Il fuoco acceso nelle piazze per riscaldare Gesù che nasce

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I fuochi natalizi accompagnano da secoli nelle piazze di Sicilia la nascita di Cristo, con la quale si inaugura un nuovo ciclo vitale, mentre il vecchio finisce di consumarsi tra le fiamme. I falò, come altri segni del passato, continuano pertanto a vivere all’interno dei cicli festivi, riattualizzando antichi riti e cerimonie. Quella del Natale, per quanto riguarda i rituali del fuoco, è una delle feste più interessanti nell’isola, e segue procedure che variano a seconda delle province e delle zone. Nell’area etnea il falò prende il nome di “zucco”, poiché costituito da grossi ceppi di legno (gli “zucca”) accatastati insieme a rami e radici, mentre uno strato di terriccio alla base isola la pavimentazione pubblica dal fuoco.

Gli “zucchi” possono assumere varie forme e dimensioni, superano i due metri d’altezza e vengono generalmente allestiti nella piazza principale del paese e innanzi alle chiese dei quartieri più popolosi. Di solito vengono accesi (“addumati”) la sera del 24, intorno alle 20, e ardono fino all’alba del giorno successivo.

Particolarmente solenne è l’accensione dello “zucco” di Acireale, che avviene alla presenza del vescovo e del sindaco della città, richiamando uno stuolo di fedeli e curiosi attorno ai massicci tronchi di rovere, composti in una mastodontica forma di cilindro. Oggi lo “zucco” sposa ai caratteri religiosi della tradizione aspetti prettamente socio-politici, divenendo occasione per rinnovare lo scambio degli auguri e trascorrere del tempo insieme ad amici e conoscenti, che magari hanno fatto ritorno alle proprie città per trascorrervi le feste insieme alla famiglia. La piccola folla che via via si congeda al termine delle varie messe celebrate nelle chiese del centro cittadino ha infatti modo di incontrarsi, ritrovandosi attorno a quello che ormai è un vero rito collettivo, affollato e rumoroso.

Trascorrono frattanto le ore della notte, rese gradevoli dal tepore che si solleva dalle vampe che bruciano scoppiettanti. È un modo semplice per stare insieme e fare festa, donando un senso di fratellanza e ritrovata umanità a ricorrenze che troppo spesso assumono solo il volto del profitto o dell’alienazione del sacro.

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