Il card. Rilko e la “rivoluzione” Rio: La fede fa felici

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Dal ’95 è lui a vigilare sulle Giornate mondiali della gioventù – prima come segretario e dal 2003 come presidente del Pontificio consiglio per i Laici -, al fianco prima di Giovanni Paolo II, poi di Benedetto XVI, ora di Francesco. Incontriamo il cardinale Stanisław Ryłko alla vigilia della sua partenza per Rio de Janeiro.

Quale sarà lo “stile” del nuovo Papa, il tratto caratteristico della “generazione Francesco”?

“L’istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù nella Chiesa è stata indiscutibilmente una delle grandi scelte profetiche del beato Giovanni Paolo II, che ha dato così il via a un’avventura spirituale che ha coinvolto milioni di giovani di tutto il mondo. Benedetto XVI ne ha raccolto con convinzione il testimone, vedendo in questi raduni giovanili ‘una vera cascata di luce e di speranza’. Ora è la volta di Papa Francesco – primo Papa latino americano – che, subito dopo la sua elezione, nell’omelia della Domenica delle Palme 2013 ha dichiarato di voler seguire le orme dei suoi predecessori in questo cammino dei giovani attraverso il mondo. Indubbiamente per le GMG inizia una nuova tappa, sebbene l’essenza dell’evento rimanga la stessa. Anche in futuro, ogni nuovo Pontefice darà alla GMG l’impronta della sua personalità, e questo sarà certamente fonte di ricchezza sia per la Chiesa che per i giovani. Non mancheranno, dunque, alla GMG di Rio de Janeiro l’impronta di Papa Francesco e le sue sorprese, così come abbiamo visto in questi primi mesi di pontificato. Le sue parole semplici e incisive, la sua gestualità spontanea, le sue domande concrete ed esigenti, da subito hanno saputo conquistare i giovani. E credo che i ‘giovani di Papa Francesco’ siano disposti ad accogliere il suo invito ad andare controcorrente, a non aver paura di scommettere su alti ideali, ad essere veri discepoli e missionari del Vangelo”.

Come ha visto cambiare questa manifestazione nel tempo, anche nello spirito e nella partecipazione dei giovani?

“C’è da dire innanzitutto che ogni GMG è diversa dalle altre, perché cambia il contesto culturale e religioso del Paese e della Chiesa che la ospita. Motivo per cui questa manifestazione ha assunto, di volta in volta, anche i tratti tipici del Paese in cui si svolgeva. A cambiare nel corso di questi quasi trent’anni è stato poi il mondo dei giovani, di cui le GMG sono un ottimo osservatorio. Rispetto agli anni Ottanta, i giovani di oggi avvertono le conseguenze dei profondi cambiamenti che si sono avuti negli scenari culturali, sociali, economici, politici e religiosi del mondo, sia in positivo che in negativo. Le più grandi sfide di oggi sono la ‘crisi di Dio’ e la sua eliminazione dall’orizzonte dell’uomo e la ‘crisi dell’uomo’ che consiste nel mettere in questione la natura stessa dell’essere umano. In questo contesto di smarrimento culturale, morale e religioso, le GMG diventano un importante laboratorio della fede e di ricerca di forme nuove e più efficaci per un dialogo tra la Chiesa e le giovani generazioni. secondo le parole del Beato Giovanni Paolo II: ‘La Chiesa ha tante cose da dire ai giovani e i giovani hanno tante cose da dire alla Chiesa’ (Christifideles laici, n.64). Le GMG dimostrano, inoltre, che nel mondo dei giovani è in corso una specie di ‘rivoluzione silenziosa’ – come la chiama qualcuno – che fa riscoprire, a non pochi di loro, Cristo come via, verità e vita…”

Cosa direbbe a un giovane che si accinge a partire per il Brasile? E cosa invece a chi rimane a casa per mancanza di mezzi o perché lontano dalla realtà ecclesiale?

“A un giovane che si accinge a partire per Rio de Janeiro direi soprattutto: ‘Lasciati abbracciare da Cristo!’. L’imponente statua del Cristo Redentore del Corcovado che, con le sue braccia aperte domina la metropoli carioca, è il simbolo più eloquente di Gesù Cristo che attende i giovani di tutto il mondo, pronto a donare il suo amore e la sua misericordia. A quanti invece rimarranno nei loro Paesi di origine, l’invito è quello di seguire, tramite mondovisione o internet, i principali eventi che sono in programma e prendere parte così, anche se a distanza, a questa festa della fede giovane. Durante le GMG i giovani di tutto il mondo, radunati attorno al Successore di Pietro, testimoniano che la fede è possibile anche oggi, dicono con la loro vita che essere cristiani è bello e porta una grande felicità nel cuore… È questo ciò che farei osservare ai giovani che vivono lontani dalla realtà ecclesiale. La Giornata Mondiale della Gioventù si propone proprio di dare ai giovani la speranza – e in modo particolare a quelli che vivono senza speranza. E per noi cristiani questa speranza è una Persona – Gesù Cristo.

Per moltissimi giovani la scoperta della propria vocazione è avvenuto proprio alla Gmg. Cosa significa questo per la Chiesa? E che strada indica per il futuro?

Tra i frutti spirituali più significativi delle GMG va evidenziata, senza dubbio, la scoperta da parte di tanti giovani della propria vocazione, la scoperta della vita come dono da non sprecare, ma da vivere in modo responsabile. C’è chi sceglie il sacerdozio o la vita consacrata, chi si orienta verso il matrimonio cristiano. In ogni caso, si tratta di scelte definitive, estremamente importanti in tempi in cui è diffusa la paura di assumere impegni definitivi, come ben ha osservato di recente il Santo Padre. Grazie alle GMG, è nata quindi una nuova generazione di giovani, che si confronta con la fede e con la Chiesa in modo nuovo. In tal senso ogni GMG costituisce una grande sfida per la pastorale giovanile della Chiesa. La Giornata Mondiale della Gioventù non va intesa, infatti, in maniera riduttiva, e cioè come una celebrazione di cinque giorni alla presenza del Papa… La GMG è una semina evangelica che ha bisogno di essere preparata prima e seguita con cura dopo: solo così può portare dei frutti. Si tratta quindi di costruire ponti tra l’evento in sé di straordinaria bellezza e l’ordinarietà della vita nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali – e in particolare un ponte con il quotidiano di ogni giovane… E qui si colloca il compito degli operatori di pastorale giovanile che, nell’andare incontro ai bisogni spirituali dei giovani, sono chiamati ad offrire in primo luogo una testimonianza di vita autentica e coerente con il Vangelo.

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