Numeri ufficiali Covid-19 dell’8 gennaio 2021. Segregati 2 settimane e va peggio di prima: indice Rt torna sopra 1 dopo 6 settimane. Umiliati per niente

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L’indice di trasmissibilità Rt è uno dei parametri in base al quale viene calcolata la capacità di un’epidemia di espandersi. Da alcuni mesi – da quando la pandemia di Covid-19, malattia scatenata dal Severe acute respiratory syndrome coronavirus 2 (Sindrome respiratoria grave acuta coronavirus 2) (SARS-CoV-2) ha colpito anche l’Italia – è divenuto fondamentale nelle nostre vite: su di esso si basano le misure decise dal governo e dalle regioni per arrestare l’epidemia. Rt descrive il tasso di contagiosità dopo l’applicazione delle misure atte a contenere il diffondersi della malattia. È un numero che indica quante persone vengono contagiate da una sola persona, in media e in un certo arco di tempo: è dunque un parametro legato a una situazione contingente, a seconda dell’efficacia delle misure di contenimento.

Nel periodo 15-28 dicembre 2020, l’indice Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,03 (range 0,98 – 1,13), in aumento da quattro settimane e per la prima volta, dopo sei settimane, sopra uno. Lo rileva la bozza del monitoraggio settimanale Ministero della Salute-Istituto superiore di sanità (Iss).

In Italia la curva dei contagi “ha rallentato la decrescita e ha avuto una controtendenza in questa settimana”, ha detto il Presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro nel corso della conferenza stampa sull’analisi dei dati del monitoraggio regionale della Cabina di regia. “Si osserva un peggioramento nel Paese e la gran parte delle regioni italiani si sta avvicinando o è sopra Rt 1. Questo è un elemento che deve spingerci alla massima attenzione nelle misure da adottare e che deve portarci ad adottare comportamenti rispettosi per evitare una ricrescita”. “In quasi tutte le regioni il trend dei casi è in crescita” e “ci sono sovraccarichi per i servizi assistenziali con una classificazione del rischio di impatto Alta in molte Regioni”.

Sono dodici le regioni a «rischio alto»: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, provincia autonoma di Bolzano, provincia autonoma di Trento, Puglia, Umbria e Veneto. Cinque regioni passeranno con ordinanza del ministro Speranza a zone arancioni già dal 10 gennaio.

Ringraziando i nostri lettori e sostenitori, ricordiamo che è possibile inviare comunicazione presso l’indirizzo di posta elettronica del “Blog dell’Editore”: QUI.

I dati Covid-19 ufficiali del Ministero della salute di oggi venerdì 8 gennaio 2021

Totale casi: 2.237.890 (+17.533) (+0,79%)
In isolamento domiciliare: 544.489 (-688) (-0,13%)
Ricoverati con sintomi: 23.313 (+22) (+0,09%)
In terapia intensiva: 2.587 (+0) (+0,00%) [con 187 nuovi ingressi del giorno] [*]
Dimessi/Guariti: 1.589.590 (+17.575) (+1,12%)
Deceduti: 77.911 (+620) (+0,80%)
[*]  Dato molto importante, perché permette di verificare al di là del saldo quante persone sono effettivamente entrate in terapia intensiva nelle ultime 24 ore oggetto della comunicazione.

Il sistema “Tutor” per verificare il “trend” dell’epidemia

Media giornaliera dei decessi: 241 (+1)

Tabella con i decessi al giorno, il totale dei decessi e la media giornaliera dei decessi [A cura dello Staff del “Blog dell’Editore”]: QUI.

Il punto della situazione a cura di Lab24

L’ultimo Report settimanale della “Cabina di regia Ministero della Salute – Iss”, presentato oggi con dati relativi al periodo 28 dicembre 2020 – 3 gennaio 2021, certifica quello che stiamo puntualmente rilevando dall’ultima decade di dicembre: una chiara ripresa dell’epidemia, “nonostante la settimana in valutazione sia stata caratterizzata da un numero particolarmente basso di tamponi nelle giornate festive”. Abbiamo visto nei giorni scorsi come lo stesso trend sia proseguito anche dopo il 3 gennaio.

L’indice Rt a livello nazionale nel periodo 15-28 dicembre, che l’Iss calcola sui soli casi sintomatici, è salito a 1.03 superando il valore soglia di 1.0 per la prima volta dopo 6 settimane. Le nostre rilevazioni istantanee (metodo Kohlberg-Neyman modificato) danno alla sera del 7 gennaio un valore di 1.18 per l’Italia, 1.10 per la Lombardia e 1.11 per il Veneto, delineando uno scenario in ulteriore peggioramento rispetto alla rilevazione ufficiale che riflette un periodo chiuso 10 giorni fa.

Lo stesso Report indica 12 Regioni come ad “alto rischio”: Emilia Romagna, Friuli, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, P.A. di Bolzano, P.A. di Trento, Puglia, Umbria e Veneto.

Nella settimana di rilevazione 28 dicembre 2020 – 3 gennaio 2021l’Iss certifica un nuovo aumento dell’incidenza a livello nazionale (166 nuovi casi per 100.00 abitanti), molto sopra la soglia dei 50 per 100.000 abitanti considerata quella minima utile per riprendere con efficienza le attività di tracciamento del contagio sul territorio. Come abbiamo verificato più volte nei giorni scorsi la stima attuale dell’epidemia, sulla base dei parametri insensibili al basso numero di test (primi fra tutti i ricoveri in area medica e terapia intensiva, entrambi in crescita da inizio anno) porta a ipotizzare a causa dell’esiguo numero di test effettuati nell’ultima settimana mobile (1-7 gennaio 2021) un numero dei nuovi casi di almeno il 30% superiore a quello (112.816, media giornaliera 16.116) ufficialmente rilevato. La stima più conservativa che si ottiene è di 146.600 nuovi casi (media giornaliera 20.951): in linea con i 150.722 registrati nella settimana epidemiologica 28 novembre – 4 dicembre 2020, che aveva preceduto la fase di allentamento con il passaggio di molte Regioni in zona gialla (6 e 13 dicembre).

La crescita dei numeri attuali riflette proprio il periodo delle riaperture, durato fino all’introduzione della zona rosso-arancione nazionale a partire dalla vigilia di Natale. L’Iss osserva oggi “un aumento del rischio di epidemia non controllata e non gestibile” che sembra preludere a “un nuovo rapido aumento di casi nelle prossime settimane qualora non venissero definite ed implementate rigorosamente misure di mitigazione più stringenti”.

Vedremo solo a partire dal 25 gennaio gli effetti delle blande restrizioni approvate oggi e in vigore da lunedì 11 a venerdì 15 gennaio, data entro la quale è atteso un nuovo provvedimento. Nei primi 5 giorni della prossima settimana Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto saranno in zona arancione, tutte le altre in zona gialla, incluse quelle che fanno parte del gruppo indicato ad “alto rischio” dallo stesso Iss. Le restrizioni legate al colore giallo hanno finora dimostrato di essere del tutto inadeguate a contenere la diffusione dell’epidemia: si veda il caso del Veneto, ma anche il recente periodo in zona gialla della Lombardia (13-23 dicembre) che ha avuto come ricaduta l’attuale maggiore diffusione del contagio. Al massimo sembra possibile ottenere una stabilizzazione dell’infezione: con un rischio molto elevato visti i valori espressi in questa fase e la pressione che si mantiene ai livelli di allerta (occupazione del 30% dei posti in intensiva, del 40% in area medica) sul sistema ospedaliero nazionale. Alla sera del 7 gennaio (dati Agenas) 9 tra Regioni e Province autonome presentavano almeno un valore superiore alle soglie critiche.  (Fonte Il Sole 24 Ore).

De Luca: la Campania darà card di avvenuta certificazione
“La Campania darà una card di avvenuta certificazione a tutti i cittadini vaccinati dopo il richiamo”. Lo ha annunciato il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca che mostra il prototipo in diretta Fb. “Sul retro c’è un chip – spiega – ci auguriamo che tra qualche mese i cittadini la possono esibire per andare a cinema, ristorante con più tranquillità, avendo la certificazione che sono stati vaccinati” (Fonte SkyTG24).
Una misura da regime totalitario: per spingere i cittadini ad “essere disponibili” di farsi vaccinare”, la tessera di vaccinazione, per poter andare a cinema e a ristorante. Ricatto. Quindi, cinema e ristorante non mi vedranno più. Su quale base legislativa e costituzionale si base questo ricatto?

Zingaretti: c’è rabbia, humus sociale infiammabile
“Nessuno commetta l’errore di sottovalutare la gravità di ciò che potrebbe accadere. Non sottovalutiamo la disperazione e la rabbia delle persone se a fronte di paure e incertezze la politica assumesse il volto dei giochi di palazzo. C’è un humus sociale ad alta infiammabilità, ci sono pensieri incendiari pronti a scatenarsi”. Lo ha detto il Segretario Pd Nicola Zingaretti alla direzione dem (Fonte SkyTG24).

Questo Teatro dell’Assurdo, Quanto Durerà?
Occhio però, che a furia di tirare prima o poi la corda si spezza
di Luca Del Pozzo
Stilum Curiae, 7 gennaio 2021

Se un certo grado di incertezza può essere connaturale e, quindi, accettabile, quando si ha a che fare con una pandemia, è invece del tutto inaccettabile dover assistere a questo costante, implacabile stillicidio di un governo che per prendere una decisione  – stiamo parlando ovviamente della riapertura delle scuole – insegue e rincorre ogni minima oscillazione di ognuno dei ventuno parametri (ma ridurli, no?) che monitorano l’evolversi della pandemia.

Col risultato di un immobilismo di fatto che non aiuta e anzi complica maledettamente la vita di insegnanti e famiglie, già di suo vessata da mesi e mesi di misure di contenimento, con l’aggravante che quando finalmente una decisione viene presa non sai più se ridere o piangere. Il sottoscritto è marito di un’insegnante liceale e padre di due figli in età scolastica: vorrei che qualcuno di lorsignori che hanno suggerito di posticipare la riapertura delle scuole in presenza all’11 gennaio anziché al 7 ci spiegasse, auspicabilmente con qualche dato o ragionamento a supporto, quali sono/sarebbero i benefici attesi dal ritardare di due-tre giorni (leggi bene: due-tre-giorni, non un mese o due) il ritorno in aula.

Cioè fatemi capire, l’11 il virus circolerà meno del 7? Sarà forse meno aggressivo? È questo il motivo? O si tratta semplicemente di dare un contentino, ovviamente sulla pelle delle famiglie e degli insegnanti, ai duri e puri che non vorrebbero riaprirle per niente le scuole? (a proposito: dice niente il fatto che l’Italia, nonostante le scuole chiuse, sia il paese col più alto numero di morti?) O ci sono altre ragioni che a noi comuni mortali sfuggono?

E se sì, forse sarà il caso che qualcuno ce le venga a spiegare, queste altre ragioni, magari usando verso cittadini, famiglie e imprese un po’ più di rispetto anziché continuare a trattarci come dei bamboccioni?

No, dico, ma ci rendiamo conto o no di dove siamo arrivati? Per quanto tempo ancora durerà questo teatro dell’assurdo? Per quanto tempo ancora dovremo assistere a questi insulsi rimpalli di responsabilità tra governo e regioni, che caso mai ce ne fosse bisogno non fanno altro che confermare che bisogna rivedere, e in fretta anche, tutto l’apparato e l’organizzazione dello stato? Per quanto tempo ancora dovremo sorbirci improbabili commissari e letterine e messaggi e conferenze stampa per sentirci dire che c’è bisogno di sacrifici oggi per stare meglio domani, salvo che poi quando arriva quel domani ecco che, ehm..beh..sì in effetti serve uno sforzo in più, signora mia.

O per sentirci dire che la responsabilità (leggi “colpa”) non è mai di chi è chiamato in causa e/o preposto a quel dato ruolo ma sempre di qualcun altro, e che in ogni caso “tutti devono fare la loro parte” come se non la stessimo già facendo, la nostra parte. Spiace dirlo, ma l’impressione è che ci troviamo in mano a gente inadeguata, impreparata, che brancola nel buio e che si muove a tentoni non sapendo che pesci prendere e che perde tempo a colorare le regioni. Occhio però, che a furia di tirare prima o poi la corda si spezza.

I “successi” del #brancodibalordi che ci “governa”
di Marco Tosatti
Stilum Curiae, 7 gennaio 2021

Ma è evidente che la banda che ci governa si è messa in un vicolo cieco. E non può certo salvarsi dando la colpa di tutto ai poveretti costretti ai domiciliari, fidando della complicità dei media generatori di terrore. Questo grafico dimostra i “successi” del governo che avendo imposto le misure più restrittive – da marzo! – ha il risultato del maggior calo del PIL (a sinistra, in verticale) e il maggior numero di decessi (a destra, orizzontale). E sembra impegnato in balletti assurdi. Sempre con il benevolo assenso del peggior Presidente della Repubblica della nostra storia. Avete visto, una cosa curiosa? L’unico PIL in positivo è quello della Cina, cioè del Paese da cui il virus è partito. Ma guarda un po’! Buona lettura.

Umiliati per niente
Segregati 15 giorni e va peggio di prima
Dopo due settimane di clausura risalgono i contagi
Il governo si vanta del fatto di aver isolato la popolazione “per il suo bene”. Ma i dati dicono che la situazione precipita
di Renato Farina
Libero, 8 gennaio 2021


Avete visto i numeri? Oppure li avete cancellati dalla mente per non soccombere alla depressione? Il 30 dicembre 2020, giusto per consentire un ritocco al discorso di San Silvestro del presidente Sergio Mattarella, l’Italia risultava prima al mondo per deceduti di Covid-19 in rapporto alla popolazione: 120,85 ogni centomila abitanti. Terza per quantità di morti su cifra di contagiati. In compenso siamo stati il Paese d’Occidente che ha imposto la limitazione più drastica delle libertà personali (in un primo momento), menandone gran vanto ed esibendo elogi dell’Organizzazione mondiale della Sanità. In compenso nessuno come noi ha visto precipitare il prodotto interno lordo (intorno al -10 per cento).

Avete presente come nei nostri Tg e su tutti quotidiani italici siano stati trattati da idioti criminali Trump e Bolsonaro perché hanno cercato di salvare insieme salute, libertà ed economia? Magari ricordate le lamentazioni bibliche del re di Svezia che ha chiesto scusa al suo popolo perché il governo è stato lasco lasciando aperte scuole, ristoranti e ritrovi, così provocando contagi e morti? Si percepiva chiaro e forte il suono del flauto utile a incantare i dubbiosi: meno male che abbiamo Conte e Speranza, e pure i loro tostissimi scienziati dotati di lucchetti. Risultato? Non è un’opinione, ma un diagramma: Stati Uniti, Brasile e Svezia se la sono cavata molto meglio di noi. Siamo la maglia nera del mondo intero. Qualcuno ha chiesto scusa tra chi ci comanda? Anzi, in nome dei successi conseguiti, si è ribadito il concetto che il nostro popolo va rinchiuso per il suo bene. Si è deciso di spostare, con decreto la notte di Natale anticipandola di due ore e umiliando gli affetti più profondi in nome della sicurezza.

Numeri negativi

Risultati? Provvediamo con dati ufficiali, Il 23 dicembre, subito prima del lock-down natalizio, l’indice di contagio detto Rt (non chiedeteci qui cosa significa, ma ci inchiniamo all’epidemiologia imperante) era 0,90. Ora siamo sopra l’1. Conte a Porta a Porta aveva assicurato che il 7 gennaio sarebbero state aperte le scuole tutte, comprese le superiori, garantito. Invece niente licei né istituti tecnici né università. In realtà il numero dei contagiati e dei morti è cresciuto. Ora è saltato su, sventolando i dati negativi come fosse un successo personale, il fisico (ci mancavano i fisici) il cui messaggio riferito dall’Ansa sintetizziamo così: “Il Rt è cresciuto e questo dimostra che bisogna rafforzare le misure restrittive”. Infatti è sicuro che il peggioramento sia “uno strascico della troppa libertà precedente il Natale”. Se invece l’Rt calava, ragione di più per confermare la clausura. Delle restrizioni ovvio. Siamo alla scienza dalle premesse variabili, tanto poi il risultato è sempre lo stesso, e coincide con il dogma del pandemicamente corretto: più chiudi, più sei bravo e ami il popolo. Il quale se muore, colpa sua. Si sa da prima dove andranno a parare gli esperti ammessi al desco governativo o mediatico, sicuramente in buona fede, ma mai un dubbio: davanti a qualunque dato fornisca la realtà, semmai ha torto la realtà, la teoria resta identica, e i provvedimenti governativi sempre doverosi. E chi eccepisce? Al rogo morale. Chi- non-salta-negazionista-è-è, intona il coro universale gli ultra. Deve vigere un solo principio: chiudiamo tutto=sopravvivenza.

Linea politica

Noi ci ostiniamo a sostenere che ogni legge va spremuta dall’esperienza e va sottomessa alle sue risultanze. Ma è uno strascico della troppa libertà precedente, vale tanto più quanto i tempi sono drammatici. L’ostinazione delle teorie equivale a ignoranza all’inizio poi a malafede. E quanto fin qui esposto dimostra che la linea politica di questo governo con i suoi eccessi e i suoi zigzag opportunistici è una schifezza. Va vomitata prima che avvelenandoci porti il corpaccione dell’Italia alla tomba. Che fare?

Visto che chiedere le dimissioni degli incapaci al governo sarebbe un’impresa vana, ripieghiamo su un’ipotesi minore: diteci la verità, signori Conte e Speranza. Ditecela voi e strappate la medesima confessione alla tribù di virologi litiganti al vostro seguito. Ammettete tutti, dai, che di Covid-19 non ci state capendo nulla. E che le misure che avete preso dall’inizio dell’emergenza (31 gennaio 2020) e che state reiterando in questi giorni, mescolando i colori come fossero ingredienti stregoneschi, hanno l’efficacia delle danze per la pioggia nel Sahara, alla cui efficacia non credono neanche i dromedari dei Tuareg, salvo una minoranza di grillini. E così eccoci ieri e oggi al giallo rafforzato per favorire i saldi dei negozianti alla canna del gas, cui seguirà domani e post-domani l’arancione e poi magari il rosso, ma forse il bianco, in base ad un algoritmo indecifrabile. Dicono sia scienza, ma gli algoritmi sono in realtà opinioni in codici, basta scegliere quali elementi infilarci e quali trascurare, e sembrano sentenze da Nobel ma sono panzane. Tra la gente comune non ci crede più nessuno siano esito di sapienza scientifica: riconoscete signori ministri e scienziati di corte che sono piuttosto esito di un’estrazione in qualche sala bingo ministeriale. Già che ci siete, potreste finanziare qualche bonus per monopattini volanti notoriamente preferiti dagli alieni con gli utili del lotto abbinato ai colori fissati ogni settimana per i capoluoghi di Regione.

Siamo alla versione pandemica dell’oppio del popolo. Fingete di saperla lunga, e in realtà imbastite un’ammuina [*] (traduzione dal napoletano: fate casino) onde umiliare il popolo fesso costringendolo a restrizioni più superstiziose che salutistiche. Non lo diciamo per partito preso, ma per analisi dei risultati della lotta all’italiana contro il Covid. Ecco, la prossima volta almeno aprite il bussolotto in diretta tivù. Sono ammesse scommesse. Uscirà il giallorosso.

[*] Ordine del #brancodibalordi alla ciurma A.D. 2021: Facite Ammuina!!! Ridateci ‘o re bomba! – 5 gennaio 2021

“Di quello che è successo al Campidoglio mi frega poco. A me interessa che nel 2020, in Italia, 390 mila imprese sono fallite e che nel 2021 saranno mezzo milione. Mi interessa che milioni di italiani saranno licenziati e che a gennaio sono partite 5 milioni di cartelle esattoriali” (Francesco Facchinetti @frafacchinetti – Twitter, 8 gennaio 2021).

Il Punto | la newsletter del Corriere della Sera
8 gennaio 2021
di Gianluca Mercuri, redazione Digital

Il caos americano è solo un breve diversivo dal virus, che ci riporta dritti ai problemi di casa nostra. È stallo sul fronte politico. I duellanti Conte e Renzi aspettano ognuno che sia l’altro ad accendere il cerino della crisi, nella speranza che gli si bruci in mano. Il Presidente del Consiglio sembra di nuovo tentato dall’andare in Parlamento e sfidare apertamente Italia Viva a togliergli l’appoggio; Renzi preferirebbe in effetti che andasse al Quirinale a dimettersi, per poi avviare le manovre per una soluzione alternativa sia a Conte sia alle elezioni, finora mai ben precisata. Pd e 5 Stelle sembrano esasperati e impotenti. La prossima settimana dovrebbe essere finalmente quella della svolta, ma già oggi si potrebbe capire qualcosa di più, perché i partiti della coalizione in via di disfacimento si devono vedere per discutere il Recovery Plan (propriamente detto Piano nazionale di ripresa e resilienza) finalmente rivisto dalla persona più adatta, il ministro Gualtieri, dopo che il premier se l’è tenuto stretto per mesi.Da notare che il semigolpe di Trump ha riflessi anche sulla nostra politica. È un motivo di contrasto ulteriore tra Conte e Renzi, perché tra il premier e il presidente Usa c’è un legame ambiguo che, secondo il senatore fiorentino, è la vera ragione della sua premura per i servizi segreti. La mancata condanna esplicita di Trump da parte di Conte irrita anche il Pd. Ma anche i due leader del centrodestra, Salvini e Meloni, proprio non ce la fanno a denunciare l’enormità degli atti del presidente Usa, trincerandosi dietro vaghe condanne della violenza.

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