La minaccia nucleare e i risvolti drammatici per la crisi energetica, economica e sociale. La parola pace e i cortei pacifisti sono spariti. Le parole chiare sulla guerra di Vincenzo De Luca… e le conseguenze

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 08.10.2022 – Vik van Brantegem] – Nel consueto appuntamento della diretta Facebook di venerdì pomeriggio [QUI], con il punto della situazione sui principali fatti della settimana, in particolare sulla grande manifestazione per la pace contro la minaccia nucleare in programma il prossimo 29 ottobre a Napoli, ieri 7 ottobre 2022, il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha rotto il fronte del PD (e del governo) sulla guerra in Ucraina.

La diretta Facebook del Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, del 7 ottobre 2022.

«Abbiamo davanti mesi davvero drammatici, contro i quali è necessario reagire e aprire varchi per un’iniziativa di pace», ha detto De Luca e «chi non vuole dialogare con nessuno dovrà assumersi la responsabilità di risolvere i suoi problemi nazionali da solo» e «non possiamo più essere un’appendice della Nato». Invita a fare chiarezza sul ruolo dell’Occidente nel conflitto russo-ucraino: «Dobbiamo proporci un obiettivo chiaro: il “cessate il fuoco” per un mese. Se l’obiettivo è la vittoria militare dell’Ucraina bisogna dirlo, ma è necessario anche dire con chiarezza agli italiani che siamo in guerra e quali saranno le conseguenze di quest’ipotesi. Sarebbe la fine del mondo». «Risvolti drammatici per la crisi energetica, economica e sociale». Ne ha parlato Open [QUI]).

«Da mesi mi chiedo come sia possibile far accedere a ruoli di governo dei pericolosi squilibrati. Le calamità naturali in futuro verranno misurate in Cingolani» (Cit.). Lo ripetiamo ormai da mesi, anni, che siamo “governati” da un #brancodibalordi che ci portano direttamente nell’abisso.
«Già… E le bollette??? Ma il loro vero scopo è proprio questo: DE-INDUSTRIALIZZARE. Sto sentendo e leggendo robe imbarazzanti, ma questo perché non esiste alcuna reazione da parte di un popolo ormai completamente narcotizzato, stuprato e incapace di connettere e comprendere che lo stanno conducendo al suicidio» (Francesca Quibla).

La Santa Sede intende mantenere aperto il suo canale di dialogo con la Russia per favorire negoziati di pace sull’Ucraina e scongiurare una escalation nucleare.  Per questo motivo, il Segretario di Stato della Santa Sede, Cardinale Pietro Parolin, che ha incontrato a New York su sua richiesta il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha detto alla vaticanista del Messaggero, Franca Giansoldati. “Ho chiesto io l’incontro per esprimere la preoccupazione della Santa Sede e ribadire la possibilità già espressa dal Santo Padre che siamo sempre pronti a facilitare un dialogo”, ha spiegato. “Il Ministro degli Esteri russo – ha rivelato il Cardinal Parolin – mi ha espresso la posizione già evidenziata davanti al Consiglio di Sicurezza. Un sostanziale rimprovero all’Occidente a non avere fatto nulla quando il Donbass era teatro di un conflitto a bassa intensità. Di non avere, cioè, condannato l’atteggiamento dell’Ucraina e il non rispetto dei diritti delle minoranze russofone. In pratica ha fatto una lunga analisi sull’atteggiamento occidentale che non ha condannato il quadro che si veniva a delineare”. Alla domanda se ci sia o meno, effettivamente, un rischio atomico incombente come sostengono fonti britanniche attraverso inquietanti ipotesi che sono circolate sulla stampa inglese, riguardo a una possibile escalation nucleare del conflitto in Ucraina, con possibili test atomici al confine, Parolin ha risposto: “È difficile dirlo. Da quello che si legge non c’è niente di nuovo rispetto a quello che sappiamo, e da ciò che ha sempre detto il Presidente Putin”.

Condividiamo sul tema due articoli:

  • Il tempo dei negoziati di Renato Farina su Libero Quodidiano del 7 ottobre 2022: Putin è indebolito. È ora di provare a farlo trattare. Sconfiggere militarmente una potenza nucleare è troppo rischioso. Meglio evitare una reazione che potrebbe trasformarsi in tragedia
  • Gli Stati Uniti acquistano 290 milioni di dollari di farmaci in preparazione alle emergenze nucleari di Sabino Paciolla su Sabinopaciolla.com del 7 ottobre 2022: “Per la prima volta dai tempi della crisi dei missili a Cuba c’è la minaccia di un ‘Armageddon’ nucleare”. Lo ha detto il Presidente americano Joe Biden parlando ieri ad un evento elettorale a New York. “Putin non scherza quando parla del possibile uso di armi nucleari, chimiche o biologiche, perché il suo esercito è in difficoltà”, ha aggiunto. E se ne accorge ora? Dopo che ha continuamente provocato la Russia mettendo a rischio il mondo?

Nella diretta Facebook di 35 minuti sul caro bollette e i risvolti dell’aggressione russa in Ucraina, il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, è uscito dagli schemi della retorica che il suo partito, il PD, ha avuto sul conflitto. «L’Italia e i governi non possono più essere un’appendice della Nato, una segreteria distaccata del suo generale Jens Stoltenberg che, per quello che mi riguarda, sta dando prove di grande ottusità politica». De Luca ha esortato la classe politica italiana a «reintrodurre nel linguaggio la parola “pace“». Ma, soprattutto, ha criticato il governo per la poca chiarezza sullo scopo del supporto dell’Italia e dell’Occidente a Kiev. «Di fronte all’ipotesi concreta di armi nucleari, da oggi il governo italiano e i partiti politici hanno il dovere di dire al popolo italiano qual è l’obiettivo che stiamo perseguendo in Ucraina. Se è quello di una vittoria militare, dobbiamo dire agli italiani che siamo in guerra. Non possiamo vivere in un’economia di guerra senza dirlo in maniera esplicita. Poi ognuno si assumerà le proprie responsabilità».

De Luca ha definito «inaccettabile» procedere con la stessa strategia senza essere trasparenti, «senza dire al nostro popolo quali sono le conseguenze delle nostre azioni e quali sono gli obiettivi che dobbiamo perseguire. Se l’obiettivo è la vittoria militare dell’Ucraina bisogna dirlo, ma bisogna anche dire con chiarezza quali sono le conseguenze di questa ipotesi». Il presidente della Campania ha fatto anche un excursus degli interventi militari occidentali eseguiti, negli scorsi decenni, per porre fine ad alcune autocrazie: «Saddam Hussein, Gheddafi, dittature spietate e ignobili; dopo gli interventi militari non è cresciuta la pace, ma la guerra, non è stato sconfitto il terrorismo ma si è ampliata l’area di azione del terrorismo internazionale. Immaginare una soluzione militare in Ucraina significa ipotizzare una tale disgregazione del mondo ucraino e russo da determinare davvero un’incontrollabilità dei processi politici e militari. Allora noi abbiamo la necessità di intervenire, di mobilitare le coscienze e far capire a tutti quanti che siamo arrivati a un punto limite, a un passo dalla messa in discussione della vita delle nostre comunità, dei nostri figli».

«Abbiamo avviato una mobilitazione che dovrebbe concludersi l’ultima settimana di ottobre con una grande manifestazione a Napoli, con la creazione di un grande movimento per la pace nel nostro Paese. Dal 24 febbraio a oggi, abbiamo avuto un’evoluzione sempre più drammatica del conflitto. Abbiamo parlato delle gravi responsabilità della Russia, abbiamo sostenuto l’Ucraina nel difendersi dall’aggressione russo. Abbiamo assistito, soprattutto negli ultimi giorni, a una drammatizzazione elevata della guerra. La Russia ha proceduto all’annessione di quattro regioni ucraine ma, soprattutto, ha cominciato a circolare in maniera preoccupante l’utilizzo di armi nucleari. Questi due elementi, a mio parere, determinano una svolta profondamente diversa del conflitto e dovrebbe costringere i governi dei Paesi europei a prendere una posizione netta in favore della pace. Quando si inizia a prendere in considerazione, come ipotesi ravvicinata, e non più teorica, l’uso di armi atomico-tattiche, vuol dire che siamo arrivati a un passo dalla guerra nucleare. Nel corso della storia, per singoli episodi e per condizioni di inerzia, si è arrivati a conflitti spaventosi. Credo che dobbiamo fare appello alla coscienza di tutti affinché questo conflitto venga evitato in Ucraina e in Europa. Ora, la situazione è diventata complicata, parlare di pace è un discorso estremamente improponibile. Credo che dobbiamo proporci un obiettivo chiaro: il ‘cessate il fuoco’ per un mese in Ucraina. La guerra non ha soltanto risvolti drammatici in termini di morti e feriti da ambo i lati, ma anche per la crisi energetica, economica e sociale nei nostri Paesi. Abbiamo davanti mesi davvero drammatici, contro i quali è necessario reagire e aprire varchi per un’iniziativa di pace. Al punto in cui siamo arrivati, l’Italia e i governi dei Paesi europei non possono essere più un’appendice della NATO, una sorta di segreteria distaccata del segretario generale Stoltenberg, il quale ha dato prova di grande ottusità politica. Abbiamo il dovere di reintrodurre nel linguaggio politico l’utilizzo della parola ‘pace’ che è scomparsa e, soprattutto, di dire al popolo italiano qual è l’obiettivo che stiamo perseguendo. Stiamo arrivando, per forza di inerzia, verso una crisi sociale, produttiva ed energetica drammatica e a un passo dalla guerra nucleare. In queste situazioni, scompaiono i torti e le ragioni, i colpevoli e gli innocenti e rimangono soltanto i morti. Questo concetto deve essere assolutamente chiaro, altrimenti vuol dire che non abbiamo capito la drammaticità della situazione. Se l’obiettivo è la vittoria militare dell’Ucraina bisogna dirlo, ma è necessario anche dire con chiarezza quali saranno le conseguenze di quest’ipotesi. Sarebbe la fine del mondo» (Vincenzo De Luca).

E Su Volodymyr Zelensky: «Dobbiamo dire anche a chi riceve le nostre armi che nessuno può dire “decido io quello che si fa”, decidiamo insieme quello che si fa. Il presidente ucraino merita la nostra ammirazione per la resistenza che ha messo in campo. Non può, tuttavia, dire che non si dialoga con nessuno. Chi non vuole dialogare con nessuno dovrà assumersi la responsabilità di risolvere i suoi problemi nazionali da solo. Chi sta resistendo con le armi, i soldi, con il prezzo economico ed energetico pagato dai Paesi occidentali, non può decidere da solo se e quando promuovere un’iniziativa di dialogo e di pace. Per lo meno, tentiamo insieme» (Vincenzo De Luca).

«Erdogan a margine del summit di Praga: “Una pace equa non ha perdenti. Anche la peggior pace è meglio della guerra. La Turchia parla con tutte le parti e ha la loro fiducia, purtroppo alcuni Paesi europei preferiscono la provocazione e l’escalation” (Il Fatto Quotidiano). Ancora una volta il presidente turco si dimostra più scaltro e intelligente di tutti i leader UE messi insieme. E, del resto, basta vedere i risultati da lui ottenuti in questi anni: siede al tavolo in Siria, detta legge in Libia, tiene sotto pressione la Grecia e sotto ricatto l’Unione Europea con i migranti, prende piede nel Caucaso, vende armi all’Ucraina, triangola il petrolio russo guadagnandoci, attrae i ricchi moscoviti cacciati dall’Unione Europea e contemporaneamente agisce come mediatore tra i due Paesi in guerra. Evitiamo per pietà ogni confronto con chi parlava di scegliere tra pace e condizionatori e chi aspetta fantomatiche soluzioni europee» (Canale Telegram Giubbe Rosse).

Il tempo dei negoziati
Putin è indebolito. È ora di provare a farlo trattare
Sconfiggere militarmente una potenza nucleare è troppo rischioso. Meglio evitare una reazione che potrebbe trasformarsi in tragedia
di Renato Farina
Libero Quodidiano, 7 ottobre 2022


Quando finisce una guerra? Quando uno vince e l’altro perde, e finita lì. Non si ricorda un trattato di pace, o almeno un armistizio di lunga durata, che non sia stato raggiunto dopo una chiara vittoria sul campo e la conseguente capitolazione del nemico. Il fatto è che nel conflitto mondiale in corso il candidato alla sconfitta, secondo pronostici unanimi, è la Russia di Vladimir Putin. Che si fa allora per chiudere la partita? L’Occidente ha deciso: si forniscano armi più potenti all’Ucraina e si tolga ossigeno alla Russia, così che crolli come il gigante di Rodi.

Ed è qui che sorge un problema alto come il K2. Il gigante di Rodi ha in tasca alcune migliaia di confetti atomici. Non si dà in natura che una potenza nucleare possa accettare la disfatta senza aver messo mano all’arsenale letale. Tutto porta lì. Infatti, che deterrenza sarebbe se le tue minacce squassanti sono obbligatoriamente caricate ad acqua di fonte e non puoi usare la Bomba nemmeno per salvarti la vita ed evitare il disfacimento della patria? Ne ha seimila, Putin, di ordigni nucleari pronti all’uso, e tanti di essi sono puntati da sotto i mari. Cosa dovrebbe fermarlo? La paura? Risponde: dovreste averla voi. Cos’ha da perdere lo Zar?

Stile americano

Si dice: gli Stati Uniti d’America hanno perso in Vietnam e si sono arresi in Afghanistan, in entrambi i casi se la sono data a gambe, anzi a elicotteri, abbandonando i loro sostenitori locali alla vendetta, e hanno evitato di ripetere ad Hanoi e Kabul le gesta di Hiroshima e Nagasaki. Ma è accaduto lontano dal cortile di casa, e non era in palio la propria esistenza come sistema. Per lo Zar, sostenuto da grande parte dei popoli di questo Paese immenso, invece c’è in ballo molto più che una mano di poker. Si dice: userà atomiche piccoline, bombe tattiche e non strategiche, perciò ciao, si va avanti lo stesso. Sergio Romano, ambasciatore di enorme sapere ed esperienza, ha dimostrato che sono alternative illusorie: se il killer spara con una pistola da borsetta, tipo calibro 6,35, e tiene in tasca la Magnum, chi subisce il colpo (non solo l’Ucraina ma la Nato) sa bene che la storia finisce all’ultimo sangue. Che è poi anche il nostro.

Che fare? Resta l’opzione Papa: niente armi, ma fantasia diplomatica, che esige un cambiamento di linea radicale dell’Occidente. Illusioni francescane? Mica tanto. Bergoglio ha trovato una sponda inaspettata nel campione mondiale di realismo, Henry Kissinger, che su tali questioni è piuttosto versato. L’unica possibilità è che un sassolino di umanità inceppi il fottutissimo algoritmo che ci condanna. La teoria dei giochi, che è pura matematica, annuncia l’apocalisse nucleare, e nessun potente di questo mondo si agita per fermare quel dannato ticchettio.

Il Papa ci prova. Egli non indica strategie. Non c’è nessun piano che possa sistemare come nel cubo di Rubik tutti gli elementi a posto. La volontà di potenza arrivata oltre il punto di fusione non è governabile. Quindi? Il Papa propone uno sbrego alla logica inesorabile della forza, in nome di un’altra forza a cui si può dire di sì o di no, ma è infinitamente più umano dire di sì. Le sole cose interessanti accadono quando si verifica l’impossibile. L’imprevisto.

Si badi bene come ha argomentato il Papa domenica scorsa [QUI]: a freddo si capisce meglio. Egli spiega che tutto congiura a trascinare la “pazzia della guerra” – dove pur sono identificabili l’aggressore (Russia) e l’aggredito (Ucraina), su questo nessun tentennamento! – alle estreme conseguenze devastatrici. E allora che propone Francesco? Il fattore umano. C’è uno spazio di libertà intangibile. Quella faccenda più potente della logica meccanica che si chiama coscienza, la quale anche se cattiva, però c’è, anche quando pare un blocco di marmo ha sempre una ferita, una crepa in cui può insinuarsi il ritorno alla ragione, una pietà, un ”amore al proprio popolo”, che può liberarlo dal male della guerra. Basta dire di sì a una “supplica”.

Che cosa implica questo metodo francescano? Non si tratta di una letterina a Babbo Natale, che notoriamente non esiste. È un appello che investe i diretti contendenti, Putin e Zelensky. E se essi sono resi sordi dal rimbombo dei cannoni, e le loro menti annegano travolte da “lacrime e sangue” della propria gente, almeno i responsabili delle nazioni intraprendano qualcosa di impensabile. Come? “Utilizzando tutti gli strumenti diplomatici, anche quelli finora non utilizzati”. Che significa? Quali strumenti non sono stati usati?

Strumenti diplomatici

Gli incontri personali. A non essere state utilizzate sono le amicizie, il confronto a tu per tu. Non risulta che alcun leader occidentale si sia recato da Putin. La diplomazia è, prima di tutto, tessere relazioni personali. In molti hanno teorizzato negli ultimi anni la possibile, futura scomparsa della diplomazia per via della connettività globale attraverso la tecnologia e i social. Ma il rapporto personale resta al centro delle relazioni internazionali, rimane fondamentale per raggiungere certi obiettivi di politica estera, per riuscire a trovare una soluzione alle controversie, per addivenire alla firma di un trattato internazionale, per mettere fine a una crisi…: potersi incontrare e parlare a tu per tu permette di superare gli ostacoli, fa avvicinare gli uomini. Sono le persone che incidono, non sono i piani confezionati al Pentagono, al Mossad, alla Farnesina: si possono intavolare strategie perfette, ma se poi le persone non ci sono, non succede la pace ma la guerra. Si muova Berlusconi su delega del nostro governo, con la Merkel. Prenda un aereo Mattarella con il Papa al fianco, a Kiev e subito a Mosca. Nessuno dica: non si tratta con Putin. Si convinca Zelensky a mettersi seduto e con la cravatta. Ne va della vita di tutti.

«Analisi e previsioni: La situazione sta diventando sempre più complicata per la Russia, ho paura che se non riescono a fermare le truppe ucraine e i suoi mercenari, Putin userà l’atomica. Aggiungo, può anche succedere qualcosa a Mosca, ricordando la Prima Guerra Mondiale, ci sarà un colpo di stato, la Russia cadrà, sarà divisa in tanti Stati indipendenti, tutta la parte occidentale dell’ex Russia, sarà assorbita dalla NATO» (Claudio Lo Cascio).

Gli Stati Uniti acquistano 290 milioni di dollari di farmaci in preparazione alle emergenze nucleari
di Sabino Paciolla
Sabinopaciolla.com, 7 ottobre 2022


“Per la prima volta dai tempi della crisi dei missili a Cuba c’è la minaccia di un ‘Armageddon’ nucleare”. Lo ha detto il Presidente americano Joe Biden parlando ieri ad un evento elettorale a New York. “Putin non scherza quando parla del possibile uso di armi nucleari, chimiche o biologiche, perché il suo esercito è in difficoltà”, ha aggiunto. E se ne accorge ora? Dopo che ha continuamente provocato la Russia mettendo a rischio il mondo? Sarà per questo che ha fatto acquistare una montagna di farmaci per l’emergenza nucleare. Biden crede che basti una pillola! Ora serve far finire subito la guerra con una forte e decisa azione diplomatica. Ora! È quello che diciamo dall’inizio della guerra su questo blog.

Di seguito un articolo scritto da Mimi Nguyen Ly e pubblicato su The Epoch Times. Eccolo nella mia traduzione.

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) sta acquistando farmaci per un valore di 290 milioni di dollari come parte dei suoi “sforzi continui e di lunga data per essere meglio preparati a salvare vite umane in seguito a emergenze radiologiche e nucleari”.

L’HHS sta acquistando una fornitura del farmaco Nplate da Amgen USA, una biotecnologia con sede a Thousand Oaks, in California.

L’acquisto, del valore di 290 milioni di dollari, è stato annunciato il 4 ottobre dall’Administration for Strategic Preparedness and Response (ASPR), un’agenzia dell’HHS incaricata di preparare la nazione a futuri disastri ed emergenze di salute pubblica.

Nplate è il nome commerciale di romiplostim, approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense nel gennaio 2021 per il trattamento delle lesioni alle cellule del sangue che accompagnano la sindrome da radiazioni acute (ARS) in adulti e bambini.

La sindrome da radiazioni acute (ARS), detta anche malattia da radiazioni, raggiunge gli organi interni in pochi secondi e “si verifica quando l’intero corpo di una persona è esposto a una dose elevata di radiazioni penetranti”. Può comportare una difficoltà di coagulazione del sangue a causa del basso numero di piastrine, che può portare a un’emorragia incontrollata, pericolosa per la vita.

Nplate aiuta a ridurre il sanguinamento indotto dalle radiazioni stimolando l’organismo a produrre più piastrine.

Secondo l’annuncio, lo sviluppo di Nplate per la malattia da radiazioni da parte di Amgen è stato sostenuto dalla Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) e dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID). La BARDA fa parte dell’HHS ASPR, mentre il NIAID fa parte dei National Institutes of Health (NIH).

“Il BARDA sta utilizzando l’autorità prevista dal Project Bioshield Act del 2004 e i 290 milioni di dollari di finanziamenti designati dal Project BioShield per acquistare questa fornitura di farmaco”, si legge nell’annuncio dell’ASPR.

Il governo statunitense ha lanciato il Progetto Bioshield nel 2004 per incentivare le aziende private a sviluppare vaccini e altre contromisure per affrontare future minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari. Inizialmente è stato dotato di circa 5,6 miliardi di dollari da finanziare fino all’anno fiscale 2013, e successivamente di altri 2,8 miliardi di dollari da finanziare dall’anno fiscale 2014 all’anno fiscale 2018.

“Amgen manterrà questa fornitura in un inventario gestito dal fornitore”, ha dichiarato l’ASPR in merito alla fornitura del farmaco Nplate. “Questo approccio riduce i costi di gestione del ciclo di vita per i contribuenti, in quanto le dosi prossime alla scadenza possono essere ruotate nel mercato commerciale per un uso rapido prima della scadenza e nuove dosi possono essere aggiunte alla fornitura governativa”.

Il NIAID ha annunciato nel febbraio 2021 che l’approvazione del romiplostim o Nplate da parte della FDA è il risultato della collaborazione con BARDA e Amgen.

“La decisione della FDA si è basata in gran parte su studi sostenuti dal NIAID che hanno dimostrato che il romiplostim aumenta notevolmente la sopravvivenza in un modello animale di esposizione alle radiazioni”, ha dichiarato il NIAID all’epoca.

Il Nplate è approvato dalla FDA anche per le persone affette da trombocitopenia immunitaria, una malattia del sangue che comporta un basso numero di piastrine.

“La riproposizione di farmaci per la sindrome acuta da radiazioni che sono approvati anche per un’indicazione commerciale aiuta a sostenere la disponibilità del prodotto e migliora la familiarità degli operatori sanitari con il farmaco”, ha annunciato l’ASPR il 4 ottobre.

Postscriptum

1. Per quanto condivida l’indignazione verso un dittatore che invoca una guerra santa, facendosi appoggiare da uno pseudo-patriarca che promette il Paradiso ai combattenti, porgendo la mano ad un Paese comunista ben lontano dai principi religiosi cristiani… proprio non capisco… L’Italia ha perso Istria e Dalmazia, fra sfollamenti di massa e stragi di civili, senza che nessuno muovesse un dito… e noi dovremmo affrontare una guerra nucleare? Perché oggi è inaccettabile che si applichi lo stesso criterio?L’Ucraina accolga e supporti gli esodati, come abbiamo fatto in Italia. Evitiamo un olocausto nucleare, questo è un bene superiore a qualsiasi sovranità nazionale, perché riguarda la sopravvivenza dell’Umanità. Lavoriamo piuttosto all’indipendenza energetica dalla Russia… ed all’indipendenza industriale dalla Cina. Se hanno tanto potere economico (e quindi potenziale bellico) è solo perché noi glielo abbiamo dato con politiche energetiche ed industriali che hanno rincorso una “convenienza economica” molto relativa, che ora presenta il conto. Non puoi acquistare rolex rubati da un delinquente e non aspettarti che prima o poi ti punti il coltello per rubarlo anche a te» (Andrea Leante).

2. Intanto, Marco Travaglio all’attacco di Volodymyr Zelensky. Nel suo editoriale su Il Fatto Quotidiano pubblicato oggi, il Direttore accusa il Presidente dell’Ucraina di «aver organizzato a Mosca l’omicidio di Darya Dugina», come ha fatto sapere l’intelligence americana qualche giorno fa. L’allarme di Biden sull’Armageddon, dice Travaglio, «può dare una svolta alla guerra». «A patto che Washington comprenda che la giusta solidarietà col popolo ucraino aggredito dai Russi non va confusa con l’obbedienza cieca, religiosa, al verbo di Zelensky». Secondo Travaglio per troppo tempo al Presidente dell’Ucraina «è stato lasciato fare di tutto». «Si presentava al Parlamento greco con un nazista di Azov, e tutti zitti. Metteva fuorilegge gli undici partiti d’opposizione arrestandone il capo, e tutti zitti». «Ora che gli USA svelano l’azione terroristica di Kiev su una donna di 29 anni, rea soltanto di esser figlia di suo padre, si scopre che Frankenstein è sfuggito di mano ai suoi creatori americani ed europei. I quali ora, sulla spinta – si spera – di tante piazze piene, dovranno indicargli l’unico obiettivo possibile: il negoziato di pace, non l’olocausto nucleare».

3. Un amico ieri mi ha scritto che «in Polonia oggi sono arrivate 68 milioni di dose di questo schifo che dovrebbe difendere la tiroide dalla radiazione ma non altre parti di corpo». Biden-Harris (tra un summit pro aborto e l’altro si occupano anche per un momento di altro) si fidano del romiplostim (Nplate). Per pure curiosità – conoscevo già la risposta – ho chiesto mio medico curante quali medicine si dovrebbe acquistare in previsione di una eventuale guerra nucleare. La risposta: «Nessuna. Buona sera». Gli ho ringraziato, aggiungendo: «Per chi è credente, l’unica medicina è la preghiera. Grazie ancora e buona serata anche a lei. Mi ha fatto sorridere e quindi, mi ha allungato la vita” [V.v.B.]. Viva la vita!

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