Morire di carcere: presentato il dossier 2008

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Nelle carceri italiane dal 1° gennaio al 15 ottobre 2008 sono morti in totale 98 detenuti, dei quali ‘almeno’ 37 per suicidio (alcuni casi sono dubbi e si attende l’esito delle indagini). Rispetto allo stesso periodo del 2007 il numero di suicidi tra i detenuti è aumentato dell’11%, mentre il numero totale delle “morti da carcere” è aumentato del 5% circa.

L’incremento percentuale delle morti in carcere (suicidi compresi) è comunque inferiore al tasso di crescita della popolazione detenuta, che in un anno è stato di oltre il 15%. Le ‘proiezioni’ per l’intero anno 2008 dicono che a fine anno i suicidi tra i detenuti potrebbero arrivare a “quota” 50 (contro i 45 del 2007) e il totale dei decessi a 128 (contro i 123 del 2007). I dati sono contenuti nel Dossier “Morire di carcere” diffuso da Ristretti Orizzonti (www.ristretti.it).

Nel 2008 la prima vittima nelle carceri italiane è stato Fabrizio P. che si è tolto la vita impiccandosi il 4 gennaio nella sua cella dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa (Caserta), una delle strutture carcerarie italiane in cui si riscontra il numero più elevato di suicidi tra i detenuti. Il dossier 2008 “Morire di carcere” riporta la sua storia, e quella di decine di altre persone. Fabrizio si è tolto la vita a soli 26 anni impiccandosi. “Internato da poco più di un anno, era affetto da una patologia mentale seria e condannato a una misura di sicurezza”, aveva dichiarato Dario Stefano dell’Aquila, presidente di Antigone Campania.

Sempre all’Ogp di Aversa, pochi giorni dopo, si è tolto la vita Vincenzo R. di 35 anni. Il giovane che era ritenuto instabile, anche se non pericoloso, soffriva di disturbi mentali si è impiccato alla grata della finestra. Arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, inizialmente era stato condannato a scontare la pena a casa, con l’obbligo di firma. Ma Vincenzo aveva trasgredito gli obblighi e il giudice aveva commutato la libertà vigilata in pena detentiva. Nel carcere di Aversa il giovane si sentiva ormai perso, abbandonato dalle persone più care e senza soldi per pagarsi un avvocato. Il terzo caso è quello di Said M., marocchino di 36 anni, aveva tentato diverse volte in pochi giorni di togliersi la vita. Prima ha tentato di tagliarsi le vene, poi il collo e infine, la mattina del 28 marzo, si è impiccato con una corda alle grate delle finestre dell’Ogp di Aversa.

Un’altra morte sospetta, le cui cause non sono ancora state accertate, è quella Massimo M. di 37 anni, trovato morto nel suo letto. Il suo è il dodicesimo decesso dall’inizio del 2007 all’interno della struttura. Claudio T., 31 anni, invece si è tolto la vita il 18 gennaio nel carcere di Viterbo con una busta di plastica. Era in carcere con l’accusa di aver ucciso, nel marzo 2006, lo zio, la zia e due cugini. Finito in manette pochi giorni dopo la strage, Claudio aveva tentato più volte il suicidio sia nel carcere di Catanzaro (dove era stato detenuto dopo l’arresto) sia nel penitenziario di Viterbo. Per il suo avvocato l’uomo “non ha retto alle sue responsabilità mentre attendeva l’esito del processo”. L’esito della perizia psichiatrica sul giovane era atteso per i primi di febbraio.

L’ultimo decesso riportato dal dossier è quello di Alberto B. trovato privo di vita dai suoi compagni di cella poco prima delle otto di mattina di martedì 14 ottobre. Il referto medico parla di arresto cardiaco, ma sarà l’autopsia ad accertare le cause della morte del detenuto 54enne. “Dall’inizio dell’anno siamo ormai arrivati a 15 morti nelle carceri del Lazio, denuncia il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni. Una vera e propria strage che si sta consumando nel silenzio dell’opinione pubblica che, piuttosto, preferisce parlare di inasprimento e certezze delle pene”.

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