Il Papa: essere cristiani significa essere stranieri al mondo
Sono i seminaristi della diocesi del Papa, 190 da cinque seminario diocesani, e ogni anno ascoltano la Lectio del loro vescovo, Benedetto XVI. La festa della Madonna della Fiducia è l’occasione per il Papa di stare con loro, guardarli negli occhi, condividere la cena. Dalle parole della Prima lettera di San Pietro Benedetto XVI fa scaturire la bellezza della fede. Ecco la nostra trascrizione di ampi stralci della Lectio del Papa.
Abbiamo sentito tre versetti della Lettera di San Pietro e prima di entrare in questo testo mi sembra importante essere attenti al fatto che è Pietro che parla, e parla alle Chiese in Asia e li chiama eletti e stranieri dispersi. Riflettiamo su questo: Pietro parla, e parla, come si legge alla fine della lettera, da Roma che è chiamata Babilonia. Quasi la prima enciclica nella quale il Primo Apostolo, vicario di Cristo parla alla Chiesa di tutti i tempi. Pietro apostolo, parla quello che ha trovato in Cristo Gesù il Messia di Dio, che ha parlato come primo in nome della Chiesa futura: tu sei il Cristo il figlio del dio Vivo! Parla quello che ci ha introdotto in questa fede, parla quello al quale il signore ha detto: ti trasmetto le chiavi del Regno dei Cieli, al quale ha affidato il suo gregge tre volte dopo la risurrezione… Parla anche l’uomo che è caduto che ha negato Gesù e che ha avuto la grazia di vedere lo sguardo di Gesù di essere toccato nel suo cuore e di aver trovato perdono nel rinnovamento della sua missione. Mi sembra molto importante che quest’uomo pieno di passione di desiderio del Regno di Dio, del Messia che quest’uomo che ha trovato Gesù, i Signore è anche l’uomo che ha peccato, è caduto e tuttavia è rimasto sotto gli occhi del Signore e rimane responsabile per la Chiesa di Dio, rimane incaricato da Cristo, portatore del suo amore. Parla Pietro l’ apostolo ma gli esegeti ci dicono: non è possibile che questa lettera sia di Pietro, perchè il greco è talmente buono che non può essere greco di un pescatore del lago di Galilea.
E non solo il linguaggio, la struttura della lingua è ottima, ma anche il pensiero è già abbastanza maturo, ci sono già formule concrete nelle quali si condensa la fede e la riflessione della Chiesa … Come rispondere? Pietro stesso ci da una chiave, perchè alla dice: vi scrivo tramite Silvano. Può significare diverse cose. Che trasmette, trasporta, che lui ha aiutato nella redazione, che era lo scrittore in pratica, in ogni caso la lettera stessa ci indica che Pietro non era solo nello scrivere la lettera ma esprime la Chiesa che già è in cammino di fede, sempre più matura…Non scrive come individua isolato, ma scrive con l’aiuto della Chiesa, delle persone che aiutano ad approfondire la fede ad entrare nella profondità del suo pensiero…. Non parla come individua, ma parla come uomo della Chiesa, certo come persona con la sua responsabilità personale, ma anche come persona che parla a nome della Chiesa. Non solo idee private, non come un genio del XIX secolo che vuole solo esprimere idee personali ed originali che nessuno aveva detto prima, no, non parla come genio individualistico,ma parla nella comunione della Chiesa. Nell’Apocalisse, nella visione iniziale di Cristo si dice che la voce di Cristo è la voce di molte acque, cioè la voce di Cristo riunisce tutte le acque del mondo porta in sé tutte le acque che danno vita al mondo. E proprio questa è la grandezza del Signore che porta in sé tutto il fiume dell’ Antico Testamento, anzi della saggezza dei popoli.
E questo vale in altro modo anche per l’ Apostolo che non vuol dire una parola solo sua, ma porta in sé le acque della fede, le acqua di tutta la Chiesa così da fecondità ed un testimone personale che si apre al Signore e così diventa aperto e largo. E nella conclusione della lettera è nominato Silvano e Marco, due persone che appartengono anche alle amicizie di san Paolo. Così i mondi di San Pietro e di San Paolo vanno insieme, non è una teologia esclusivamente petrina o paolina, ma una teologia della Chiesa, è la fede della Chiesa nell quale certamente di diversità di temperamento, pensiero di stile, tra Paolo e Pietro. E’ bene che ci siano queste diversità. Anche oggi i diversi carismi e temperamenti, ma tuttavia non sono contrastanti, ma si uniscono nella comune fede. San Pietro scrive da Roma. Qui abbiamo già il vescovo di Roma, abbiamo l’inizio del primato concreto, collocato a Roma, non solo consegnato dal Signore, ma collocato in questa capitale del mondo. Come è venuto Pietro a Roma? Questa è una domanda seria. Gli Atti degli Apostoli ci raccontano che dopo la sua fuga dal carcere di Erode è andato in un altro luogo, non si sa quale…in ogni caso ha affidato la Chiesa giudeo- cristiana di Gerusalemme a Giacomo e tuttavia rimane primate della Chiesa Universale, e Roma ha trovato una grande comunità giudeo- cristiana. I liturgisti ci dicono che nel canone romano ci sono tracce del linguaggio giudeo – cristiano. E a Roma si trovano entrambe le parti della Chiesa quella giudeo cristiane e quella pagano- cristiana unite, espressione della Chiesa universale e per Pietro certamente il passaggio da Gerusalemme a Roma è il passaggio alla universalità della Chiesa…
Andando a Roma san Pietro si è certamente ricordato anche delle parole di Gesù riportate da san Giovanni: andrai dove non vuoi andare e stenderanno le tue mani. La profezia della Croce… San Pietro sapeva che la sua fine sarebbe stato il martirio, la croce. E così sarà nella completa sequela di Cristo…in “Babilonia” lo aspettava il martirio… Andando a Roma Pietro accetta di nuovo la parola del Signore, va verso la croce e ci invita ad accettare anche noi l’aspetto martiriologico del cristianesimo che può avere forme molto diverse. Nessuno può essere cristiano senza seguire il crocifisso, senza accettare l’aspetto martiriologico. San Pietro definisce quelli ai quali scrive eletti che sono stranieri dispersi. Abbiamo di nuovo questo paradosso di gloria e croce. Eletti, ma dispersi e stranieri. Eletti era il titolo di gloria di Israele… Dio ha eletto questo piccolo popolo non perchè noi siamo grandi, ma perchè lui ci ama. E questo san Pietro lo trasferisce a tutti i battezzati….che entrano nei privilegi di Israele, sono il nuovo Israele. Eletti. Siamo eletti . Dio ci conosce da sempre, prima della nostra nascita. Dio mi ha voluto come cristiano, come cattolico, come sacerdote, ha pensato a me, a cercato me tra milioni, tra tanti .. E mi ha eletto,non per i miei meriti che non c’erano, ma per la sua bontà. Ha voluto che io sia portatore della sua elezione che è anche sempre missione, e responsabilità per gli altri. Dobbiamo essere grati e gioiosi per questo fatto…Dio ha eletto me come cattolico, portatore del suo Vangelo, come sacerdote. Vale la pena di riflettere su questo… Dio mi ha voluto e adesso io rispondo. Forse siamo tentati di dire: non vogliamo essere gioisi di essere eletti, sarebbe trionfalismo.
Ma lo sarebbe se pensassimo di essere eletti perchè sono grande. Questo sarebbe trionfalismo sbagliato. Ma essere lieti perchè Dio mi ha voluto non è trionfalismo, ma gratitudine… E dobbiamo reimparare questa gioia…essere nato da una famiglia cattolica, che dono essere voluto da Gesù da poter conoscere il suo volto…la storia umani di Dio…Essere gioiosi per poter essere cattolico in questa Chiesa sua … Dobbiamo essere gioiosi perchè Dio ci ha dato questa grazie e questa bellezza di conoscere la pienezza della verità di Dio, la gioia del suo amore. Eletti, una parola di privilegio e di umiltà nello stesso momento. Ma anche dispersi e stranieri. Da cristiani siamo dispersi e siamo stranieri. Vediamo che oggi ne mondo i cristiani sono il gruppo più perseguitato perchè non conforme, perchè uno stimolo, perchè contro le tendenze dell’egoismo e del materialismo. Certo i cristiani sono non solo stranieri, siamo anche nazioni cristiane , siano fieri di aver contribuito alla formazione della cultura, c’è un sano patriottismo, una sana gioia di appartenere ad una nazione che ha una grande storia di cultura di fede. Ma siamo sempre stranieri. La sorte di Abramo…siamo proprio oggi sempre stranieri. Nei posti di lavoro i cristiani sono una minoranza, si trovano in una situazione di estraneità, di meraviglia che uno oggi può ancora credere e vivere così. Questo appartiene anche alla nostra vita, è a forma di essere con Cristo crocifisso, questo essere stranieri, non vivendo secondo il modo in cui vivono tutti, ma vivendo secondo la sua parola nella grande diversità di quanto dicono tutti. E questo deve rispondere il cristiano: tutti fanno così perchè non io? No io no perchè voglio vivere secondo Dio… Preghiamo il Signore perchè ci aiuti ad accettare la missione di vivere come dispersi, come minoranza e come stranieri e tuttavia di essere responsabili per gli altri e dare forza al bene nel nostro mondo… Riflettiamo su tre parole: rigenerati, eredità, custoditi dalla fede….
Rigenerati, vuol dire essere cristiano non è solo una decisione della mia volontà, una idea mia. Io vedo che è un gruppo che mi piace , mi faccio membro del gruppo, condivido i loro obiettivi..no, cristiano non è entrare in un gruppo per fare qualcosa, non è un atto solo della mia volontà….è un atto di Dio …rigenerato non concerne solo la volontà, il pensare, ma la sfera dell’essere…questo vuol dire che divenire cristiano è passivo, non io posso farmi cristiano, ma sono rifatto dal Signore nella profondità del mio essere ed io entro in questo processo del rinascere,mi lascio trasformare, rinnovare…non ho solo una idea mia che condivido con alcuni altri e se non mi piace posso uscire, no concerne la profondità dell’ essere e divenire cristiani comincia con una azione di Dio e io mi lascio formare e trasformare. Mi sembra importante in un anno un cui meditiamo sui sacramenti della iniziazione cristiana, meditare su questo… Lasciarmi trasformare nella vita della Chiesa…lasciarmi rigenerare significa anche che entro in una nuova familgia. Dio mio Padre, la Chiesa mia madre gli altri cristiani miei fratelli e sorelle. Esser rigenerati implica anche lasciarsi inserire in questa famiglia… Vivere dalla comunione con Cristo che mi rigenera per la sua resurrezione , vivere con la Chiesa lasciandomi formare dalla Chiesa in tanti sensi in tanti cammini ed essere aperti ai miei fratelli, riconoscere negli altri i miei fratelli che con me vanno rigenerati ….uno porta la responsabilità per l’altro. Una responsabilità del battesimo che è un processo di tutta una vita…
Eredità. Una parola molto importante nell’ Antico Testamento, il suo seme erediterà la terra, una promessa, voi avrete la terra, nel Nuovo Testamento questo significa che noi siamo eredi non di un paese , ma della terra di Dio, del futuro di dio, ereditiamo il futuro. Da cristiani abbiamo il futuro, il futuro è di Dio, e così noi sappiamo che l’ albero della Chiesa non è un albero morente, ma crece sempre e di nuovo. Abbiamo motivo di non lasciarci impressionare come ha detto Papa Giovanni, dai profeti di sventura, che dicono: si va bene un albero cresciuto per due millenni, ma adesso è tempo in cui muore. No! La Chiesa rinasce sempre si rinnova sempre. Il futuro è nostro. Naturalmente c’è un falso pessimismo e un falso ottimismo. Il pessimismo che dice: il tempo del cristianesimo è finito: no! Incomincia di nuovo. Il falso ottimismo come dopo il Concilio, quando i conventi chiudevano, seminari chiudevano: no niente, è tutto bene! No non è tutto bene. Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con un sano realismo che così non va dove so fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri che nello stesso tempo se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini e della loro non credenza, nello stesso tempo nasce di nuovo. Il futuro è realmente di Dio, questa è la grande certezza della nostra vita, il grande vero ottimismo che sappiamo.La Chiesa è l’albero di Dio che vive in eterno e porta in sé l’eternità e la vera eredità è la vita eterna.
Custoditi dalla fede, il testo usa una parola rara… Come i vigili delle porte di una città dove custodiscono la città perchè non sia invasa da poteri di distruzione. Così la fede è vigile del mio essere della mia vita, della mia eredità, e dobbiamo essere grati per questa vigilanza della fede che ci protegge, ci guida, ci dà la sicurezza che Dio non ci lascia cadere dalle sua mani. Parlando della fede penso sempre alla emorroissa che nella massa trova accesso a Gesù e lo tocca per essere guarita, ed è guarita. E Gesù dice: chi mi ha toccato? Ma Signore- gli dicono- tutti ti toccano….ma il Signore sa che c’è un modo di toccarlo superficiale esteriore che non ha nulla a che fare con un vero incontro con lui, e c’è un modo di toccarlo profondamente. E questa donna lo ha toccato veramente, non solo con la mano, ma con il suo cuore e così ha ricevuto la forza sanatrice di Cristo, toccandolo dalla fede. Questa è la fede, toccare con la mano della fede, con il nostro cuore Cristo e così entrare nella forza della sua vita, nella forse risanante del Signore. E preghiamo il Signore che sempre più possiamo toccarlo e così essere risanati, preghiamo che non ci lasci cadere che sempre la fede ci tiene la mano e così ci custodisce per la vera vita.





























