Il Papa e l’arcivescovo, l’unità si basa sulla preghiera e la testimonianza dei valori comuni

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A tavola si parla meglio, anche di ecumenismo. E così Papa Francesco decide di concludere la vista dell’ arcivescovo di Canterbury in Vaticano con un pranzo a Santa Marta. Prima però si è pregato insieme, nella cappella Redemptoris Mater decorata di teologia alla maniera dei cristiani d’Oriente. Unità anche nei segni. Poco prima il Papa e il Primate anglicano si erano scambiati dei brevi saluti, hanno messa a fuoco i punti comuni e quelli che ancora no permettono una piena unità. “La storia delle relazioni tra la Chiesa d’Inghilterra e la Chiesa di Roma è lunga e complessa, non priva di momenti dolorosi. Gli ultimi decenni, tuttavia, sono stati caratterizzati da un cammino di avvicinamento e di fraternità, per il quale dobbiamo rendere sinceramente grazie a Dio.” Dialogo teologico e collaborazione quotidiana che hanno “consentito di mantenere la rotta anche quando, nel dialogo teologico, sono emerse difficoltà maggiori di quelle che ci si potesse immaginare all’inizio del cammino.”

Francesco ringrazia per “il sincero sforzo che la Chiesa d’Inghilterra ha mostrato per comprendere le ragioni che hanno portato il mio Predecessore, Papa Benedetto XVI, ad offrire una struttura canonica in grado di rispondere alle domande di quei gruppi di anglicani che hanno chiesto di essere ricevuti, anche corporativamente, nella Chiesa cattolica: sono certo che ciò permetterà di meglio conoscere e apprezzare nel mondo cattolico le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali che costituiscono il patrimonio anglicano.” Il “collante” principale rimane la preghiera che porta anche alla testimonianza comune per la “promozione dei valori cristiani, di fronte ad una società che sembra talora mettere in discussione alcune delle basi stesse della convivenza, quali il rispetto verso la sacralità della vita umana, o la solidità dell’istituto della famiglia fondata sul matrimonio, valore che Lei ha avuto modo di richiamare recentemente.” Punto di forza comune come quello dell’impegno per “una maggiore giustizia sociale, per un sistema economico che si ponga al servizio dell’uomo e al vantaggio del bene comune.” Ripete il Papa: “Tra i nostri compiti, quali testimoni dell’amore di Cristo, vi è quello di dare voce al grido dei poveri, affinché non siano abbandonati alle leggi di un’economia che sembra talora considerare l’uomo solo in quanto consumatore.” E c’è un altro scenario per la collaborazione tra anglicani e cattolici: quello internazionale.

“Insieme all’Arcivescovo Nichols- ricorda il Papa- Ella ha sollecitato le autorità a trovare una soluzione pacifica al conflitto siriano, che garantisca anche la sicurezza di tutta la popolazione, incluse le minoranze, tra le quali ci sono le antiche comunità cristiane locali. Come Ella stessa ha evidenziato, noi cristiani portiamo la pace e la grazia come un tesoro da donare al mondo, ma questi doni possono produrre frutti soltanto quando i cristiani vivono e lavorano insieme in armonia. Sarà così più facile contribuire a costruire relazioni di rispetto e pacifica convivenza con quanti appartengono ad altre tradizioni religiose e anche con i non credenti.” L’arcivescovo, il primo a parlare, in inglese ricorda Giovanni XXIII, poi dice di sentirsi a casa ricordando la vista del suo predecessore a Paolo VI, cita un passaggio della “Spe salvi”: il nostro scopo è tanto grande che vale lo sforzo del viaggio. Anche Welby parla di impegno per i poveri, di impegno per mettere fine alle violenze, di impegno per sostenere chi soffre per un sistema economico ingiusto: “se non siamo noi i loro avvocati in nome di Cristo chi lo sarà?”, conclude Welby. Il Papa risponde in italiano con qualche battuta in inglese, poi lo scambio dei doni, un quadro e una targa e poi arriva il momento della preghiera comune in latino.

Il colloquio privato è durato circa 32 minuti, alla presenza di un interprete. Welby ha regalato al Papa un oggetto d’arte con il motto pontificale di Bergoglio, ”Miserando atque eligendo”, che e’ tratto dal santo anglosassone Beda il Venerabile. Il Papa ha ricambiato con una stampa del ‘700 con una veduta di San Pietro e con le medaglie della sede vacante. Alla signora Welby ha anche donato un rosario: ”This is for you. Pray for me”, le ha detto.

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