La Chiesa e la sollecitudine per gli anziani
Visitando la Peter’s Residence, a Londra, nel 2010, Benedetto XVI ricordò che “da parte sua, la Chiesa ha sempre avuto grande rispetto per gli anziani”. E mise in luce come il Quarto comandamento “Onora tuo padre e tua madre come il Signore tuo Dio ti ha comandato” è legato alla promessa del Deuteronomio “perché si prolunghino i tuoi giorni e tu sia felice nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà”. In una sola frase, il Papa legò così l’importanza di tramandare la tradizione alle radici giudaiche del cristianesimo. E allo stesso tempo sottolineò il fondamento biblico della sollecitudine della Chiesa per gli anziani.
Una sollecitudine che sembra non trovare posto nel mondo di oggi. Ancora nella diciottesima sessione del Consiglio dei diritti dell’Uomo a Ginevra, nel settembre del 2011, Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede, spiegava che, sì, la Santa Sede concordava con la premessa del Rapporteur Speciale dell’organismo Onu in cui si affermava che “gli anziani hanno diritto a ricevere assistenza sanitaria primaria, una tutela sociale che riconosca e consideri gli elementi legati all’età, assistenza domiciliare e di lungo periodo, quando e se questi servizi dovessero essere necessari”. Ma allo stesso tempo Tomasi esprimeva “una forte obiezione” al fatto che il rapporto facesse riferimento sulle “questioni di autonomia del paziente in relazione alla decisione di porre fine alla vita”. Un modo soft per inserire nel dibattito il tema dell’eutanasia. Una tematica inaccettabile.
D’altronde, Benedetto XVI martella sul dono della vita dalla Messa di inizio Pontificato, quando affermò: “Ognuno di noi è voluto, ognuno di noi è amato, ognuno di noi è necessario”. Sono seguite, nel Pontificato di Benedetto XVI, espressioni di affetto e anche di compartecipazione per il mondo degli anziani. Il Papa ha delineato più volte l’importanza della cosiddetta terza età. A più riprese, ha sostenuto che “l’evoluzione economica e sociale ha portato profonde trasformazioni nella vita delle famiglie”; che “gli anziani, tra cui molti nonni, si sono trovati in una sorta di ‘zona di parcheggio’: alcuni si accorgono di essere un peso in famiglia e preferiscono vivere soli o in case di riposo, con tutte le conseguenze che queste scelte comportano” (Discorso alla Plenaria del Pontificio per la Famiglia, 2008); che “i nonni in una famiglia sono i depositari e spesso i testimoni dei valori fondamentali della vita (Angelus del 26 luglio del 2009); che “Dio vuole il rispetto per la dignità e il valore, la salute e il benessere degli anziani, e attraverso le sue istituzioni caritative la Chiesa cerca di adempiere al comando del Signore di rispettare la vita, senza tenere conto dell’età e delle condizioni (Visita alla Casa per anziani St. Peters a Lambeth, Londra, 2010).
Sono 15.448 nel mondo le case per anziani, malati cronici e disabili promosse da istituzioni cattoliche in tutto il mondo. Ed è il risultato di una Chiesa che considera ogni età dell’uomo, compresa la terza età, come una benedizione. Forse, ancora di più dopo il magistero di Giovanni Paolo II, che ha fatto del suo essere infermo e anziano la bandiera dell’ultima parte del Pontificato.
Ma l’attenzione di Papa Wojtyla al mondo degli anziani è sempre stata viva, tanto che il magistero per gli anziani è particolarmente importante in tutto il suo Pontificato. Nel 1999, alla vigilia dell’Anno Santo, Giovanni Paolo II indirizzò espressamente una lettera agli anziani. A loro, Giovanni Paolo II ricordò che “la vicenda umana, pur soggetta dal tempo, viene posta da Cristo nell’orizzonte dell’immortalità”, e sottolineò che la terza età può essere un periodo contraddistinto da un risveglio spirituale della persona, sull’onda degli interrogativi che vengono direttamente dalla riflessione da ciò che hanno vissuto”.
E che la longevità sia un dono speciale di Dio, Giovanni Paolo II era tornato nel suo “Messaggio per la Quaresima del 2005”, anche quello espressamente dedicato agli anziani. Perché – spiegava il Pontefice – Dio chiama l’uomo ad ogni età e gli rivela il suo amore sempre giovane, sempre stimolante. Perché per Dio nessuna vita è inutile o insignificante, come succede nella società contemporanea, “che pone al primo posto l’utilità immediata e la produttività dell’uomo”, per cui “gli anziani stessi sono indotti a domandarsi se la loro esistenza sia ancora utile”. Ma – scriveva ancora Giovanni Paolo II nell’enciclica Familiaris Consortio – “gli anziani hanno il carisma di oltrepassare le barriere tra le generazioni, prima che si consolidino”. Anche per questo che Benedetto XVI, oggi in visita al centro “Viva gli anziani”, ha affermato: “E’ bello essere anziani”.


























