Extra omnes. I cardinali clausi cum clave

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“Extra omnes”. Con voce piana, scandendo le parole, monsignor Guido Marini, maestro delle celebrazioni pontificie, invitando tutti gli astanti ad uscire dalla Cappella Sistina. Resta solo lui, il cardinal Prosper Grech, incaricato di tenere la meditazione, e i cardinali elettori. Usciti tutti, Marini lentamente arriva alla porta della Cappella Sistina, e la chiude con lentezza, mentre il cardinal Grech aspetta sulla soglia, in attesa di muoversi verso l’altare della Sistina, da dove terrà la meditazione e scuoterà i cardinali elettori, spronandogli nella scelta di un Pontefice accetto allo Spirito Santo. E, alla chiusura delle porte, si sente il rumore delle chiavi che serrano la porta. I cardinali sono ora cum clave. E si preparano ad eleggere il 265esimo successore di Pietro.

 

I 115 cardinali elettori sono arrivati nel luogo in cui eleggeranno il successore di Benedetto XVI. Prima al termine di una breve processione, dalla Cappella Paolina, dove si sono ritrovati, fino appunto al luogo dell’elezione, quella Cappella Sistina, “ove – scriveva Giovanni Paolo II nella Universi Dominici Gregis– tutto concorre ad alimentare la consapevolezza della presenza di Dio, al cui cospetto ciascuno dovrà presentarsi un giorno per essere giudicato”. Cantano le litanie dei santi, e una  volta entrati cominciano l’inno del Veni Creator Spiritus.

 

Giurano, i cardinali elettori, di “osservare fedelmente e scrupolosamente” tutte le prescrizioni del Conclave. Promettono che chiunque di loro, “per divina disposizione, sia eletto Romano Pontefice, si impegnerà a svolgere fedelmente il munus Petrinum di Pastore della Chiesa universale e non mancherà di affermare e difendere strenuamente i diritti spirituali e temporali, nonché la libertà della Santa Sede”. Soprattutto, promettono e giurano “di osservare con la massima fedeltà e con tutti, sia chierici che laici, il segreto su tutto ciò che in qualsiasi modo riguarda l’elezione del Romano Pontefice e su ciò che avviene nel luogo dell’elezione”; e di non violare il segreto, a meno che non siano autorizzati dal Papa; e poi “di non prestare mai appoggio o favore a qualsiasi interferenza, opposizione o altra qualsiasi forma di intervento con cui autorità secolari di qualunque ordine e grado, o qualunque gruppo di persone e singoli volessero ingerirsi nell’elezione del Romano Pontefice”.

E poi, uno per uno, si mettono in fila secondo l’ordine di precedenza (il Camerlengo e la Congregazione Particolare che lo aiuta in questi tre giorni nel disbrigo degli affari della Chiesa; poi i cardinali dell’ordine dei vescovi, poi i patriarchi, poi i cardinali dell’ordine dei presbiteri e quindi quelli dell’ordine diaconi) e ciascuno di loro pone la mano sul Vangelo. “Et ego – dicono ciascuno il proprio nome in latino – spondeo, voveo ac iuro sic me Deus adiuvet et haec Sancta Dei Evangelia, quae manu mea tango”. “Ed io prometto, mi obbligo e giuro, così che Dio mi aiuti e questi Santi Evangeli che tocco con la mia mano”.

Dopo, c’è l’extra omnes. E i cardinali si apprestano ad ascoltare Grech. Quindi, decideranno se procedere subito al primo scrutinio. In attesa dell’Habemus Papam

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