La musica è cambiata. Segnali forti da un Presidente del Consiglio normale, che lavora senza ideologie e risolve i problemi senza perdere tempo

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 02.11.2022 – Vik van Brantegem] –  Con il primo decreto, Georgia Meloni sistema mafiosi, teppisti e gufi del Covid-19. Nella Conferenza Stampa dopo il primo “vero” Consiglio dei Ministri parla della lotta alla mafia, della stretta sull’illegalità dei rave party, del ritorno alla libertà dopo gli anni difficili della pandemia, stop obbligo vaccinazione per i sanitari e ok mascherine in ospedale. Il Presidente del Consiglio sa che il momento è duro, ma, a differenza di altri, non vuole impaurire la gente né raccontare favole. Casomai lavorare in fretta e lontana dalle ideologie.

No passi indietro: «Fiera della norma sull’ergastolo ostativo. Mi auguro che il Parlamento la migliori. Mi auguro che non ci siano altri provvedimenti ad hoc. Sulla lotta alla mafia non faremo passi indietro, ma passi in avanti». Leali e compatti: «Non ci sono problemi per ora. Mi aspetto dalla mia squadra compattezza e lealtà e le sto riscontrando. Mettiamo da parte gli individualismi». Dixit Giorgia Meloni, che presiederà venerdì prossimo un altro Consiglio dei Ministri, “più economico”.

Sono finiti i tempi dei balconazo di Giuseppi il Caudillo e delle fake news del Dragone l’Imperatore.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia nonché Presidente del Consiglio dei Ministri, il 31 dicembre 2022 ha tenuto il suo primo vero Consiglio dei Ministri al termine del quale ha incontrato i giornalisti per una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Accanto a lei c’erano il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano, il Ministri della Giustizia, Carlo Nordio, il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e il Ministro del Interno, Matteo Piantedosi.

Dei temi trattati nel Consiglio dei Ministri del 31 ottobre ha parlato l’amico e collega Renato Farina nell’articolo ieri su Libero Quotidiano, che condividiamo, seguito da un breve spunto di riflessione dell’amico e collega Giuseppe Ruscone sulla decisione governativa a proposito di rave party (e sullo sgombero di Modena), «mentre prosegue l’assurda, scellerata guerra in Ucraina e mentre si prospetta per l’Italia un nuovo, insensato invio di armi a Kiev (con il governo Draghi – si è scoperto nei giorni scorsi – l’Italia già si era evidenziata nei circoli bellicisti euro-atlantici per la fornitura dei sistemi bellici più potenti e tecnologicamente avanzati)».

Ovviamente, il nuovo articolo anti-rave party del codice penale approvato dal Consiglio dei Ministri – che prevede fino a sei anni di carcere per chi organizza raduni non autorizzati, ovvero per l’«invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica» – spacca la politica. C’è chi ci vede una «norma pericolosissima, perché mette a rischio la libertà di riunirsi prevista dall’articolo 17 della Costituzione» o «la norma rischia di avere un’applicazione discrezionale e arbitraria a scapito del diritto di protesta pacifica», mentre non c’era protesta quando la Costituzione veniva effettivamente calpestata, ostacolata, manganellata, gelata con le autopompe della polizia impedita questa libertà. Si proprio loro che oggi parlano di libertà, antifascismo, antiautoritarismo, difesa dei più deboli e si battono per il diritto ai rave party abusivi, quando erano al governo negli anni precedenti, hanno represso la libertà di manifestare e di lavorare di chi non si è piegato al ricatto “vaccinale”. «Ti tolgono la libertà di parola, di lavorare, di usare la tua auto e i tuoi soldi. Ma guai a toccategli i rave party» (Alex Bazzaro). «Quando era al potere la sinistra, abbiamo visto gli idranti sui manifestanti, hanno goduto quando si chiudevano le piazze per le manifestazioni contro il Green Pass. La sinistra è l’ultima che può parlare di libertà» (Francesco Borgonovo).

Quindi, abbiamo scritto “ovviamente”, perché le opposizioni che chiedono il ritiro della norma introdotto dal Governo – perché “temono un’applicazione estesa anche ad altre manifestazioni, magari di dissenso politico” – non hanno mai mostrato la stessa “preoccupazione” quando erano al governo con Conte I, Conte II e Draghi (tutti archiviato con infausti ricordi, sperando che Commissioni di inchiesta parlamentari e Procure delle Repubblica se ne occupano). «È un gravissimo errore. I rave non c’entrano nulla con una norma simile. È la libertà dei cittadini che così viene messa in discussione», ha twittato il Segretario del Pd, Enrico Letta, negli anni precedenti muto di fronte a decisioni e atti degli ultimi governi che veramente liberticidi. «Una norma raccapricciante, da Stato di polizia», tuona il leader dei Cinquestellati, Giuseppe Conte, il caudillo dei DPCM con cui toglieva agli Italiani diritti civili garantiti dalla Costituzione. «Una legge dal sapore putiniano», commenta il Presidente di Più Europa Riccardo Magi, di cui non ricordiamo interventi dello stesso tenore negli anni precedenti, quando faceva parte della maggioranza di governo. Incommentabile, come al solito, il leader di Azione, Carlo Calenda: «Dalla Meloni una norma scritta a cavolo, tanto per fare la dura».

Invece, in controtendenza, a sinistra, il Governatore dem della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini: «Io sono uno di quelli che pensa che ogni forma di illegalità vada contrastata». 110 e lode con standing ovation! Un “sostegno esterno” per un messaggio forte «a beneficio di una gioventù spesso stordita dalla cultura dominante di cattivi maestri politici e mediatici, sempre pronti a inneggiare a quella falsa libertà che danneggia gravemente se stessi, la propria famiglia, la convivenza e il progresso sociale», sottolinea Rusconi. «Come vedete e sentite – lo si percepisce al volo, il popolo ha antenne tipo Nasa e coglie le vibrazioni del cosmo interiore dei leader – noi che teniamo il timone della barca, perché ci avete scelti, non siamo travolti né dal panico né abbiamo l’illusione di essere superman o superwoman. I momenti di crisi non hanno bisogno di chi si atte a superWinston o a superGiorgia. I tempi duri hanno semmai bisogno di persone che non abbiano mascelle quadrate e muscoli da lotta greco-romana ma un supplemento d’anima, ma se ne vergognino un po’, e lo nascondano perché bisogna saper scendere dal piedistallo di qualsivoglia superiorità morale. Questo crea compattezza nel governo e coesione nazionale e sociale, che in questa società liquefatta è una benedizione di normalità», commenta Farina.

Un Presidente del Consiglio dei Ministri normale
di Renato Farina
Libero Quotidiano, 1° novembre 2022


Alle 16 e 45 del 31 ottobre 2022, non precisamente un orario furbo per invadere i tinelli e le cucine dei connazionali onde farsi réclame, eccola, un passo davanti agli uomini, tutti molto più maturi di lei. Si siede al tavolo nello sfavillio di Palazzo Chigi. Diciamolo: dietro il medaglione gigante e azzurro con la scritta “Presidenza del Consiglio dei Ministri”, sembrava una conduttrice del Tgi, di quelle però che si impappinano un po’, perché in fondo non è una mezzobusto, e il suo mestiere è fare il premier, e ogni tanto al premier tocca pure questa faccenda. Che problema c’è?

La prima conferenza stampa di Giorgia Meloni da capo del governo, come ogni inizio, dice la verità sulle persone. Indossava quella che abbiamo capito essere la sua tuta di fatica, un attrezzo del mestiere come la canottiera per i muratori: giacca e calzoni blu scuro, camicetta. Aldilà dei decreti e dell’elenco dei sottosegretari, cosa ha comunicato ai giornalisti e, si spera, tramite loro agli italiani? In sintesi: la normalità. Questo è un giorno di lavoro come tanti, di quelli che scandiscono la vita, ciascuno con il suo particolare daffare, a ognuno. Proprio così. “Business as usual“, al lavoro come sempre, non è un giorno speciale, e nemmeno io sono tanto speciale, sono banalmente un premier, e dirigo il consiglio dei ministri, e poi bisogna far sapere cosa si è deciso lì dentro, che sarà mai? Ho citato Winston Churchill, e mi scuso per la megalomania del paragone, ma non me ne viene uno meglio.

Il dovere di ognuno

Londra era bombardata quotidianamente. Quale poteva essere una giusta risposta in una situazione tremenda? “Business us usual“. Il premier fece un discorso alla radio, contagiando la popolazione con questo eroismo minimalista, i negozi esposero il cartello con quella frase: la bottega è aperta, come ogni mattino. Meloni sta su questa linea ognuno faccia il proprio banale dovere. Io non vi nego la verità, bisognerà resistere, è tutto molto difficile da sopportare. Ma come vedete e sentite – lo si percepisce al volo, il popolo ha antenne tipo Nasa e coglie le vibrazioni del cosmo interiore dei leader – noi che teniamo il timone della barca, perché ci avete scelti, non siamo travolti né dal panico né abbiamo l’illusione di essere superman o superwoman. I momenti di crisi non hanno bisogno di chi si atte a superWinston o a superGiorgia. I tempi duri hanno semmai bisogno di persone che non abbiano mascelle quadrate e muscoli da lotta greco-romana ma un supplemento d’anima, ma se ne vergognino un po’, e lo nascondano perché bisogna saper scendere dal piedistallo di qualsivoglia superiorità morale. Questo crea compattezza nel governo e coesione nazionale e sociale, che in questa società liquefatta è una benedizione di normalità. Certo siamo sotto attacco. La tensione è palpabile vicino a noi, e nel vasto mondo, minacciati da una guerra nucleare da disinnescare. E incombe la deflagrazione dell’economia se l’inflazione e il costo insopportabile dell’energia persisteranno mettendo fuori mercato la nostra industria manifatturiera. Ma il dovere resta uno, quello di vivere, alzarsi il mattino, lavarsi la faccia, aprire il computer. Per Giorgia si tratta di chiudere la conferenza stampa perché ci sono impegni altrove, non esiste solo la comunicazione.

Questo il sotto testo del discorso e degli sguardi meloniani. Semplicità, un problema alla volta, o lei tocca alla giustizia e all’ergastolo ostativo (quello che non dà speranza di uscire: e qui, anche se non importa a nessuno, e Giorgia è coerente, sono restato male). All’ordine pubblico, con relativa frecciata ai governi Conte e Draghi: avete inondato gente anziana di acqua gelata in inverno, perché esprimeva dissenso sul green pass; e avete dato via libera alla folla turbo-narcotica dei rave party. Da parte nostra non ci metteremo a terrorizzare la gente, a imbrigliare la libertà, sulla base di considerazioni da scienziati della mutua, che non sono capaci neppure di riconoscere di aver sbagliato se il risultato delle misure di lockdown esasperato, senza paragoni salvo la Cina, hanno condotto ai risultati di mortalità peggiori del globo. Che differenza con i precedenti premier. Trascuro Paolo Gentiloni, vi sfido a ricordare anche solo un suo aggettivo. Ma ecco Matteo Renzi armato di psichedeliche diapositive. Con la bacchetta a indicare un mondo sognante, con illustrazioni proiettate che sembravano strappate da antichi volumi di Verne, mongolfiere girovaghe, e lui a incantare il popolo sporgendosi da lassù, il giro del mondo in ottanta euro. In fondo metteva buonumore, e ci credeva.

La colonia di Conte

Giuseppe Conte scelse la distinzione formale, la colonia al limone che – giuro – oltrepassava persino lo schermo della tivù, la pochette a quattro punte, il tono di voce in rima con una retorica ampollosa, come recitasse la parte del senatore romano in un teatro shakespeariano. Ma sì. Lui era Cesare, aveva il dado pronto, quasi che gli toccasse traversare il Rubicone ogni giorno per tutti i tre anni da premier. Cesare? Diciamo Cesarino. Un mezzo Cesare. Non ha vinto né in Gallia né in Germania, ma si celebrava in terza persona, come Maradona, ma quello era Maradona, lui era Conte, una lagna, un formalismo in formaldeide. E Mario Draghi? Be’ lui è stato un Cesare tutto intero, anche di profilo, sembra nato perché qualche scultore ne facesse il busto per il Pantheon. Dove lo lasciamo cinto del lauro della gloria. Ed ecco Giorgia Meloni. Una che va a studiare non a insegnare. Business as usual.

Rave party? La musica è cambiata
Un forte messaggio ai giovani insidiati dalla “cultura” dello sballo, minimizzata e dunque favorita dal pensiero unico mediatico
di Giuseppe Rusconi
Rosso Porpora, 2 novembre 2022


Ma guarda un po’. Ricordate, voi che seguite un po’ anche la politica italiana, che cosa si pontificava a proposito di rave party dagli schermi a reti unificate e dalle pagine dei giornaloni? Ormai ci sono migliaia di giovani… non possiamo intervenire. E come queste adunate mortifere duravano giorni e giorni (vedi ad esempio quanto successo nell’agosto 2021 nel Viterbese) fino a quando, per esaurimento di energie vitali, fatti e strafatti, i partecipanti se ne andavano alla chetichella senza essere disturbati dalle forze dell’ordine? Erano i tempi di Luciana Lamorgese, pallidissima ministra dell’Interno con Conte II e con Draghi, dal settembre 2019 all’ottobre 2022. Non possiamo far sgombrare, si rischiano incidenti gravi, duri scontri… questo era il ritornello intonato dalle prefiche del politicamente corretto.

Com’è come non è, l’altro ieri è cambiato tutto. Gli oltre tremila partecipanti a un rave party (convocato via social) spuntato improvvisamente la sera di sabato scorso 29 ottobre in una fabbrica dismessa modenese se ne sono andati in poche ore nella mattinata di lunedì senza bisogno che la polizia (che aveva attirato l’attenzione degli occupanti anche sul fatto che il fabbricato era sotto sequestro per pericolo di crolli) dovesse intervenisse manu militari: organizzatori e partecipanti hanno percepito che stavolta si sarebbe fatto sul serio. In ogni caso sono stati oltre 1.300 gli identificati e 14 gli organizzatori denunciati; si stima inoltre a 150mila euro il valore di veicoli e attrezzature musicali sequestrate.

Dal nuovo governo è stato dunque dato un messaggio forte a chi fin qui ha potuto approfittare della tolleranza, della pavidità, de facto della complicità di coloro che, pur potendo, non sono mai intervenuti in materia, per ragioni politiche contingenti e di bottega.

Messaggio forte, ribadiamo, a beneficio di una gioventù spesso stordita dalla cultura dominante di cattivi maestri politici e mediatici, sempre pronti a inneggiare a quella falsa libertà che danneggia gravemente se stessi, la propria famiglia, la convivenza e il progresso sociale.

Un messaggio, quello dato ai partecipanti del rave di Modena, che è stato seguito sempre il 31 ottobre da un decreto legge – approvato dal primo Consiglio dei Ministri operativo – che, al punto 5, prevede un nuovo articolo 434 bis del Codice penale: tale articolo era già stato abbozzato in sede di Ministero dell’Interno nell’ultimo anno ma mai partorito. Alla sua stesura hanno contribuito sia il nuovo Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che il nuovo Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il nuovo Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Nell’articolo 434 bis sono previsti da 3 a 6 anni di reclusione per chi “organizza o promuove rave party”, mediante “l’invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”, da parte di almeno 50 persone. Per gli organizzatori sono previste multe da mille a diecimila euro. Per chi solo partecipa all’ “invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati” si prevede “che la pena è diminuita”. Inoltre è prevista la confisca di ciò che è servito o è stato destinato a commettere il reato: veicoli, amplificatori, impianti stereo, strumenti musicali, strutture per il palco.

Nella relazione che illustra il nuovo decreto si legge tra l’altro: “L’intervento normativo mira a rafforzare il sistema di prevenzione e di contrasto del fenomeno dei grandi raduni musicali, organizzati clandestinamente (c.d. rave party) (…) I casi che si sono finora presentati hanno riguardato meeting, organizzati mediante un ‘passa parola’ clandestino, realizzato attraverso il web e soprattutto attraverso i social network, che si sono tenuti in aree di proprietà pubblica o privata invase illecitamente dai partecipanti”.

Il manganello di Repubblica e l’ipocrisia di Avvenire contro il governo

Le norme anti-rave party hanno suscitato una reazione durissima nel centro-sinistra e nella sinistra politica, che prefigura – sulla base di tali norme – ulteriori giri di vite contro le occupazioni (così simpaticamente democratiche) di scuole e università oppure contro manifestazioni sindacali che implichino azioni di tal genere. Gli strilli scomposti di coloro che fin qui i rave party li avevano sempre tollerati e dunque de facto favoriti sembrano però, a leggere la relazione illustrativa citata e ad ascoltare il Ministro dell’Interno, fuori luogo. Non si può non osservare che tali strilli (vedi Repubblica di oggi 2 novembre a tutta pagina: “No alla legge manganello” e, a pagina 2, “Rivolta contro il governo”, un’impostazione mediatica sovversiva cui strizza l’occhio ipocritamente anche l’odierno Avvenire col titolo d’apertura: “Occupazioni e Covid: segnale che già divide”) costituiscono de facto un’istigazione grave e irresponsabile alla rivolta studentesca, giovanile, sindacale contro norme che, lungi dall’essere reazionarie, sono invece quelle che il buon senso, il dovere della responsabilità e l’amore per il futuro del Paese suggeriscono.

Foto di copertina: Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia nonché Presidente del Consiglio dei Ministri, il 31 dicembre 2022 ha tenuto il suo primo vero Consiglio dei Ministri al termine del quale ha incontrato i giornalisti per una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

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