Sinodo, monsignor Santoro: “Dobbiamo aprire orizzonti ed essere vicini alla gente”
“L’accoglienza che ho ricevuto dagli operai e la gratitudine degli ammalati – confida – dicono che una delle forme di evangelizzazione è la presenza, la solidarietà e la vicinanza”. “Non si può fare nuova evangelizzazione senza la prossimità – aggiunge –, senza condividere la condizione, le domande, i problemi, le difficoltà, portando quindi l’annuncio attraverso una presenza solidale, umana, vicina alle domande”. La premura del pastore lo ha visto accanto agli operai, ma anche nelle carceri e nelle scuole, e questo si è rivelato un modo “per mostrare un cammino di vicinanza e quindi di offerta dell’annuncio attraverso la presenza, la solidarietà, la condivisione”.
Monsignor Santoro ha trascorso 27 anni della sua vita in Brasile, dove andò nel 1984 su invito di don Giussani, che aveva ricevuto la richiesta di un sacerdote da parte del cardinale Eugenio Sales de Araujo, arcivescovo di Rio de Janeiro. Nel 1996 viene eletto vescovo ausiliare di questa arcidiocesi, mentre nel 2004 è nominato vescovo di Petrópolis. “Siamo contenti dove il Signore ci chiama – confida –. In Brasile, nella diocesi di Petrópolis, ero contentissimo. Qui a Taranto ho questi bei problemi, però il rapporto con la gente è straordinario, la religiosità popolare è una cosa grande. E poi c’è uno stile latinoamericano di annuncio esplicito, condivisione e aiuto, che fa bene anche qui”.
In Brasile monsignor Santoro è stato tra i poveri delle favelas, ha insegnato all’università cattolica, sperimentando ovunque l’immediata prossimità alla gente e ai suoi problemi, che caratterizza lo stile della Chiesa latinoamericana. “Andavo anche tra i senza fissa dimora e insieme ai laici facevo evangelizzazione – racconta –. Una volta ho parlato del perdono, dicendo che Gesù perdona qualunque colpa. Si alzò un uomo di colore, imponente, che mi chiese: ‘Ma proprio tutte, tutte, tutte? Io ho ammazzato, posso essere perdonato?’. Gli risposi: ‘Se sei pentito, sicuramente’. ‘È vero, padre?’, mi chiese. Risposi: ‘Certamente. Sei pentito?’. ‘Sì, ho fatto una grande sciocchezza’. Poi prese la sua pistola e me la posò sul tavolo. Ecco, la nuova evangelizzazione è lo stare con queste persone segnate dal dramma, dal dolore, e portare il perdono e l’abbraccio di Cristo”.
Il problema dell’inquinamento
Tornando alla questione dell’Ilva, l’arcivescovo ha notato che il problema è esploso di recente, “ma il dramma è antico”. Il complesso esiste da cinquant’anni e l’inquinamento c’era fin dall’inizio, poi col tempo si è andato aggravando, e i dati comunicati nei giorni scorsi dal ministro della Salute hanno confermato che c’è un tasso più alto di mortalità rispetto ad altre zone.
“Il venerdì santo, al termine della famosissima processione dei Misteri, espressione di una religiosità popolare ancora intensa, c’erano attorno ai Misteri tantissime persone, anche distanti – ha raccontato monsignor Santoro –. Io ho detto: ‘Quando vi ho visti così uniti intorno ai Misteri del Signore, ho pensato che se lo fossimo nella vita risolveremmo tutti i problemi’. E ho aggiunto di non fossilizzarci in alcune forme di sviluppo, ma di prestare attenzione all’agricoltura, all’industria, al commercio, al turismo”. “È giustissima una scossa per un nuovo e diverso modello di sviluppo – riflette –. Il nostro contributo, come Chiesa, sia nel senso dell’evangelizzazione che della solidarietà, è proprio questo di aprire orizzonti”.
Il calo dei fedeli in Brasile
In Brasile si assiste al calo dei cattolici, che negli ultimi due decenni sono scesi dall’80 al 64,9%.
Se in Europa ci sono indifferentismo e secolarismo, “in Brasile abbiamo la concorrenza, in modo acceso e accanito, dei movimenti pentecostali”. La diminuzione dei fedeli è “un grosso stimolo, un grosso interrogativo per la Chiesa, che non ci lascia tranquilli”. In Brasile “c’è una concorrenza sul terreno dei più poveri” da parte delle nuove denominazioni religiose, che “partono dall’annuncio di Gesù e del Vangelo e propongono la forma della teologia della prosperità, per la risoluzione dei problemi immediati. Noi predichiamo invece la Croce e la risurrezione, un cammino”. Occorre quindi “continuare sulla via della presenza, soprattutto insieme ai più poveri”, perché “la vita della Chiesa è un intensificarsi dell’evangelizzazione, senza perdere l’aspetto dell’impegno sociale, che va avanti e continua”. Si registra anche il fenomeno della migrazione interna tra le sette, e quello dei senza-religione, persone cioè che han fatto il giro di varie denominazioni e poi si costruiscono una religione fai-da-te. “Ma per la Chiesa cattolica è un momento di grande intensità, soprattutto nel senso missionario della nuova evangelizzazione, della presenza, delle opere sociali, della condivisione”.
Una riflessione sul Sinodo
Parlando del Sinodo, monsignor Santoro ha rilevato che per i vescovi latinoamericani ascoltare le testimonianze dei vescovi dell’Europa, che lottano per difendere la fede in un clima secolarizzato, è un segnale fortissimo per ciò che può accadere anche lì. “Il Sinodo – nota – è utile perché rivela come vivere l’urgenza della fede in un contesto più secolarizzato e oltretutto si ascoltano le testimonianze straordinarie di tanti atti di martirio vissuti dai cristiani nei Paesi dell’Asia e dell’Africa. È una ricchezza straordinaria”. “La bellezza e la grandezza di un Sinodo è che il cammino fatto da una Chiesa dell’America Latina è utile per l’Occidente, mentre la difficoltà e le domande che l’Occidente sta vivendo sono utili per la Chiesa latinoamericana” conclude.
Gmg 2013
Infine un accenno alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolgerà a Rio de Janeiro nel 2013. Monsignor Santoro è in contatto con l’arcivescovo di Rio: “Ho visto che c’è un entusiasmo straordinario, una preparazione intensissima. Si prevede di fare il primo momento di accoglienza del Papa sulla spiaggia di Copacabana – anticipa –, ove è attesa una partecipazione massiccia di due milioni di persone”.

























