Alle catechesi della GMG i vescovi italiani: giovani, vivete l’esperienza di Dio
Grande lavoro mattutino per i giovani convenuti a Rio de Janeiro, che, secondo la propria lingua, hanno incontrato i vescovi, i quali li hanno guidati nelle catechesi alla scoperta di Dio per una missionarietà viva, riprendendo le parole del papa pronunciate nella santa messa celebrata al santuario di Aparecida a lasciarsi sorprendere da Dio: “Cari amici, se camminiamo nella speranza, lasciandoci sorprendere dal vino nuovo che Gesù ci offre, nel nostro cuore c’è gioia e non possiamo che essere testimoni di questa gioia. Il cristiano è gioioso, non è mai triste. Dio ci accompagna”. Accompagnati dalle parole di coraggio del papa i giovani nella prima giornata hanno riflettuto sul tema: ‘Sete di speranza, sete di Dio’; nella seconda giornata il tema era: ‘Essere discepoli di Cristo’; nella terza giornata la riflessione si è conclusa con il mandato: ‘Essere missionari, andate!’.
Nella prima giornata il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, ha spronato i giovani ad essere fedeli alla sete del proprio cuore, citando Guardini, sant’Agostino e Bossuet: “La nostra incompiutezza (come una melodia o un quadro) racchiude una grazia: esprime ciò che siamo (desiderio, anelito, tensione, una freccia puntata verso il cielo, l’alto), la nostra origine e la nostra meta. Lasciamo parlare il cuore! Ascoltiamolo specialmente nei momenti difficili! Se non consideriamo queste cose, l’esistenza può diventare un congegno di fuga e di nascondimento rispetto alla responsabilità che abbiamo verso noi stessi e la vita!”. Alle inquietudini dei giovani, sempre in cerca di verità e di giustizia, il cardinale ha indicato la via del discernimento: “L’uomo è caro al cuore di Dio che gli è Padre. Nessuno è orfano e solo Dio non è astratto e lontano, non è energia cosmica, ma è volto, vicinanza e compagnia come sulla via di Emmaus”.
L’arcivescovo di Firenze, Card. Giuseppe Betori, ha parlato dell’attesa di speranza, partendo dal poema di Charles Peguy, ‘Il portico del Mistero della Seconda Virtù’: “E’ proprio vero che il mistero della vita che ci circonda ha un’evidenza tale che può essere negato solo dalla presunzione di un materialismo greve e cieco. L’aprirsi al mistero, e quindi incamminarsi all’incontro con Dio, dovrebbe essere un atteggiamento spontaneo per un uomo appena avvertito della realtà che gli sta attorno e della realtà che egli è, soprattutto colta nella sua immagine originaria, più incorrotta ma anche più fragile, quella del bambino, la vita umana ricondotta alla sua essenza… La speranza ha un ruolo centrale nell’armonia organica delle virtù cristiane, perché senza di essa fede e carità perdono l’orientamento e non possono procedere nel tempo. Abbiamo bisogno di recuperare il vero volto della speranza, come ciò che dal futuro illumina il presente e, ponendosi come un traguardo, chiarisce il cammino… Di qui scaturisce la necessità del confronto, anzi dell’incontro con Cristo, colui nel quale il Padre viene verso l’uomo e gli mostra la verità su se stesso e sul mondo. E’ Cristo il fondamento della nostra speranza, perché non ci può essere futuro credibile per l’uomo se non c’è superamento del limite estremo della vita, e cioè della morte. Solo colui che è andato incontro alla morte per amore e in questo dono di sé l’ha sconfitta ed è risorto da morte può essere un riferimento affidabile per la nostra speranza”.
L’assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, mons. Claudio Giuliodori, ha invitato i giovani ad essere costruttori di una speranza nuova: “Camminare nella luce della fede e sulle ali della speranza ci pone in sintonia con la ricerca fondamentale dell’uomo di oggi: infatti, in un mondo spesso molto secolarizzato, tanti manifestano una nuova apertura spirituale, un senso di Dio e dell’Assoluto… La fede è la nostra grande risorsa ‘molto più preziosa dell’oro’, perché attraverso la relazione con Cristo ci consente di dare il giusto peso e il vero valore a tutte le cose senza smarrirci nei labirinti delle cultura e della società contemporanea. Nello stesso tempo ci aiuta a dare una risposta concreta e coraggiosa alla vocazione che abbiamo ricevuto… Dimorare nella speranza della vita nuova e piena che ci è donata da Gesù attraverso la vita di grazia (preghiera, Eucaristia, comunione fraterna e servizio nella carità) ci fa diventare un faro anche per i nostri fratelli e per coloro che sono in ricerca e nell’affanno”.
Nella seconda giornata di catechesi il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, che si diventa discepoli imparando, cioè stando alla sequela: “Discepolo e maestro sono da sempre collegati innanzitutto all’apprendimento non tanto di nozioni, ma di saggezza, della saggezza della vita, del saper vivere… Proprio l’esempio dei discepoli di Gesù ci mostra, però, che il suo insegnamento e la sua persona possono essere incontrati attraverso di loro; hanno dato l’avvio, infatti, a una tradizione di parola e di vita che ha fatto incontrare un numero crescente di persone con Gesù. Ma la difficoltà rimane ancora, se consideriamo che alla fine ciò che viene trasmesso è qualcosa che riguarda Gesù, ma non esattamente la riproposizione diretta dell’incontro con Lui… Nell’esperienza cristiana è essenziale la dimensione ecclesiale… Non si diventa discepoli da soli, con una scelta privata e individualistica. La Chiesa allora non può essere vista come un problema, ma come la condizione necessaria di una vita autentica nella fede”.
Mentre l’arcivescovo di Chieti-Vasto, mons. Bruno Forte, ha chiesto ai giovani di affidarsi a Cristo: “Seguire Gesù è un cammino di conversione che tocca tutti gli aspetti della nostra vita: le relazioni con gli altri, la coppia e la famiglia, lo studio e il lavoro, la gestione dei beni, ecc. E’ un cammino che ci porta alla salvezza, ma non senza cambiamenti e sacrifici… I cristiani oggi sono chiamati più che mai a farsi servi per amore, vivendo l’esodo da sé senza ritorno nella sequela dell’Abbandonato, costruendo la via in comunione, solidali specialmente ai più deboli e ai più poveri dei loro compagni di strada. Se Cristo è al centro della nostra vita e della vita della Chiesa intera, se Egli è colui al quale restiamo appesi, avvinti alla Sua croce, illuminati dalla Sua risurrezione, allora non possiamo chiamarci fuori della storia di sofferenza e di lacrime in cui Egli è venuto e dove ha conficcato la Sua Croce per estendervi la potenza della Sua vittoria pasquale. I discepoli della Verità che salva non sono mai soli: essi sono con Lui, al servizio del prossimo, vivendo così la compagnia del Dio con noi”.
L’assistente ecclesiastico dell’Azione Cattolica, mons. Domenico Sigalini, si è concentrato sulla vita piena: “Siamo tutti in cerca di felicità, di vita bella, ma anche pulita, apprezzabile, dignitosa, buona, soprattutto piena, senza buchi che si scavano nell’anima. I buchi ve li lasciano i vostri amici che scompaiono per incidenti, giovani come voi, ve li fanno le domande che non hanno risposta di fronte al dolore, di fronte ai tradimenti anche del mondo della fede… Qui si può passare in rassegna la nostra vita, la vostra gioia di vivere, di realizzarvi, di diventare qualcuno, di uscire dal grigiore dei giorni feriali… Sperimenterete la gioia e la tenerezza di Gesù. Voi qui a Rio respirate la gioia di papa Francesco di aver posto in Gesù la sua fiducia. Lui ha risposto al vieni e seguimi e ha trovato la felicità e la sta donando a tutti noi”.
Nella terza giornata delle catechesi, dedicata alla missionarietà (Essere missionari: andate!), l’arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio, ha richiamato i giovani a condividere la missione: “La missione nasce dal bisogno del cuore. La missione di Gesù è nata dal cuore del Padre e quella degli Apostoli dal cuore commosso di Gesù, di fronte all’umanità che vaga come pecore senza pastore… L’esperienza di Dio è incontenibile! La missione non è solo un bisogno di chi ha il cuore pieno di Dio: anche chi si ritrova con una fede piccola o vacillante ha bisogno di vedere lo Spirito di Dio all’opera e la missione ci aiuta a crescere nella fede. Gesù ha inviato i Dodici e poi i Settantadue anche per questo: perché vedessero l’azione di Dio, mentre la loro fede era ancora piccola e incompleta”.
E l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, mons. Gualtiero Bassetti, ha introdotto i giovani al clou della GMG: “Carissimi giovani, buongiorno! Oggi viviamo la nostra ultima catechesi di questa 28ª Gmg. Nella giornata di domani ci ritroveremo insieme per la veglia di preghiera con Papa Francesco e il giorno dopo, domenica, la solenne concelebrazione con i giovani provenienti da ogni parte del mondo. In queste ore si riconcorrono le domande: chissà quanti saremo, quanti milioni, ecc. Ma questo è un problema di secondaria importanza. In quell’occasione il Santo Padre ci inviterà ad annunciare Gesù Cristo con la nostra vita, ci donerà il mandato per essere giovani missionari nelle nostre città e in tutti gli ambienti di vita. Forti di questo suo invito riprenderemo il cammino per l’Italia. Porteremo a casa tantissimi ricordi, belle emozioni, splendide istantanee di questi giorni in terra brasiliana”.
E dopo l’analisi di alcune parole-chiave: sguardo, fermezza e nutrimento, il vescovo ha indicato la figura di Pier Giorgio Frassati, che nel 1923 così scriveva: “Vi esorto, o giovani, con tutte le forze dell’anima ad accostarvi il più possibile alla Mensa Eucaristica; cibatevi di questo Pane degli Angeli e di là trarrete la forza per combattere le lotte interne, contro le passioni e contro tutte le avversità. Perché la vera felicità o giovani, non consiste nei piaceri del mondo e nelle cose terrene, ma nella pace della coscienza la quale si ha soltanto se siamo puri di cuore e di mente. Dopo aver fortificato il nostro spirito…ci potremo lanciare nell’apostolato”.



























