È venuto a mancare Anselmo Terminelli, il “giornalista gentiluomo”. Matteo Bruni: “Non è vana la morte di un mite”

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 20.11.2022 – Vik van Brantegem] – Mercoledì scorso, 16 novembre 2022 è stata celebrata nella Basilica di Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli artisti) in Roma la Santa Messa di suffragio per Anselmo Terminelli, presieduta dal Vicedirettore emerito della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Ciro Benedettini, C.P. Oggi, ricordiamo il compianto amico e collega con i ricordi di Matteo Bruni, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, su L’Osservatore Romano; di Cesare Fassari, Direttore responsabile di Quotidianosanita.it; di Salvatore Izzo, Direttore responsabile di FarodiRoma; di Ciro Anselmo per il Crotonese; e di Loredana Lipperini sul suo blog Lipperatura. Inoltre, ricordiamo il caso di malasanità di Chiara Palazzolo, la moglie di Anselmo Terminelli, scomparsa nel 2012.

Ieri, 19 novembre, L’Osservatore Romano ha pubblicato Il sorriso mite di un uomo di fede. In ricordo del giornalista Anselmo Terminelli a firma dell’amico Matteo Bruni, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede:

«Nella notte del 13 novembre è venuto a mancare Anselmo Terminelli, un giornalista caro a quanti frequentano la Sala Stampa della Santa Sede. Anselmo aveva 67 anni, una persona di poche, chiare, passioni, lo ha descritto un collega con affetto nella messa in sua memoria, celebrata mercoledì scorso: la medicina, a cui si era appassionato in gioventù, il giornalismo che lo avrebbe accompagnato come professione per tutta la vita, e l’amata moglie, la scrittrice Chiara Palazzolo, morta di tumore il 6 agosto di 10 anni fa in un ospedale romano.
Il ricordo dei colleghi si lega al suo sorriso, al tratto gentile di un uomo mite che, seduto in Sala Stampa, scriveva e lavorava e accoglieva gli altri. Anselmo aveva un sorriso accogliente. C’era molto dietro a quel sorriso. La fede, quella fede che non sente il bisogno di effetti speciali, di essere gridata in faccia agli altri, di cercare opposizioni. Una fede forte, resistente, che lo ha reso l’uomo forte, resistente al male. E lui ha conosciuto il male da vicino, nella tragica morte della moglie, nella solitudine che ne era seguita, nella rabbia incompresa di chi sente di aver vissuto una tremenda ingiustizia. Ma aveva vinto quel male e presentava gli altri un volto pacificato, e il suo sorriso. Il suo era un sorriso ferito, e per questo ancora più vero.
Un collega, che gli era amico e vicino, alla messa di mercoledì scorso, ha chiesto di misurarsi con la vita di quest’uomo mite. In un tempo di competizione, così feroce da generare guerre, è giusto misurare la propria umanità sulla mitezza, sulla propria competitività, sugli effetti che ha su chi ci circonda, sulle persone a cui vogliamo bene, imparare a governarla o, come ha fatto Anselmo, a vincerla.
Non è usuale che il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede scriva queste righe per un giornalista che non c’è più. È un dolore per una vita buona – e un valido giornalista – che è venuto a mancare. È un modo per dire che “ogni storia umana è grande”. E che non è vana la morte di un mite».

«Ci ha lasciato troppo presto, aveva solo 67 anni. Un amico di tante avventure editoriali e un collega tanto garbato quanto inflessibile nel suo rigore professionale», ha scritto Cesare Fassari, Direttore responsabile di Quotidianosanita.it:

«Ci ha lasciato improvvisamente Anselmo Terminelli, un amico, un collega, un collaboratore anche di questa testata e spesso al mio fianco anche in tante precedenti avventure editoriali. Se ne è andato in silenzio, con quella discrezione che lo ha sempre caratterizzato. Un professionista serio e scrupoloso, della vecchia scuola. Non amava molto i nuovi media e internet. La sua visione del giornalismo era ancorata al piacere di sfogliare un giornale di carta. Non aveva timore di arrivare “tardi” su una notizia. Lui preferiva approfondire, scavare, guardare oltre al titolo di agenzia. Ma questo non inganni, Anselmo aveva l’anima del cronista e un fiuto per le notizie che spesso trovava dove pochi cercavano. La sua esperienza professionale si era sviluppata su due fronti: la salute e il Vaticano dove era cronista accreditato da anni. Anselmo ha viaggiato in questi due mondi (che tra l’altro hanno molti punti di contatto) con un garbo riconosciutogli da tutti al quale si affiancava una fermezza e una coerenza ideale molto rari ai nostri giorni. Ci mancherai caro collega e amico».

Il ricordo dell’amico e collega Salvatore Izzo, Direttore responsabile di FarodiRoma:

«È morto improvvisamente Anselmo Terminelli, giornalista professionista molto noto e apprezzato in tanti ambienti diversi del mondo dell’informazione: prima di tutto quello dell’informazione religiosa che è sempre stata il suo primo impegno e che lo aveva visto collaborare per diversi anni all’AGI e dirigere dal 2015 FarodiRoma, questo giornale online che aveva contribuito a fondare, poi quello della sanità che lo ha visto redattore di giornali come Panorama della Sanità e ASI, e responsabile di molti uffici stampa fino a collaborare con la comunicazione del Ministero della Sanità nel periodo del ministro Sirchia, infine in quello dell’editoria dove lo aveva introdotto la moglie Chiara Palazzolo, che è stata una grande scrittrice.
In ognuno di questi diversissimi ambienti, Anselmo lascia un buon ricordo, quello di una persona competente, generosa, gentile. Un giornalista galantuomo. Ma non va dimenticato anche il suo furore davanti alla tragedia che lo aveva reso vedovo, la morte in ancor giovane età di Chiara, che secondo le sue denunce, non fu assistita adeguatamente in un grande ospedale romano. Anselmo era così: alla mano e disattento al proprio interesse personale, quanto tenace nel difendere i diritti e la giustizia di chi veniva calpestato.
Per la comunità di FarodiRoma è un momento di grande dolore, come lo è per quella della Sala Stampa della Santa Sede e per il Crotonese, al quale ha sempre collaborato».

Riportiamo di seguito il bellissimo ritratto, La scomparsa di Anselmo Terminelli giornalista gentiluomo ed amico, dello storico giornale il Crotonese, a firma di Ciro Anselmo:

«Un giornalista attento e scrupoloso, un professionista di esperienza e, soprattutto, un sincero appassionato sostenitore di questo giornale per il quale ha scritto fin dalle prime edizioni, quando l’uscita in edicola aveva cadenza settimanale.
Oggi l’intera famiglia de il Crotonese piange il carissimo collega Anselmo Terminelli, di 67 anni, deceduto prematuramente ed improvvisamente a Roma, città nella quale abitualmente risiedeva e dove svolgeva il suo apprezzato lavoro di esperto conoscitore di politica sanitaria e di cronista accreditato presso la Sala Stampa della Santa Sede dove era conosciuto e stimato. Un operatore dell’informazione che, a Cirò Marina, dove era nato, e a Crotone, dove aveva frequentato il Liceo Classico Pitagora prima di trasferirsi a Roma, si è fatto velocemente conoscere fin da giovanissimo quando la vocazione di giornalista fece prepotentemente ed incontenibilmente capolino.
Di che tempra e di quale capacità relazionale fosse naturalmente dotato Anselmo ce ne accorgemmo quando – e sono trascorsi ormai alcuni decenni – divenne tramite, grazie alle sue puntuali interviste, tra l’allora nascente provincia crotonese e la folta comunità di conterranei presenti nella Capitale. Un “pezzo” importante della storia di questo giornale, quindi, che ha avvicinato tante persone alla sua lettura e che ha fatto da stabile “ponte” per la diffusione della testata tra i tanti crotonesi, e non solo, stabilitisi fuori regione che hanno trovato nell’informazione e negli approfondimenti proposti da il Crotonese il modo per sentirsi più vicini a questa terra, uno strumento nuovo per rinvigorire i legami con essa.
Anselmo Terminelli, con la sua esperienza e la sua professionalità, ci mancherà. Ci mancheranno le sue periodiche visite, i suoi suggerimenti, gli articoli con i quali egli stesso rinnovava ogni volta il suo attaccamento a questo giornale. Ci mancheranno la sua curiosità e la sua vivacità culturale. Ci mancherà il suo perenne attaccamento all’amata moglie, la scrittrice Chiara Palazzolo, scomparsa nel 2012, che tutti noi ricordiamo con affetto. Ci mancherà soprattutto l’amico sempre disponibile e gentile. Il collega gentiluomo. Ti terremo sempre nel cuore».

Chiara Palazzolo, la signora del fantastico italiano.

In conclusione – seguito dall’articolo “Tanto ormai…” Un e-book di denuncia per raccontare una morte con molto amaro in bocca, pubblicato il 24 febbraio 2015 dal Panorama della sanità – riportiamo il post Un addio: la morte di Anselmo Terminelli dell’autrice Loredana Lipperini sul suo blog Lipperatura:

«È un post quasi personale, questo, anche se non del tutto. Poche notti fa, non capisco neanche bene il momento esatto, ma dovrebbe essere fra sabato e domenica per quel che vale, è morto Anselmo Terminelli.
Anselmo era il marito di Chiara Palazzolo. Non sono mai riuscita a dire il vedovo, perché la presenza di Chiara era così viva nella sua vita, così forte anche a dieci anni dalla sua morte, che non l’ha mai lasciata andare (né lei, credo, sia voluta andare).
È morto improvvisamente, dopo anni trascorsi nella memoria e nel ricordo di Chiara. Anche nel desiderio di giustizia. I lettori di questo blog ricorderanno forse il pamphlet Tanto ormai…, che scrisse denunciando le condizioni in cui Chiara ha trascorso i suoi ultimi giorni in un ospedale romano.
Ci tenevamo in contatto, a volte discutevamo sulle vicende editoriali dei libri di Chiara e su alcune scelte con cui magari io non concordavo. Ma custodiva dentro di sé l’enorme rispetto per il suo lavoro, l’amore per quello che scriveva, il desiderio che la sua opera non scomparisse, come spesso avviene nel mondo dei libri.
Aveva un desiderio, che poi era uno degli ultimi espressi da Chiara: un premio letterario di scrittura gotica destinato a scrittrici under 35. Ci siamo visti a marzo per parlarne, ci siamo sentiti via sms il 31 ottobre, il giorno del compleanno di Chiara.
Raccolgo, custodisco, rimpiango. Saluto. Nella speranza che ci sia davvero un livello di realtà dove possano di nuovo incontrarsi, loro che non si sono mai lasciati».

“Tanto ormai…” Un e-book di denuncia per raccontare una morte con molto amaro in bocca
Panorama della sanità, 24 febbraio 2015


Anselmo Terminelli, giornalista esperto di sanità, racconta in un e-book scaricabile gratuitamente, la morte della moglie, la scrittrice Chiara Palazzolo, avvenuta nell’agosto del 2012 al Policlinico Gemelli di Roma. Un libro di denuncia e di proposta.

Istituire negli ospedali la figura del Garante per la tutela della dignità del malato. È questa una delle proposte avanzate in “Tanto ormai…”, l’ebook scaricabile gratuitamente [QUI] [La sintesi del volume è scaricabile QUI] che parla del caso della scrittrice Chiara Palazzolo, morta il 6 agosto 2012 al Policlinico Gemelli di Roma per un tumore al fegato, “dopo un ricovero di due settimane e senza neanche il ricorso alle cure palliative e alla terapia del dolore previsti dalla legge 38 del 2010”.

 “Tanto ormai…”, scrive Terminelli, “è l’espressione che alcuni medici e infermieri continuano a pronunciare con le parole e con i fatti quando si trovano davanti malati terminali. Questo accade oggi anche in alcuni ospedali d’eccellenza, nonostante sia in vigore in Italia dal 2010 la legge sulle cure palliative, che obbliga invece i sanitari ad attivare una serie di prestazioni per eliminare la sofferenza di questi malati. Grazie a questa legge, “ogni paziente inguaribile è curabile”.

“Un ricovero” si afferma nel libro “gestito dal personale sanitario in modo negligente e inappropriato, che non ha portato nessun beneficio clinico, né tantomeno è riuscito a rendere sereni gli ultimi giorni di vita in quanto non sono state erogate neppure le cure palliative e la terapia del dolore”.

“Tanto ormai…”, non solo descrive queste negligenze e inappropriatezze ma, facendo riferimento a un contesto più generale, rileva alcune criticità, comuni a diverse strutture sanitarie, e avanza delle proposte. Tra cui la presenza in ogni ospedale di un Garante per la tutela della dignità del malato con la funzione di ripristinare le cure appropriate quando emergono negligenze. Questa figura sarebbe innanzitutto di ausilio ai malati, ma anche all’ospedale poiché bloccherebbe sul nascere eventuali casi di “malpractice”, oggetto poi di contenzioso legale.

“Nel corso del ricovero di Chiara Palazzolo” denuncia l’autore “sono emerse numerose negligenze e inadempienze non solo sotto il profilo assistenziale. Le più comuni forme di “pietas” per il cadavere, riconosciute ai congiunti del defunto dalle leggi italiane e dalla religione cattolica, sono state tutte vietate ai parenti di Chiara, pur essendo il Gemelli una struttura sanitaria di ispirazione cattolica, definita da san Giovanni Paolo II “Vaticano 3″”.

Per questi divieti, l’autore sottolinea che “al Gemelli si pratica la dottrina cattolica con ampia discrezione. Per esempio, non si fanno aborti perché penalizzerebbe molto l’immagine di struttura cattolica, ma si vieta la veglia ai parenti del defunto perché è un fatto privato. Tutto ciò significa che il Gemelli pratica una vera e propria “dottrina selettiva” del cristianesimo, considerato di fatto solo un elemento di facciata”. In un contesto più generale, ispirandosi all’esperienza del ricovero di Chiara Palazzolo, e con l’obiettivo di valorizzare una vera umanizzazione delle cure, “Tanto ormai…” propone, oltre al Garante per la tutela della dignità del malato, la formazione pratica e obbligatoria per tutti i sanitari sul rapporto con il malato. E per il monitoraggio in ogni struttura sanitaria di questo rapporto, auspica l’individuazione di uno specifico indicatore.

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