Il Conclave: come si elegge il Papa

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A pochissimi giorni dal Conclave che dovrà eleggere il 266° pontefice della Chiesa Cattolica dopo la rinuncia al ministero petrino di papa Benedetto XVI, Don Roberto Gutturiello pubblica, per le edizioni Tau, il volumetto Il Conclave. Come si elegge il Papa”, con postfazione di Raffaele Iaria sugli ultimi giorni di pontificato di Benedetto XVI che dal 28 febbraio 2013 si trova a Castel Gandolfo.

Nel volumetto una breve storia dei Conclavi, alcune curiosità e le norme per eleggere il papa aggiornate all’ultima modifica appor- tata dal motu proprio di Benedetto XVI Normas Nonnullas, fir– mato il 22 febbraio 2013.

Korazym pubblica il testo della postfazione.

11 febbraio 2013. Sto lavorando in ufficio con la Tv accesa, come mi succede spesso. Un flash dell’agenzia Ansa appare sullo schermo: il papa rinuncia al ministero petrino dal 28 febbraio. In parole povere si dimette. Il papa si dimette? Una bufala? O che cosa? Una serie di telefonate per cercare una conferma e poi la diffusione del bollettino della Sala Stampa della Santa Sede che pubblica il testo integrale dell’intervento di Papa Benedetto XVI durante il Concistoro per la canonizzazione di 800 martiri di Otranto. La notizia è vera. Subito il direttore della Sala Stampa, padre Federico Lombardi, convoca una conferenza stampa. Ma come vivere questo momento? Con un senso un senso di smarrimento iniziale e, poi, di emozione. Stavamo e stiamo vivendo un momento storico non solo per la Chiesa. Un evenIl Conclave 64 to che non ha precedenti nell’era moderna. Alcuni eventi simili di diversi secoli prima non sono per nulla paragonabili a quelli di oggi. Il papa si arrende? No il papa dimostra una grande umiltà. Una umiltà tanto grande che per il bene della Chiesa rinuncia al trono petrino per vivere in “modo nascosto” il tempo che gli rimane da vivere e chiedendo perdono per i suoi limiti.

Una decisione non certo attesa anche se oggi qualcuno cerca di collegare il tutto ad alcune affermazioni di Papa Benedetto XVI, come quella contenuta nel libro intervista “Luce del mondo” pubblicato nel 2010. Altri fanno risalire la decisione all’indomani del viaggio in Messico e a Cuba di papa Ratzinger, nel marzo dello scorso anno. Altri al dicembre 2012 quando ricevette i tre cardinali che facevano parte della Commissione cardinalizia d’inchiesta voluta dallo stesso pontefice dopo lo scandalo Vatileaks che gli consegnano il secondo rapporto sulle indagini che hanno svolto. Come giornalisti, ma soprattutto come credenti cerchiamo di dare una spiegazione: perché Benedetto XVI lascia la guida della Chiesa dopo otto anni di magistero altissimo, di testimonianza di fede assoluta in Dio, di Servizio? Al momento una risposta non c’è: possiamo solo dire che è stata una scelta coraggiosa che dobbiamo rispettare. Una sola cosa dovremmo invece fare: capire e fare nostra l’eredità che ci lascia. Una grande eredità che va sostenuta con la preghiera per lui e per il futuro papa. Benedetto XVI sarà sempre vicino a noi: “anche se mi ritiro adesso sono sempre vicino in preghiera a tutti voi e voi sarete vicini a me anche se rimango nascosto per il mondo”, ha detto due giorni dopo l’annuncio ai sacerdoti della diocesi di Roma: “speriamo che il Signore ci aiuti: io, ritirato con la mia preghiera, sarò sempre con voi. E andiamo avanti con il Signore nella certezza che vince il Signore”. E, quando alle 20,00 di giovedì 28 febbraio, le guardie svizzere, puntuali, hanno chiuso il portone del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo e ammainato la bandiera lasciando la custodia della villa pontificia agli uomini della Gendarmeria, il pontificato di Benedetto XVI ha avuto ufficialmente termine. Poche ore prima – alle 17,40 – si era affacciato al balcone di quella villa per salutare per l’ultima volta i fedeli.

A Roma il Camerlengo, card. Tarcisio Bertone, apponeva i sigilli all’appartamento pontificio. Un gesto che molti in Vaticano hanno definito semplice e che si ripete ogni volta che viene dichiarata la Sede Vacante per la morte del Papa. Ma questa volta non è come le altre: il papa non è morto ma ha deciso di rinunciare al suo ministero e recarsi nella piccola cittadina di Castelgandolfo. Dal “Vaticano due”, come amava chiamarlo Giovanni Paolo II, il pontefice ha salutato la cittadinanza e i pellegrini per poi ritirarsi e rimanere “nascosto al mondo”, come “pellegrino” . Insieme con lui la “famiglia pontificia”, l’arcivescovo Georg Gänswein e le quattro Memores Domini che lo servono. “Grazie, grazie di cuore, cari amici sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del creato e dalla vostra simpatia che mi fa molto bene”, ha detto affacciandosi dalla finestra del Palazzo: “sono grato per la vostra amicizia”, ha poi aggiunto: “voi sapete che oggi la mia presenza non è come le altre volte. Non sono più, anzi lo sono solo fino alle 8 della sera, il Pontefice. Sono ora semplicemente un pellegrino che inizia la sua ultima tappa in questa terra, vorrei ancora lavorare con tutte le mie forze, con il mio cuore e la mia preghiera, per il bene della Chiesa e del mondo, andiamo avanti insieme”. Sui volti e nelle parole delle diecimila persone arrivate ai Castelli Romani commozione, occhi bagnati dalle lacrime ma anche tanti applausi per Benedetto XVI. E tanti striscioni: “La tua umiltà – si leggeva su uno di questi – ti ha reso più grande”. In mattinata il pontefice aveva voluto salutare i cardinali presenti a Roma. E lo aveva fatto utilizzando le parole di Romano Guardini: la Chiesa “non è un’istituzione escogitata e costruita a tavolino…, ma una realtà vivente. Essa vive lungo il corso del tempo, in divenire, come ogni essere vivente, trasformandosi. Eppure nella sua natura rimane sempre la stessa, e il suo cuore è Cristo”.

Un incontro commuovente, durante il quale papa Ratzinger ha voluto salutare personalmente ognuno dei 144 cardinali presenti. A loro ha voluto lasciare un forte messaggio: la chiesa “è nel mondo” ma non è del mondo. Una affermazione che sembra scontata ma forse non lo è del tutto. E il papa lo ha voluto sottolineare ricordando la testimonianza della piazza in occasione dell’ultima Udienza papale: “La Chiesa sopravvive nelle anime. La Chiesa è viva, cresce” e si rispecchia “nelle anime”, che “offrono a Dio la propria carne, e la propria capacità di generare Cristo”. La Chiesa – ha detto ai cardinali – è “come un’orchestra, dove le diversità concorrono a una superiore e concorde armonia”. Una armonia che si dovrà sentire nei prossimi giorni in occasione del Conclave chiamato ad eleggere il nuovo pontefice al quale papa Ratzinger ha promesso “incondizionata reverenza ed obbedienza”. Benedetto XVI che non sarà presente nella Cappella Sistina per compiere l’atto di obbedienza al Papa, lo ha fatto anticipandolo, ha commentato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi nel breefing con i giornalisti appena dopo l’incontro : “ciò è molto bello e assolutamente nuovo”. Papa Benedetto XVI pregherà nei giorni prossimi per i cardinali riuniti in Conclave: “prima di salutarvi personalmente – ha detto Benedetto XVI – desidero dirvi che continuerò ad esservi vicino con la preghiera, specialmente nei prossimi giorni, affinchè siate pienamente docili all’azione dello Spirito Santo nell’elezione del nuovo Papa. Che il Signore vi mostri quello che è voluto da Lui”.

Nel pomeriggio del 28 febbraio il papa ha lasciato il palazzo apostolico in Vaticano: alle 16,54 è uscito dal suo appartamento per recarsi all’eliporto vaticano e, salito sull’elicottero, ha raggiunto Castelgandolfo. Qui iniziava il Rosario con meditazioni tratte dai discorsi del pontefice. A recitarlo migliaia di fedeli provenienti dalla diocesi di Albano ma anche da Roma e da altre parti d’Italia. Al suo arrivo il suono delle campane sia nella Cattedrale di Albano che nella chiesa parrocchiale di Castelgandolfo. Roma aveva salutato il Papa pochi minuti prima facendo suonare tutte le campane della città. Tre rintocchi anche dalla Patarina, la storica campana della torre di Palazzo Senatorio del Campidoglio. Appena partito il papa ha lanciato il suo ultimo tweet “Grazie per il vostro amore e il vostro sostegno. Possiate sperimentare sempre la gioia di mettere Cristo al centro della vostra vita”. E’ il testamento che ci lascia. Adesso, come lui ha chiesto, preghiamo per il nuovo papa. “Vedo che la Chiesa è viva”, aveva detto nella sua ultima udienza generale, mercoledì 27 febbraio alla quale aveva partecipato 150mila persone venute da ogni parte d’Italia e del mondo con bandiere di diverse nazionalità e costumi caratteristici. Persone venute perché convinti che era “importante esserci”. “Un dovere: non potevamo non ringraziare Benedetto XVI”, sottolineano un gruppo di giovani.

“Non abbandono la Croce”, ha detto il Papa nel suo intervento più volte interrotto dagli applausi, sottolineando che questi anni sono stati contrassegnati da momenti difficili. Joseph Ratzinger vuole restare “in modo nuovo presso il Signore Crocifisso”: la sua rinuncia non comporta un suo ritorno alla vita privata, con viaggi, conferenze, etc: “non porto più – ha spiegato – la potestà dell’officio per il governo della Chiesa ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di San Pietro”. “Continuerò – ha poi aggiunto – ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua Sposa che ho cercato di vivere fino ad ora, ogni giorno, e che voglio vivere sempre”. Benedetto XVI, che dalle 20 di giovedì scorso è “Papa emerito”, ha detto di non essersi “mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino”. “In questi ultimi mesi ho sentito – ha detto – che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio di farmi prendere la decisione più giusta non per me, ma per la sua Chiesa” aggiungendo di aver fatto questa scelta “sofferta per amore della Chiesa, avendo sempre davanti il suo bene e non il mio”. Prima di salutare i fedeli il Papa ha voluto essere “vicino” alla folla che lo attendeva nella piazza passando in mezzo a loro con la papamobile, fermandosi a baciare e benedire alcuni bambini.

Tra la folla molte persone non sono riuscite a trattenere le lacrime: sul sagrato anche qualche cardinale aveva gli occhi rossi per la commozione. Al termine un lunghissimo applauso da parte di tutti mentre i cardinali si alzano in piedi per tributare il loro ringraziamento al Papa. Benedetto XVI è sembrato sereno: “vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiani”, ha scritto subito dopo sul profilo twitter. E’ il compito che ci lascia mentre i cardinali sono riuniti in Vaticano per le Congregazioni Generali che precedono l’inizio del Conclave nella Cappella Sistina. Sarà il XXV° pontefice ad essere eletto sotto le volte affrescate da Michelangelo cinquecento anni fa.

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