La situazione dei Cristiani di Aleppo e di Siria peggio che in guerra sotto le bombe. Le sanzioni americane fanno soffrire la gente comune

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Condividiamo l’articolo di Gian Micalessin [*] pubblicato su InsideOver, una testata del Giornale diretto da Alessandro Salusti [**] sulla situazione in cui vivono i Cristiani ad Aleppo e in Siria, “peggio di quando cadevano le bombe”, perché “lottare contro la miseria è più difficile che sopravvivere alle bombe. Quelle possono anche non colpirti, la miseria invece non ti lascia mai. Qui, ogni giorno, i cristiani fanno i conti con fame e privazioni”.
Definiscono le sanzioni americane inflitte alla Siria “un crimine e vanno tolte perché fanno soffrire la gente comune”.
Seguono le indicazioni per poter aiutare con una donazione queste comunità attraverso la Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Il video: Gian Micalessin per i cristiani di Siria.

La supplica dei cristiani “Toglieteci le sanzioni”
Le comunità religiose sono allo stremo: fame, persecuzioni e ora anche il Covid. Senza aiuti
di Gian Micalessin
InsideOver, 20 dicembre 2020

«Noi Cristiani di Aleppo e di Siria viviamo peggio di quando cadevano le bombe. Ci aspetta un Natale freddo, buio e silenzioso. Non è un modo dire. Qui non abbiamo né il gasolio per scaldarci, né l’elettricità per illuminare le case, né tantomeno la voglia di parlare e di scambiarci gli auguri. E, come se non bastassero queste disgrazie, quest’anno è arrivato anche il Covid».

Al telefono la voce di Monsignor George Abu Khazen, Vescovo latino di Aleppo, suona stanca, provata, disillusa. Una voce diversa da quella ascoltata nei giorni più bui quando, al suo fianco, attraversavamo le vie di una Aleppo bersagliata dalle bombe e assediata dalle bande islamiste. In quei giorni difficili monsignor Abu Khazen trovava comunque la forza di scherzare, aggrapparsi alla speranza, condividerla con i suoi fedeli. Oggi ci riesce a fatica. «Lottare contro la miseria – spiega – è più difficile che sopravvivere alle bombe. Quelle possono anche non colpirti, la miseria invece non ti lascia mai. Qui, ogni giorno, i cristiani fanno i conti con fame e privazioni. Hanno ridotto il razionamento del gasolio da 200 a 100 litri e la benzina a soli 30 litri la settimana. L’elettricità, invece, arriva per un’ora e mezzo e manca per le nove successive. Come si può vivere così?».

La stessa domanda te la fa Monsignor Josepj Tobji, Vescovo maronita di Aleppo. Ha appena finito di ricostruire la sua chiesa, la cattedrale di Sant’Elena trasformata in una gruviera dalle bombe ribelli che, dal 2011 al 2016, non hanno mai smesso di colpirla. Ma quella cattedrale fresca di stucchi e vernici da sola non basta. «Il Natale un po’ di felicità la regalerà, ma poi bisognerà tornare alla realtà. E la realtà è che qui la guerra non è mai veramente finita. La pace è solo apparente. Il Caesar Act, le nuove sanzioni imposte lo scorso giugno dagli americani sono proprio questo, una guerra subdola studiata per farti morire di fame anziché sotto le bombe. I numeri parlano chiaro. Un impiegato piglia 50mila lire al mese, ma con l’inflazione un chilo di carne costa ormai 20mila lire, un chilo di formaggio 10mila. Le nostre famiglie non riescono più a sopravvivere. Per riuscire a mettere nel serbatoio i trenta litri di benzina alla settimana concessi dal razionamento bisogna fare una fila di tre o quattro ore. Due mesi fa ci volevano quasi tre giorni, la gente dormiva in auto davanti alle pompe. Tutto questo mentre nell’est del paese gli americani rubano il nostro petrolio e lo mandano in Iraq mentre a noi impediscono d’importarlo. Per questo i Cristiani invece di far ritorno alle loro città e alla loro nazione sognano di abbandonarle. Appena finiti i combattimenti sono rientrati quelli che si erano spostati a Damasco e in altre zone del paese, ma chi è riuscito ad andare all’estero si è ben guardato dal tornare. Il sogno di tutti è prendere un visto e scappare. Ormai qualsiasi posto è meglio di quest’inferno».

Ma c’è sempre qualcuno che sta peggio. Monsignor Abu Khazen è il primo a ricordarlo. «I nostri fratelli delle due parrocchie di Kneie, sul fiume Oronte, passeranno sicuramente un Natale peggiore del nostro. Lì ci sono ancora i ribelli alqaedisti, quelli di Jabat Al Nusra. Adesso hanno cambiato nome, si fanno chiamare Hay’at Tahrir al-Sham, ma sono sempre loro. E per i nostri fratelli la situazione non cambia. Vivono prigionieri nelle loro case, non possono neppure esibire le croci. Hanno dovuto toglierle dalla facciata della chiesa e smettere di suonare le campane. Devono recitare la messa a porte chiuse facendo attenzione che non un canto, non una preghiera si sentano al di fuori dalla chiesa. Dall’estate del 2011 quando i ribelli si sono impadroniti della zona, i cristiani dell’Oronte vivono come dei galeotti. Solo ultimamente hanno riavuto il permesso di uscire per andare a coltivare i loro campi. Un tempo erano qualche migliaio, ma in nove anni molti sono riusciti ad andarsene o a scappare. Ormai ne sono rimasti soltanto 260. Quando in Europa vi scambierete i regali pensate a loro e capirete cosa sia veramente la tristezza».

Ma anche ad Aleppo di tristezza ce n’è da vendere. «Il Covid è arrivato anche da noi, ma non abbiamo difese. Chi finisce all’ospedale non ritorna più perché non ci sono respiratori e la rianimazione ha venti posti in tutto. Chi, invece, non ha il Covid è condannato a prenderselo perché per fare la fila per il pane e per gli altri generi di prima necessita è costretto a starsene ammassato per ore davanti a forni e negozi. Ovviamente sempre senza mascherine e senza protezioni perché non ce ne sono per tutti. E non essendoci tamponi nessuno sa neppure chi sia malato e chi no. Per questo voglio dire una cosa ai vostri governi e a tutti quelli che difendono le sanzioni. Se veramente volete fare un po’ meno male non solo a noi Cristiani ma a tutti i siriani, vi prego smettetela di ripetere la bugia secondo cui sanzioni servono a difendere il nostro popolo. Smettete di ucciderci in silenzio. Ricominciate a trattarci da esseri umani». E lo stesso augurio arriva per bocca di Monsignor Abu Khazen. «Vi prego smettetela di dar retta agli americani e aiutate i Cristiani a tornar in Siria. Questo è un paese ricco, il grano e petrolio non mancano, ma voi ci impedite di utilizzarli. Le sanzioni sono un crimine e vanno tolte perché fanno soffrire la gente comune. E i più poveri sono quelli che soffrono di più».

Per sostenere i cristiani che soffrono potete donare tramite un bonifico
IBAN: IT23H0306909606100000077352
BIC/SWIFT: BCITITMM
Intestato a: Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus
Causale: ILGIORNALE PER I CRISTIANI DI SIRIA
Oppure tramite pagamento online: QUI.

[*] Gian Micalessin è giornalista di guerra dal 1983, quando fonda – con Almerigo Grilz e Fausto Biloslavo – l’Albatross Press Agency e inizia la sua carriera seguendo i mujaheddin afghani in lotta con l’Armata Rossa sovietica. Da allora ha raccontato più di 40 conflitti dall’Afghanistan all’Iraq, alla Libia e alla Siria passando per le guerre della Ex Jugoslavia, del Sud Est asiatico, dell’Africa e dell’America centrale. Oltre agli articoli per “Il Giornale” – per cui lavora dal 1988 – ha scritto per le più importanti testate nazionali ed internazionali (Panorama, Corriere della Sera, Liberation, Der Spiegel, El Mundo, L’Express, Far Eastern Economic Review). È è anche documentarista ed autore televisivo. I suoi reportage e documentari sono stati trasmessi dai più importanti network nazionali ed internazionali (Cbs, Nbc, Channel 4, France 2, Tf1, Ndr, Tsi, Canale 5, Rai 1, Rai2, Mtv). Nel 2011 ha vinto il “Premio Ilaria Alpi” per il miglior documentario con un film prodotto da Mtv sulla rivolta dei giovani di Bengasi in Libia. Nel 2012 ha vinto il premio giornalistico Enzo Baldoni della Provincia di Milano.

[**] InsideOver – Inside the news Over the world è un sito d’informazione dedicato agli esteri attivamente partecipato dai lettori attraverso il crowdfunding. Attraverso articoli, reportage multimediali e approfondimenti, e con oltre 300 tra giornalisti, fotografi, reporter e videomaker da ogni dove, racconta il mondo. Vanno laddove i fatti accadono, sempre con uno sguardo d’insieme al contesto globale. InsideOver è una testata registrata de ilGiornale online srl. Direttore responsabile è Alessandro Sallusti.

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