A Bonassola manifestazione #Iostocondongiulio. La lettera del Vescovo Palletti sul caso Mignani

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 11.10.2022 – Vik van Brantegem] –  Ritorniamo sul caso della sospensione a divinis con un decreto del Tribunale ecclesiastico diocesano del 6 settembre 2022 di Don Giulio Mignani, l’ex parroco di Bonassola contrario al magistero della Chiesa su omosessualità, aborto e eutanasia, “pro benedizione delle coppie gay”. La notizia è stata data dal diretto interessato stesso lunedì 3 ottobre 2022, con un messaggio che ha affissato sul portone della chiesa parrocchiale di Donassola.

In risposta alla richiesta da più parti di rivedere la sospensione a divinis di Don Giulio Mignani, il Vescovo della Spezia-Sarzana-Brugnato, Mons. Luigi Ernesto Palletti ha risposto con una lettera pubblicata sul sito della Diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato [QUI], che riportiamo di seguito. Scrive Mons. Paletti: «Richiamare l’agire di un presbitero alla fedeltà dell’insegnamento del Magistero non è solo legittimo, ma anche doveroso, sia nei confronti del sacerdote che verso i fedeli». Qui parla un vescovo da vescovo cattolico, ben consapevole che suprema lex è sempre la salus animarum, il principio dell’ordinamento canonico della Chiesa, come il Legislatore ha affermando nel suo ultimo canone 1752. La Chiesa fu fondata da Gesù Cristo per la salvezza delle anime, la legge suprema della Chiesa – che un vescovo come successore degli Apostoli è tenuto a far rispettare nella sua diocesi – ed è la ragion d’essere di un sacerdote.

Inoltre. seguono alcuni riflessioni sulla vicenda di Don Giulio Mignani pubblicate da Aurelio Porfiri sul blog Duc in altum.

«I fedeli della parrocchia stretti attorno a Don Giulio, prete attivista pro aborto, eutanasia, gender ed ogni altra diavoleria anticristica. 60 anni di modernismo hanno cancellato la fede cattolica e ridotto le chiese a docili badanti dei bisogni del mondo» (Stefano ✠ @InVeritatetweet – Twitter, 10 ottobre 2022).

Domenica 9 ottobre 2022 si sono riuniti alcune centinaia di parrocchiani nella piazzetta antistante la chiesa di Santa Caterina a Bonassola, richiamati dal comitato #Iostocondongiulio, per esprimere vicinanza a Don Giulio Mignani. «Don Giulio nuovo martire della Chiesa ucciso nella sua libertà», si leggeva sul grande striscione della manifestazione a sostegno del sacerdote sospeso a divinis. Tra le altre cose, aveva detto: «Spero che un giorno si possano celebrare in chiesa matrimoni tra due persone dello stesso sesso”.

Prendendo la parola alla manifestazione, Don Mignanie ha espresso il desiderio che la giornata dedicata al dialogo e all’incontro tra le diverse religioni, appuntamento annuale iniziato nella parrocchia di Donassola, diventi un appuntamento nazionale. «È una giornata in cui si ritrovano persone con vissuti spirituali diversi. Ci sono cristiani, atei, ebrei, agnostici, buddisti. La mia consapevolezza, come quella di altri, è che ci sono diversi modi di nutrire questa dimensione spirituale. Io la vivo seguendo l’insegnamento di Gesù, altri seguendo altre vie. Vorrei che questa giornata continuasse e chiedo al comitato di organizzare altre giornate come questa e io, da dovunque sarò, verrò».

Don Giulio Mignani durante suo intervento.

«Non lascio il sacerdozio – ha detto Don Mignani – perché vorrebbe dire dar ragione a chi pensa che nella Chiesa possa rimanere solo chi la vede omologante. Io continuerò a manifestare il mio pensiero. Le tante manifestazioni di affetto mi riempiono di gioia, perché forse è segno che cose buone ci sono state. Sono giorni di dolore, non nego di aver pianto. Ho cercato di seminare amore e qualcuno oggi ha detto che un albero è nato, con radici spirituali forti e sarà difficile sradicarlo. Ci saranno occasioni per farlo continuare a crescere».

Don Mignani ha chiesto poi ai parrocchiani di voler bene al sacerdote che lo sostituirà e che ha celebrato la Messa domenicale.

LETTERA DEL VESCOVO DIOCESANO
MONS. LUIGI ERNESTO PALLETTI
SUL CASO DEL SAC. GIULIO MIGNANI

La Spezia, 9 ottobre 2022

Ho seguito con attenzione quanto è stato detto e scritto in questi giorni, a seguito del provvedimento della sospensione dalla celebrazione pubblica dei sacramenti e sacramentali e dalla predicazione nei confronti del Sac. Giulio Mignani.

Certamente, le ottime doti di carattere e di relazione umana di Don Giulio non possono non suscitare le espressioni di vicinanza che molti gli stanno rivolgendo. È generoso e desideroso di essere presente in mezzo alla gente, con l’ascolto e la vicinanza. Io stesso avevo voluto facesse parte del Consiglio Presbiterale, l’avevo confermato Vicario Foraneo ed era anche stato chiamato ad essere uno dei Delegati diocesani che parteciparono, assieme a me, al Convegno Ecclesiale di Firenze del 2015.

Tuttavia, dal gennaio 2017 ha iniziato a rilasciare esternazioni pubbliche non conformi all’insegnamento del Magistero. Ogni volta ho avuto occasione di colloquiare cordialmente con lui, richiamandolo all’osservanza degli impegni pastorali e canonici liberamente assunti con la Sacra Ordinazione. Gli episodi son o però continuati nel tempo e , nello scorso dicembre, si è giunti a dovergli notificare che, se fossero state rilasciate ulteriori esternazioni, sarebbe incorso nella sospensione.

A questo si è giunti tenendo conto dell’insieme di tutte le esternazioni da lui fatte nell’arco di almeno cinque anni, in particolare su temi teologici, sulle unioni di persone dello stesso sesso, sul rapporto fra le varie spiritualità e religioni, sui libri sacri e la verità, sul fine vita e l’eutanasia.

Ultimamente, nel mese di giugno, si è aggiunta anche quella in merito all’aborto. Proprio questi due ultimi interventi, di fondamentale importanza perché legati al valore inviolabile di ogni vita umana, fatti dopo la notifica del precetto, hanno portato a constatare e, conseguentemente, dichiarare che era incorso nella sospensione.

Richiamare l’agire di un presbitero alla fedeltà dell’insegnamento del Magistero non è solo legittimo, ma anche doveroso, sia nei confronti del sacerdote che verso i fedeli. Peraltro, la sospensione in cui è incorso non è né una scomunica, né una dimissione dallo stato clericale. Nell’attuale situazione gli viene chiesto di vivere questo tempo di silenzio in preghiera e riflessione. D’altronde don Giulio è ben consapevole e responsabile dei suoi atti e di ciò che ne consegue. Ci vorrà tempo, ma il dialogo e il cammino rimangono aperti.

Con ciò non viene certamente messa in discussione la necessità della vicinanza, dell’ascolto, del rispetto e dell’accoglienza di ciascuno. Però non si tratta di mettere a confronto delle opinioni o dei modi di vedere, ma di procedere in un cammino di rinnovamento pastorale, nella concretezza della vita delle persone, nelle loro sofferenze, nelle loro fatiche, perché possa risplenderevi la luce del Vangelo. A tal proposito, la Parola di Dio, la Tradizione e il Magistero della Chiesa sono elementi fondamentali e inseparabili sui quali i fedeli devono fondare la loro vita, e i pastori anche il loro ministero.

A tutti rivolgo l’invito ad unirsi in preghiera in questo momento particolare della vita della nostra Chiesa locale.

+ Luigi Ernesto Palletti

Riflessioni sulla vicenda di Don Giulio Mignani
di Aurelio Porfiri
Duc in altum, 7 ottobre 2022


Molti saranno a conoscenza della vicenda di Don Giulio Mignani, sacerdote sospeso dal vescovo di La Spezia per le sue posizioni incompatibili con la morale cattolica. In tanti si stanno scagliando contro Don Giulio, ma pochi si interrogano su ciò che la vicenda insegna.

Ovviamente io sono in totale disaccordo con Don Mignani, ma gli riconosco una certa coerenza. In effetti, per lo meno nelle interviste che ho letto, ha ammesso che il provvedimento di cui è stato oggetto era dovuto da parte del vescovo. “Sapevo – ha detto per esempio al Secolo XIX – che sarebbe arrivata la sospensione a divinis. Era un provvedimento che mi aspettavo, una decisione che il vescovo doveva prendere, di cui abbiamo discusso in diversi incontri. A dicembre aveva fatto un precetto penale per richiamarmi, per dirmi che se avessi rilasciato ancora dichiarazioni contrarie al magistero sarebbe scattata la sospensione. E così è stato. Per alcuni avvenimenti e dichiarazioni rilasciate nei mesi successivi all’incontro, nelle quali mi pareva di essere stato diplomatico, la commissione ecclesiastica ha ritenuto necessario dover fare scattare la sospensione”.

Don Mignani ha dunque riconosciuto che le sue posizioni su gay, aborto, eutanasia e via dicendo sono incompatibili con la Chiesa Cattolica. Perlomeno non cerca di far passare queste posizioni come la vera dottrina cattolica. Una dottrina cattolica che certamente lui vorrebbe diversa (ecco il motivo della sua battaglia) anche se ciò non è possibile.

Ma, mi chiedo, chi è più pericoloso, un Don Mignani che si identifica e viene allo scoperto o quei molti preti (in un’intervista egli parla di “prelati”) che lo hanno contattato per esprimergli solidarietà e manifestandogli la loro paura di uscire allo scoperto per timore della punizione? Don Mignani, pur sbagliando, è stato trasparente, ma quanti sacerdoti continuano la loro opera di distruzione e di inquinamento nell’ombra?

Purtroppo, ancora una volta viene tirato dentro il Papa, a cui Don Mignani aveva spedito una lettera. Ed ecco come il prete racconta la risposta arrivata dal Vaticano: “La lettera veniva dalla Segreteria di Stato, non so se l’abbia scritta lui. Però mi si ringraziava e si auspicava che continuassi nell’ascolto” (intervista a Vanityfait.it). Ma se il tuo vescovo ti ha sospeso, vuoi che il Papa non fosse informato? Allora perché ti incoraggia e poi ti fa sospendere? Credo che in Vaticano dovrebbero mettersi d’accordo tra loro.

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