Sull’orlo del baratro, dobbiamo sperare contro ogni speranza, ma il tempo stringe. L’unica speranza di salvezza è nella preghiera

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Riportiamo la riflessione sulla guerra Russia-Ucraina del Vescovo emerito di Ascoli Piceno, Mons. Giovanni d’Ercole, dalla sua pagina Facebook [QUI]. Sono le parole di un vero pastore, che sta con i piedi per terra e rivolge gli occhi al Cielo. Sono parole che vorremmo (avremmo dovuto) sentire da tutti i nostri pastori, di fronte a bambini onnipotenti al potere che non vogliono la pace. Anzi, che hanno preparato questa guerra da tempo con grande cura, per i propri interessi, per perseguire le loro ideologie, sacrificando il popolo ucraino e mettendo in pericolo tutti i popoli della terra, inviando armi senza fare nulla per la pace. Il nostro unico rifugio, la nostra unica salvezza e speranza è nella preghiera. Che la Signora di tutti i popoli, Regina della Pace abbia pietà di noi e posi la sua mano sul cuore di chi ha potere politica e militare. Che il Signore venga in nostro aiuto.

Sull’orlo del baratro il tempo si fa breve, non perdiamolo!

Amici tutti, sulla guerra Russia – Ucraina ho rinunciato a seguire i grandi media (giornali e tv) perché, come per la pandemia, ripetono un racconto a senso unico che spesso manipola la verità, come alcuni sui social si sforzano di farci scoprire. Per cui siamo in confusione, ma pregando ho capito che ogni volta che si cavalca la falsità si costruisce un futuro di morte. Sentiamo tutti con angoscia la sofferenza del popolo ucraino, e preghiamo perché è il vero martire di questo conflitto, ma mi chiedo se il suo Presidente Zelensky e con lui l’Occidente facciano tutto per evitare questa catastrofe di dolore e di morte all’Ucraina invasa ingiustamente dai Russi con una “guerra preventiva” (ben nota però anche agli Americani che l’hanno praticata in Vietnam, Iraq, Libia, America Latina, Afghanistan e altrove con i risultati che purtroppo tutti conosciamo). L’unico che sembra aver capito tutto è Papa Francesco il quale lotta per la pace con coraggio e costanza, inascoltato e spesso persino oscurato dai media. Non vedo però alternative, il resto sono parole, polemiche inutili e un lento suicidio del nostro mondo, in primo luogo del continente europeo. Se infatti non cessa la guerra e si continua a inviare armi e ad attizzare il fuoco con un ormai chiaro rischio di uno scontro nucleare, poiché tutti siamo sulla stessa barca, tutti compresa Russia e America possiamo perire miseramente a cominciare proprio da noi Europei più esposti e divisi.

Che possiamo fare? Mi direte. Nonostante questa realistica previsione, Pasqua è annuncio di risurrezione e di pace, quindi dobbiamo sperare contro ogni speranza anche se è utile ricordare che quando gli uomini non ascoltano, Dio, pur non volendo, permette che la nostra libera scelta crei quei disastri che tutti vorrebbero evitare. Per questo occorre bilanciare il male che pesa sul mondo e i conseguenti rischi fatali per tutti mediante penitenza e preghiera, in altre parole tornando a Gesù e vivere il suo Vangelo come la Madonna ha chiesto a Fatima e in ogni altra apparizione. L’unica arma efficace a disposizione di noi credenti è il ricorso fiducioso a Dio con la preghiera incessante e il ritorno ai sacramenti a partire dalla Confessione. Questo produce due frutti: anzitutto pace nel nostro cuore e poi pace nel mondo. La Madonna ci ha promesso: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà e verrà concesso al mondo un periodo di pace: il mio Cuore Immacolato sarà il vostro rifugio e la strada che vi condurrà a Dio” se però le sue richieste di preghiera, conversione, penitenza, riparazione e consacrazione vengono ascoltate ed eseguite. Nel nostro piccolo con fede possiamo evitare la catastrofe, ma il tempo si fa breve, non perdiamolo!

#giovannidercole

«Che non avvenga come per il Titanic che mentre affondava il comandante, l’equipaggio e i passeggeri erano intenti a ben altro e non si prestò attenzione a chi segnalava la presenza di un enorme campo di iceberg. Addirittura alcuni passeggeri usarono il ghiaccio per giocare a pallone o per il loro drink e si legge che l’ultima canzone suonata dal l’orchestra fu “Nearer, my God, to Thee” (Più vicino, il mio Dio, a te). E poi tutti o quasi morirono in acqua per congelamento».

Nearer, my God, to Thee, nearer to Thee!
E’en though it be a cross that raiseth me;
Still all my song shall be nearer, my God, to Thee,
Nearer, my God, to Thee, nearer to Thee!

Più vicino, il mio Dio, a te, più vicino a te!
Anche se è una croce che mi fa sollevare;
Comunque tutta la mia canzone sarà più vicino, il mio Dio, a te,
Più vicino, il mio Dio, a te, più vicino a te!


Though like the wanderer, the sun gone down,
Darkness be over me, my rest a stone;
Yet in my dreams I’d be nearer, my God, to Thee,
Nearer, my God, to Thee, nearer to Thee!

Anche se come il vagabondo, il sole tramontò,
L’oscurità sia su di me, il mio riposo una pietra;
Eppure nei miei sogni sarei stato più vicino, il mio Dio, a te,
Più vicino, il mio Dio, a te, più vicino a te!


There let the way appear steps unto heav’n;
All that Thou sendest me in mercy giv’n;
Angels to beckon me nearer, my God, to Thee,
Nearer, my God, to Thee, nearer to Thee!

Lì fa apparire la via passi verso il cielo;
Tutto ciò che mi mandi è dato in misericordia;
Angeli che mi invitano più vicino, il mio Dio, a te,
Più vicino, il mio Dio, a te, più vicino a te!


Then with my waking thoughts bright with Thy praise,
Out of my stony griefs Bethel I’ll raise;
So by my woes to be nearer, my God, to Thee,
Nearer, my God, to Thee, nearer to Thee!

Poi con i miei pensieri di veglia luminoso con le tue lodi,
Dai miei dolori pietrosi Bethel che rilancio;
Quindi per i miei guai di essere più vicino, il mio Dio, a te,
Più vicino, il mio Dio, a te, più vicino a te!

Or if on joyful wing, cleaving the sky,
Sun, moon, and stars forgot, upwards I fly,
Still all my song shall be, nearer, my God, to Thee,
Nearer, my God, to Thee, nearer to Thee!

O se sull’ala gioiosa, spaccando il cielo,
Sole, luna e stelle dimenticati, verso l’alto volo,
Comunque tutta la mia canzone sarà, più vicino, il mio Dio, a te,
Più vicino, il mio Dio, a te, più vicino a te!

Vignetta del 1912.

Nearer, My God, to Thee, è un inno cristiano del XIX secolo, scritto dalla poetessa britannica Sarah Flower Adams (1805-1848) basandosi sul sogno di Giacobbe raccontato nel Libro della Genesi (28,11–19) e sulla canzone del 1865 Bethany scritta dall’americano Lowell Mason (1792-1872). L’inno ha la fama di essere l’ultimo brano suonato 110 anni fa a bordo del Titanic prima di colare definitivamente a picco durante la notte tra il 14 e il 15 aprile 1912. Tutti i membri dell’orchestra, guidata da Wallace Hartley, sono morti nel naufragio.

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