Numeri ufficiali Covid-19 dell’8 novembre 2020. Ordini dei Medici: “O blocchiamo il virus o sarà lui a bloccarci. Subito lockdown totale, in tutto il Paese”
Il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo) Filippo Anelli, con un post sulla pagina Facebook della stessa Federazione lancia l’allarme. Il Servizio Sanitario Nazionale non tiene e la situazione potrebbe diventare drammatica anche come numero di vittime: “Con la media attuale, in un mese arriveremmo ad ulteriori 10mila decessi” e chiede una chiusura totale in tutta Italia alla luce dei contagi e soprattutto dei ricoveri ordinari e in terapia intensiva, alla luce del trend dei dati degli scorsi giorni, non solo quelli sui contagi, ma soprattutto quelli relativi ai ricoveri in ospedale e nelle terapie intensive.
Nel suo appello sulla situazione della pandemia di coronavirus cinese di Wuhan, il Presidente della Federazione degli Ordini dei medici Filippo Anelli sottolinea il peso dei ricoveri per il Sistema Sanitario Nazionale: “Considerando i dati di questa settimana come andamento-tipo e se li proiettiamo senza prevedere ulteriori incrementi, – spiega Anelli – la situazione fra un mese sarà drammatica e quindi bisogna ricorrere subito ad una chiusura totale”. Poi sottolinea: “O blocchiamo il virus o sarà lui a bloccarci perché i segnali ci dicono che il sistema non tiene ed anche le regioni ora gialle presto si troveranno nelle stesse condizioni delle aree più colpite”.
Il vero, enorme, pericolo che stiamo correndo, è la saturazione del Sistema Sanitario Nazionale, che a quel punto sarebbe impossibilitato a rispondere alle esigenze di terapia dei malati (e non solo Covid-19). Non è solo una questione di posti letto, che si possono creare in tempi rapidi, ma anche e soprattutto del personale sanitario la cui formazione richiede anni.

#invirusringrazia – Zona arancione sì, con i divieti che ne conseguono, ma la bella giornata domenicale ha sciolto i nodi della prudenza. E così tanti Palermitani hanno affollato via Ruggero Settimo e in via Maqueda, nonostante il richiamo alle restrizioni imposte per la limitazione dei contagi da Covid-19. Stamattina assembramento, a Ballarò, anche davanti al banco di un venditore di “frittola”, cibo da strada tipico della Palermo più verace. Ieri era stato chiuso anche il banco di un ambulante abusivo che vendeva le “stigghiola”, altro street food tipico. Lunghe file, sempre ieri mattina a Palermo, per accedere all’area vendita del mercatino di piazza Campolo e assembramenti nel tradizionale mercato del sabato di via Galilei. Stamattina, invece, Mondello è stata presa d’assalto dai palermitani: oltre alla spiaggia, dove in tanti hanno approfittato per prendere l’ultima tintarella, quasi tutti senza mascherina, l’area pedonale tra il Baretto e il Lauria era stracolma di famiglie con bambini che giocavano (Fonte La Repubblica – Foto di Mike Palazzotto).
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I dati Covid-19 ufficiali del Ministero della salute di oggi domenica 8 novembre 2020
In isolamento domiciliare: 529.447 (+24.654) (+4,88%)
Ricoverati con sintomi: 26.440 (+1.331) (+5,30%)
In terapia intensiva: 2.749 (+115) (+4,37%)
Deceduti: 41.394 (+331) (+0,81%)

Il sistema “Tutor” per verificare il “trend” dell’epidemia
Media giornaliera dei decessi: 158 (+1)
Il valore è al livello tra il 21 e 20 marzo 2020 (dal 30 settembre).
Lo ripetiamo per l’ennesima volta: non siamo in una fantomatica “seconda ondata”, ma siamo alla presa con una recrudescenza di quella che è sempre la “prima ondata”.

Tabella con i decessi al giorno, il totale dei decessi e la media giornaliera dei decessi [A cura dello Staff del “Blog dell’Editore”]: QUI.
Il punto della situazione
Per verificare la situazione della pandemia in Italia non ci vengono in soccorso i numeri quotidiani delle Regioni, del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità. Possiamo però utilizzare i dati pubblicati da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), un organo scientifico del SSN sottoposto alla vigilanza del ministero della Salute. Quindi, dati ufficiali. Con l’ultimo aggiornamento, alle ore 17.00 del 7 novembre, a livello nazionale risultava occupato il 32% dei posti totali di terapia intensiva (soglia di allerta 30%). Vediamo il dettaglio delle singole Regioni, in ordine crescente: Calabria 13% (dato messo in dubbio dopo le vicende degli ultimi giorni che hanno portato alla sostituzione del Commissario alla Sanità regionale); Sicilia 18%; Veneto 18%; Basilicata 23%; Lazio 24%; Molise 24%; Abruzzo 25%; Friuli 26%; Puglia 26%; Campania 28%; Emilia Romagna 33%; Sardegna 33%; P.A. Trento 35%; Liguria 37%; Marche 39%; Toscana 42%; Valle d’Aosta 47%; Piemonte 49%; Lombardia 52%; Umbria 55%; P.A. Bolzano 56%.
Per i posti letto in area medica (malattie infettive, medicina generale, pneumologia) la saturazione a livello nazionale è del 47% (soglia di allerta 40%). Le singole Regioni in ordine crescente: Molise 13%; Friuli 22%; Veneto 22%; Basilicata 24%; Calabria 28%; Sardegna 28%; Sicilia 29%; Puglia 31%; Toscana 35%; Abruzzo 37%; Campania 40%; Lazio 46%; Emilia 47%; P.A. Trento 47%; Marche 49%; Umbria 52%; Liguria 69%; Lombardia 70%; Valle d’Aosta 89%; Piemonte 93%; P.A. Bolzano 99% (Fonte Lab24/Il Sole 24 Ore).

All’ospedale San Luigi di Orbassano pazienti ricoverati in chiesa
Gli ospedali piemontesi sono sempre più in affanno a causa dei contagi di coronavirus: nel giorno in cui nella regione “rossa” è scattato un nuovo lockdown simile a quello dello scorso marzo una fotografia racconta meglio di molte parole l’emergenza in corso. È stata scattata all’ospedale San Luigi di Orbassano, in provincia di Torino: in questa struttura, che ospita già circa 200 malati di Covid-19, è stato allestito un altro reparto dedicato al coronavirus all’interno della chiesa. Dove fino a qualche giorno fa erano sistemate le panche per i fedeli sono state allestite dagli uomini della Protezione Civile regionale una quarantina le barelle tra l’organo e la statua di San Luigi. Nella struttura sanitaria i posti in terapia intensiva sono tutti occupati, così come sono 35 circa i caschi utilizzati per favorire la respirazione dei pazienti.

Nel frattempo – come racconta Repubblica – si stanno testando 6 ventilatori polmonari e si sta riadattando a reparto Covid-19 anche la sala convegni. La principale nota dolente è però quella del personale: medici e infermieri in servizio sono stremati e si starebbe ipotizzando di precettare tutti gli specializzandi, o almeno quelli dal secondo anno in avanti.
La situazione all’ospedale San Luigi è emblematica e ricorda quanto accaduto nel nosocomio di Rivoli, dove decine di barelle da campo sono state poggiate a terra per sistemare alla meno peggio i pazienti che accorrono in pronto soccorso. “Si tratta di una situazione eccezionale”, hanno spiegato dall’Asl To3, secondo cui la misura ha riguardato un numero limitato di pazienti. “Le strutture sono in fortissima sofferenza e i pazienti continuano ad arrivare ma tutti ricevono assistenza e hanno un letto” hanno aggiunto dall’Asl. L’assessore alla Sanità Luigi Icardi ha affermato che si stanno applicando una serie di protocolli per ridurre i ricoveri, accelerare le dimissioni e potenziare le cure domiciliari. Se questo non dovesse avvenire, il sistema sanitario sarebbe in grado di reggere per non più di altri 10 o 12 giorni (Fonte Davide Falcioni – Fanpage.it, 6 novembre 2020).

«Si impara essendoci dentro. Il Covid non è una semplice influenza, qualche pasticca e via. Il Covid tocca dentro e chiede pazienza, pazienza, pazienza. Difficile e anche un po’ penoso da spiegare a chi giustamente si aspetta di saperti in forma rapidamente. La pazienza non è virtù molto praticata abitualmente ma viene da passione. Passione per la vita, passione per gli altri, Passione di Cristo che cammina con noi.
Non c’è modo migliore per affrontare una malattia che essere capiti, rispettati, aiutati, sostenuti. Qui nell’area Blu covid sub intensiva c’è molta professionalità e umanità. In più ricevo preghiere e affetto da amici, parenti, confratelli e consorelle di tutti i continenti, proprio tutti. Io sono abbastanza tranquillo e sereno. Non ho un bollettino medico. È presto. Il cappellano Don Edmondo Massari quando può mi porta la comunione. Cerco di pregare e di riflettere un po’. Grazie al Dio di Misericordia e a tutti voi» (Roberto Ponti, presso ASST Lodi).

«In questa intervista alla Nazione mio fratello spiega cosa noi medici di medicina generale stiamo facendo da 9 mesi. Sono sempre stato molto resistente alla fatica, nei primi anni di professione, fra giorni e guardie di notte, sono arrivato a fare 100 ore a settimana, ora vi confesso che questi 9 mesi mi hanno riportato a quel livello di stanchezza. E quando dirigendomi all’ambulatorio i giovani che la mattina hanno fatto la DAD li vedo stare in 6 attorno ad un tavolino da bar senza mascherina, e poi qualche metro più in là ne vedo altri, e poi ne incrocio altri ancora ridere e scherzare uno accanto all’altro, come se niente fosse, come se non avessero dei padri e delle madri a casa che possono essere infettati da loro ed a loro volta infettare i loro nonni, mi viene da pensare che questi sono gli stessi per i quali si invoca il diritto allo studio e alla sicurezza. IN MINIERA, li manderei, o a pulire i pazienti COVID. Questa sarebbe la scuola adatta a loro.
Dal canto suo il collega Paolo Malacarne fa un resoconto di prima mano della situazione nei reparti di pronto soccorso e di terapia intensiva che volentieri vi posto. Le sue parole sono la conferma diretta di quello che dicono i numeri, dove la soglia di allarme del 30% di posti in terapia intensiva occupati dai pazienti COVID è da molti giorni abbondantemente superata, arrivando oggi oltre il 40% (Renzo Puccetti).
Il Sindaco di Napoli: “Solo lockdown impedisce assembramenti”
”È solo il lockdown o la zona rossa che impediscono alle persone di uscire come in questi giorni ed assembrarsi, ma solo il presidente del Consiglio dei Ministri può deliberare su questo. Così come la zona rossa di una Regione o di una o più città può adottarla anche il presidente della Regione”. Lo afferma su Facebook il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che aggiunge: ”Se la situazione degli ospedali è drammatica, come appare dalle testimonianze raccolte, vuol dire che probabilmente chi ha dichiarato la Campania zona gialla ha sbagliato forse anche perché tratto in errore da dati non attuali, precisi e corretti forniti dagli uffici regionali”
“Oggi il dramma è la sanità al collasso”
”Le persone in zona gialla non ricevono i ristori di chi si trova in zona rossa. La città di Napoli sta subendo un danno enorme non certo per colpa dei napoletani. Insomma oggi il dramma è la sanità al collasso e la gente che muore e che non viene curata, nonostante il grande lavoro complessivo del personale sanitario. Se ci avete ridotto a questo non vi resta che adottare le decisioni consequenziali”. Aggiunge de Magistris, che ricorda come ”quasi un mese fa il presidente della Regione aveva annunciato il lockdown quando la situazione era anche meno drammatica e il consulente del Ministro della salute, Walter Ricciardi, auspicava subito il lockdown a Napoli. Tutto questo mi induce a chiedere: ma a chi aspettate allora? Cosa sta accadendo in Campania? Perché per venti giorni ci dite che siamo zona rossa e poi diventiamo all’improvviso area gialla?”.
“Per salvarci non ci resta che attendere zona rossa”
”Siamo ormai arrivati al punto che per salvarci da vere colpe ormai evidenti non ci resta, forse a questo punto, che attendere la zona rossa con immediati ristori per chi rimane senza soldi. Sarà una sconfitta ovviamente, come quella che ci vede, unico caso in Europa, con le scuole chiuse per i più piccoli! Ma per carità di Dio, non fateci scegliere se morire di Covid o di fame”. Lo scrive su Facebook il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che ricorda ai cittadini: ”È fondamentale ridurre le relazioni sociali, indossare sempre le mascherine e stare attenti al distanziamento”. ”Noi siamo impegnati a fare cose concrete, tra enormi difficoltà ma non ci faremo travolgere da un dibattito che rischia di allontanarci dalla vera soluzione dei problemi”.
“Chiuda come me luoghi movida”
“La mia gente ha accettato che le strutture ospedaliere di Benevento ospitassero più del 50% di pazienti di altre realtà campane, quasi tutti napoletani. Era ed è giusto farlo ora e nel futuro. Ma dopo le foto degli assembramenti di ieri a mare ma, soprattutto nella città di Napoli, la mia gente si chiede, e io con loro, se questo sia un comportamento corretto e rispettoso dei nostri sacrifici e di quelli dei medici napoletani che in contemporanea non riescono a tener dietro all’arrivo continuo delle barelle”. Così il Sindaco di Benevento Clemente Mastella sulla propria pagina Facebook, dalla quale invita esplicitamente il primo cittadino di Napoli Luigi de Magistris ad adottare provvedimenti nell’interesse di tutti. “Molti sindaci, e io con loro, scontando la impopolarità e non facendo calcoli elettorali, hanno chiuso i luoghi della movida o del traffico umano più intenso – prosegue Mastella – Lo faccia il sindaco di Napoli, si assuma le sue responsabilità, non faccia giochi di parole, chiuda quanto altri hanno chiuso. Noi non accetteremo, come aree interne, di finire in zona arancione allo stesso modo di Napoli, che non provvede a fare quanto dovrebbe”. E Mastella sottolinea come gli ospedali sanniti “per dare ospitalità debita, hanno dovuto restringere gli spazi dei no Covid. Significa che la mia gente – rimarca l’ex ministro della Giustizia – avrà ritardi negli interventi chirurgici, rischierà di avere posti occupati da altri in caso di eguale necessità virale. Ieri un caso di una signora del mio paese trasferita fuori Benevento. Tutti questi sacrifici sono giusti se ogni autorità fa il suo dovere. Se c’è chi gioca alla sola popolarità, non è accettabile”. E infine ribadisce quanto già richiesto sia al presidente della Regione De Luca, sia al presidente del Consiglio Conte. “Noi col nostro 97posto in classifica- conclude – non vogliamo essere trattati allo stesso modo di chi consente spettacoli come quelli visti ieri a Napoli” (Fonte SkyTG24).
Parla l’esponente dell’estrema sinistra nel Governo Conte II, Speranza. Vaccino di massa a marzo 2021. Serve OMS più forte e spera in Biden. La polemica sul caso Zuccatelli è “inappropriato e profondamente inopportuno”, si è scusato per un “video rubato”, ma c’è di più che rende la scelta del governa inqualificabile
Il Ministro della salute a “In mezz’ora in più”: “L’auspicio è che i controlli avviati dall’Ema possano avere un esito positivo anche prima”. Sul caso del video in cui il neo commissario alla sanità della Calabria critica le mascherine: “Viene da una stagione in cui anche l’Oms parlava di mascherine per contagiati e sanitari. Ma 30 anni di curriculum non si possono cancellare con un video rubato”. Poi lancia un appello: “Si torni allo spirito di marzo quando il comportamento delle persone ha fatto la differenza”.
La distribuzione massiva del vaccino per il Covid-19 “avverrà sicuramente alla fine del primo trimestre del 2021, o alla fine del primo quadrimestre, ma l’auspicio è che i controlli che l’Ema ha già avviato sulle sperimentazioni più avanzate possano avere un esito positivo anche prima”.
A dirlo è il Ministro della salute Roberto Speranza che, ospite a In mezz’ora in più, commenta anche la polemica sul video in cui il neo Commissario alla sanità della Calabria, Giuseppe Zuccatelli, contesta l’uso delle mascherine: “È del tutto inappropriato e profondamente inopportuno. Il commissario si è scusato ma viene da una stagione diversa in cui anche l’Oms parlava di mascherine per contagiati e sanitari. Ma 30 anni di curriculum non si possono cancellare con un video rubato”.
“In Calabria 700 milioni non spesi”
“La questione calabrese è una questione nazionale – dice ancora Speranza – L’unica cosa di cui non si è parlato è stato il decreto Calabria approvato lo scorso mercoledì che prova a mettere mano alla necessaria ripartenza della regione, nuovi investimenti, più agibilità per la struttura commissariale e più strumenti”. In questi anni, spiega il ministro, “si sono accumulate in Calabria un numero di risorse incredibili, 700 milioni non spesi e abbiamo creato le condizioni per spenderli nel modo più veloce possibile”. In Calabria, aggiunge Speranza, “ci sono però anche alcune aziende sanitarie che sono state bloccate e commissariate perché infiltrate dal punto di vista della criminalità: una commissione prefettizia ora se ne assume la responsabilità affiancando una competenza di natura sanitaria”. Poi definendo il decreto “un nodo di svolta”, il ministro dice che il messaggio di fondo del governo “è che serve far ripartire la sanità calabrese, e quel criterio è lo strumento perché possa ricominciare a camminare. Questo è un impegno assoluto e quel decreto è una nuova presa in carico come questione nazionale e non territoriale”.
“Sarebbe un reato grave dare dati falsi”
Speranza poi osserva che “non è scritto nel cielo dove andremo a finire ma vedo una consapevolezza che non è all’altezza del momento che stiamo vivendo. Si torni allo spirito di marzo quando il comportamento delle persone ha fatto la differenza”. E a una domanda che ipotizzava la possibilità che le Regioni fornissero dati parziali replica: “C’è un rapporto serio tra le Istituzioni e sarebbe un reato grave dare dei dati falsi”. “È importante – dice il ministro – rendere pubblici i dati di cui disponiamo. Ora questi dati servono anche per dire quali misure scatteranno”.
“Il Dpcm è stato condiviso da tutto il governo”
E a proposito di misure, Speranza parla anche dell’ultimo Dpcm: “Il Dpcm che abbiamo approvato da cui derivano le ordinanze che io firmo è stato condiviso da tutto il governo. Non è una firma a titolo personale. Io firmo a nome del governo sulla base di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri e in una piena sintonia e condivisione con il presidente del consiglio Conte e con tutti i ministri”. E aggiunge: “Non penso che sia lavoro sporco firmare un’ordinanza che impone delle restrizioni, io penso che sia un lavoro nobilissimo”. “Se verifico che su un territorio, sulla base di dati scientifici, c’è un rischio non ho paura di firmare. Ho firmato ordinanze pesanti e sono pronto a firmarne ancora se sarà utile per il nostro Paese – dice il ministro – È un lavoro a tutela della salute come diritto costituzionale”.
“Serve una Oms più forte, auspico nuova stagione con Biden”
Commentando poi la vittoria di Joe Biden alle elezioni americane, Speranza dice che l’auspicio è che con questa nuova stagione si possa rivedere l’uscita degli Usa dall’Oms, annunciata da Trump per il luglio del 2021. “Senza la prima potenza democratica sarebbe una Oms più debole”, spiega Speranza, secondo cui l’Oms “va riformata e rilanciata ma serve una Oms più forte”.

Per quanto riguarda il vaccino per il coronavirus cinese di Wuhan, fa pensare che non ci riescono neanche a distribuire il vaccino per l’influenza stagionale “di massa”.
Per quanto riguarda Zuccatelli, neanche volendo, il #brancodibalordi che ci “governa” portandoci con loro nel baratro e nell’inferno, ci riuscirebbe ad azzeccarne uno/a. Sul caso del video in cui il neo commissario alla sanità della Calabria critica le mascherine, per Speranza è “inappropriato e profondamente inopportuno” non quanto detto da Zuccatelli, ma la diffusione del “video rubato”.
Comunque, c’è di più. Zuccatelli era quello che diceva: “Ti becchi il virus solo se ficchi la lingua in bocca ad uno per 15 minuti”. E non finisce qui: “Zuccateli, il nuovo commissario della sanità calabrese, non ha fatto solo il video antimask (sta girando, lo avete visto?) ma ha abboccato alla più classica, stupida, grottesca bufala del consenso su Facebook. Li cercano con attenzione. La nostra classe dirigente ci rende fieri” (Salvo Di Grazia).

“La sanità pubblica, la salute, la cura della persona non sono cose politiche ma, da sempre, tutti i vertici, chi decide e dirige è scelto dai politici con criteri politici. Nessuno stupore quindi per scelte incomprensibili: non si sceglie chi è giusto scegliere ma chi conviene” (Salvo Di Grazia).
LA TESTIMONIANZA: «Io, alle prese col Covid e curata a casa»
di Angela Pellicciari
Racconti di cura del Covid a domicilio: «Non tutti hanno giocato sul terrore per imporre ai cittadini l’adozione di modelli di vita estranei alla cultura e alle tradizioni della popolazione. Quando ho capito che quasi certamente avevo contratto il virus, sono andata a Fabriano dove in un giorno ho fatto il tampone, subito mi è stata indicata la terapia da seguire, in un giorno un’équipe di radiologi è venuta a casa mia per osservare con l’ecografia cosa fosse capitato al mio polmone: niente».
Volando alto, le aquile hanno la possibilità di abbracciare in un attimo la situazione del loro territorio di caccia e di regolarsi di conseguenza.
Se provassimo anche noi a fare la stessa cosa? Se provassimo ad osservare il panorama che ci si presenta dall’alto, guardando giù, verso terra, per osservare in una visione d’insieme cosa succede all’epoca del coronavirus in Italia?
– A): dall’inizio della pandemia la chiesa ha avuto uno sbandamento vistoso che ha portato perfino alla decisione di chiudere le chiese, a Roma, anche se per un giorno. Le chiese sono rimaste senza funzioni religiose per mesi, per non parlare del ridicolo in cui i tentativi di non infettarsi hanno sprofondato sacerdoti e fedeli durante le liturgie;
– è stato dimenticato il diritto del sacerdozio di regolare le questioni liturgiche in completa autonomia dal potere temporale;
– è stato scordato il canone 213 del diritto canonico che sancisce il diritto dei fedeli a ricevere i sacramenti;
-che io sappia, per la prima volta nella sua storia, la chiesa non ha mostrato con coraggio al mondo che, la morte essendo vinta, le persone ammalate possono e debbono essere amorosamente curate sia dai laici che dal clero esercitando a livello eroico la virtù della carità cristiana. Mi limito a fare alcuni esempi che riguardano da vicino l’Italia: Francesco e Caterina, i nostri santi protettori, hanno instancabilmente curato lebbrosi e appestati (non malati di corona virus…). Così ha fatto il patrono della mia parrocchia, il principe Luigi Gonzaga, così san Rocco, così Bellarmino, così don Bosco coi suoi ragazzi cui ha garantito che, se fossero rimasti in santità di vita, il colera non li avrebbe raggiunti.
– B) per quanto riguarda il governo, ha ripetutamente scordato le garanzie costituzionali e ignorato la funzione centrale del parlamento;
– ha messo un’enorme enfasi -durata mesi- nel mostrare quotidianamente il numero dei morti, dei ricoverati, delle persone finite in terapia intensiva;
– ha suscitato terrore con la sua maniacale informazione monotematica;
– ha considerato i tabaccai luoghi privilegiati rispetto alle chiese;
– ha dato per scontato che l’unica cosa importante sia la salute fisica da conservare costi quello che costi. Costi anche la soppressione delle libertà costituzionalmente garantite, compresa la libertà religiosa;
– ha più volte mandato messaggi per suggerire che gli anziani non sono cittadini come gli altri; sono persone che non essendo in grado di decidere da sole su come vivere, dovrebbero vedere limitate le loro libertà fondamentali.
– C)l’attività parlamentare essendo fortemente limitata, il governo con la maggioranza parlamentare che lo sostiene, ha dato priorità a leggi di importante rilevanza sociale: la legge contro l’omofobia che prevede l’introduzione di reati d’opinione e il tentativo di rendere l’aborto ancora più libero e pervasivo di quanto non sia. In questo contesto la limitazione della possibilità per gli anziani di decidere sulla propria vita, ha mostrato la simpatia della maggioranza per la soppressione della vita in nome della dignità della vita, chiamata eutanasia.
Ci si può domandare: la situazione è ovunque la stessa? La risposta è netta: no. Non tutti hanno giocato sul terrore per imporre ai cittadini l’adozione di modelli di vita estranei alla cultura e alle tradizioni della popolazione.
Mi è stata chiesta una testimonianza: eccola. Quando ho capito che quasi certamente avevo contratto il virus, sono andata a Fabriano dove in un giorno ho fatto il tampone, subito mi è stata indicata la terapia da seguire, in un giorno un’équipe di radiologi è venuta a casa mia per osservare con l’ecografia cosa fosse capitato al mio polmone: niente. Adesso sono in attesa della convocazione per il tampone di controllo.
Con questo cosa voglio dire? Che, insieme a fare affidamento sull’unica salvezza che abbiamo, quella che ci regala il Salvatore, ci converrebbe ricordare che il coronavirus è una pandemia che solo nel 5% dei casi richiede l’ospedalizzazione e quasi mai porta alla morte (Fonte Stilum Curiae).



























