Orsini: «Sono passate nove mesi e si parla ancora di inviare armi invece di mediare con la Russia»

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 08.11.2022 – Vik van Brantegem] – Virgilio disse a Caronte, il quale aveva invitato Dante a tornare indietro e a non inoltrarsi nell’esplorazione del regno dei morti, «vuolsì così colà dove si puote | ciò che si vuole, e più non dimandare» (Divina Comedia, Inferno, III, vv. 95-96).

«”Tutti dobbiamo essere pacifisti” (Cit.). Posso correggere? Noi credenti e gli uomini di buona volontà non devono essere pacifisti. Bensì “operatori di pace”. I pacifisti fanno le manifestazioni di piazza, gli “operatori di pace”, costruiscono con fatica e nel dialogo la riconciliazione e la fraternità» (Don Salvatore Lazzara).

Ucraina, fonti “Agenzia Nova”: Putin vuole un dialogo diretto con Papa Francesco – 8 novembre 2022

«Forse non è chiaro: l’Ucraina non riconquisterà la propria libertà con la guerra. Con la guerra sarà soltanto devastata e, se fosse liberata, finirebbe polverizzata.
Davvero non capisco come si possa non capire un fatto così elementare.
Quando spiegavo queste cose nel primo giorno di guerra, mi dicevo: “Vabbè, siamo all’inizio del massacro, tra un mese, con un Paese sventrato, migliaia di morti, centinaia di bambini uccisi, e lo spettro della guerra nucleare, anche i miei peggiori detrattori capiranno”.
Ma, santa pace, qui sono passati nove mesi e si parla ancora di inviare armi invece di mediare con la Russia che ha trasferito le armi nucleari tattiche al confine con l’Ucraina e i suoi generali a discutere di dove e quando eventualmente svolazzarle.
Zelensky ha fatto un decreto per non trattare.
Calenda un decreto per non pensare.
Avete visto le foto di Mariupol?
Sembra che sia scoppiata la bomba atomica.
L’Ucraina la volete tutta così?
Anche Kherson rischia di fare questa fine.
Il 24 febbraio Putin era l’unico responsabile, ma adesso, dopo nove mesi, noi Italiani siamo moralmente corresponsabili di questo massacro.
Non laviamoci la coscienza con la parola “libertà”.
L’Ucraina non può essere liberata. L’idea che la Russia si dichiari sconfitta e lasci tutto il territorio ucraino nelle mani della NATO è una follia. Perché di questo stiamo parlando. La Russia sa che sta combattendo contro la NATO e sa anche che, in caso di sconfitta, è a Biden che dovrebbe inginocchiarsi, mica a Zelensky.
Veramente credete che la Russia lasci la Crimea alla NATO?
Ma vi siete bevuti il cervello?
Ma vi pare mai che la NATO lascerebbe la Sicilia alla Russia?
Questa situazione crea in milioni di Russi una predisposizione psicologica all’uso dell’arma nucleare. Nella loro prospettiva, i Russi sentono di combattere contro 31 Paesi. La loro coscienza morale si pone verso l’uso dell’arma nucleare in modo diverso dalla nostra.
La nostra mediazione cognitiva porta a questa conclusione: “È moralmente ingiusto che la Russia lanci l’arma nucleare contro l’Ucraina perché l’Ucraina sta combattendo onorevolmente uno contro uno”.
La mediazione cognitiva dei russi, da cui dipende il loro giudizio morale, porta a una conclusione opposta: “È moralmente giusto prepararci al lancio dell’arma nucleare perché noi Russi stiamo combattendo contro la NATO, cioè stiamo combattendo onorevolmente uno contro trentuno”.
Se non ricorriamo alla sociologia comprendente di Weber, corriamo verso un precipizio. E se non saremo noi adulti a spezzarci il nostro stramaledetto collo, saranno i nostri figli a fare questa brutta fine.
In sintesi, l’Ucraina è sventrata; centinaia di bambini sono morti; milioni di Ucraini sono senza luce e senz’acqua; a Kherson si profila una nuova Mariupol; la Russia ha portato le armi nucleari al confine e i suoi generali studiano come lanciarle.
L’osservazione scientifica dice che, proseguendo su questa strada, la situazione diventerà sempre più tragica con il passare dei mesi.
Vogliamo andare avanti sulla strada del muro contro muro per sconfiggere la Russia sul campo?
Aiutatemi a capire: agiamo in questo modo per ignoranza o perché siamo completamente deficienti?» (Alessandro Orsini, Critica della politica internazionale).

Otto mesi fa, The Economist scriveva che la “fortezza russa stava crollando”. Otto mesi dopo The Economist scrive che è l’economia europea che precipita nella spirale della recessione.

«È uscito il mio nuovo libro Obiettivo Ucraina. Genesi storica e geopolitica dell’Operazione Militare Speciale per i tipi di Anteo Edizioni www.anteoedizioni.eu. Il lavoro, in virtù della natura interdisciplinare della scienza geopolitica, cerca di esaminare le ragioni storiche e ideologiche a fondamento dell’attuale situazione di conflitto tra “Occidente” (o almeno una sua parte) e Russia in Ucraina. Di conseguenza, non risulta una mera analisi del dato bellico difficilmente interpretabile alla luce del poderoso volume di guerra informativa ad esso connesso. Il testo, dunque, si articola in sei capitoli (cui si aggiungono una nota introduttiva ed una conclusiva) che cercano di indagare il processo di formazione ideologica dello spazio imperiale russo, le dottrine geopolitiche di Mosca, lo sviluppo ed affermazione del nazionalismo ucraino, ragioni storiche e prospettive future dell’attuale crisi. Per chi fosse interessato, è acquistabile sul sito della casa editrice e presto sarà disponibile nelle librerie e nelle principali piattaforme della rete» (Daniele Perra).

«L’agenzia TASS ha dato risalto all’articolo de la Repubblica secondo cui Stati Uniti e NATO pensano che l’avvio di colloqui di pace sull’Ucraina sarà possibile se Kiev conquista Kherson. Ricordo che la regione di Kherson ha aderito alla Federazione Russa attraverso un referendum e viene considerata parte della Russia. Comunque è la prima volta che la Casa Bianca ammette uno scenario così specifico. Ricordo anche che la controffensiva ucraina sul fronte sud di questi ultimi mesi aveva proprio come obiettivo la presa di Kherson, e migliaia di soldati ucraini sono stati sacrificati in tentativi suicidi di occupare la città. La Russia ha deciso di evacuare la popolazione civile perché esiste il rischio che l’esercito ucraino colpisca la diga di Kakhovka, una delle più grandi opere idroelettriche, alta 30 metri e lunga 3,2 km, costruita in epoca sovietica sul fiume Dnipro. Un attacco alla diga sommergerebbe parte della città. Per la Russia perdere Kherson sarebbe un colpo durissimo poiché il controllo dell città garantisce la sicurezza della Crimea. Infatti da tempo sui media russi si parla della battaglia di Kherson come una delle battaglie che può influire in modo decisivo sull’esito dell’operazione militare in Ucraina» (Laura Ruggeri).

Gli Stati Uniti e la NATO ritengono possibili colloqui sull’Ucraina se Kiev prendesse Kherson — Quotidiano
L’articolo rileva che non è stato un caso che Washington e la NATO abbiano confermato l’invio di un lotto di missili anti-drone a Kiev
ROMA, 7 novembre (TASS)
(Nostra traduzione italiana dall’inglese) – Gli Stati Uniti e la NATO pensano che l’avvio di colloqui di pace sull’Ucraina sarebbe possibile se Kiev riprendesse Kherson con la battaglia che ha un significato sia strategico che diplomatico, ha scritto oggi la Repubblica [QUI]. Secondo il giornale, Washington è in costante contatto con Brussel e i suoi alleati su questo tema, oltre a instillare questa idea nella mente del regime di Kiev.
L’articolo rileva che non è stato un caso che Washington e la NATO abbiano confermato l’invio di un lotto di missili anti-drone a Kiev. Il punto principale è che il ritorno di Kherson, obiettivo strategico dal punto di vista dell’accesso al mare e del controllo delle risorse idriche può cambiare il corso del conflitto e quando la città sarà presa sarà possibile avviare negoziati dalla posizione di forza. Secondo il quotidiano, questa è la prima volta che la Casa Bianca ammette uno scenario così specifico.
Secondo l’articolo, ciò è causato da due aspetti. Il primo è la presunta minaccia, per quanto remota, che la Russia utilizzi armi nucleari tattiche che richiederebbero una risposta su larga scala. Il secondo è l’espansione dell’influenza della Cina sulla Russia. Secondo il quotidiano, una sconfitta completa del leader russo Vladimir Putin, il cui cambio di regime non è più discusso poiché una delle opzioni porterebbe a conseguenze peggiori per gli Stati Uniti, come la Russia che cade sotto il pieno controllo della Cina.
Detto questo, si fa notare che in molti modi il processo politico dipenderebbe dai risultati delle elezioni di medio termine del Congresso degli Stati Uniti. Eppure il conflitto sta entrando in una nuova fase a causa della natura “parallela” degli interessi del Cremlino e di Washington, ha osservato la Repubblica. Afferma che ciò è confermato dagli Stati Uniti che ammettono di aver mantenuto un contatto diretto con Mosca per mesi al fine di prevenire l’espansione del conflitto e l’escalation nucleare.

Il Pentagono ha riferito che dalla fine di febbraio 2022 gli Stati Uniti hanno fornito all’Ucraina:
– 202 sistemi di artiglieria
– più di un milione di proiettili di artiglieria
– 63 000 sistemi missilistici portatili per combattere i veicoli corazzati
– 1.400 sistemi missilistici antiaerei portatili
– 15 elicotteri
– 46 radar
– 10.200 mitragliatrici e pistole
– circa 68.200.000 cartucce per armi leggere
– 26 motovedette

Ispettori militari USA ufficialmente in Ucraina: è la prima volta dall’inizio della guerra
di Giulia Burgazzi
Visione TV, 3 novembre 2022


Per la prima volta dall’inizio della guerra, ci sono soldati statunitensi in Ucraina. Non sono volontari arruolati nella legione straniera di Zelensky [QUI] e non sono nemmeno militari in congedo con ruoli di consulenti, istruttori o simili. Sono invece veri e propri soldati regolari dell’esercito con compiti di ispettori. Il loro compito: tracciare gli aiuti bellici che gli Stati Uniti inviano copiosamente in Ucraina. Si tratta di armi e delle attrezzature che valgono miliardi e miliardi di dollari. Gli ispettori devono stabilire che fine fanno.

Infatti proprio in questi giorni la polizia finlandese ha affermato che si sono trovate in vari Paesi europei armi da guerra inviate in Ucraina come aiuti militari. Fino a questo momento, il contrabbando di armi dall’Ucraina era solo un sospetto. Se la polizia finlandese ha ragione, il sospetto è diventato realtà.

La presenza di veri e propri soldati statunitensi in Ucraina tuttavia porta con sé un interrogativo. Cosa capita se un bombardamento russo uccide o ferisce uno di loro?

Stavolta non si tratterebbe di un contractor partito di sua spontanea volontà, ma di un militare dell’esercito in servizio effettivo. Verosimilmente, le ispezioni comportano la necessità di visitare i depositi di armi e munizioni che costituiscono uno dei bersagli preferiti dei bombardamenti russi.

La notizia dei soldati inviati in Ucraina con il ruolo di ispettori è su varie testate statunitensi, fra cui la NBC News. Non si sa però quanti siano né quante ispezioni abbiano portato a termine, e con quali risultati.

In Ucraina, la corruzione ha radici robuste e ramificate: prima della guerra lo sottolineava perfino la Commissione Europea, ora così generosa negli aiuti. Più volte, dall’inizio del conflitto, è salito alla ribalta il dubbio che una parte dell’enorme massa di sofisticate armi e attrezzature inviate dall’Occidente prenda la strada del mercato nero e cada nelle mani di gruppi terroristici o della criminalità organizzata.

Nel luglio scorso un portavoce dell’Europol, l’agenzia dell’Unione Europea per contrastare la criminalità organizzata, ha confermato alla rivista tedesca Der Spiegel l’esistenza di indizi relativi al contrabbando di armi in Ucraina. Apriti Cielo! Subito dopo l’Europol ha ufficialmente definito il contrabbando di armi una semplice minaccia, manifestando fiducia nella capacità dell’Ucraina di contrastarla adeguatamente.

Però in questi giorni la polizia finlandese ha confermato che il contrabbando di armi avviene. A questo ha dedicato un articolo il Moscow Times, un giornale online indipendente in lingua inglese. Non risulta che sia mai stato definito organo della propaganda putiniana.

Secondo la polizia finlandese – mica poco, la polizia finlandese – in vari Paesi europei si sono rinvenute armi inviate in Ucraina come aiuti militari: fucili d’assalto, pistole, granate, droni da combattimento. Mica poco neanche i fucili d’assalto e i droni da combattimento, peraltro. Peccato che la polizia finlandese non dica in quali Paesi erano finiti.

«Purtroppo continuano ad aumentare le analogie con la crisi dei missili a Cuba del 1962. Se all’epoca gli USA si sentirono minacciati dalla presenza vicino alle loro coste di testate nucleari russe, perché mai non dovrebbe sentirsi minacciata la Russia dal progettato dispiegamento di armi nucleari ai suoi confini? Se la Finlandia entra nella NATO questo è esattamente quello che accadrà. Kennedy e Khruschev fecero un passo indietro entrambi ed evitarono il conflitto atomico, ora invece esiste una massa di invasati che sui media applaudono all’escalation delle tensioni. La perdita di neutralità della Finlandia è proprio uno degli elementi che ci conducono un passo più vicino all’ecatombe» (Laura Ruggeri).

L’Unione Europea ha speso 22 miliardi di euro per l’Ucraina nel 2022, esclusa l’assistenza militare diretta dei membri dell’UE, ha affermato Josep Borrell. L’Unione Europea aveva bussato alle porte dell’Algeria nell’impossibile tentativo di sostituire l’offerta di gas russo.

Adesso vediamo che l’Algeria firmerà un mega-contratto con la Russia per la fornitura di armi del valore di 12/17 miliardi di dollari. Lo ha riferito il portale di notizie Africa Intelligence il 31 ottobre. Secondo quanto riferito, sono in corso negoziati per concludere un accordo quadro sulle forniture militari per i prossimi 10 anni. Dovrebbe essere rilasciato durante la visita del Presidente algerino Abdelmajid Tebboun a Mosca a dicembre.

La dirigenza militare algerina è particolarmente interessata all’acquisizione di sottomarini, Su-57, Su-34 e Su-30, nonché di nuovi sistemi di difesa aerea come S-400, Viking e Antey-4000 (versione da esportazione dell’S-300V4). Le discussioni si svolgono in un momento in cui il bilancio militare dell’Algeria (secondo il progetto di legge finanziaria per il 2023) potrebbe aumentare del 130% in una volta, fino a 22,6 miliardi di dollari. Questo aumento renderà il budget militare dell’Algeria il più grande tra i Paesi africani. Nel frattempo, l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Algeria, Elizabeth Moore Aubin, ha commentato una richiesta presentata il mese scorso da diversi membri del Congresso americano chiedendo che Washington imponga sanzioni contro l’Algeria per il commercio attivo di armi con la Russia. Lo ha riferito Al-Sharq Al-Awsat il 31 ottobre.

L’Ambasciatore ha affermato che “parte del suo lavoro diplomatico consiste nello spiegare le leggi statunitensi ai funzionari algerini”. “Dopodiché, i funzionari algerini prenderanno decisioni sovrane per questo Paese”, ha sottolineato Moore. Alla domanda se sono possibili sanzioni contro l’Algeria, Moore Aubin ha detto: “Non posso rispondere a una domanda ipotetica”. Alla domanda se Washington è pronta a vendere armi all’Algeria, Moore Aubin ha risposto che il governo degli Stati Uniti mantiene forti relazioni commerciali con l’Algeria, comprese le vendite dirette attraverso la cooperazione tecnico-militare. Ha aggiunto che il suo Paese è sempre aperto a discutere dell’acquisto di armi con l’Algeria. Ricordiamo che alla fine del mese scorso, alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti guidati dalla repubblicana Lisa McClain hanno inviato una lettera al Segretario di Stato Anthony Blinken, in cui esprimevano preoccupazione per le notizie di legami sempre crescenti tra Russia e Algeria. La lettera rileva che sono stati conclusi accordi tra Russia e Algeria sulla fornitura di armi e sottolinea che solo l’anno scorso l’Algeria ha acquistato armi da Mosca per oltre 7 miliardi di dollari e accettò di acquistare moderni caccia russi, incluso il Su-57. I membri del Congresso hanno sottolineato che questi contratti hanno reso l’Algeria il terzo maggior destinatario di armi russe nel mondo. Hanno chiesto l’attuazione della legge sulla lotta contro gli avversari americani attraverso le sanzioni (CAATSA), adottata dal Congresso nel 2017. “Questa legge ordina al Presidente degli Stati Uniti di imporre sanzioni alle persone che partecipano consapevolmente a transazioni significative con controparti che ne fanno parte di o agire nell’interesse o per conto dei settori della difesa o dell’intelligence del governo russo”, afferma il rapporto. I membri del Congresso hanno aggiunto che il recente acquisto di armi dalla Russia da parte dell’Algeria sarebbe chiaramente classificato come una “transazione significativa” secondo CAATSA. Il governo algerino non ha risposto in alcun modo alla richiesta dei membri del Congresso. Tuttavia, il “Partito dei lavoratori” di sinistra ha considerato questa richiesta dei legislatori americani una violazione della sovranità algerina.

«L’Italia esclude un sesto pacchetto di aiuti militari all’Ucraina perché fa già fatica a reperire armi per il quarto e quinto pacchetto. Ma la situazione dell’Italia è comune anche ad altri Paesi europei. Svuotare gli arsenali consegnando le armi a Zelensky significa doversi indebitare per acquistarne di nuove dagli USA. Il piano era perfetto… per gli USA e il suo apparato militare-industriale. Forse qualcuno in Europa comincia a fiutare la truffa. Quindi aspettiamoci tante dichiarazioni di sostegno all’Ucraina visto che quelle non costano niente» (Laura Ruggeri).

Sanzioni alla Russia: stanno per entrare in vigore quelle sul petrolio via mare e l’Europa non sa come sostituirlo
di Giulia Burgazzi
Visione TV, 2 novembre 2022


Il petrolio ripete il copione del gas. Ovvero, le sanzioni relative al petrolio russo ci lasceranno in braghe di tela. E l’idea di sostituirlo con petrolio americano, suggerita pure dall’amministratore delegato dell’ENI, non sembra tanto fattibile.

Il 5 dicembre 2022 entrerà in vigore nell’Unione Europea il divieto di importare petrolio russo via mare. Via oleodotto, il petrolio russo va all’Ungheria: che è riuscita a tenerselo. Non risulta che, prima di istituire il divieto, l’UE si sia assicurata equivalenti approvvigionamenti alternativi.

Come faremo? Dovremo contare di più sul petrolio statunitense, è una delle risposte che vanno per la maggiore. Ne ha data una del genere anche l’amministratore delegato Eni, Claudio Descalzi. Solo che gli Stati Uniti non hanno petrolio da esportare, o ne hanno giusto un goccino.

Con l’entrata in vigore delle sanzioni sul petrolio russo arrivato via mare, l’Unione europea perderà complessivamente circa 2 milioni di barili di greggio al giorno. Grossomodo il 20% dei suoi consumi. L’Italia importa dalla Russia circa l’11% del petrolio.

Il 20% e l’11% potrebbero anche non sembrare una gran cosa: in realtà sono più che sufficiente per creare difficoltà all’economia e alla vita quotidiana. Oltretutto bisogna mettere in conto la decisione che i Paesi Opec produttori di petrolio hanno preso insieme alla Russia all’inizio dello scorso mese di ottobre: diminuire la produzione di 2 milioni di barili al giorno, che equivalgono grossomodo al 2% del consumo mondiale.

Come colmare il buco che si verrà ad aprire con l’entrata in vigore delle sanzioni sul petrolio russo? Con il petrolio americano, così come adombra Descalzi? Tutto lascia pensare che sia solo una pia illusione. Ecco il grafico che la statunitense Eia (Energy information administration) ha pubblicato ad inizio anno. L’Eia è l’agenzia governativa che si occupa di statistiche e analisi relative all’energia. Il grafico riguarda esportazioni ed importazioni negli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti sono esportatori netti, è vero, di prodotti petroliferi. Si tratta di combustibili liquidi come gasolio e benzina. Però sono importatori netti di petrolio. Il bilancio complessivo relativo all’insieme di petrolio e prodotti petroliferi è vicinissimo allo zero, cioè all’autosufficienza pura.

E alla luce di questi dati l’Europa, per sostituire il petrolio russo, dovrebbe contare sul quello che arriverebbe dagli Stati Uniti?

L’Unione europea vuole fornire elettricità all’Ucraina, al contempo costringe noi a razionarla
di Giulia Burgazi
Visione TV, 2 novembre 2022


Il Commissario EU all’Energia Kadri Simson ha offerto elettricità all’Ucraina in data 1° novembre 2022. Ma una delle poche iniziative UE andate in porto per affrontare la crisi dell’energia è proprio il razionamento dell’elettricità. L’offerta del Commissario, in sostanza, accorcia ulteriormente una coperta che già era cortissima.

In seguito ai bombardamenti effettuati dalla Russia, in Ucraina è andato infatti distrutto il 40% delle infrastrutture energetiche. Città senza luce, senz’acqua, senza riscaldamento. Inoltre mettere KO il settore energetico di un Paese significa metterne KO la capacità bellica. E dunque l’offerta della commissaria può avere anche una valenza militare.

Kadri Simson non ha specificato se l’energia elettrica che l’UE è pronta a fornire all’Ucraina sarà gratis oppure no. Certo però che di energia elettrica, in questo momento, nell’UE ce n’è ben poca. Infatti la si produce in buona parte col gas, che è diventato scarso e stracaro in seguito alle sanzioni contro la Russia.

Ai problemi legati al gas, si sommano poi i problemi nucleari della Francia, che era un grande esportatore di energia elettrica. La metà dei reattori nucleari francesi è fuori servizio per cause varie: soprattutto per la necessità di manutenzioni impreviste. Forse la Francia stessa dovrà importare energia elettrica. Certo non potrà più venderne all’Italia e agli altri Paesi vicini.

Fino all’inizio della guerra, la rete elettrica dell’Ucraina era collegata a quella russa: un’eredità del comune passato sovietico. L’Ucraina si è scollegata dalla rete russa e collegata a quella europea esattamente all’inizio della guerra, trasformando una semplice esercitazione in un dato di fatto perpetuo. Kiev ha promesso di ricambiare almeno in parte i favori di cui l’UE l’ha colmata, esportando verso l’UE l’elettricità delle centrali nucleari ucraine, ma ha bloccato le esportazioni dopo i primi bombardamenti russi sulle infrastrutture energetiche.

Ora l’Ucraina chiede elettricità: e l’UE è pronta a dargliene, anche se il razionamento proposto in settembre dalla Commissione Europea è nel frattempo diventato obbligatorio.

Si tratta di diminuire del 5% il consumo di elettricità negli orari di picco (cioè nei giorni feriali, dalla mattina alla sera) e di ridurre “volontariamente” del 10% il consumo complessivo di elettricità. Non è ancora noto come, concretamente, il governo italiano vorrà attuare queste decisioni prese a Brussel. In ogni caso, se l’UE darà elettricità all’Ucraina, i cittadini UE dovranno verosimilmente usarne ancora meno.

«“Purtroppo si parla tanto di energia intesa solo come elemento di ricatto” afferma Demostenes Floros, esperto in politica estera e mercati dell’energia, che ho avuto il piacere di intervistare nell’ambito della XV edizione del Verona Eurasian Economic Forum; “ma l’energia”, continua Floros, “non è analizzabile solo come elemento di ricatto, di guerra o di escalation. L’energia è anche una possibilità per poter cooperare e portare a una sorta di de-escalation nel conflitto in corso”.
Di questo e di altri temi a cavallo tra pace, mediazione ed economia si è discusso durante il forum che, a causa delle sanzioni alla Federazione Russa, quest’anno, per la prima volta, anziché tenersi nella città scaligera, ha avuto luogo sulle rive del mar Caspio.
Nel video, le mie interviste per L’AntiDiplomatico [QUI] ad alcuni degli illustri e sempre combattivi ospiti italiani: Demostenes Floros, Giorgio Bianchi, Fabio Massimo Parenti, Mario Pietri e il senatore Vito Petrocelli che, negli scorsi mesi, in veste di presidente della Commissione Esteri al Senato, si è opposto con eroismo all’escalation bellica, schierandosi per lo stop all’invio di armi in Ucraina. Sono onorata di aver condiviso le mie giornate nella capitale azera con chi, coraggiosamente, non ha paura di andare contro corrente» (Sara Reginella).

Ordinaria follia

1. «In Ucraina non solo sono stati cancellati simboli e distrutti monumenti del passato sovietico, ora anche il passato imperiale è oggetto di rimozione. Un Paese senza memoria è un Paese condannato alla barbarie ed è esattamente la condizione in cui viene portato dai manovratori d’oltremare. Ad Odessa la demolizione di un monumento dedicato all’Imperatrice russa Caterina II (Caterina la Grande) sarà presa in considerazione durante la prossima riunione del consiglio comunale. Lo ha annunciato sabato il sindaco Gennady Trukhanov, dopo un sondaggio online a cui hanno preso parte circa 8mila persone su un milione di abitanti. Trukhanov aveva promesso su Facebook di votare personalmente per la rimozione della statua. Occorre ricordare che la città di Odessa è stata fondata dall’Imperatrice Caterina alla fine del 1700» (Laura Ruggeri).

2. «Il bimbominkia con riflessi condizionati degni del Dottor Stranamore invitato da Calenda a propinare minchiate abissali nel corso di quella immane pagliacciata di Milano rappresenta la più fulgida emblemizzazione dello “spirito del tempo” vigente in questo disastrato Paese» (Giacomo Gabellini).

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