Il cardinale Saraiva Martins a Korazym: tornare al Vangelo per puntare alla santità

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“Oggi occorre una nuova evangelizzazione, nuova nel metodo e nel presentare i contenuti perenni del Vangelo”: il cardinale José Saraiva Martins, incontrato al termine della celebrazione di beatificazione di padre Francesco Pianzola il 4 ottobre a Vigevano, lancia un appello perché si realizzi quanto prima l’evangelizzazione, auspicata più volte da Giovanni Paolo II e dallo stesso Benedetto XVI. 

“Bisogna ritornare al Vangelo – ha detto – perché l’uomo ha dimenticato valori evangelici indispensabili per la propria vita e per la convivenza con i fratelli”. La figura del nuovo beato ha offerto già nell’omelia lo spunto per ricordare che “guardare ai santi non significa cercare modelli da copiare, ma scrutare e contemplare nella vita di altri l’azione dello Spirito Santo”. Il “tornare al Vangelo” era quasi un motto, un ritornello, per il sacerdote delle mondine che ha operato nella Lomellina (1881 – 1943): “Era vicino ai poveri e al centro della sua vita poneva la Parola di Dio: padre Pianzola è un esempio molto attuale – continua il cardinale – Proprio la Parola di Dio sarà al centro del Sinodo dei prossimi giorni nel contesto dell’anno paolino”.

La riscoperta dei veri valori e un profondo umanesimo cristiano sono i fili che devono legare santi e beati ad ognuno di noi, sono ingredienti indispensabili soprattutto per la formazione dei giovani e la crescita delle famiglie: “Voglio precisare che parliamo di valori cristiani e umani: non dovremmo mai separare questi due aggettivi – spiega Saraiva Martins – Ciò che è autenticamente umano è già genuinamente cristiano e ciò che è genuinamente cristiano è già autenticamente umano”.

Il vero umanesimo lo si può trovare nel Vangelo: “La Chiesa è sempre accanto all’uomo per aiutarlo a vivere una vita più autenticamente umana senza immischiarsi in questioni politiche che non la riguardano – aggiunge il cardinale – Oggi ci sono molti tipi di povertà: non solo materiale, ma soprattutto morale. La Chiesa, come ha sempre fatto, continuerà nella sua missione per soccorrere questi uomini”.

Il porporato cita la prima enciclica di Giovanni Paolo II, “Redemptor Hominis”, per sottolineare che l’uomo è dentro il cammino della Chiesa e la Chiesa è accanto all’uomo: “Questo è ciò che ha fatto Pianzola: è stato sempre vicino all’uomo, soprattutto a quelli più in difficoltà – incalza – Ha messo in pratica un umanesimo molto attuale attirando i giovani che lo seguivano con gioia: questo è un aspetto non semplice della pastorale moderna che dobbiamo reimparare ad affrontare”.

Il cardinale José Saraiva Martins è membro di molti dicasteri: dalla Congregazione dei Vescovi che si occupa delle nomine alla Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti, dal Consiglio della Pastorale della Salute alla Pontificia Commissione per il Governo dello Stato della Città del Vaticano. Fino a luglio è stato prefetto per la Congregazione delle Cause dei Santi. Ecco allora nascere spontanea la domanda: cos’è la santità? “Non è qualcosa di straordinario; consiste invece nel fare in modo straordinario le cose ordinarie della vita: è una realtà umana – risponde il cardinale – Non c’è contrapposizione tra santità e umanità; la santità è la pienezza dell’umanità. Come il santo ha vissuto in pienezza l’umanità, Cristo è uomo perfetto perché è la santità del Padre incarnata e fattasi storia”.

Il passo che nell’immaginario popolare separa la santità dal miracolo è breve, ma in verità si parla di contesti differenti: “Il miracolo è una cosa, la santità un’altra – sintetizza il cardinale – Il miracolo ha a che fare con la beatificazione perché per dichiarare beato un Servo di Dio occorre che ne sia avvenuto uno per sua intercessione: è una “conditio sine qua non”. Per la beatificazione di un martire non servono miracoli, che saranno invece richiesti per la canonizzazione”. Come definire allora il miracolo? “E’ una specie di timbro che Dio appone sulla santità di quella persona, una garanzia sulla sua santità. Vuol dire che Dio è con lui e lui è con Dio”.

“Conoscere un po’ il cuore dei santi comporta l’imparare un po’ meglio il gioco d’amore che il Signore vuol condurre anche nella nostra vita, in ogni istante e in ogni situazione” ha affermato ancora il cardinale nell’omelia. Così, il discorso si riconduce al più grande valore che Dio ha voluto insegnare agli uomini tramite Suo Figlio, l’Amore, perché ognuno di noi possa “fare straordinarie le cose ordinarie”.

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