Entra in vigore il nuovo rito delle esequie

L’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI, in collaborazione con la Pontificia Università Lateranense, ha promosso un convegno nazionale con la finalità, oltre che presentare la seconda edizione italiana del Rito delle Esequie, in vigore dal 2 novembre, di declinare sotto i suoi molteplici aspetti il mistero della morte, le ansie e gli interrogativi che albergano nel cuore dell’uomo, la speranza che il vangelo della risurrezione continua a seminare a piene mani. Il Rito infatti raccoglie e condensa le espressioni della secolare sollecitudine della Chiesa nell’accompagnare i fedeli nell’ultimo viaggio, rinnovando l’annuncio della speranza cristiana per chi ha lasciato questa vita e per chi rimane, attraverso parole e gesti capaci di far vivere cristianamente l’esperienza della morte. Nonostante i cambiamenti culturali nei quali siamo immersi, questa sollecitudine non è venuta meno: la fede della Chiesa, unendosi a una rinnovata sapienza di quell’umano che il Vangelo accoglie e di cui rivela la pienezza nella luce di Cristo, può offrire ancora all’uomo e alla donna di oggi un orizzonte di senso e di speranza, che assume la forma di un vero e proprio itinerario sacramentale, volto a rendere partecipi della Pasqua del Signore che vince la morte. La pubblicazione della seconda edizione in lingua italiana del Rito delle Esequie, in vigore dalla commemorazione dei defunti, si pone nel solco dell’impegno delle Chiese che sono in Italia nell’applicazione della riforma liturgica conciliare. Dopo una prima fase, dedicata alla semplice traduzione dei libri liturgici dalla loro edizione tipica latina, a partire dal 1983 si è infatti concretizzata una particolare attenzione alla questione dell’adattamento.
Come dichiarato nella presentazione della Conferenza Episcopale Italiana, ‘La seconda edizione del Rito delle Esequie in lingua italiana, pubblicata alcuni decenni dopo la prima edizione (1974), risponde alla diffusa esigenza pastorale di annunciare il Vangelo della risurrezione di Cristo in un contesto culturale ed ecclesiale caratterizzato da significativi mutamenti’. Una delle situazioni nelle quali oggi la Chiesa è chiamata a vivere l’afflato missionario è infatti quella che riguarda la morte di un membro della comunità cristiana, evento ricorrente nella dinamica di una vita parrocchiale. Il Rito delle Esequie da sempre intende essere un annuncio della novità portata da Cristo Gesù dinanzi al mistero della morte. Ed in una apposita Appendice del nuovo Rito delle Esequie, la Chiesa italiana sancisce la sua ‘apertura’ alla cremazione dei defunti, ribadendo comunque che la sepoltura resta la forma ‘più idonea a esprimere la fede nella resurrezione’ e confermando il no allo spargimento delle ceneri e alla conservazione in luoghi diversi dal cimitero.
A monsignor Angelo Lameri, docente di liturgia alla Pontificia Università Lateranense e consultore della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti della Cei, abbiamo chiesto di spiegarci le novità del nuovo rito delle esequie: “Le novità più rilevanti sono notevoli ad iniziare dall’introduzione di un capitolo dal titolo ‘Visita alla famiglia del defunto’. Il motivo e l’importanza di questo momento di preghiera è evidenziato dalle premesse: Il primo incontro con la famiglia è un momento particolarmente significativo e carico di emozione. Oggi, sempre più frequentemente, al parroco la notizia della morte di un fedele arriva attraverso le agenzie di onoranze funebri che, gestendo il momento managerialmente, vogliono fissare subito data e ora del funerale. In questo modo viene spesso mortificato un contatto diretto con la famiglia del defunto che non può essere eluso in quanto pastoralmente molto forte. Il primo incontro con la famiglia, appresa la notizia della morte, diventa allora per il parroco un momento di condivisione del dolore, di ascolto dei familiari colpiti dal lutto, di conoscenza di alcuni aspetti della vita della persona defunta in vista di un corretto e personalizzato ricordo durante la celebrazione delle esequie. In alcuni casi può essere anche un momento per preparare o indicare il senso dei vari riti esequiali. Naturalmente non sempre e non ovunque il parroco può prendersi carico di questo momento, ecco allora la possibilità che la preghiera sia guidata dal diacono o, in sua assenza, anche da laici preparati a questo ministero di comunione e di consolazione.
Il capitolo dal titolo ‘Preghiera alla chiusura della bara’ vuole sottolineare e leggere alla luce della parola di Dio e della speranza cristiana un momento molto delicato e doloroso quale quello della chiusura della bara, quando il volto del defunto scompare per sempre dalla vista dei familiari. Il rito può essere presieduto da un ministro ordinato, da un laico o anche da un familiare debitamente preparato (n. 42). La proposta di nuove monizione che introducono il rito dell’ultima raccomandazione e commiato, che si svolge al termine della Messa. Le esortazioni proposte tengono conto di diverse situazioni: una persona anziana, un giovane, un sacerdote, un diacono, un religioso/a, una persona deceduta improvvisamente. Sono stati arricchiti i formulari per la preghiera dei fedeli. E’ stato soppresso il capitolo che prevedeva la celebrazione delle esequie nella casa del defunto, per evitare una deriva di privatizzazione intimistica di un momento che di sua natura vede coinvolta l’intera comunità cristiana. La parte più significativa è costituita dall’Appendice che riporta indicazioni e testi per la celebrazione delle esequie in caso di cremazione. L’ultima novità è costituita dalla proposta di melodie per il canto dei salmi e dei responsori propri del rito”.
Quali sono le linee guida della Chiesa per la cremazione?
“Esse sono bene espresse ai nn. 165-167 del rituale. Si afferma che la Chiesa, anche se non si oppone alla cremazione dei corpi quando non viene fatta in odium fidei, continua a preferire la sepoltura del corpo dei defunti come forma più idonea a esprimere la pietà dei fedeli verso coloro che sono passati da questo mondo al Padre e a favorire il ricordo e la preghiera di suffragio da parte di familiari e amici. La celebrazione delle esequie precede di norma la cremazione: in questo caso va posta particolare attenzione alla scelta dei testi più adatti alla circostanza. Eccezionalmente i riti previsti nella cappella del cimitero o presso la tomba si possono svolgere nella stessa sala crematoria, evitando ogni pericolo di scandalo e l’introdursi di consuetudini estranee ai valori della tradizione cristiana. Si raccomanda l’accompagnamento del feretro al luogo della cremazione.
Particolarmente importante l’affermazione che la cremazione si ritiene conclusa con la deposizione dell’urna nel cimitero (n. 167 § 6) da leggersi come conseguenza di quanto affermato al n. 165 a proposito della prassi di spargere le ceneri in natura o di conservarle in luoghi diversi dal cimitero. Tale prassi infatti solleva non poche perplessità sulla sua coerenza con la fede cristiana, soprattutto quando sottintende concezioni panteistiche o naturalistiche. Anche se il rituale non prende netta posizione sul versante disciplinare, offre però sufficienti elementi per una catechesi e un’azione pastorale che sappiano sapientemente educare il popolo di Dio alla fede nella risurrezione dei morti, alla dignità del corpo, all’importanza della memoria dei defunti, alla testimonianza della speranza nella risurrezione.
Quando, in casi eccezionali, la cremazione precede le esequie, vengono date disposizioni per questo tipo di celebrazione (nn. 180-185): necessità di sottoporre al giudizio del Vescovo diocesano l’opportunità di procedere alla celebrazione, anche nella Messa; omissione, nel rito dell’ultima raccomandazione e commiato, dell’aspersione e dell’incensazione; omissione della processione al cimitero; proposta di letture bibliche adatte alla situazione, raccomandazioni circa la collocazione dell’urna in chiesa (n. 181). L’Appendice si propone quindi di offrire testi e riti liturgici che accompagnano le varie fasi che conducono alla cremazione: la preoccupazione pastorale che emerge è quella di evitare che eventuali vuoti celebrativi siano occupati da una ritualità laica, aliena dai contenuti della fede cristiana”.
Ci può spiegare il motivo per cui la Chiesa ‘abbina’ la festa dei Santi con la commemorazione dei defunti?
“I due appuntamenti sono messi l’uno di seguito all’altro, perché la Chiesa ha sempre ritenuto che suoi membri non fossero solo quelli pellegrini su questa terra, ma anche tutti coloro che hanno combattuto la buona battaglia delle fede e ora sono nelle mani di Dio e affidati alla sua misericordia. Già nel VII secolo abbiamo l’attestazione dell’abbinamento delle due memorie liturgiche”.
Come rileggere il cimitero alla luce della visione cristiana della resurrezione?
“A questa domanda risponde bene un paragrafo (il n. 38) di una Nota pastorale dei Vescovi italiani del 1984, dedicata al Giorno del Signore, che qui riporto e che varrebbe la pena di rileggere nel suo insieme: ‘Lo stesso si dirà della tradizionale pietà per i defunti, espressa dalla visita domenicale al cimitero; se ben compresa, essa si iscrive in quella visione di fede che fa della domenica l’annuncio dell’ ‘ottavo giorno’: quel sereno pellegrinaggio non è solo rimpianto per la persona estinta; è anche, e soprattutto, un atto di fede, una professione di speranza. La consapevolezza di un legame che sopravvive alla morte, nell’attesa dell’incontro definitivo, ultimo, felice, del giorno eterno su cui non scende mai tenebra, nel quale non ci sarà più né morte né separazione’”.



























