Il Papa conclude il Sinodo con tre indicazioni per la nuova evangelizzazione: sacramenti, missione, dialogo

Condividi su...

Bartimeo è l’uomo che ha perso la vista ma non la speranza, Bartimeo è il mendicante che ha perso tutto ed è decaduto. Bartimeo è uno dei pochi protagonisti del Vangelo di cui si conosce il nome perchè la sua è una storia esemplare. E Proprio dalla storia di Bartimeo, proposta oggi dalla liturgia, il Papa ha iniziato la sua riflessione sui lavori del Sinodo che si chiude oggi. E Bartimeo per noi oggi rappresenta “quanti vivono in regioni di antica evangelizzazione, dove la luce della fede si è affievolita, e si sono allontanati da Dio, non lo ritengono più rilevante per la vita: persone che perciò hanno perso una grande ricchezza, sono «decadute» da un’alta dignità – non quella economica o di potere terreno, ma quella cristiana -, hanno perso l’orientamento sicuro e solido della vita e sono diventati, spesso inconsciamente, mendicanti del senso dell’esistenza.” Nella Basilica Vaticana Benedetto XVI ha celebrato la messa insieme ai padri sinadali, vescovi e cardinali che per tre settimane si sono confrontati sul tema della Nuova Evangelizzazione.

Ecco allora a che serve la nuova evangelizzazione, ha spiegato il Papa nella omelia, serve a ridare la luce a chi l’ha persa. Serve a sentire “l’urgenza di annunciare nuovamente Cristo là dove la luce della fede si è indebolita, là dove il fuoco di Dio è come un fuoco di brace, che chiede di essere ravvivato, perché sia fiamma viva che dà luce e calore a tutta la casa.” Benedetto XVI trae così le prime linee guida per la nuova evangelizzazione. Quella rivolta a chi frequenta la Comunità e i Sacramenti perchè ci sia una pastorale “maggiormente animata dal fuoco dello Spirito, per incendiare i cuori dei fedeli che regolarmente frequentano la Comunità e che si radunano nel giorno del Signore per nutrirsi della sua Parola e del Pane di vita eterna.” Ecco il primo punto: i sacramenti dell’ iniziazione cristiana. “E’ stata riaffermata- ha detto il Papa- l’esigenza di accompagnare con un’appropriata catechesi la preparazione al Battesimo, alla Cresima e all’Eucaristia. È stata pure ribadita l’importanza della Penitenza, sacramento della misericordia di Dio.

Attraverso questo itinerario sacramentale passa la chiamata del Signore alla santità, rivolta a tutti i cristiani. Infatti, è stato più volte ripetuto che i veri protagonisti della nuova evangelizzazione sono i santi: essi parlano un linguaggio a tutti comprensibile con l’esempio della vita e con le opere della carità.” Poi la missione: è il compito primario della Chiesa quello dell’ annuncio del Messaggio di salvezza agli uomini che tuttora non conoscono Gesù Cristo. E non solo nei “tanti ambienti in Africa, in Asia e in Oceania i cui abitanti aspettano con viva attesa, talvolta senza esserne pienamente coscienti, il primo annuncio del Vangelo,” ma anche in quei luoghi dove “la globalizzazione ha causato un notevole spostamento di popolazioni” e quindi nei Paesi di antica evangelizzazione.”

Tutti “hanno il diritto di conoscere Gesù Cristo e il suo Vangelo” e tutti i cristiani hanno il dovere di annunciare la Buona Notizia. C’ è poi chi non vive più le esigenze del Battesimo, e il Sinodo ha avuto una attenzione particolare a queste persone che si trovano in tutti i continenti, specialmente nei Paesi più secolarizzati. Per offrire di nuovo la gioia dell’incontro con Cristo occorrono nuovi metodi pastorali “nuovi linguaggi, appropriati alle differenti culture del mondo” per proporre “la verità di Cristo con un atteggiamento di dialogo e di amicizia che ha fondamento in Dio che è Amore.” E la creatività pastorale non manca “per avvicinare le persone allontanate o in ricerca del senso della vita, della felicità e, in definitiva, di Dio” dalle missioni cittadine al “ Cortile dei gentili”.

Ed è ancora a Bartimeo che il Papa fa riferimento per descrivere i “nuovi evangelizzatori”. Coloro che come il cieco “hanno fatto l’esperienza di essere risanato da Dio, mediante Gesù Cristo. E la loro caratteristica è una gioia del cuore”. Benedetto conclude citando Clemente Alessandrino e due dei più grandi documenti della Chiesa contemporanea che sono anche appellativi del Signore Gesù: Redemptor hominis e Lumen gentium.

 

151.11.48.50