Il Papa: la scienza è alleata della fede, perché è ragionevole credere

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Senza Dio l’uomo smarrisce se stesso, è ragionevole credere. Il Papa prosegue la catechesi per l’ Anno della Fede e rilancia uno dei temi portanti del pensiero del teologo Joseph Ratzinger e del Papa Benedetto XVI. In un’aula affollatissima il Papa ha iniziato da un tema che ricorre spesso nei suoi testi: “l’evento dell’incontro di Dio con gli uomini, incontro salvifico e liberante, che realizza le aspirazioni più profonde dell’uomo, i suoi aneliti di pace, di fraternità, di amore.” Quando l’uomo conosce Dio conosce se stesso, ed è la fede a permettere così il vero “sapere” su Dio “che coinvolge tutta la persona umana”, che rende l’uomo capace di amare “vincendo la solitudine che rende tristi.” Allora è ragionevole credere. Il Papa, profondamente legato a John Henry Newman, rilegge prima tutta la tradizione cattolica. “Dio non è assurdo, semmai è mistero. Il mistero, a sua volta, non è irrazionale, ma sovrabbondanza di senso, di significato, di verità.” Il mistero non è illogico: “ Se-spiega il Papa- guardando al mistero, la ragione vede buio, non è perché nel mistero non ci sia luce, ma piuttosto perché ce n’è troppa.”

Rilegge la Dei Verbum, la costituzione conciliare sulla rivelazione:”Dio si è avvicinato all’uomo e si è offerto alla sua conoscenza, accondiscendendo al limite creaturale della sua ragione.”
E dichiara “falso il pregiudizio di certi pensatori moderni, secondo i quali la ragione umana verrebbe come bloccata dai dogmi della fede. E’ vero esattamente il contrario, come i grandi maestri della tradizione cattolica hanno dimostrato.” Così è per Agostino che “prima della sua conversione, cerca con tanta inquietudine la verità, attraverso tutte le filosofie disponibili, trovandole tutte insoddisfacenti.” Fede ed intelletto non sono estranei o antagonisti.Lo spiega la tradizione della Chiesa da Sant’ Anselmo a San Tommaso fino al Concilio Vaticano I e a Giovanni Paolo II che nell’Enciclica Fides et ratio, sintetizza così: «La ragione dell’uomo non si annulla né si avvilisce dando l’assenso ai contenuti di fede; questi sono in ogni caso raggiunti con scelta libera e consapevole».

Una dottrina che si trova facilmente in San Paolo che “vede nella Croce non un avvenimento irrazionale, ma un fatto salvifico che possiede una propria ragionevolezza riconoscibile alla luce della fede.Allo stesso tempo, egli ha talmente fiducia nella ragione umana, al punto da meravigliarsi per il fatto che molti, pur vedendo la bellezza delle opere compiute da Dio, si ostinano a non credere in Lui.” Ecco allora come leggere il rapporto tra la ricerca scientifica e la fede: “Il vero bene dell’umanità, accessibile nella fede, apre l’orizzonte nel quale si deve muovere il suo cammino di scoperta. Vanno pertanto incoraggiate, ad esempio, le ricerche poste a servizio della vita e miranti a debellare le malattie. Importanti sono anche le indagini volte a scoprire i segreti del nostro pianeta e dell’universo, nella consapevolezza che l’uomo è al vertice della creazione non per sfruttarla insensatamente, ma per custodirla e renderla abitabile.”

Nessun conflitto allora, e “se la scienza è una preziosa alleata della fede per la comprensione del disegno di Dio nell’universo, la fede permette al progresso scientifico di realizzarsi sempre per il bene e per la verità dell’uomo, restando fedele a questo stesso disegno.” Rimettere Dio al centro, pregare perché tutti ritrovino in Cristo il senso dell’esistenza e il fondamento della vera libertà è il compito della nuova evangelizzazione: “senza Dio, infatti, l’uomo smarrisce se stesso. Le testimonianze di quanti ci hanno preceduto e hanno dedicato la loro vita al Vangelo lo confermano per sempre. E’ ragionevole credere, è in gioco la nostra esistenza. Vale la pena di spendersi per Cristo, Lui solo appaga i desideri di verità e di bene radicati nell’anima di ogni uomo: ora, nel tempo che passa, e nel giorno senza fine dell’Eternità beata.”

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