Sospeso a divinis Don Giulio Mignani, il parroco di Bonassola contrario al magistero della Chiesa su omosessualità, aborto e eutanasia

Condividi su...

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 04.10.2022 – Vik van Brantegem] – Da tempo il provvedimento era nell’aria e contrariamente a certi casi, ha preso anche più tempo. Alla fine, Don Giulio Mignani, il parroco di Bonassola “pro benedizione delle coppie gay” e posizioni su aborto e eutanasia contrari al magistero della Chiesa, è stato sospeso a divinis con un decreto del Tribunale ecclesiastico diocesano del 6 settembre 2022.

La notizia è stata data dal diretto interessato stesso ieri, lunedì 3 ottobre 2022, con un messaggio che ha affissato sul portone della chiesa parrocchiale di Donassola: «Buongiorno a tutti. È mio dovere comunicarvi che, a partire da oggi (lunedì 3 ottobre 2022), sono stato sospeso “a divinis”, sono stato cioè sospeso dal mio ministero. Vuol dire che rimango prete e non sono scomunicato, però non posso più realizzare alcuna celebrazione pubblica di sacramenti e sacramentali e non posso predicare. Per la Messa domenicale, provvisoriamente verrà un prete a sostituirmi, in attesa della nomina di un mio successore. Colgo l’occasione per ringraziare tutti per l’aiuto, l’affetto umano, la stima e la vicinanza che mi avete donato in questi anni! Con gratitudine e affetto, d. Giulio Con queste parole, Don Giulio P.S.: allego una parte del Decreto di sospensione e alcune mie riflessioni a riguardo della decisione presa».

Don Mignani ha provveduto a diffondere una notizia che era nell’aria da mesi. Il Tribunale ecclesiastico della Diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato ha finalmente emesso nei confronti del parroco di Bonassola il decreto penale della sospensione a divinis: non può più celebrare e amministrare i sacramenti in pubblico e non potrà più predicare. Con questa sentenza del tribunale ecclesiastico spezzino, la Diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato tenta di far terminare le esternazioni eterodosse (se non direttamente eretiche) sempre più frequenti del parroco di Donassola su omosessualità, aborto e eutanasia. Però, è Improbabile che Don Mignani rimarrà in silenzio. Intanto, ha ribadito subito la sua posizione: «La Chiesa deve mettere in discussione aspetti che non si addicono alle conoscenze e alla sensibilità di oggi». Al microfono del TGR Liguria ha dichiarato: «Non mi sono pentito delle mie posizioni». Commentando la sentenza penale del tribunale ecclesiastico diocesano ha detto: «Ho messo la mia coscienza al primo posto». Bene a saperlo, anche se non si sa di quale coscienza parla e se è cosciente di quello che dice e fa.

Nel Comunicato Stampa del 3 ottobre 2022 della Diocesi della Spezia-Sarzano-Brugnato sulla posizione ecclesiale di Don Giulio Magnani si legge: «Don Giulio Mignani, a seguito del ripersi negli anni di una serie di sue esternazioni pubbliche non conformi al Magistero della Chiesa, nel mese di dicembre 2021, era già stato richiamato dal Vescovo con atto formale all’osservanza degli impegni pastorali e canonici liberamente assunti con la Sacra Ordinazione e con l’esercizio dell’ufficio di parroco, stabilendo che se ciò non fosse stato osservato sarebbe incorso, latae sententiae, nella sospensione dalla celebrazione pubblica dei sacramenti e sacramentali, e dalla predicazione.
Purtroppo, Don Giulio, negli ultimi mesi ha continuato a rilasciare ulteriori esternazioni e, pertanto, si è dovuto giungere a dichiarare che è incorso nella suddetta sospensione».

Nel decreto firmato dal Vescovo Luigi Ernesto Palletti, il quale in passato ha più volte espresso in modo formale il suo disaccordo con le azioni, le dichiarazioni e le interviste di Don Mignani, si legge: «Nel corso degli ultimi anni ha più volte rilasciato esternazioni pubbliche, apparse anche su vari quotidiani e interviste televisive, nei quali ha sostenuto posizioni non conformi all’insegnamento della Chiesa cattolica. Ogni volta è stato ammonito e richiamato all’osservanza degli impegni pastorali e canonici, […] gli episodi però hanno continuato a ripetersi nel tempo, suscitando sempre più grave scandalo tra i fedeli. […] Gli è stato imposto di astenersi da esternazioni pubbliche contrarie al magistero della Chiesa, stabilendo che se ciò non venisse osservato sarebbe incorso nella sospensione latae sententiae dalla celebrazione pubblica dei sacramenti e sacramentali e dalla predicazione».

Come detto, il provvedimento era nell’aria ed era già stato ipotizzato nei mesi precedenti. Don Mignani sapeva a cui sarebbe andato incontro, era a conoscenza delle conseguenze del suo continuare a rilasciare le dichiarazioni per cui era stato ammonito già più volte dal suo vescovo. Comunque, non è rimasto in silenzio neanche dopo la sentenza del Tribunale diocesano e ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Le posizioni che ho assunto non hanno mai voluto essere offensive né polemiche nei confronti della Chiesa. Ciò che mi ha sempre mosso è la preoccupazione che la Chiesa stessa possa essere considerata sempre più marginale e sempre meno credibile nella società contemporanea: eventualità molto reale qualora non maturi la capacità di mettere in discussione quegli aspetti che in passato possono anche aver assolto una funzione storica, ma che nel presente, cambiate le conoscenze e le sensibilità, rischiano di essere causa di allontanamento quando non addirittura di rifiuto. Mi sembra che la via per ovviare al pericolo che la Chiesa si chiuda in una sterile autoreferenzialità, sia prima di tutto quella di permettere a tutti i suoi membri (clero compreso) di poter esprimere e motivare liberamente il proprio desiderio di cambiamento».

Don Mignani racconta, infine, un aneddoto che risale a pochi giorni prima della sua ordinazione nel 1999 quando fu ammonito dall’allora cancelliere vescovile a non confondere l’obbedienza al vescovo con un’obbedienza cieca: «Quell’anziano prete mi aveva cioè ricordato ciò che, anche nella mia vita sacerdotale, avrei sempre dovuto mettere al primo posto: la mia coscienza».

Ancora il 21 settembre 2022, a seguito della pubblicazione del documento dei vescovi fiamminghi per l’accoglienza degli omosessuali, che contiene anche la proposta di un momento di preghiera inteso come una benedizione per la coppia omosessuale [QUI], Giacomo Casabianca aveva pubblicato su Cittadellaspezia.com un articolo [QUI] un’intervista a Don Giulio Mignani (che riportiamo di seguito), con le sue risposte in linea della sua battaglia a favore delle coppie omosessuali e della loro benedizione, che porta avanti da anni, in pubblica opposizione alla dottrina cattolica e le disposizioni della Santa Sede e del suo vescovo. Come avevamo riferito, nel marzo 2021 si era espresso contrario al documento pubblicato dalla Congregazione della Dottrina della Fede, nel quale veniva vietato ai sacerdoti di benedire le unioni fra persone dello stesso sesso.

Quella dei vescovi fiamminghi sembra essere una grande apertura ad un tema che lei porta avanti da anni. Si sente meno solo, adesso, in questa battaglia?
«Certamente, quando ho appreso della notizia che i vescovi belgi delle Fiandre hanno pubblicato una liturgia ad hoc per la benedizione delle coppie omosessuali, sono rimasto contentissimo, perché questa è la prima volta che ciò accade. È dunque un passo in avanti molto importante. Però, è giusto ricordarlo, io non mi sono mai sentito da solo nel portare avanti questa battaglia. Prima di tutto perché io sono convinto che la maggior parte dei fedeli cattolici sia d’accordo con la possibilità di benedire le coppie omosessuali. Ne è stato per me una prova il sondaggio che ho realizzato a febbraio per offrire un contributo al Sinodo della Chiesa Cattolica attualmente in corso. Una delle domande che avevo posto riguardava infatti proprio il chiedere se si fosse o meno d’accordo con la posizione della Chiesa che veniva a vietare la benedizione delle coppie omosessuali. Ebbene, la risposta è stata chiara e netta: il 77% ha dichiarato di non approvare per niente questa posizione della Chiesa e un altro 10% ha detto di condividerla solo scarsamente. Inoltre, a non farmi sentire solo ci sono già state le posizioni di apertura manifestate in questi ultimi anni da tanti esponenti della Chiesa, vescovi compresi. Non ultimi, i vescovi tedeschi che, giusto di recente nel loro cammino sinodale, hanno votato un testo che chiede un aggiornamento della dottrina della Chiesa sull’omosessualità. Certo però, la notizia della pubblicazione da parte dei vescovi fiamminghi di una liturgia ad hoc è secondo me molto importante. Intanto perché è una proposta molta concreta; inoltre perché, purtroppo, nella Chiesa i cambiamenti possono essere realizzati soltanto se provengono “dall’alto”, cioè dalla Gerarchia, di cui questi vescovi fanno parte».

Quale pensa possa essere la reazione di Papa Francesco e delle gerarchie vaticane? Un anno fa sono stati categorici: di benedizione alle coppie omosessuali non se ne parla.
«Staremo a vedere. Tra l’altro, mi sembra di aver capito che i vescovi belgi, e dunque anche il gruppo fiammingo di cui si sta parlando, saranno ricevuti dal Papa a novembre per la loro visita ad limina. Potrà forse essere l’occasione per parlare anche di questa loro iniziativa. Nell’immediato, da parte delle gerarchie vaticane, non mi aspetto però prese di posizione di accoglienza e di apertura nei confronti di questa loro proposta. Anzi… Anche nei confronti di Papa Francesco ho l’impressione che spesso si rischi di fargli dire cose che in realtà lui non ha detto e che forse, al momento, non ha nemmeno intenzione di dire. Va infatti riconosciuto a Papa Francesco che parla spesso di accoglienza delle persone Lgbt. Il problema però è che lo fa limitandosi a parlare delle singole persone omosessuali, evitando cioè di indicare l’accoglienza come necessaria anche nei confronti delle coppie omosessuali, con tutto quello che da questa accoglienza ne deve derivare. Il Papa cioè, nei suoi pronunciamenti, rimane sempre all’interno dello schema che è presente anche nei documenti ufficiali della Chiesa, dove certamente si indica la necessità di evitare ogni ingiusta discriminazione nei riguardi delle persone omosessuali (che però, tra l’altro, vengono indicate come persone che “hanno tendenze omosessuali” e non che “sono omosessuali”), indicando inoltre anche l’importanza di assicurare loro un rispettoso accompagnamento… ma tutto questo viene fatto avendo un preciso obiettivo: che loro comprendano e realizzino pienamente la “volontà di Dio” nella loro vita… che, secondo la Chiesa, è la castità. Rimane dunque del tutto non accettata la loro eventuale condizione di vita di coppia. Io sono comunque convinto che la Chiesa prima o poi giungerà per forza a compiere questi necessari passi di apertura, altrimenti diventerà sempre meno credibile all’interno della nostra società. Quello che mi dispiace è che vi giungerà “poi”, con tutto il baglio di sofferenza che ancora caricherà sulle spalle di tante persone, e lo farà “per forza”, cioè trascinata da quanto la società maturerà prima di lei. A me piacerebbe invece vedere una Chiesa profetica, una Chiesa che diventasse lei un’apripista capace di agevolare e accelerare il raggiungimento di importanti mete di civiltà, tra le quali anche il non negare i sacrosanti diritti alle persone Lgbt. Il problema è che questo momento non mi sembra essere ancora all’orizzonte».

Il neo presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Zuppi, sembra anch’egli aver fatto timide aperture verso il mondo Lgbt. Si aprirà anche in Italia un fronte del clero cattolico che abbraccerà le istanze tedesche e fiamminghe o è ancora presto per parlarne?
«Anche per il cardinal Zuppi, a mio avviso, vale quello che dicevo a proposito del Papa e cioè si rischia di fargli dire cose che in realtà lui non ha detto e che forse, al momento, non ha nemmeno intenzione di dire. Io conosco poco il cardinal Zuppi, ma ne ho sentito parlare molto bene, soprattutto per la sua grande vicinanza alle persone… e considero la sua nomina a Presidente della Cei come un passo in avanti significativo. Per quanto riguarda però la sua posizione verso il mondo Lgbt io non riesco a vederci delle aperture. Quando è stata comunicata la sua nomina a Presidente della Cei, sono andato a cercare qualche sua dichiarazione relativa a questo tema. Devo dire che ne sono rimasto deluso. Nello scritto che ho trovato, risalente al 2020, anche la sua posizione, come già ho detto essere quella di Papa Francesco, era infatti pienamente collocabile all’interno di quello schema presente nei documenti del Magistero e di cui ho accennato prima: riproponeva cioè la distinzione fatta dalla dottrina della Chiesa tra orientamento omosessuale e atti omosessuali, indicando come, mentre le persone con orientamento omosessuale debbano sempre essere accolte, gli atti omosessuali, invece, non possono mai essere accolti in quanto si tratta di peccato, essendo espressione di uno stile di vita ritenuto contrario alla “legge di Dio”. Non riesco pertanto a vedere in lui una grande apertura, anche se spero però di venire smentito da quanto invece realizzerà in questo suo nuovo servizio che svolge all’interno della Chiesa. Ritengo pertanto molto prematuro pensare ad un cammino italiano che riprenda le istanze tedesche e fiamminghe. Anche perché, tra l’altro, la Chiesa è poco credibile anche quando parla semplicemente della necessità di accogliere e di non discriminare le singole persone omosessuali, in quanto è lei stessa a discriminarle. E non mi riferisco al rifiuto di benedire le loro unioni, perché in questo caso non si avrebbe a che fare con una singola persona ma con una coppia, ma del fatto che la Chiesa non ammette al Seminario e agli Ordini sacri anche semplicemente coloro che “presentano tendenze omosessuali profondamente radicate” (come dichiarato in ben due documenti, uno del 2005 e quindi sotto il pontificato di Papa Benedetto XVI e uno del 2016 e quindi sotto il pontificato di Papa Francesco). Come possiamo dunque risultare credibili quando parliamo anche semplicemente della doverosa accoglienza della singola persona omosessuale se poi i primi a discriminarla siamo proprio noi?».

Postscriptum

1. «Il problema non è l’ignoranza ma la superbia ed è con superbia che ha risposto alla sospensione (che viene sempre comminata con l’intento di favorire il ravvedimento). A questo punto credo si possa e debba procedere a rimuoverlo dall’ordine sacro» (Mauro Visigalli). Se continua così, dovrebbe essere inevitabile.

2. «Dice di aver messo la coscienza al primo posto, poi afferma: “La Chiesa deve mettere in discussione aspetti che non si addicono alle conoscenze e alla sensibilità di oggi”. Viene da chiedersi cosa il sacerdote intenda per “coscienza”. Spiace che un sacerdote venga allontanato, ma c’è da dire che quella che lo riguarda è stata una scelta corretta. Sarebbe bene che anche altri che hanno scandalizzato il mondo (materassini, pic-nic ed altro) fossero raggiunti dallo stesso provvedimento. Si farebbe un po’ di chiarezza» (Veronica Cireneo). Nei tempi passati, ci faceva le pulizie di primavera in casa, prima della Pasqua.

3. «I sacerdoti non sono liberi pensatori. Come tutti possono avere dei dubbi di fede, ma nella loro attività come parroci e ministri devono stare attenti a non portare fuori strada i fedeli, esponendo teorie personali che divergono dall’insegnamento della Chiesa. Purtroppo capita che alcuni sacerdoti presi forse da debolezza o da vanità o male consigliati si mettano a esporre teorie personali più o meno strampalate credendo di rendere un servizio alla verità. I fedeli nel dubbio tengano presente che i singoli sacerdoti, da quelli famosi a quelli meno famosi e anche i vescovi non hanno autorità di per se, ma nella misura in cui si attengono all’insegnamento della Chiesa. Se un sacerdote si discosta, o addirittura va contro, esponendo teorie proprie, diffidate. Bene ha fatto il Vescovo Palletti a sospenderlo, perché qui si tratta di tutelare i credenti esposti dal parroco al rischio di perdere la fede. La falsa misericordia nei confronti dell’errante può portare confusione. Poi sul piano personale è giusto che questo sacerdote se lo vorrà venga accompagnato in un percorso di riscoperta della fede cristiana e del suo ministero» (Paolo Smeraldi). Si tratta propria di una questione puramente dottrinale. Invece di una dottrina semplice e chiara si promuove dal pulpito una fede liquida e fai da te, cioè fai come vuoi, con una libertà personalizzata che violenta la libertà altrui di conoscere la strada della salvezza della propria anima.

151.11.48.50