Don Ennio Innocenti, appassionato testimone del Vangelo e innamorato di Dio

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 20.10.2022 – Vik van Brantegem] – Il libro La conoscenza dei perfetti: Ricordando Don Ennio Innocenti di Aurelio Porfiri, che raccoglie anche contributi di Danilo Castellano, Stefano Fiorito e Luigi Copertino, è un testo relativamente breve (62 pagine), ma molto intenso. È un libro che racconta dei tempi di cambiamento nella bimillenaria storia della Chiesa Cattolica, che dalle origini fino all’inizio degli anni ‘60 insegnava al mondo che era in ascolto, mentre poi è il mondo che insegna alla Chiesa, che rimane in ascolto.

Don Ennio Innocenti, con cui entriamo in conoscenza con il libro inedito, che Porfiri ha dato alla stampa per «omaggiare una persona che altrimenti rischierebbe di rimanere dimenticata, cosa che certamente egli non merita», è morto nella mattina di sabato 10 gennaio 2021, a 88 anni. Studioso poliedrico, sacerdote eclettico e soprattutto un appassionato testimone del Vangelo, disse: «Quella tra me e Dio è una incredibile e passionale storia d’amore». Sacerdote fedele alla Tradizione della Chiesa Cattolica e acuto critico della mondanizzazione del Cattolicesimo, senza cadere nelle restrizioni di vedute che troppo spesso caratterizzano una certa parte del mondo “tradizionalista” [*].

Con il suo apostolato pubblicistico, Don Innocenti ha fatto ben conoscere la Verità rivelata e il Magistero della Chiesa Cattolica, nel cui ovile ha riportato molti lettori. Studioso del Cristianesimo delle origini, definendosi un prete romano, era un convinto apologeta della saldatura fra il Vangelo e la Romanità. Tra i suoi numerosi studi spiccano quelli sulla gnosi, in cui distingueva tra una “gnosi pura” e una “gnosi spuria”. Sulla sua opera, nello specifico riguardante la “gnosi spuria”, sono stati organizzati diversi convegni di studio.

La parola “gnosi” in greco significa “conoscenza” e fin dall’antichità ha indicato la conoscenza delle cose spirituali. Con l’avvento del Cristianesimo si è formata una netta distinzione tra una “gnosi pura”, che conduce alla Verità Rivelata e alla felicità spirituale, e una “gnosi spuria”, ossia impura, falsata, fonte di illusione, vizio e follia, che Don Innocenti poneva all’origine della modernità anticristiana. Se la “gnosi pura” è stata nei secoli portata avanti dalla Chiesa e dai santi, la “gnosi spuria” ugualmente si è organizzata in gruppi, sette più o meno segrete e ha influenzato la cultura, la scienza, la politica e la stessa religione con un unico scopo: distruggere la Chiesa Cattolica e la Civiltà Cristiana.

Nella sua opera La gnosi spuria (Città Ideale 2013, 1400 pagine), divisa in due tomi (Dalle origini al ‘700 e Dall’800 a oggi), Don Innocenti in primo luogo spiega e analizza l’errore gnostico, dopodiché ne rivela lo sviluppo storico dalle origini a oggi. Il libro, basato su un lavoro bibliografico monumentale, vuole essere quasi una Rivelazione del lato invisibile della storia umana: un’opera documentatissima eppure di agile consultazione.

Ennio Innocenti era nato nel 1932 a Pistoia e visse i dolori della guerra, culminati nell’uccisione del padre nell’anno 1944, quando aveva 12 anni. Il giovane Ennio comincia a manifestare segni di una vocazione al sacerdozio, incoraggiata dai sacerdoti a lui vicini, studia dunque a Roma, al Collegio Capranica, poi alla Pontificia Università Gregoriana, dove aveva ottenuto il baccellierato in filosofia, e conseguito successivamente il dottorato in Sacra Teologia alla Pontificia Università Lateranense.

Ordinato sacerdote per la Diocesi di Roma il 20 gennaio 1957, svolge per sette anni l’ufficio di Viceparroco in tre parrocchie romane, Santa Maria Maggiore, San Giovanni Battista dei Fiorentini e a Santa Chiara ai Giuochi Delfici. Fu per diversi anni insegnante di storia e filosofia in due licei romani, il Preziosissimo Sangue e il Massimiliano Massimo. Docente di teologia fondamentale ed ecumenismo (per tre anni è stato primo segretario della Commissione ecumenica del Vicariato di Roma). Aveva insegnato filosofia sistematica e filosofia contemporanea all’Istituto teologico Don Orione, affiliato alla Pontificia Università Lateranense e collaborato con il Centro diocesano di Teologia, come docente titolare di Dottrina sociale della Chiesa.

Nel frattempo Don Innocenti si occupava anche di cause matrimoniali e di canonizzazioni. Ha collaborato nel Comitato Centrale del Giubileo (1974-75) ed è stato consulente ecclesiastico dell’Unione cattolica artisti italiani di Roma (1997-98). Era beneficiato della basilica di San Pietro dal 1993.

Nei primi anni ’60 Don Innocenti aveva conosciuto Padre Virginio Rotondi, S.I., popolare voce di Ascolta, si fa sera, la storica rubrica religiosa del Giornale Radio Rai, che va in onda senza interruzioni dal 5 aprile 1970 (nel corso degli anni il timone è passato a Savino Bonito, Gian Paolo Favero, Don Ennio Innocenti e Filippo Anastasi). La partecipazione ad Ascolta si fa sera rese Don Innocenti popolare al pubblico di tutta Italia in un’epoca in cui radio e tv erano ancora gli unici strumenti di comunicazione. Da quei microfoni parlò per 27 anni. L’apostolato della buona stampa sarà missione di tutta la sua lunga vita, con la collaborazione dell’Arciconfraternita di Santa Maria degli Angeli dei Cocchieri, di cui nel 1984 è nominato dal Vicariato di Roma Commissario. Con il tempo l’associazione era progressivamente decaduta a causa della estinzione dei cocchieri conduttori di carri che ne formavano la base sodale. Don Innocenti le ha ridato vita aggiungendovi il titolo di “Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis” – riprendendo la analoga iscrizione conservata nella chiesa di San Tommaso ai Cenci, che ne fu lungamente sede. Ne ha anche promosso il nuovo statuto attualizzando i Cocchieri negli Aurighi: questi sono impegnati nella pratica delle opere caritative spirituali e corporali e indirizzati a sostenere e ravvivare le coscienze alla luce del Vangelo, del Magistero autentico della Chiesa e dell’esempio dei Santi, non più guide di carri, ma di anime.

Don Innocenti divenne anche Assistente spirituale del Movimento Oasi, fondato da Padre Rotondi, a cui hanno aderito Luigi Calabresi e Giovanni D’Ercole.

Di Luigi Calabresi – il commissario di Polizia ucciso per mano di emissari di Lotta Continua a Milano il 17 maggio 1972 [L’avvelenato clima pre-elettorale. Sfregiata pure la lapide di Calabresi. Minacce, insulti e teste di maiale – 21 settembre 2022] – Don Innocenti diventò amico, padre spirituale e confessore. Aveva sostenuto l’avvio del processo di beatificazione, curando il testo Luigi Calabresi. Il santo. Il martire. Nel 2017, a 45 anni dall’efferato assassinio, aveva organizzato un oratorio in memoria del commissario nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli.

Anche Mons. Giovanni d’Ercole, Vescovo emerito di Ascoli Piceno, da sempre è molto attivo nei media. È stato Vice Direttore della Sala Stampa della Santa Sede dal 1987 al 1990. Per anni è stato collaboratore dell’emittente televisiva cattolica Telepace, curando diverse trasmissioni di approfondimento giornalistico. Per RAI 2 ha condotto nel 1994 la trasmissione Prossimo tuo, in seguito Millennium e poi Terzo Millennio. Dal 2002 è autore e conduttore televisivo della rubrica religiosa Sulla via di Damasco. Fino al 2007 scrive e conduce la trasmissione Attualità ecclesiale su Radio Maria e dal 2008 collabora a Radio Maria nella stessa rubrica con Don Davide Banzato. Collabora con diverse reti radio-televisive come ospite tra cui Mediaset, Rai, LA7. Iscritto all’ordine dei giornalisti del Lazio e del Molise, è Direttore responsabile di Don Orione Oggi, rivista della Piccola Opera della Divina Provvidenza e della rivista Crescere del Movimento Oasi fondato da Padre Rotondi.

Don Innocenti era un coraggioso testimone di Cristo, un profeta teso a ristabilire la Verità – Dio – dovunque fosse possibile. Dove attingeva tanta forza? Nell’Eucaristia, celebrando la quale si immergeva nel mistero e la sua anima si trasfigurava trovandovi la eminente energia che lo ha distinto. Fondato nella solida formazione filosofica e teologica, era angustiato dal silenzio che come terra bruciata circonda la religione cattolica, silenzio dovuto a diversi motivi, più importanti dei quali sono l’apostasia dalla fede di numerosi ex credenti, la tiepidezza di altri che quasi se ne vergognano, la strategia del silenzio concertata dalla caduca potenza nemica di Dio. Intervenne con competenza in campo esegetico, teologico, filosofico, storico ed impegnandosi in molteplici convegni ed incontri. Sono circa settanta i suoi libri e innumerevoli i suoi saggi, su argomenti come storia, teologia, dogmatica, esegesi, filosofia, liturgia, ecumenismo, mariologia, estetica, ecc. Collaborò con più di cinquanta riviste e con alcuni quotidiani nazionali, L’Osservatore Romano, Avvenire, con oltre mille articoli su Il Gazzettino. I testi delle sue trasmissioni radiofoniche o pubblicati dalla stampa sono stati raccolti in una grande opera divisa in dieci volumi.

Molto noto è il suo saggio La conversione religiosa di Mussolini. Più volte ristampato ed ampliato fino all’edizione definitiva pubblicata nel 2016 da Fede e Cultura. In questo libro Don Innocenti sostiene la tesi di un avvicinamento del Duce alla fede cattolica sfociato in un’autentica conversione, tesi che ritorna anche nel libro Statisti cattolici europei. In questa sua visione di un Mussolini cattolico si può forse trovare un’eco della sua esperienza di vita. Fuggito di casa a 12 anni per raggiungere il padre, milite della Guardia Nazionale Repubblicana, fu adottato da tutta la compagnia, finendo giovanissimo nel campo di prigionia di Coltano, dove raccontava di avere assistito di persona alle terribili umiliazioni cui fu sottoposto Ezra Pound. Qui venne, inoltre, in contatto con un sacerdote che lo confessò e comunicò, avvicinandolo alla fede cattolica. Tornò dalla prigionia convinto che, dopo la fine del fascismo, rimanessero nel mondo tre forze in campo: l’America e il capitalismo; l’URSS e il comunismo, Dio e la Chiesa Cattolica. Sappiamo con chi si schierò.

Per concludere, nella presentazione al volume La conoscenza dei perfetti: Ricordando don Ennio Innocenti, Aurelio Porfiri scrive: «Ricordo di aver conosciuto Don Ennio Innocenti molti anni fa. Il suo nome non mi era ignoto, ma non lo aveva mai incontrato. Poi, forse a causa della nostra comune frequentazione della Basilica di san Pietro in Vaticano, capitò che ci incontrammo. Era un prete romano Don Ennio, così gli piaceva essere definito. Ricordo che fin da quei primi incontri ebbi una impressione duplice, quella di un uomo molto cortese ma non facile, non con un carattere semplice. L’impressione mi fu confermata quando la nostra conoscenza si approfondì, quando ebbi occasione di frequentarlo anche a casa sua, alla Garbatella, in cui mi sono recato molte volte. Era un tipo sanguigno Don Ennio, a volte sapeva essere spiacevole. Era tutto concentrato nelle sue cose, nei suoi progetti, nei suoi studi, e questo gli ha permesso di produrre tantissimo. A volte gli capitava di essere sbrigativo con le persone e questo non mi ha riguardato solo a me, ma l’ho sentito anche da altri che lo hanno frequentato. Ci si litigava, insomma, ma questo non poteva oscurare il rispetto e la considerazione per uno studioso che tanto ha dato alla Chiesa, non sempre venendone ripagato adeguatamente. Ricordo che mi manifestava la sua amarezza per non essere mai riuscito a diventare canonico di San Pietro, ma rimase sempre come beneficiato del Capitolo, malgrado vari tentativi in quel senso. Mi disse che in Segreteria di Stato c’era chi bloccava sempre quella nomina, malgrado lui avesse senz’altro più meriti di tanti che ricevettero quella posizione ecclesiastica. Malgrado questo lui andava avanti sempre con amore per la Chiesa, combattendo le sue battaglie spirituali e culturali, occupandosi di gnosi, del Commissario Calabresi, di Mussolini, di Massoneria, di storia della Chiesa… Il campo di azione di Don Innocenti fu vastissimo, con decine e decine di volumi e articoli pubblicati. Dovremmo parlare di più di questo in seguito, anche perché la sua produzione editoriale fu intrapresa in un modo del tutto singolare, praticamente quasi tutta a suo carico, potendo contare su un certo numero di sottoscrittori che gli inviavano qualche soldo al ricevimento dei suoi nuovi libri che lui puntualmente spediva. Ma negli ultimi tempi il numero dei sottoscrittori si assottigliò fatalmente e mi chiese se io avessi voluto pubblicare, con la mia piccola realtà editoriale, i suoi lavori. Io ero naturalmente d’accordo e la prima cosa che mi inviò fu un testo sui gesuiti. Purtroppo il testo era veramente troppo breve per essere pubblicato e io gli dissi di integrarlo con altro materiale in modo da avere qualcosa di più consistente. Lui accettò, ma nel frattempo venne la malattia che dopo qualche tempo lo condurrà alla morte. Con questo testo, che contiene una conversazione che avemmo anni fa e che non è mai stata pubblicata, voglio omaggiare una persona che altrimenti rischierebbe di rimanere dimenticata, cosa che certamente egli non merita».

[*] Il tradizionalismo e le sue zavorre

«Mi occupo da molti anni di temi legati alla tradizione e specialmente del tradizionalismo cattolico. Ora, ho già affermato che è quantomeno problematico identificare la tradizione con il tradizionalismo che ne è semmai una rivendicazione. Ci sono bravissime persone nel mondo cattolico tradizionale (che preferisco a tradizionalista), persone sinceramente motivate da ragioni che io trovo del tutto condivisibili.

Purtroppo, come ad altri, a me non piace vedere questo mondo sotto attacco da coloro che dovrebbero essere accoglienti, inclusivi, periferici. Detto questo, sarebbe disonesto dire che lo salvo in blocco, perché purtroppo come tutti gli organismi viventi sviluppa delle vere e proprie patologie che da un certo punto di vista sono inevitabili ma verso cui bisogna stare attenti, perché a volte divengono il volto pubblico della tradizione che invece con loro non dovrebbe avere niente a che fare. Sono vere e proprie zavorre che appesantiscono questo mondo e lo tirano giù ben bene.

Ci sono coloro che per esempio “ostentano” santità come fosse un profumo. Li vedi compunti, dolenti pure a un matrimonio. Sono coloro che si “sindonizzano” sulle sequenze della contrizione a prescindere e che pretendono di essere visti perché sennò si rovinerebbe tutto l’effetto. Nessuno li obbliga ad essere tristi, tantomeno il Padreterno. La santità è una luce che emana da dentro, se non c’è è inutile falsificarla. Si può essere santi facendo le cose normali in modo straordinario, come ci insegna la piccola via di santa Teresa di Gesù Bambino.

Poi ci sono quelli che sono sempre sull’orlo di un precipizio, coloro che pensano che non ci sono abbastanza problemi, bisogna continuamente crearne degli altri. Sono le persone che temono “loro”, che si nascondono da “loro”, che denunciano continuamente “loro”. Ma “loro chi? Mi verrebbe da dire con una certa decisione ma poi, come direbbe Totò, “desisto”.

Ci sono coloro che si servono della patina tradizionalista per scaricare rancori che probabilmente attengono più alla sfera privata che a altro. Ce ne sono al di qua e al di là dell’oceano Pacifico, sempre pronti ad assaltare Fort Knox andando appresso agli indiani metropolitani con leggende al seguito. Si presentano come “eroi della fede”, quando poi se i banchi parlassero dovrebbero solo nascondersi. Ce ne sono in tutte le categorie, compresi giornalisti e accademici, che dietro la passata di vernice di devozione covano risentimento, invidia e cieca ambizione. Ripeto, sono qua e là e se ne dovrebbe pure parlare. Io non ho mai preteso di essere un eroe della fede, dico quello che penso giusto malgrado le mie mancanze che denuncio ogni tre righe in molti miei articoli.

La tradizione cattolica è qualcosa così grande che non dovremmo svenderla a coloro che sono a tutti gli effetti, lupi in vesti di agnelli» (Aurelio Porfiri).

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