Cattolica, cioè universale grazie allo Spirito Santo

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Ecco, spiega il Papa, il vero messianismo di Gesù, una “missione destinata a tutto l’uomo e ad ogni uomo, superando ogni particolarismo etnico, nazionale e religioso. Ed è proprio nella sequela di Gesù, nel lasciarsi attrarre dentro la sua umanità e dunque nella comunione con Dio che si entra in questo nuovo regno, che la Chiesa annuncia e anticipa, e che vince frammentazione e dispersione.” Ed ecco cosa il Concilio ci ricorda tramite la Lumen gentium: «Tutti gli uomini sono chiamati a far parte del nuovo Popolo di Dio. Perciò questo Popolo, restando uno e unico, deve estendersi a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si compia il disegno della volontà di Dio». Una Chiesa orientata kat’holon che abbraccia tutto l’universo con una missione che “con la «forza dello Spirito Santo», secondo la promessa di Gesù, annuncia il Signore morto e risorto «a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra» (At 1,8). La missione universale della Chiesa, pertanto, non sale dal basso, ma scende dall’alto, dallo Spirito Santo, e fin dal suo primo istante è orientata ad esprimersi in ogni cultura per formare così l’unico Popolo di Dio.” Il Papa spiega che non è un gruppo, una comunità locale che si ingrandisce, diventa più potente insomma, “ma è come un lievito che è orientato all’universale, al tutto, e che porta in se stesso l’universalità.” Siamo al momento dell’ ascensione di Gesù.

Gli apostoli, travolti dagli eventi, sembrano non aver ancora capito “e domandano al Signore: «è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?» (At 1,6). Come risponde Gesù? Risponde aprendo i loro orizzonti e donando loro una promessa e un compito: promette che saranno ricolmi della potenza dello Spirito Santo e conferisce loro l’incarico di testimoniarlo in tutto il mondo oltrepassando i confini culturali e religiosi entro cui erano abituati a pensare e a vivere, per aprirsi al Regno universale di Dio.” Non hanno certezze e sicurezze umane, ma “il fermento che si sparge nel mondo, entra nelle diverse vicende e nei molteplici contesti culturali e sociali, ma rimane un’unica Chiesa.” Così le varie comunità “sono «la» Chiesa, che, a Gerusalemme, ad Antiochia o a Roma, è sempre la stessa, una e universale. E quando gli Apostoli parlano di Chiesa, non parlano di una propria comunità, parlano della Chiesa di Cristo, e insistono su questa identità unica, universale e totale della Catholica, che si realizza in ogni Chiesa locale. La Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica, riflette in se stessa la sorgente della sua vita e del suo cammino: l’unità e la comunione della Trinità.” Anche per i cardinali è così: varietà di volti che esprimono il volto della Chiesa. Universalità e fedeltà.

É questo in senso del “giuramento che tra poco voi farete, venerati Fratelli,” dice il papa ai sei nuovi porporati. Un comportamento che richiede fortezza fino allo spargimento del sangue. “D’ora in poi voi- dice Benedetto XVI- sarete ancora più strettamente e intimamente uniti alla Sede di Pietro” e aggiunge: “sarete miei preziosi cooperatori, anzitutto nel ministero apostolico per l’intera cattolicità, quale Pastore dell’intero gregge di Cristo e primo garante della dottrina, della disciplina e della morale.” Un impegno arduo, non solo un titolo onorifico quello di essere cardinale di Santa Romana Chiesa, e per questo, conclude il Papa, affida al Signore il “nuovo servizio ecclesiale di questi stimati e venerati Fratelli, affinché possano rendere coraggiosa testimonianza a Cristo, nel dinamismo edificante della fede e nel segno di un incessante amore oblativo.”

La cerimonia ha seguito il rito che era stato rivisto per il concistoro di febbraio. Il Papa ha imposto la berretta e consegnato l’anello e assegnato la diaconia ad ognuno nella cerimonia di oggi, mentre domani mattina i nuovi cardinali celebreranno la messa con Benedetto XVI. Nel pomeriggio appuntamento per amici e fedeli all’atrio della basilica alle 16.30 per salutare i neo porporati.

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