In sei parole l’essenza della menzogna del nemico degli Italiani: “Via libera alla stretta di Natale”

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“La galera diventa via libera, come ha scritto il Corriere. La riunione diventa «assembramento» per sopprimere senza che ce ne si accorga il diritto di riunione”. Oggi, Renato Farina su Libero quotidiano mette a nudo l’inganno semantico operato dal Governo del grillino Giuseppi e apparato mediatico da Minculpop, attraverso la stampa di regime, da Pravda e Izvestia di infausta memoria. L’ha sentenziato un giornalista dal calibro di Gianni Riotta ieri su Twitter, più chiaro non si può: “Sfogliare i giornali italiani di sabato pre lockdown – ci sono giornali Pravda, servi del governo Conte e giornali Izvestia, servi del loro editore – che imbarazzo per le redazioni coinvolte”.
Condividiamo l’articolo dell’amico e collega Renato Farina, seguito dal un “Postscriptum” dello Staff del Blog dell’Editore. Buona IV Domenica di Avvento e fruttuosa lettura.


Memore il proverbio “il medico pietoso fa la piaga verminosa”, come un chirurgo in questa guerra virale, Farina mette i bisturi senza pietà nella piaga: “La bestia è questo governo giallorosso, così debole da potersi reggere solo cavalcando la pandemia con mosse dispotiche e irrazionali”. Un #brancodibalordi folli, impreparati, incapaci, incompetenti che “ha ingigantito l’emergenza con la propria inettitudine, e ora la sfrutta per giustificare la sua intangibilità”. Significa? “Per privarci della nostra libertà il leader grillino ricorre ai giochetti linguistici. E la stampa prova a seppellire follie e incapacità dell’esecutivo chiare ai più”. Sciocchi coloro che attendono la soluzione del problema dal nemico degli italiani con suo #brancodibalordi, coloro che, se non hanno creato il problema, oltre ogni ragionevole dubbio l’hanno non solo ingigantito, ma reso drammatico, sia nel numero di persone morti, che nell’agonia economica e sociale di un’intera nazione.L’azzeccagarbuglio

Conte da pifferaio a piffero
di Renato Farina
Libero, 20 dicembre 2020

La prima riga del Corriere della Sera di ieri, a presentazione delle decisioni di Giuseppe Conte, è stata lapidaria come una fulminazione poetica di Ungaretti: «Via libera alla stretta di Natale». In sei parole c’è l’essenza della menzogna con cui il governo e l’apparato mediatico stanno imbottigliando gli italiani per non farli esplodere. Si chiama inganno semantico, si tratta di presentare i fatti capovolgendone il senso. Il Corriere dice «via libera» a «una stretta». Cioè. Ti chiudo in casa, ma è solo apparenza: in realtà qui sta la vera libertà. La stretta non è più la strozza alla gola che toglie il respiro, illuminiamoci d’immenso, avvolti dal dolce e forte abbraccio natalizio dei nostri premurosi ministri.

Fantastico. Questa ovatta per acquietare le coscienze, o – popolarmente – vaselina per traffici posteriori, è un’operazione eufemistica che avrebbe entusiasmato il Minculpop. Stalin ne avrebbe preso un appunto per istruire la Pravda. Invece siamo in Italia, e non ‘è da essere allegri. Rimpiangiamo la franchezza di Angela Merkel, dura e cruda, scientifica e in linea con le teste dei tedeschi. A noi tocca questo cabaret (Feltri dixit), che è il modo con cui il conglomerato di potere che ci siede in testa vuole occultare la propria prepotenza sugli individui, mai così soli e senza guida morale. Il nostro professor Paolo Becchi ha individuato nel suo libro L’incubo di Foucault l’astuzia beffarda con cui sono stati cancellati diritti costituzionali. Con il Dpcm di Natale si è esagerata l’esagerazione. L’art.17 sostiene: «I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso». Il ritrovarsi senza armi al ristorante sanificato, o gironzolare all’aria libera, senza toccarsi per carità, è stato demonizzato con un semplice e opposto movimento linguistico. La galera diventa via libera, come ha scritto il Corriere. La riunione diventa «assembramento» per sopprimere senza che ce ne si accorga il diritto di riunione. Così l’art. 1 del Dpcm del 9 marzo, che dispone: «Sull’intero territorio nazionale è vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico». È parente di smembramento, suscita orrore. Da «ri-unione», essere di nuovo una cosa sola, ad «assembramento»: il significato è ribaltato. È una scelta che comunica l’idea di disordine, pericolo, irresponsabilità. Con il Dpcm di Natale si arriva a vietare la riunione in casa propria, con i propri cari. Per farci impazzire. Ma bisogna avere paura dei matti.

Il labirinto

L’intrico dei colori, la complicazione delle disposizioni, non sono affatto le conseguenze pratiche di analisi scientifiche per opporsi con successo al Covid. Sono il labirinto di Minosse in cui è stato paracadutato il nostro popolo per paralizzarne la volontà di cambiamento, e dirigere la sua energia a spaccarsi la testa nelle sottigliezze così da perdersi e non vedere il mostro a due teste. Due? Il primo è il virus, ovvio. La seconda bestia è questo governo giallorosso, così debole da potersi reggere solo cavalcando la pandemia con mosse dispotiche e irrazionali. Ha ingigantito l’emergenza con la propria inettitudine, e ora la sfrutta per giustificare la sua intangibilità. Lo sappiamo che sin dall’inizio l’esecutivo non elaborò un piano per far fronte alla pandemia che arrivava di corsa dalla Cina, e la procura di Bergamo sta lavorando sui magheggi posti in atto per non far sapere all’opinione pubblica questa tragica omissione. L’estate è passata senza che si provvedesse a preparare un ritorno del virus dopo la vacanza nostra e sua dell’estate.

Miopia burocratica

Quei mesi furono impiegati a demolire la reputazione di chi aveva messo su ospedali di riserva (vedi l’ospedale in Fiera di Milano voluto da Attilio Fontana e sostenuto con sovvenzioni anche dei lettori di Libero), e non si provvide a dotare specie il Sud di strutture idonee. Invece di favorire la preparazione e l’assunzione rapida di personale sanitario, si confermò la miope burocrazia del numero chiuso per le professioni indispensabili in questa guerra virale.

E il vaccino? Se una persona prudente come la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati sconfessa sul punto il governo [*], significa che è stata superata la misura dell’incompetenza per scivolare nell’irresponsabilità sanguinosa. Si sono premurati di affidare all’archistar Stefano Boeri il disegno dei padiglioni a forma di primula dove farci pungere dalla siringa, ma le fiale dove sono?

Il mito del labirinto di Creta risulta istruttivo anche per capire come uscirne. Arianna salvò Teseo e sottrasse Atene alla schiavitù con il filo di lana: la semplicità del buon senso. Il buon senso oggi invoca una parola in rima con esso: dissenso. Da esprimere nelle forme compatibili con la prudenza. Ma oggi l’imprudenza più grande sarebbe per le autorità scommettere sulla pazienza infinita degli italiani. Ricevo un messaggio disperato di un’amica ristoratrice, già costretta ai salti mortali con le chiusure serali: «Ma quanti cannoni si sono fumati questi prima di fare il decreto? Ma pensano che qualcuno ci capisca qualcosa? Se uno è capace mi dica che percentuale di Iva devo applicare a uno spaghetto alla carbonara, visto che ha formaggio, uova, pasta e carne? Siamo alla follia». I folli siamo noi se li lasciamo lì.

[*] Elisabetta Casellati attacca il governo: “Ritardi su regole e vaccini”
“A 10 mesi dall’inizio della pandemia, troppi sono i ritardi, le indeterminatezze e le disomogeneità nella riorganizzazione sanitaria”. Così il Presidente del Senato Elisabetta Casellati ha criticato con durezza il governo. “Sono errori – ha proseguito – che non possiamo permetterci di ripetere rispetto alla grande sfida che tutti attendiamo dalla distribuzione dei vaccini anti-Covid. altri Paesi sono già operativi, mentre l’Italia ha ancora difficoltà sui vaccini anti-influenzali. In tanti settori, non solo nella sanità, l’incertezza con cui il Paese si muove è ciò che preoccupa di più i cittadini”.
La seconda carica dello Stato, oggi ha incontrato la stampa parlamentare per i consueti auguri per le festività natalizie e ha manifestato un’insofferenza nei confronti dell’esecutivo, che non si è limitata al capitolo Covid, ma che ha investito anche la sfera dei rapporti col Parlamento e del ricorso alla decretazione, che già era stata al centro di sue precedenti critiche all’esecutivo. È però sulle regole da seguire nel periodo festivo che arriva l’affondo più incisivo, quando la presidente sottolinea che “le famiglie non sanno ad oggi se, quando e con chi potranno vivere il Natale. È incomprensibile che gli italiani non sappiano come comportarsi. Regole anche ferree, ma certe, perché è inimmaginabile che ci si trovi all’ultimo momento di fronte al fatto di non potere portare un augurio ad un genitore anziano, solo e magari anche malato”.
I dubbi sulla gestione del Recovery Fund
Sul fronte dei provvedimenti economici, anche nel discorso della Casellati, come è stato ieri per il presidente della Camera Roberto Fico, tiene banco la questione dell’impiego delle risorse del Recovery Fund, ma soprattutto la preoccupazione di tutelare le prerogative del Parlamento nel processo decisionale, con un aperto riferimento alla questione più scottante: “Non credo – ha affermato la presidente – che nessuna cabina di regia o nessun gruppo di esperti possa sostituirsi alle necessarie decisioni del Parlamento. Non possiamo permetterci di sbagliare. Come per il Piano Marshall, l’opportunità del Recovery Fund capita una volta sola nella storia. Disperdere le risorse disponibili in mille rivoli improduttivi sarebbe un errore imperdonabile, che finirebbe per ricadere sulle spalle dei nostri figli e nipoti”.
Secondo Casellati, “una ‘finanza di emergenza’ basata su interventi assistenziali a pioggia non è la risposta che il Paese si attende. Serve piuttosto lavorare ad un “Progetto Italia” che guardi al futuro, garantendo prospettive reali di crescita e sviluppo E su questo fondamentale aspetto il Parlamento deve riguadagnare la sua centralità, garantire trasparenza e reale partecipazione ai cittadini rispetto al processo decisionale”.
“Sono consapevole – ha aggiunto Casellati – che stiamo attraversando una situazione eccezionale, ma mi auguro che non si proceda più nel legiferare come nel decreto-legge Ristori. Abbiamo vissuto una concatenazione di ben quattro provvedimenti a contenuto plurimo confluiti in un unico testo attraverso emendamenti e subemendamenti governativi. Non solo la lettura è stata difficile, ma anche il vaglio di ammissibilità degli emendamenti”. La presidente del Senato ha sottolineato che “la centralità delle Camere- non è incompatibile con la rapidità decisionale. Basta la volontà politica. Che possibilmente significhi collaborazione tra maggioranza e opposizione. Ad oggi, non abbiamo ancora visto grandi frutti”.
Il rischio, per Elisabetta Casellati, è che una situazione di stallo, di fronte a una crisi feroce come quella in corso a causa della pandemia, porti “a un disagio sociale fuori controllo”, che si può scongiurare solo “evitando che le diseguaglianze si acuiscano ulteriormente, tutelando le fasce deboli della popolazione”. Infine, l’insofferenza e le critiche della presidente non hanno risparmiato la proliferazione incontrollata e non verificata di “martellanti opinioni di virologi e di alcuni esperti diffuse dai media, non di rado contraddittorie fra di loro”, che “hanno ingenerato un grave disorientamento e confusione nell’opinione pubblica sulla gestione dell’emergenza sanitaria”. “Occorre – ha concluso – ci sia una voce ufficiale del Governo, che muova dall’accesso ai report del Comitato tecnico scientifico” (Fonte Mauro Bazzucchi – AGI, 18 dicembre 2020).

Postscriptum

Dobbiamo fermarci. Altrimenti ci fermerà il coronavirus cinese di Wuhan

È tutto molto chiaro. Lo scenario di un governo incapace lascia il campo a possibili scenari disastrosi, in quanto appare chiaro che il Paese dal marzo scorso risulta ingovernabile.

La speranza è, che all’alba di una crisi di governo innescata da uno come Renzi, che in parlamento nemmeno ci doveva più sedere, perché aveva dichiarato che se perdeva il referendum, insieme alla Boschi avrebbero lasciato la politica. Ma purtroppo sono ancora lì a fare leggi per i propri familiari (Boschi per il suo compagno “dentista”, che ora può fare chirurgia del sorriso con il Disegno di legge di Conte [QUI] e Renzi punta i piedi, guarda caso in un momento particolare, perché la sua famiglia rischia il processo penale, vedi il caso Tiziano Renzi [QUI]).

Speriamo che la crisi di governo non porti a possibili scenari disastrosi. Speriamo davvero di sbagliarci, ma questo è un futuro nemmeno troppo distante dalla realtà.

La situazione non è più neanche “eccezionale” come la definisce Casellati. La situazione è bellica, contro un nemico invisibile, che muta e incrementa la sua letalità. E noi stiamo affrontando una situazione bellica con i Dpcm, invece che con le misure militari che servono a salvare un popolo.

Lo abbiamo già detto in passato – all’inizio dei 303 giorni dal primo morto per Covid-19 il 21 febbraio 2020 – che il Governo dovrebbe occuparsi solo dei ristori per le piccole medie imprese e per i lavoratori in cassa integrazione, e lasciare la gestione del Paese alle Forze armate, che rispondono direttamente al Presidente della Repubblica. All’alba dei 100mila morti italiani non possiamo pensare di vivere nella normalità della vita. Siamo in guerra e in guerra servono le forze armate. Questa situazione durerà anni, non si sa quanti. Prima lo capiamo, prima ne usciremo. Vivi se possibile.

Se il governo dovesse cadere a causa di Renzi e della Boschi, l’unica soluzione efficace che vediamo è il Paese nelle mani del Capo dello stato e delle Forze armate di terra, di mare e dei cieli, senza Dpcm e bollini colorati (e senza la dittatura occulta e incostituzionale del Comitato tecnico scientifico). Secondo la Costituzione “il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”. La Costituzione, per quanto attiene alla Difesa, gli attribuisce, tra le altre, le seguenti competenze: il comando delle Forze armate; la presidenza del Consiglio​ supremo di difesa [QUI].

Come paragone possiamo pensare alla carica del Dictator romano, che era una figura caratteristica dell’assetto della Costituzione della Repubblica di Roma. Egli era un Magistrato straordinario, eletto dal Senato in caso di pericolo e la sua carica durava un anno. Il Dictator nominava come proprio subalterno il Magister equitum (Comandante della cavalleria). Il Dictator non veniva eletto dalle assemblee popolari (come tutti gli altri magistrati), ma veniva dictus (da cui il nome), cioè nominato, da uno dei Consoli, di concerto con l’altro Console e con il Senato, seguendo un rituale che prevedeva la nomina di notte, in silenzio, in territorio romano. Per tutta la breve durata della carica, il Dictator aveva pieni poteri ed era da solo al comando della Repubblica di Roma, quando lo Stato si trovava in un momento di crisi. Il suo potere era limitato dalla durata del suo mandato e per questo non c’era continuità della carica in questione. Alla Dittatura i Romani facevano ricorso in situazioni di emergenza: seditionis sedandae causa o tumultus causa (per reprimere una rivolta); rei gerendae causa (per affrontare pericoli esterni e governare lo Stato in situazioni di difficoltà).

Gli esperti confermano già una “terza ondata” di Sars-CoV-2, altri parlano di “ondate che si svilupperanno per anni”. A parer nostro, solo una apocalisse è paragonabile a tutto ciò. Non vediamo altri paragoni. La domanda sorge spontanea: quanto può diventare letale questo coronavirus cinese di Wuhan? Quante mutazioni può sviluppare? Nessuno lo sa e il primo vaccino, che viene propagandato come unica profilassi che ci salverà, appare acqua fresca. Acqua fresca senza autorizzazione di Ema e Aifa peraltro. E anche se e quando arriverà, sempre sviluppato di corsa rimane. E in corso di sviluppo e di corsa viene inoculato.

Lo Staff del Blog dell’Editore

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