“Gesù, senza peccato, si pone tra i peccatori per farsi battezzare” Benedetto XVI battezza venti bambini

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Il paradosso della fede cristiana è quello di un Dio che si fa uomo, che si abbassa con umiltà fino al livello degli uomini per farsi battezzare, si fa solidale con i peccatori e vive in pieno la realtà umana. Benedetto XVI lo sottolinea davanti ai genitori dei venti bambini cui lui stesso conferisce il Sacramento del Battesimo nella Cappella Sistina. È tradizione che il Papa, nella festa del Battesimo del Signore, battezzi dei bambini. E lo fa nella Cappella Sistina, in una celebrazione suggestiva, interrotta a volte dai pianti e dalle piccole urla dei bambini, che Benedetto XVI guarda con affetto e segna con delicatezza del segno della croce all’inizio della celebrazione.

 

il sacramento del Battesimo si innesta nella celebrazione della Messa. Ad inizio celebrazione, c’è l’accoglienza: il Papa chiede ad ogni coppia di genitori il nome che vogliono dare ai bambini e chiede loro di esplicitare la richiesta del Battesimo alla Chiesa di Dio. Poi, li segna con il segno della croce. Quindi, inizia la Liturgia della Parola, e il Vangelo proclamato sul Battesimo di Gesù. Un Vangelo che mette in luce il paradosso della fede cristiana. Un paradosso del quale – dice il Papa – non si può “non gioire”. “Gesù – afferma il Papa – si è immerso realmente nella nostra condizione umana, l’ha vissuta fino in fondo, fuorché nel peccato, ed è in grado di comprenderne la debolezza e la fragilità. Per questo Egli si muove a compassione, sceglie di ‘patire con’ gli uomini, di farsi penitente assieme a loro. Questa è l’opera di Dio che Gesù vuole compiere: la missione divina di curare chi è ferito e medicare chi è ammalato, di prendere su di sé il peccato del mondo”.

E di fronte all’atto umile del Figlio dell’Uomo, si aprono i cieli, il Padre esprime compiacimento per il Figlio, e lo Spirito Santo appare in forma di colomba: si manifesta così in pieno la Trinità, che “testimonia la divinità di Gesù”. “Si realizza così – spiega il Papa –  la profezia di Isaia che abbiamo ascoltato nella prima Lettura: il Signore Dio viene con potenza per distruggere le opere del peccato e il suo braccio esercita il dominio per disarmare il Maligno; davvero Gesù agisce come il Pastore buono che pasce il gregge e lo raduna, perché non sia disperso (cfr Is 40,10-11), ed offre la sua stessa vita perché abbia vita. E’ per la sua morte redentrice che l’uomo è liberato dal dominio del peccato ed è riconciliato col Padre; è per la sua risurrezione che l’uomo è salvato dalla morte eterna ed è reso vittorioso sul Maligno”.

Con il Battesimo, i bambini vengono “uniti nel profondo e per sempre con Gesù, “immersi nel mistero della sua morte, che è fonte di vita, per partecipare alla sua risurrezione, per rinascere ad una vita nuova”. Chiedendo il battesimo per i bambini, i genitori manifestano la gioia della loro fede, “che scaturisce dalla consapevolezza di avere ricevuto un grande dono da Dio, la fede appunto, un dono che nessuno di noi ha potuto meritare, ma che ci è stato dato gratuitamente e al quale abbiamo risposto con il nostro sì”. Ed è una gioia che “si fonda su un rapporto personale con Gesù, un rapporto che orienta l’intera esistenza umana”.

Così, il cammino della fede che comincia con il Battesimo si fonda sulla certezza “che non vi è niente di più grande che conoscere Cristo e comunicare agli altri l’amicizia con Lui; solo in questa amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana e possiamo sperimentare ciò che è bello e ciò che libera. Chi ha fatto questa esperienza non è disposto a rinunciare alla propria fede per nulla al mondo”.

Eppure, oggi testimoniare la propria fede è difficilissimo. Il Papa si rivolge ai padrini e alle madrine, ricorda loro il compito di “far crescere questi bambini nell’amicizia del Signore”, perché “non è facile manifestare apertamente e senza compromessi ciò in cui si crede, specie nel contesto in cui viviamo, di fronte ad una società che considera spesso fuori moda e fuori tempo coloro che vivono della fede in Gesù”.

Una mentalità che porta a vedere Dio come un limite alla propria libertà. “Ma non è così! – dice il Papa con forza – Questa visione mostra di non avere capito nulla del rapporto con Dio, perché proprio a mano a mano che si procede nel cammino della fede, si comprende come Gesù eserciti su di noi l’azione liberante dell’amore di Dio, che ci fa uscire dal nostro egoismo, dall’essere ripiegati su noi stessi, per condurci ad una vita piena, in comunione con Dio e aperta agli altri”.

È anche questo il paradosso della fede cristiana: sapersi affidare a Dio per poter essere davvero liberi, sapersi aprire agli altri per poter essere veramente sé stessi. “L’acqua con la quale questi bambini saranno segnati  nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo – conclude Benedetto XVI – li immergerà in quella “fonte” di vita che è Dio stesso e che li renderà suoi veri figli. E il seme delle virtù teologali, infuse da Dio, la fede, la speranza e la carità, seme che oggi è posto nel loro cuore per la potenza dello Spirito Santo, dovrà essere alimentato sempre dalla Parola di Dio e dai Sacramenti, così che queste virtù del cristiano possano crescere e giungere a piena maturazione, sino a fare di ciascuno di loro un vero testimone del Signore”.

E poi, il rito del Sacramento: dopo preghiera dei fedeli e litanie, il Papa conferisce l’unzione pre-battesimale (con l’olio dei catecumeni, un gesto che pone l’accento sulla forza che l’unzione darà al battezzato), la benedizione dell’acqua, la professione di Fede. E quindi, il Sacramento del Battesimo, e poi l’unzione con l’olio del crisma e la consegna della candela e della veste bianca, e il rito dell’Effatà.

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