Referendum sulla giustizia. Vince chi non vota. Resta la malagiustizia. La democrazia è malata, quasi defunta

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Quorum mancato: chi per mesi ha remato contro il cambiamento può festeggiare. Ha vinto chi non ha votato. L’Italia rinuncia a cambiare. Avevamo la possibilità di migliorare un po’ il mondo, i 5 quesiti erano un mezzo diretto ed efficace Questo fiasco è la prova che la democrazia è malata. Il popolo italiano ormai non ha più fiducia. Le reazioni. La Lega ringrazia Fi e punzecchia Fdi. «C’è stato un complotto perché questo quorum non potesse essere raggiunto», dice Roberto Calderoli sul referendum. E il vicesegretario della Lega, Andrea Crippa, attacca Fdi: «Solo Berlusconi tra gli alleati si è impegnato per il referendum». Per i leghisti «il centrodestra farà la riforma della giustizia dopo che avrà vinto le Politiche nel 2023».

Il 12 giugno 2022 il popolo italiano ha rinunciato a cambiare un pezzettino di mondo per renderlo un po’ migliore. I 5 referendum che erano un mezzo diretto, parziale ma efficace, per eliminare alcune brutture del corso della giustizia nel nostro Paese, sono naufragati nell’indolenza dei cittadini, come se le grinfie ungulate dello strapotere della magistratura, e in particolare delle Procure, non li riguardassero, né mai li riguarderanno. Che peccato. Soprattutto che rabbia. È chiaro che c’è stata una sorta di congiura del silenzio, una macchina dell’indifferenza organizzata, questo sui media di penetrazione universale come le tivù.

E quando si è rotta l’omertà sui quesiti, il giudizio dei media dominanti si è trasformato in ululato, una chiamata al pubblico disprezzo verso chi osava manifestare il suo «sì», deformandone le ragioni fino a trasformarlo in complice degli stalker femminicidi e degli stupratori, nonché sodale dei capimafia. Negli ultimi giorni questa filastrocca facilissima è diventata una sorta di mantra, di Achtung Banditen, per escludere in nome della questione morale (sic) dal recinto delle persone perbene i sostenitori dei cinque Si.

Siamo stati trattati come più pericolosi dei putiniani, quali scotennatori dei pm così da delinquere impuniti. Che faranno, ci arresteranno tutti come eversori? Per il momento no, sarebbe esagerato. Si accontenteranno del Bollettino tipo quello contro i filorussi. Si consorzieranno in comitato apposito i servizi segreti, il Copasir, l’Agcom, rinforzati in via eccezionale da analisti dall’Associazione nazionale magistrati: compileranno un elenco di potenziali eversori del sistema, attingeranno articoli delegittimanti un’istituzione dello Stato, a dire il vero piuttosto vendicativa. I nomi e le foto saranno esposti in bacheca, una manina però li passerà non più al Corriere della Sera ma a la Repubblica per par condicio. Fa niente. Peggio di tutto però sarà dover assistere al balletto felice delle toghe, intorno ai falò dei loro convegni-sabbah.

Accuse e giustificazioni

Va bene. Tutto vero. Le giustificazioni per il fiasco hanno il diritto di diventare accuse, e ne elencheremo altre. Ma bisogna pur avvertire che sono solo con-cause. C’è qualcosa di più grave. E che dovrebbe far tremare anche chi gongola per il quintuplo flop.

Certo fa male il fiasco dei referendum, ma qui a spegnersi è il fuoco della democrazia nell’animo della gente. Che cos’è diventata la democrazia? Un rito abbandonato dai fedeli. Rinnegato persino dai suoi sommi sacerdoti. Il tabernacolo di questo culto occidentale, che ci farebbe diversi dalle odiose autocrazie, ha sempre avuto come sacro tabernacolo le urne. Il popolo italiano ha dimostrato di non crederci più. Prima non si recava alle urne dando la colpa all’insipienza degli eletti. Ora non ci va perché non crede al sistema. Ha capito di essere individuato perché portato a votare la gente sbagliata. Cosa vera, come dimostra il trionfo dei 5 Stelle nel 2013.

Ma la democrazia prevede che sia il popolo pentito di essere stato cretino a cambiare cavallo. E lo avrebbero cambiato di sicuro nel 2018. E alla caduta del Conte 2.

Ma avrebbe votato centrodestra, non si fa. Gli stessi che proclamavano con Winston Churchill «che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme sperimentate fino ad ora», ora spingono sempre più in là le date in cui dare il permesso al popolo di essere sovrano, lavorando perché cambi la sinderesi nella testa della plebe. Intanto bisogna lasciare il pallino del comando agli ottimati. Democrazia sospesa. Parlamento calcificato nell’inazione. Non si capisce perché se il regime degli ottimati (i tecnici) è ritenuto il solo sistema giusto per le emergenze, tant’è vero che dura dal 2011, non si debba estenderlo anche nei momenti di bonaccia, evitando di spendere tanti soldi con urne, paghe ai deputati e robe simili. I poteri forti della finanza e dell’editoria si scelgano i migliori. Siamo sarcastici. Ma è così. Il popolo non vota più per il contagio della miscredenza nella democrazia che parte dall’alto.

Un’amica mi ha scritto. «Non voto. Il filmato più bello che circola per il “si” usa la voce di Enzo Tortora, è proprio lui, e sono le stesse parole che mi convinsero a votare nel 1987 per la responsabilità civile dei magistrati. Ero felice per la vittoria. Poi il Parlamento dopo un cinque minuti ha fatto una leggina che aggirava la volontà popolare. Non mi fregano più. Sto a casa».

Non furono cinque minuti, ci vollero quasi due anni, alla fine Giuliano Vassalli convinse Bettino Craxi, ma è tutto vero. Nel 1987 aveva trionfato (83 %!) l’abrogazione di alcune norme del codice di procedura civile, onde consentire a qualsiasi cittadino si sentisse danneggiato da un provvedimento di un magistrato di ottenere dal magistrato responsabile il risarcimento dei danni. Un obiettivo persino limitato: poiché si riferiva solo a comportamenti dolosi o ai casi di diniego di giustizia. Ciò nonostante, il Parlamento, con l’approvazione della cosiddetta «legge Vassalli» (legge n. 117 del 1988), disciplinò la materia ribaltando la volontà popolare e innalzando le toghe a casta di intoccabili: paga lo Stato nessun magistrato, in applicazione della citata legge ha pagato di propria tasca un qualsiasi risarcimento.

Pozzi avvelenati

La democrazia è malata, quasi defunta. Ma forse buttando via questo referendum vuol dire che ci meritiamo questo governo, questo Parlamento e soprattutto questa Giustizia.

Resta comunque sacrosanto il diritto e il dovere di denunciare chi ha avvelenato i pozzi della democrazia in questa specifica circostanza:
1) Il servizio pubblico televisivo.
2) Il governo, e in particolare il Ministero dell’Interno, che non fa votare il lunedì.
3) La data. Aprire i seggi due giorni dopo la fine dell’anno scolastico, è favoreggiamento dell’astensione.
4) Il potere costituito: l’alleanza opaca ma palese dove si sommano e si confondono, reggendosi il sacco a vicenda, magistratura-mass media-pubblica amministrazione-sinistra-destra forcaiola.

E adesso che ne sarà della Giustizia? Che ne sarà della Democrazia? Non è vero che peggio di così non si può. Sotto il fondo c’è uno sprofondo.

Questo articolo è stato pubblicato il 13 giugno 2022 su Libero Quotidiano.

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