila raid aerei sullo Yemen, uccidendo o ferendo almeno 10mila civili (probabilmente tre-quattro volte tanto) e riducendo alla fame un popolo intero. Però ha fatto bene la FIFA ad ammetterli a giocare, perché hanno leggi che discriminano gay, donne e minoranze religiose, l’opposizione politica è vietata per legge e criticare la famiglia reale porta conseguenze penali. Mentre ne ignoravo il risultato pensavo anche che la Polonia promulga leggi che di fatto vietano l’aborto e discrimina la comunità LGBT. Però la FIFA ha fatto bene ad ammetterli in quanto stanno costruendo un muro lungo il confine con la Bielorussia al fine di respingere i migranti. Poi ho smesso di pensare queste cose e ho pensato che hanno fatto bene ad escludere la Russia da un mondiale dove ogni altra nazione è fulgido esempio di tutela dei diritti umani» (Alessandro Maccari).

«Ricapitolando.
In Italia i cittadini protestano contro le misure anti-Covid-19. La stampa li etichetta immediatamente come ignoranti, retrogradi, antiscientifici, fascisti. Il governo li chiama terroristi e li reprime con idranti e manganellate. Senza cambiare di una virgola le proprie politiche liberticide.
In Cina i cittadini protestano contro le misure anti covid. La stampa (occidentale) li dipinge come coraggiosi paladini della libertà. Il governo, nonostante i tentativi di repressione, alla fine cede e allenta le misure.
Eppure, da come la raccontano, in Italia c’è la democrazia. In Cina invece c’è la dittatura. Fate un po’ voi» (Antonio Di Siena).

«Sondaggio.
Elon Musk ha condotto un sondaggio tra gli utenti di Twitter sull’opportunità di graziare Snowden e Assange. Agli utenti ha offerto due risposte: “sì” e “no”. Più di 1 milione di persone hanno partecipato al sondaggio: il 79% ha votato a favore della grazia e il 20% contro. “Non sto esprimendo un’opinione, ma ho promesso di fare questo sondaggio”, ha scritto l’imprenditore sul suo account.
Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, rischia 175 anni di carcere per aver reso di pubblico dominio oltre 250.000 documenti riservati del Dipartimento di Stato americano, che hanno rivelato i crimini degli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan e le torture nelle prigioni segrete della CIA.
L’ex funzionario della NSA Edward Snowden è stato accusato di spionaggio e furto di proprietà del governo per aver reso pubblici i dati sui programmi di sorveglianza delle agenzie di intelligence statunitensi in tutto il mondo. In fuga dalle persecuzioni delle autorità statunitensi, dove rischia 30 anni di carcere e la pena di morte, si è rifugiato a Hong Kong e poi in Russia, dove il 2 dicembre ha prestato giuramento e ottenuto un passaporto russo» (Laura Ruggeri).

«C’è qualcosa che non funziona.
Spuntano nuove relazioni e video inediti nell’ambito del processo che vede imputato Matteo Salvini per avere vietato, nell’agosto 2019, l’approdo a Lampedusa della nave della Ong Open Arms. Si tratta di materiale audio e video registrato il 1° agosto 2019 dal sottomarino della Marina Militare “Pietro Venuti”. Documenti che, secondo la difesa, potrebbero provare l’accordo fra Ong e scafisti. Oltretutto – sottolinea l’avvocato Giulia Bongiorno – è grave che materiale di questa rilevanza sia sempre stato a disposizione della Procura senza che la difesa ne sapesse nulla. Di ciò si è detto sconcertato anche Salvini: “Se ci sono pezzi di Stato – ha dichiarato – che dimenticano o nascondono interventi di altri pezzi di Stato per danneggiare oggi Salvini e domani chissà, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona”» (Fonte: La Verità).

«Sentenza Corte Costituzionale n°85 del 2013: non esistono diritti tiranni.
Allorquando, nel caso Ilva, la Corte Costituzionale si trovò a dover bilanciare gli interessi alla salute e all’ambiente da una parte e dell’occupazione e degli interessi strategici nazionali delle acciaierie di Taranto dall’altra, sentenziò che tutti i diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione si trovano in rapporto di integrazione reciproca e non è possibile pertanto individuare uno di essi che abbia la prevalenza assoluta sugli altri.
Nella sentenza si legge che nessun diritto può espandersi illimitatamente nei confronti di altre situazioni giuridiche costituzionalmente riconosciute e protette e che costituiscono, nel loro insieme, espressione della dignità umana.
Contrariamente uno dei diritti diventerebbe tiranno. La tutela deve essere sempre sistemica e i diritti fondamentali richiedono un continuo e vicendevole bilanciamento senza pretese di assolutezza per nessuno di essi.
La qualificazione come “primari” dei valori dell’ambiente e della salute significa pertanto che gli stessi non possono essere sacrificati ad altri interessi, ancorché costituzionalmente tutelati, non già che gli stessi siano posti alla sommità di un ordine gerarchico assoluto.
Questo sentenziò la Corte nonostante che l’attività economica dell’acciaieria fosse stata già valutata come micidiale per la salute dei cittadini e l’ambiente.
Nel caso della pandemia, invece, ha riconosciuto potessero essere sacrificati persino il diritto al lavoro e al sostentamento, giudicando non irragionevoli né irrazionali gli obblighi vaccinali per il personale sanitario.
Si tratta in entrambi i casi di sentenze politiche e pragmatiche e risulta di tutta evidenza come principi e ragioni costituzionali si pieghino ad interessi e contingenze» (Fonte: Visione TV).

«Ma della moralizzatrice prima pandemica e poi bellica Myrta Merlino ne vogliamo parlare?
I sindacati la accusano di continue angherie, dalle urla alle richieste di portare il cane dal veterinario, alla pretesa di massaggi ai piedi prima di andare in onda. Si parla di un mitologico lancio di sgabello in una pausa pubblicitaria e di molto altro. È una delle tante manifestazioni del disfacimento sociale a cui fa riferimento Giorgio Agamben: a catechizzare l’opinione pubblica sono chiamati individui pessimi e il risultato non può che essere quello che vediamo intorno» (Adalberto Gianuario).

«In una scuola di danza in provincia di Varese abbiamo proiettato “Invisibili”.
Splendido documentario di Paolo Cassina sulle reazioni avverse da vaccino anti-Covid-19.
Per renderci Visibili abbiamo lottato. Abbiamo avuto le porte chiuse di un circolo ARCI prima, da uno spazio comunale poi. Prima si, poi forse, poi NO. E così a soli 3 giorni dalla data della proiezione abbiamo trovato un’altra sala, in un’altra provincia, pagando privatamente l’affitto. Grazie agli organizzatori dell’evento che non si sono arresi alla prima censura, siete stati guerrieri formidabili. In 3 giorni abbiamo RIEMPITO la sala. Persone sedute in terra e in piedi. Tanto, tantissimo interesse e partecipazione.
Ad ogni porta chiusa ne riapriremo MILLE e saremo sempre più numerosi e consapevoli a richiedere: CURA, VERITÀ, GIUSTIZIA e UNIONE. Senza divisioni, vaccinati e non vaccinati INSIEME, esseri umani che riconoscono la sofferenza del prossimo. Siamo come l’acqua, inarrestabili, goccia a goccia romperemo le dighe della censura, della psichiatrizzazione della persona danneggiata, del pregiudizio, della disumanizzazione. Continuiamo ad accendere luce nel buio. Noi siamo il Comitato Ascoltami e la nostra determinazione è inarrestabile» (Comitato Ascoltami).

Perché bluffano sulla pace ucraina
Buona volontà e fatti
Nelle stesse ore della supposta apertura al dialogo Washington annunciava nuove armi e imputava a Mosca crimini di guerra. Nato e UE la accusavano di terrorismo e Ursula invocava un tribunale speciale
di Barbara Spinelli
Il Fatto Quotidiano, 4 dicembre 2022


È abbastanza incomprensibile, perché illogica, l’euforia sprigionata per qualche ora, mercoledì, dai colloqui Biden-Macron a Washington.

Si è parlato di mano tesa a Putin; di una conferenza di pace imminente, fissata per il 13 dicembre a Parigi e destinata in origine al sostegno di Kiev. Si è ipotizzato un allineamento di Biden a Macron, più incline alla diplomazia e portavoce anche se timido dei malumori popolari in un’Europa che paga gli effetti economico-sociali della guerra ben più degli Stati Uniti. Perfino nel governo italiano, che di trattative non discute mai – né con Draghi né con Meloni – si comincia a sussurrare, per tema di figurare come Ultimo Mohicano, che pace o tregua sarebbero auspicabili.

Basta ricordare alcune circostanze per capire che si è trattato, almeno per ora, di un fenomenale bluff. Da mesi esistono sotterranee trattative russo-statunitensi, ed è vero che le guerre si concludono spesso con una finale escalation, come in Vietnam. Ma resta il fatto che nelle stesse ore in cui Macron incontrava Biden, Washington annunciava nuovi invii di armi e ripeteva che Mosca dovrà rispondere di crimini di guerra in tribunali internazionali. La stessa cosa diceva Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, mentre il Parlamento europeo accusava Mosca, il 6 ottobre, di “sponsorizzare il terrorismo” (unici italiani contrari i 5 Stelle e tre eurodeputati Pd). Intanto Roma e Berlino approvavano nuovi invii di armi a Kiev: 50 carri antiaerei Gepard la Germania, dell’Italia non sappiamo perché vige scandalosamente il segreto.

Ma soprattutto un dato avrebbe dovuto mitigare l’inappropriata euforia. Appena due giorni prima del viaggio di Macron, il 29 novembre, i ministri degli esteri Nato riuniti a Bucarest avevano emesso un comunicato in cui si “riaffermano le decisioni prese nel 2008 a Bucarest, insieme a tutte le susseguenti decisioni concernenti Georgia e Ucraina” (“Porte Aperte” Nato ai due paesi). Il 25 novembre, il segretario generale della Nato Stoltenberg giudicava “irricevibile il veto russo” sugli allargamenti. Non sono stati sufficienti quindici anni di messe in guardia del Cremlino, più otto anni di conflitto in Donbass, più quasi nove mesi di guerra micidiale in Ucraina, per aprire un po’ le menti di Washington, della Nato, dell’Europa. Per capire che almeno quest’ostacolo a un ordine pacifico paneuropeo andava imperativamente rimosso.

Incomprensibile e illogico è appunto questo: l’illusione, la cocciuta coazione a ripetere che spinge il fronte occidentale a infrangere sistematicamente, con qualche effimero ravvedimento, quella che Putin ha definito invalicabile linea rossa sin dalla Conferenza sulla sicurezza del 2007 a Monaco. Nel vertice Nato di novembre tutti hanno sottoscritto il comunicato, Parigi compresa: dov’è il disallineamento di Macron?

Non meno illogica è la volontà Usa – dunque atlantica, dunque europea – di lasciare che sia Kiev a decidere l’ora del negoziato. Difficile “parlare con Putin”, se lo ritieni uno sponsor del terrorismo e se lasci che a decidere sia Zelensky, che oggi non può più fare marcia indietro senza perdere la faccia e forse la vita. Quanto al processo contro Mosca, l’accusa di violazione del diritto internazionale è giustificata ma a formularla non possono essere Washington o la Nato o alcuni Stati europei, colpevoli di ben più numerose violazioni in una lunghissima serie di guerre, da quella di Corea a quelle in Afghanistan, Iraq, Libia.

Gli Stati Uniti non hanno aderito alla Corte Penale, assieme a Russia e Cina oltre a Israele e Sudan. Washington ha auspicato l’intervento della Corte per Belgrado e Libia, e si è scatenata contro la domanda palestinese di processare l’apartheid israeliano nei territori occupati.

Ma gli Stati Uniti, che hanno centinaia di basi militari sulla terra, vanno schermati da qualsiasi incriminazione. È il privilegio di una potenza il cui solo scopo è il mantenimento dell’ordine unipolare (detto anche “ordine basato sulle regole”, tutte nordamericane) che Washington ha riservato a sé stessa dopo la prima guerra fredda. L’Italia ne sa qualcosa, dopo la strage del Cermis nel 1998. Nell’ordine unipolare c’è un unico padrone e il padrone non si processa. Nemmeno il dissenso di giornalisti investigatori è ammesso: Julian Assange ha rivelato crimini commessi da Stati Uniti e alleati in Afghanistan e Iraq, e il giorno in cui sarà estradato negli Usa rischia una pena di 175 anni.

La verità è che c’è del metodo, nella marcata volontà d’ignorare le linee rosse indicate da Mosca. Non è per patologica cocciutaggine che si nega al Cremlino il diritto a spazi pacifici e neutrali ai suoi confini ma perché si ritiene che tali spazi appartengono alla sfera d’interesse Nato, quasi che Ucraina, Georgia o Moldavia fossero paragonabili a Cuba, immerse nell’Atlantico. Per questo la guerra ha da esser lunga e per procura, in modo da sfibrare la Russia in vista dello scontro giudicato prioritario: quello con la Cina. Con un alleato russo sfibrato, Pechino sarà meno forte.

Il problema è che a patirne è l’Ucraina. Il paese sta morendo sotto i nostri occhi, ridotto a un moncone privato dei territori più produttivi a Sud-Est, e a noi sta evidentemente bene così. Sta morendo perché l’invasore ha violato la sua sovranità ma anche a causa di un nazionalismo che Bush senior denunciò fin dal 1991 a Kiev, commentando la fine dell’Urss e l’indipendenza ucraina: “Non appoggeremo chi aspira all’indipendenza per sostituire una remota tirannia con un dispotismo locale. Non aiuteremo chi promuove un nazionalismo suicida fondato sull’odio razziale” (sia detto per inciso: anche la Lettonia che è nell’UE attua politiche segregazioniste verso il 48% dei cittadini, che sono di etnia russa). La guerra di Kiev e delle milizie naziste contro i russofoni del Donbass, iniziata nel 2014, convalida i timori di Bush sr, oggi dimenticato. L’inverno senza elettricità sarà atroce per gli ucraini, e noi guardiamo rapiti l’eroe che stramazza.

Chi esce spezzato dalla tragedia è l’UE: impoverita dalle sanzioni a Mosca, egemonizzata da un Est che ancora regola i conti (Ungheria esclusa) con l’ex Urss. Ursula von der Leyen ama indossare completini colorati di ucraino giallo-blu, sbaglia il numero dei morti ucraini, reclama sempre più sanzioni. Macron prova a differenziarsi ma è debole in patria e nell’UE.

Il governo italiano è allineato a Washington fin dai tempi di Draghi, manda armi ma non ha peso, affetto com’è da afonia. È ancora più afono con Meloni, perché ogni discordanza dalla Nato è fatale per l’estrema destra. Aveva un’occasione con Draghi, visto il prestigio. L’ha persa.

E forse nell’UE siamo uno Stato tra i più torbidi: perché l’unico a chiedere trattative, trasparenza, dibattiti parlamentari chiarificatori su guerra e pace è Giuseppe Conte, leader di un partito cronicamente etichettato come filorusso e filocinese e che tutti – a destra, al centro, nell’ex sinistra, nei media dominanti – desiderano delegittimare, senza riuscirci.

Il legame russo-turco per danneggiare l’Occidente
di Burak Bekdil [*]
Gatestone Institute, 4 dicembre 2022

(Pezzo in lingua originale inglese: The Russian-Turkish Bond to Harm the West. Traduzione italiana di Angelita La Spada)

I cieli della Turchia rimangono aperti per le compagnie aeree russe e le sue porte restano aperte per centinaia di migliaia di russi e per il loro denaro. Le esportazioni turche verso la Russia segnano un’impennata.

Il Presidente russo Vladimir Putin incontra il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan al vertice del Consiglio dei capi di Stato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Samarcanda, in Uzbekistan, il 16 settembre 2022. Se si fossero incontrati come presidenti di altri Paesi, il turco Recep Tayyip Erdogan e il russo Vladimir Putin si sarebbero probabilmente detestati. Storicamente, gli islamisti turchi hanno odiato sia la Russia zarista sia quella sovietica. Allo stesso modo, i russi non hanno mai amato i turchi. Oggi, invece, Erdoğan, con un piede nella NATO, mostra un’inclinazione filo-russa mai vista prima. Qual è il segreto di questo apparente connubio?

La Turchia ha rifiutato di aderire alle sanzioni occidentali contro la Russia sull’Ucraina, gettando così a Putin un’ancora di salvezza. I cieli della Turchia rimangono aperti per le compagnie aeree russe e le sue porte restano aperte per centinaia di migliaia di russi e per il loro denaro. Le esportazioni turche verso la Russia segnano un’impennata. Nel solo mese di luglio, l’export verso la Russia è aumentato di un vertiginoso 75 per cento su base annua.

Rosatom, il colosso dell’energia di proprietà statale russa, che sta costruendo la prima centrale nucleare turca, ha inviato circa 5 miliardi di dollari alla sua filiale turca, il primo di una serie di trasferimenti di denaro della stessa cifra. Il denaro russo ha contribuito a colmare il crescente buco nelle riserve di valuta estera della Turchia, ed è avvenuto in un momento in cui Erdoğan ha bisogno di denaro straniero per sostenere l’economia in difficoltà del Paese prima delle elezioni presidenziali e legislative del giugno 2023.

Alcuni analisti ritengono che questo sia uno stratagemma per giustificare la collocazione di fondi russi in Turchia.

Secondo loro, l’aumento delle riserve in valuta estera e di quelle auree della banca centrale turca – attestatosi il 4 agosto scorso a 108,1 miliardi di dollari, da 98,9 miliardi di dollari, il 26 luglio – ha a che fare con il flusso di denaro russo in Turchia. Bloomberg ha ripotato: “In Turchia, i misteriosi flussi di capitali hanno raggiunto nuovi massimi, consentendo ai responsabili politici di aumentare le riserve in valuta estera nonostante il crescente deficit commerciale e la debole domanda di asset in lire”. La fonte di Bloomberg rimane sconosciuta.

A marzo, il ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu aveva affermato che gli oligarchi russi erano i benvenuti in Turchia. A ottobre, il Financial Times ha riportato che tra gennaio e agosto di quest’anno era affluita in Turchia la cifra record di 28 miliardi di dollari di cui non si conosce l’origine. Il giornalista investigativo turco Aytuğ Özçolak ha menzionato alcuni degli oligarchi russi che hanno interessi economici e possiedono investimenti e fondi in Turchia: Leonid Mikhelson, Vagit Alekperov, Vladimir Lisin, Vladimir Potanin, Alexey Mordashov e Mikhail Fridman.

Secondo Marc Pierini, senior fellow di Carnegie Europe ed ex ambasciatore UE ad Ankara, il numero di espatriati russi in Turchia, così come i loro investimenti immobiliari e i trasferimenti finanziari alle banche turche, sono aumentati notevolmente. Inoltre, ha scritto Pierini, c’è il sospetto che la Russia stia cercando di aggirare alcuni degli effetti delle sanzioni occidentali attraverso la Turchia, in particolare, tramite l’acquisizione di partecipazioni nelle imprese petrolifere turche, poiché le società miste contribuiscono a dissimulare il commercio russo di petrolio.

Pierini ha inoltre scritto: “La politica del Cremlino è decisamente pragmatica: con la consapevolezza che i partner della Turchia nella NATO desiderano che essa continui ad essere un membro dell’Alleanza Atlantica e che Ankara ha tutto l’interesse ad esserlo, l’obiettivo di Putin resta quello di ancorare sempre di più Erdoğan alla Russia attraverso una vasta rete di operazioni reciprocamente vantaggiose nei settori della difesa, dell’energia, del commercio e della finanza. “In questo modo, Putin conforta un presidente uscente in difficoltà e sostiene apertamente la posizione di Erdoğan nelle prossime elezioni. Più che vedere il presidente turco che abbandona i suoi tradizionali partner occidentali, il mondo si rende conto come il presidente russo usi la Turchia a proprio vantaggio”.

Battute di spirito che girano negli ambienti del gossip politico di Ankara definiscono Putin “capo della sezione provinciale di Mosca del partito di Erdoğan”. Qualunque indicatore si guardi, Putin vuole che Erdoğan rimanga al potere. Preferirebbe non giocare d’azzardo con qualcun altro come nuovo leader della Turchia. Questo è comprensibile. I potenziali rivali di Erdoğan si sono impegnati a ripristinare i forti legami della Turchia con l’Occidente.

Il legame fra Erdoğan e Putin si fonda su due pilastri principali. Uno è il pragmatismo, ed entrambi ne traggono vantaggio strategico, politico ed economico. L’altro pilastro è di natura ideologica: entrambi odiano la civiltà occidentale.

[*] Burak Bekdil, uno dei maggiori giornalisti turchi, è stato di recente licenziato da un importante quotidiano del paese dopo 29 anni di lavoro, per aver scritto sul sito web del Gatestone ciò che sta accadendo in Turchia. È membro del Middle East Forum.

Armi per l’Ucraina in mano agli jihadisti in Africa
di Giulia Burgazzi
Visione Tv, 7 dicembre 2022


Le armi che l’Occidente regala all’Ucraina in quantità industriale finiscono anche in Africa, nel bacino del lago Ciad, dove alimentano il terrorismo. Lo denuncia il Presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari.

Già nel maggio scorso si era parlato di Kiev come di uno shopping center per la ‘ndrangheta. In seguito, la polizia finlandese ha segnalato la presenza in vari Paesi europei di armi consegnate all’Ucraina, senza specificare di quali Paesi si tratti. Inoltre Europol, l’agenzia dell’Unione europea per contrastare la criminalità organizzata, ha diplomaticamente sollevato il tema della presenza di indizi relativi al contrabbando di armi provenienti dall’Ucraina. Tutto questo ha indotto gli Stati Uniti ad inviare ispettori in Ucraina, con il compito di tenere traccia degli aiuti bellici statunitensi.

Non sono noti i risultati della missione effettuata dagli ispettori. È noto invece che, almeno a quanto sostiene il Presidente nigeriano, gli ispettori statunitensi ora hanno davanti a sé un altro campo di indagine: l’Africa, appunto.

Il continente nero è il teatro di mille conflitti che l’Occidente conosce poco e dimentica rapidamente. Nel bacino del lago Ciad – il luogo al quale Muhammadu Buhari ha fatto riferimento – operano due organizzazioni terroristiche, che peraltro egli non ha esplicitamente citato. Si tratta di Boko Haram, di matrice jihadista, e dell’Isis, lo Stato islamico dell’Africa occidentale.

Il Presidente della Repubblica nigeriana ha dedicato alle armi arrivate dall’Ucraina un passaggio del comunicato stampa relativo al summit della commissione che si occupa del bacino del lago Ciad, svoltosi alla fine dello scorso mese di novembre. Ecco che cosa dice il comunicato, in traduzione:

Il Presidente Muhammadu Buhari ha sollecitato martedì ad Abuja una maggiore vigilanza e un rafforzamento della sicurezza intorno alle frontiere, richiamando l’attenzione sull’aumento del numero di armi, munizioni e altri armamenti provenienti dalla guerra tra Russia e Ucraina nel bacino del Lago Ciad.
In occasione del 16° Vertice dei Capi di Stato e di Governo della Commissione del Bacino del Lago Ciad (LCBC), il Presidente, che presiede il Vertice dei Capi di Stato e di Governo, ha affermato che la minaccia dei terroristi nella regione è stata relativamente tenuta sotto controllo, mentre l’afflusso di armi pone nuove sfide.
“Va comunque detto che, nonostante i successi registrati dalle valorose truppe della MNJTF e le varie operazioni nazionali in corso nella regione, la minaccia terroristica è ancora in agguato nella regione”.
“Purtroppo, la situazione nel Sahel e l’imperversare della guerra in Ucraina sono le principali fonti di armi e combattenti che rafforzano i ranghi dei terroristi nella regione del Lago Ciad. Una parte consistente delle armi e delle munizioni procurate per eseguire la guerra in Libia continua a raggiungere la Regione del Lago Ciad e altre parti del Sahel”.
“Anche le armi utilizzate per la guerra in Ucraina e in Russia stanno iniziando a filtrare nella regione”.
“Questo movimento illegale di armi nella regione ha aumentato la proliferazione di armi leggere e di piccolo calibro, che continua a minacciare la nostra pace e sicurezza collettiva nella regione. È quindi urgente che le nostre agenzie di controllo delle frontiere e gli altri servizi di sicurezza collaborino al più presto per fermare la circolazione di tutte le armi illegali nella regione”.

La stampa occidentale ha degnato la faccenda di ben poca considerazione. Altrove le cose sono andate diversamente. È il caso ad esempio dell’edizione in lingua inglese di Al Mayadeen, un canale di tv satellitare che si rivolge al mondo arabo.

After #Nigeria‘s President Muhammadu Buhari’s clear warning, will we see more #US weapons making it into the hands of terrorist organizations?#Ukraine https://t.co/hkONcaWatV — Al Mayadeen English (@MayadeenEnglish) December 3, 2022 (In traduzione: Dopo il chiaro avvertimento del Presidente nigeriano Muhammadu Buhari, vedremo altre armi statunitensi finire nelle mani di organizzazioni terroristiche?)

Come abbiamo visto, nel comunicato stampa dedicato al summit sul bacino del lago Ciad, Muhammadu Buhari ha affermato che la minaccia terroristica nella regione è stata portata relativamente sotto controllo, ma che l’afflusso di armi causa nuove difficoltà. Fra queste armi egli cita anche quelle provenienti dalla guerra fra Russia ed Ucraina, spiegando che stanno iniziano ad infiltrarsi nella zona.

Di qui la sua esortazione ai Paesi che si affacciano sul lago Ciad a controllare attentamente ciò che entra nei loro confini.

Esiste però anche l’altra faccia della medaglia, che Muhammadu Buhari diplomaticamente non ha citato. Se i Paesi occidentali vogliono continuare a regalare armi l’Ucraina – ammesso ma non concesso che i loro regali siano giusti e ragionevoli – farebbero bene anche ad interessarsi della fine che le armi fanno.

Le armi all’Ucraina. Chi le fabbrica, Chi le traffica, Chi le ruba. Rassegna Stampa di Stilum Curiae [QUI].

«Bombardamento a tappeto nel centro città di Donetsk in questo momento.
Donetsk, 9 dicembre 2022 Ore 13:00 – Allo stato attuale non è possibile sapere se ci sono state vittime o feriti. Vediamo se qualche organo di informazione mainstream lo riporterà o se la Rai utilizzerà anche queste immagini spacciandole per bombardamenti russi sulle città ucraine» (Giorgio Bianchi).

«Ad ascoltare tv e giornali, il conflitto tra Russia e Ucraina dovrebbe passare alla storia per la prima guerra nella quale a bombardare sono unicamente i Russi -anche sui territori che controllano- e gli unici a morire, gli Ucraini. Peccato che la realtà sia molto differente e che, specie negli ultimi giorni, gli Ucraini abbiano preso a bombardare il centro di Donetsk, dove di obiettivi militari non ve ne sono» (Visone Tv).

«Donetsk bombardata giornalmente dalle forze di Kiev ma il mainstream tace e fa disinformazione.
Mentre i governanti occidentali pensano che fornire tonnellate di armi all’Ucraina, porre tetti sul prezzo di gas e petrolio russo, dare premi e riconoscimenti all’ex attore comico che oggi governa sulle forze di Kiev, sia il modo più efficace per fermare il conflitto russo-ucraino, la gente muore.
I civili muoiono nelle città ucraine ma anche nei territori russofoni delle repubbliche indipendenti del Donbass.
Di questo il mainstream non ne parla mai. Anzi, in questa guerra asimmetrica dell’informazione occidentale, le drammatiche immagini dovute ai bombardamenti ucraini vengono utilizzate spacciandole per devastazione provocata dall’esercito di Mosca.
Avevamo già notato questo genere di “sviste” in passato. Ci è nuovamente ricascato il servizio pubblico della RAI con la corrispondenza da Odessa della collega del TG3 Romana Fabrizi. L’inviata, mentre parlava dei bombardamenti russi sull’Ucraina, veniva accompagnata dalle immagini dei bombardamenti ucraini sul mercato di Donetsk.
Una confusione che non è ammissibile per una tv pubblica ed un livello di giornalismo che per mezzi, risorse economiche e esperienza dovrebbe essere eccellente» (Davide G. Porro – Byoblu24, 8 dicembre 2022).

«Non solo la RAI, anche la BBC ha usato le immagini di un edificio di Donetsk colpito dall’esercito ucraino facendole passare per immagini dell’Ucraina bombardata dai Russi.
Lo riporta Roman Kosarev, corrispondente di RT. Non si tratta di errori, ma di un intenzionale stravolgimento della realtà che i media mainstream occidentali spacciano per informazione.
La TV nigeriana Channels, con sede a Lagos, identifica correttamente le stesse immagini trasmesse dalla RAI e fornisce un’informazione corretta» (Laura Ruggeri).

«Razzi delle forze di Kiev colpiscono obiettivi indiscriminati a Donetsk.
Allora proviamo a riportare un po’ di chiarezza informativa su quello che sta succedendo in Donbass in questi giorni.
Donetsk, città di circa un milione di abitanti, è sotto costante bombardamento di razzi ucraini da decine di giorni. I razzi sono quelli di tipo Grad. Quest’arma è stata introdotta nelle forze armate sovietiche nel 1961 e nonostante le sue evoluzioni tecniche rimane un’arma imprecisa, utilizzata per colpire la fanteria in campo aperto, contando sull’effetto mortale ad ampio raggio della deflagrazione. L’esercito ucraino li sta utilizzando da giorni sparando dal territorio ai confini della repubblica separatista verso obiettivi indiscriminati.
Il razzo non ha la stessa capacità di puntamento e precisione di un missile, divenendo quindi impossibile circoscrivere l’impatto ad obiettivi strategici o militari. Nonostante ciò le forze di Kiev li stanno utilizzando al posto dei droni o dei missili per martoriare la città russofona di Donetsk. I razzi cadono ovunque e ormai interessano anche il centro città. Non colpiscono obiettivi militari ma cadono ovunque, creando un clima di terrore e pressione psicologica sui cittadini che ormai rimangono barricati in casa ed escono solo per stretta necessita. I civili vengono colpiti mentre sono al mercato, al lavoro, in auto. I pompieri che fanno incessantemente la spola da una zona colpita all’altra indossano ormai tutti il giubbotto antiproiettile. Si difendono dalle possibili schegge di questi razzi» (Giorgio Bianchi).

«Pace? La diplomazia è assente e l’informazione mainstream da premi e copertine.
Le diplomazie internazionali sono assenti dal dibattito e sembrano essere bloccate, sovrastate da una politica che enfatizza la propaganda. Si dimentica dei civili, della gente inerme che da una parte e dall’altra del fronte muore sotto le bombe. Intanto anche la rivista statunitense Time dopo il britannico Financial Times dedica la copertina al Presidente ucraino Zelensky, esaltandolo come personaggio dell’anno.
Forse qualche giornalista dovrebbe interrogarsi se e come una copertina possa essere efficace a fermare una guerra e se piuttosto non si dovrebbe denunciare la totale mancanza di volontà a promuovere la pace.
Le bombe ucraine sul centro di Donetsk lontane dagli obiettivi militari, con la popolazione civile piegata da una vera e propria operazione terroristica, della quale nessuno parla [QUI].
L’arricchimento degli Stati Uniti grazie alle crisi europea.
I rischi dell’espansione della Nato e la marcia indietro del papa che torna ad allinearsi sulla narrazione Occidentale della guerra.
Le armi occidentali inviate all’Ucraina che finiscono nelle mani dei terroristi in Africa, come ha denunciato il presidente nigeriano.
I social, vere e proprie strutture militari» (Visione Tv).

«Vergogna senza fine. La Rai, esattamente come fece La Stampa a marzo, utilizza le immagini dei bombardamenti ucraini su Donetsk spacciandoli per russi.
Due giorni fa il nostro inviato Giorgio Bianchi era al mercato centrale di Donetsk per documentare le tragiche conseguenze dell’ennesimo bombardamento con razzi Grad sulla città.
Il Tg3, canale del servizio pubblico finanziato con i soldi dei cittadini, facendo affidamento sulla crassa ignoranza del telespettatore medio, ha utilizzato le immagini del bombardamento ucraino sul mercato di Donetsk per accompagnare i servizi che denuncerebbero i bombardamenti russi sul territorio sotto il controllo di Kiev.
Possibile che con tutti i lanci di razzi russi che ci sono stati in questi giorni, in Rai non abbiano uno straccio di sequenza video per supportare i loro servizi?
Per quanto tempo continueranno ad ignorare la catastrofica situazione in cui versa la città Donetsk da otto anni?
Possibile che non ci sia uno straccio di giornalista mainstream che abbia il coraggio di riportare gli indiscriminati bombardamenti ucraini sulla popolazione civile di Donetsk?
Per quanto tempo dovremo ancora tollerare queste maldestre manipolazioni che, in maniera ignobile e grossolana, sono arrivate addirittura ad utilizzare le immagini della tragedia che sta vivendo la gente del Donbass per alimentare la propaganda contro di loro?
Dove sono i famigerati fact checkers che dovrebbero vigilare sulle fake news?
Qui siamo ben oltre il disumano, questa è una condotta criminale!
Questa vergogna deve cessare immediatamente, altrimenti finirà molto male» (Visione Tv).

Va bene la propaganda e la narrazione, ma ogni tanto fare un bagno di realtà non guasta.

Corollario

1. «Prima (e ultima… almeno per un po’) esperienza in discoteca di nostra figlia E. la notte scorsa, per sua stessa decisione. All’inizio tutto bene, si divertiva a ballare con le amiche in uno spazio ancora vivibile, poi man mano che l’orario avanzava l’atmosfera si è fatta claustrofobica e sempre più disturbante. Il DJ continuava a lanciare messaggi del tipo: «Siamo la generazione fluida!» e altre amenità simili, fino a che due uomini vestiti da animali hanno messo in scena uno spettacolo che io senza dubbio definirei demoniaco, ballando insieme e baciandosi. A questo punto uno di questi animali ha “partorito” un bambino (finto ovviamente). Poco dopo è partito un urlo così inquietante che ha costretto mia figlia a smettere di guardare mentre si capiva che il bimbo veniva ucciso. L’ultima cosa che Emma si ricorda di aver visto mentre usciva dalla discoteca erano questi due uomini che si spalmavano addosso un liquido che non ha saputo identificare… Volentieri, anche se sottosopra, mi sono svegliato per andare a prenderla alle 2:15 del mattino dopo che in lacrime ci ha chiamato.
Sono contento di aver riscontrato in lei quegli “anticorpi” che l’hanno fatta reagire a questo schifo (spero non l’unica in tutta la discoteca)… soprattutto quando si è resa conto che questo potente cocktail fatto di un certo tipo di ritmo, di immagini e parole sembrava voler introdurre in lei, subdolamente, un certo messaggio.
PS: prima che partano eventuali reprimende morali a carico nostro: E. è maggiorenne» (M.B.).

2. Non le hanno chiesto anche un Master, la Laurea era sufficiente.

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