Il Papa: le reti sociali tendono a sostituire gli spazi naturali della comunicazione e diventano l’unico riferimento di conoscenza

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In Thailandia, per esempio, Paese per cui è stato accreditato il signor Charlempol Tranchit, la Chiesa è stata recentemente protagonista di una campagna per promuovere l’educazione per tutti (e là si era tenuto il Congresso Internazionale per l’Educazione Cattolica nel 2010). Nello Zambia – rappresentato da Bizwayo Newton Nkunika – Aiuto alla Chiesa che Soffre ha destinato fondi importanti all’educazione, su richiesta dello stesso episcopato, consapevole che è dall’educazione che comincia la lotta alla povertà. Una consapevolezza che viene portata avanti anche dalla pastorale dei vescovi di Niger e Guinea – i cui nuovi ambasciatori presso la Santa Sede sono rispettivamente la signora Aminatou Batouré Gaoh e Ibrahima Sory Sow.

Ma l’educazione è un problema centrale anche nel piccolo Stato di Saint Vincent e Grenadine, che sarà rappresentato da Wafic Rica Said. In Sri Lanka, poi (l’ambasciatore sarà Ravinatha Pandukabhaya Aryasinha), la Chiesa ha sviluppato anche un percorso di educazione ai diritti umani. Come affrontare il problema dell’educazione oggi? Benedetto XVI sottolinea che “la famiglia e la scuola non sembrano più essere terreno fertile, primario e naturale dove le giovani generazioni acquisiscono la fonte vitale della loro esistenza”, e “la scuola e l’università sembrano essere divenuti incapaci di progetti creatori”. È una crisi generalizzata, in cui hanno il loro peso anche le reti sociali, le quali “hanno la tendenza a sostituire gli spazi naturali della società e della comunicazione, divenendo l’unico riferimento dell’informazione e della conoscenza”.

Ma lo sviluppo umano integrale si fonda anche sulle relazioni umane. Ed è proprio questa relazione umana, questa educazione che parte dall’uomo e non dalla tecnica e alle nozioni, ad essere mancata e ad aver portato il Papa – in un discorso ai vescovi di Roma di qualche anno fa – a parlare della necessità di una Pastorale dell’intelligenza. “Il mondo attuale e gli adulti responsabili – denuncia Benedetto XVI ai nuovi ambasciatori – non hanno saputo dare loro i punti di riferimento necessari”. Si chiede, Benedetto XVI, se sia proprio una educazione deficitaria non ben recepita a spiegare il perché alcune istituzioni e alcuni servizi pubblici e privati non funzionino.

E esorta i governanti delle nazioni di provenienza degli ambasciatori “a contribuire con coraggio al progresso della nostra umanità favorendo l’educazione delle nuove generazioni grazie alla promozione di una sana antropologia, base indispensabile per ogni educazione autentica e conforme al patrimonio naturale comune”. Benedetto XVI indica anche il modo in cui questi governi dovrebbero procedere. Si “potrebbe partire dapprima da una seria riflessione sulle differenti problematiche esistenti nei vostri rispettivi paesi o certe opzioni politiche o economiche possono erodere a poco a poco i vostri patrimoni antropologici e spirituali. Tali patrimoni sono passati al vaglio dei secoli e si sono costituti pazientemente su basi che rispettano l’essenza della persona umana nella sua realtà pluralistica, rimanendo in perfetta sintonia con l’insieme del cosmo”. E poi si dovrebbe “avere il coraggio di lavorare al consolidamento dell’autorità morale – intesa come un appello alla coerenza di vita – necessaria per una vera e sana educazione delle giovani generazioni”.

È necessario – dice il Papa – “educare nella verità e alla verità: la verità sull’uomo, la verità sulla creazione, la verità sulle istituzioni e così via. Con l’educazione alla rettitudine del cuore e del pensiero, i giovani hanno anche bisogno, oggi più che mai, di essere educati al senso dell’impegno e delle perseveranza nelle difficoltà. Bisogna insegnare loro che ogni atto compiuto dalla persona umana deve essere responsabile e coerente con il suo desiderio di infinito, e che questo atto accompagna la sua crescita in vista della formazione ad una umanità sempre più fraterna e libera dalle tentazioni individualiste e materialiste”. Benedetto XVI ha concluso il suo discorso salutando, tramite gli ambasciatori, le comunità cattoliche presenti nei loro paesi.

“La Chiesa compie la sua missione nella fedeltà al Signore e con l’ardente desiderio di apportare il proprio contributo specifico alla promozione integrale dei vostri compatrioti, in particolare con l’educazione dei bambini e dei giovani. Essa partecipa quotidianamente agli sforzi comuni per la fioritura spirituale e umana di tutti, con le sue strutture educative, caritative e sanitarie, avendo a cuore il risveglio delle coscienze al rispetto reciproco e alla responsabilità. In questo senso incoraggio i vostri governanti a continuare a permettere alla Chiesa di occuparsi liberamente dei suoi ambiti di attività tradizionali che, come voi sapete, contribuiscono allo sviluppo dei vostri paesi e al bene comune”.

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