Numeri ufficiali Covid-19 del 18 dicembre 2020. Conte: non entriamo in case italiani, limiti a circolazione

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“Il cammino prosegue: da cittadini a sudditi; da sudditi a bimbetti discoli e un tantino scemi” (Paolo Deotto).

“Abbiamo assistito a uno spettacolo imbarazzante, un Premier confuso e contraddittorio” (Stasera Italia).

“So che il Natale è la festa forse più cara a tutti e sicuramente vorremmo arrivarci con predisposizione d’animo serena. E per fare questo, ovviamente, queste misure sono necessarie” (Giuseppe Conte).

“Il premier Conte parla di ‘decisione sofferta’ #COVID19 #lockdown ma non si vede traccia di ‘sofferenza’ nelle sue parole e modi, negli scontri intestini dei suoi ministri, nella comunicazione affettata dei suoi portavoce. E questo distacco snob, incapace di condividere il dolore” (Gianni Riotta).

Ringraziando i nostri lettori e sostenitori, ricordiamo che è possibile inviare comunicazione presso l’indirizzo di posta elettronica del “Blog dell’Editore”: QUI.

I dati Covid-19 ufficiali del Ministero della salute di oggi venerdì 18 dicembre 2020

Totale casi: 1.921.778 (+17.992) (+0,95%)
In isolamento domiciliare: 599.210 (-6.851) (-1,13%)
Ricoverati con sintomi: 25.769 (-658) (-2,49%)
In terapia intensiva: 2.819 (-36) (-1,26%) [con 22 nuovi ingressi del giorno] [*]
Dimessi/Guariti: 1.226.086 (+22.272) (+1,85%)
Deceduti: 67.894 (+674) (+1,00%)
[*] Dato molto importante, perché permette di verificare al di là del saldo quante persone sono effettivamente entrate in terapia intensiva nelle ultime 24 ore oggetto della comunicazione.

Il sistema “Tutor” per verificare il “trend” dell’epidemia

Media giornaliera dei decessi: 225 (+2)

Tabella con i decessi al giorno, il totale dei decessi e la media giornaliera dei decessi [A cura dello Staff del “Blog dell’Editore”]: QUI.

Nuovo decreto di Natale: ecco cosa cambierà
Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto sulla nuova stretta per le festività natalizie. Le restrizioni interessano il periodo che va dal 24 dicembre al 6 gennaio: prevista zona rossa nazionale nei giorni festivi e prefestivi. Zona arancione, invece, negli altri giorni feriali. Permesse visite a non conviventi solo in 2 una volta al giorno. Il divieto di uscita notturna resta a partire dalle ore 22.00.

Conte: zona rossa a Natale ma consentiamo minimo socialità
“Ragioniamo per una zona rossa nel periodo dal 24 dicembre al 6 gennaio nei giorni festivi e prefestivi. Si esce di casa solo per ragioni di lavoro, necessità e salute. È possibile ricevere nella propria abitazione fino a 2 persone non conviventi con eventualmente i propri figli minori di 14 anni. È una misura che abbiamo pensato per consentire quel minimo di socialità che si addice a questo periodo”. Lo dice il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte in balconazo da Palazzo Chigi.

Conte: non entriamo in case italiani, limiti a circolazione
“Un sistema liberaldemocratico non manda la Polizia in casa, a meno che non ci una flagranza di reato. Noi non entriamo nelle case degli italiani, è un decreto concepito come limite alla circolazione. Si esce con l’autocertificazione”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in balconazo da Palazzo Chigi.

Conte: vaccino sarà sicuro, non lo prevediamo obbligatorio
“Non prevediamo obbligatorio il vaccino: lo offriamo facoltativamente ma abbiamo già iniziato a promuovere una campagna per spiegare a tutti che il vaccino sarà testato dalle istituzioni più accreditate in Europa e sarà sicuro. Sarà offerto a tutti e speriamo che tutti si predispongano ad accogliere questo trattamento”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in balconazo a Palazzo Chigi.

Per il premio “il coglione del giorno” the Winner is…

Angelo CIOCCA in the EP in Strasbourg

L’europarlamentare Ciocca (Lega): “Nel distribuire i vaccini Covid si valuti l’economia. Se si ammala un lombardo vale di più”
Durante la trasmissione Lombardia nera, su Antenna 3, ha sostenuto la necessità di tener conto del pil delle varie zone del Paese nel piano di distribuzione dei vaccini contro il Covid. “Un cittadino lombardo paga più tasse rispetto un cittadino laziale. La Lombardia è il motore del Paese e più va in difficoltà più paga l’intero Paese”
Il Fatto Quotidiano, 17 dicembre 2020

“Non è pensabile che la Lombardia che ha il doppio degli abitanti del Lazio possa ricevere meno vaccini. Poi bisogna valutare quanto l’importanza economica del territorio. La Lombardia, è un dato di fatto, è il motore di tutto il Paese. Quindi se si ammala un lombardo vale di più che se si ammala una persona di un’altra parte d’Italia”. Parola dell’europarlamentare pavese della Lega Angelo Ciocca, che durante la trasmissione Lombardia nera su Antenna 3 ha di fatto sostenuto la necessità di tener conto del pil delle varie zone del Paese nel piano di distribuzione dei vaccini contro il Covid.
L’ipotesi che la Lombardia possa avere un numero di vaccini proporzionalmente inferiore rispetto al Lazio “è possibile se qualcuno vuole fare politica sulla salute della gente, se qualcuno pensa di fare clientelismo territoriale”, è stata la premessa. “Si premia una Regione rispetto a un’altra perché una a livello democratico ha un colore rispetto a un altro. I fattori che devono portare alla distribuzione del vaccino devono essere il numero di abitanti, una proporzione fra quanti abitanti ho e quanti vaccini”. Ma non solo: “Poi bisogna valutare quanto l’importanza economica del territorio”.
“È un dato di fatto”, ha ribadito poi Ciocca. “Se si ammala un lombardo, economicamente, da imprenditori, vale di più rispetto a un laziale. Sulla salute non si può fare politica, ma bisogna fare anche un ragionamento economico per il Paese perché purtroppo, è un dato di fatto, un cittadino lombardo paga più tasse rispetto un cittadino laziale – ha concluso -. La Lombardia è stato il territorio che è stato più colpito ed è ancora quello più colpito dai contagi. Gli estintori li metti a disposizione dove hai più incendi: sia perché siamo numerosi, sia perché ci sono più ammalati e contagi e poi non ultimo l’aspetto economico perché è un territorio che più va in difficoltà più paga l’intero Paese”.

PARBLEU!
Macron ha preso il Covid
Lo tratteranno come Trump?
II presidente francese positivo al virus. II cocco delle sinistre europeiste confinato a casa come Donald e Boris. Ma stavolta nessuno criticherà
di Renato Farina
Libero, 18 dicembre 2020


Emmanuel Macron da ieri mattina è in isolamento. È positivo al Covid-19. Il comunicato dell’Eliseo dice che applicherà a sé stesso le regole previste per ciascun cittadino francese. Sette giorni in casa, isolato da tutti. Ammette l’Eliseo che «ha avvertito i primi sintomi», ma lavorerà da casa. Dicono tutti così. Poi si vedrà. Non c’è paura per lui, ha 42 anni, ha la cartella clinica immacolata. Più preoccupazioni desta la salute della moglie, la première dame, Brigitte, per ora non risulta aver contratto l’infezione, ma è bene si riguardi: ha 67 anni, un’età critica non solo per le signore.
Due considerazioni. La prima è che il Coronavirus ha una predilezione per i capi di Stato e di governo. Poi ne faremo l’elenco. La seconda è che l’ironia e il sarcasmo si sono abbattuti sempre e soltanto sui presidenti considerati “populisti di destra”. Ai quali i colleghi progressisti hanno destinato auguri così falsi che le facce trasmettevano un godimento più forte del paludamento diplomatico. L’aria era quella di dire: te la sei cercata, così impari a trattare il Covid come un cagnetto sdentato. La loro colpa era quella di aver fatto appello alla responsabilità personale e collettiva più che alle disposizioni da Stato di polizia sanitaria.
Il primo a porgere i suoi auguri a Macron è stato il più fiero nemico di questi tempi: il conservatore, anarchico nelle idee e nei capelli, Boris Johnson, premier di Sua Maestà. Nemici loro? Ma certo. Macron, a nome della Francia, è il Capitan Uncino dell’Unione Europea che vuol far pagare alla Gran Bretagna il conto più salato possibile per la Brexit, a costo di farci tutti del male. Emmanuel vuol continuare a mandare i pescherecci normanni e bretoni nelle acque di Albione per rifornire i parigini di molluschi. Boris non ci sente e minaccia l’addio e si salvi chi può.
GLI IRRESPONSABILI
In passato non mancarono nell’entourage del presidente galletto, adorato dalla sinistra italiana, compiaciuti giudizi sulla irresponsabilità di Boris. Nell’incertezza della scienza, Johnson aveva dato retta – come la Svezia – a epidemiologi che ritenevano addirittura nocivo il lockdown. Dopo di che Johnson è stato il primo grande del mondo ad ammalarsi. Fiorirono battute ridanciane allorché il premier dal ciuffo ribelle, dopo aver evitato chiusure drastiche ed avere accennato alla immunità di gregge, risultò il 26 marzo scorso positivo. La tragedia fu sfiorata. In aprile passò tre giorni con il casco del respiratore. Uscì dall’ospedale il 12 aprile, ma stette lontano dalle leve di governo fino al 27 aprile. In quel mese fu trattato come un morituro e pure cretino. Come un ciccione che stava annegando nella panna montata per troppa golosità. Come se il fiato della morte fosse il contrappasso celeste per la sua opposizione al terrorismo mentale in funzione del rafforzamento di governi d’emergenza anti-democratici. È incredibile come siano stati accusati di inimicizia per la democrazia proprio i più fieri avversari dei decreti para-dittatoriali. E invece di sedersi in testa alla loro gente, si siano affidati alle coscienze.
Morti ce n’è stati dovunque. Qualunque politica antivirus si sia stabilita. I leader contagiati sono stati guardati non come malati da sostenere ma come untori che per sbaglio hanno trangugiato il veleno che diffondevano. È capitato a luglio a Jair Bolsonaro, 65 anni, presidente del Brasile, quindi a Donald Trump, per sgambettarlo in campagna elettorale, mettendolo in ridicolo perché sarebbe stato vittima delle sue idiozie. Un trattamento immondo. Ed ecco il catalogo degli altri leader (oltre ai quattro citati) che si sono beccati la bestia in corpo.
L’ELENCO
Andrzej Duda, presidente della Polonia; Rumen Radiev, presidente della Bulgaria; Andrej Plenkovic, primo ministro della Croazia; Giordentegi Gakharia, capo del governo della Georgia; Jeanine Añez, presidente a interim della Bolivia; Diosdado Cabello, numero due di Chavez in Venezuela; Juan Orlando Hernandez, presidente di Honduras; Luis Abinader, presidente della Repubblica Dominicana; Nikol Pachinian, primo ministro dell’Annenia; Mikhail Mishustin, capo del governo della Russia.
Il primo in assoluto tra i capi di Stato a contrarre il Covid è stato Alberto di Monaco, il 15 marzo. Pochissima réclame. Montecarlo non può permettersi di far scappare i ricchi. Nessuno ha scherzato su Macron o dintorni? Ci ha provato indirettamente al Sénat de la République il socialista parigino Brernard Jomier. Ha detto: «Vedremo se il Prefetto di polizia (creatura di Macron, ndr) tratterà il presidente come fece con i parigini in primavera, quando disse che i contagiati erano colpevoli per non aver rispettato il confinamento, le distanze e il divieto di salutarsi. Fu molto ingiusto allora». Noi non lo saremo con Macron. Auguri! Ma non baci la signora Brigitte.

Ma che senso ha una mascherina, parlando da solo nel consueto balconazo alla telecamera? Come nel caso di coloro che solo in macchina, se la mettono.

“‘Facendo le cose per il nostro bene’, Conte ci ha dato il primato mondiale dei morti e il suo governo che affermava di abolire la povertà ha il primato di Prodotto Interno Lordo negativo. Con loro o si muore di covid o si muore di fame” (Kattoliko Pensiero).

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