Ciao coronavirus cinese di Wuhan, morituri te salutant. Al cospetto di questa #brancadibalordi ubriachi, che ci molestano invece di governare

Condividi su...

Libero in edicola oggi in prima pagina a firma dell’amico e collega Renato Farina attacca frontalmente l’esecutivo. E con ragione. Scemenze produce, questa #brancadibalordi che più di governare ci molesta. Dopo le ore 18.00 non si può più comprare vino. Dopo le ore 21.00 non si può più fare pizza d’asporto. Dalle ore 21.00 chiusura di vie e piazze, ma chi decide? Adolescenti al parco accompagnati, ira di genitori. Mes, Pd contro Giuseppi. L’esecutivo appare sempre più in preda a un delirio etilico: il giorno dopo il varo del Dpcm incominciano le retromarce figlie degli scontri tra ministri e virologi. Giuseppi prima scarica sui sindaci la grana del coronavirus cinese di Wuhan. Poi lo stop: non decide nessuno. Governo ubriaco, di vanagloria soprattutto. Ma non solo. Ecco, quello che scrive Farina su Libero.

Governo ubriaco
di Renato Farina
Libero, 20 ottobre 2020

Contrordine compagni ma anche camerati, amici e nemici. Il Dpcm disvelato a 18 milioni di italiani spaventati davanti al video come se fosse l’oracolo di Delfi o se preferite il discorso della Montagna, era un apocrifo. O forse Conte ha mandato avanti un sedicente premier. Ci viene da pensare che se in Italia il virus non ci ha ancora ammazzati tutti, nonostante questo governo da ubriacatura molesta, è per compassione. Meglio prendersela con quei galletti dei francesi o con quei saccenti di inglesi o teste quadre di tedeschi, che non con noi disgraziati anime perse. Il Corona  dev’essersi commosso e non vuole infierire contro questi 60 milioni di orfanelli.  Scusate il sarcasmo, che non è adeguato a quest’ora difficile per la salute e l’economia, ma in certi momenti, come suggeriva Giorgio Gaber, “quasi quasi mi faccio uno shampoo”, visto che la Barbera se la devono essere bevuta tutta questi tizi al potere.

Il Diktator Giuseppi dei Conti di Giuseppe, nel balconazo di domenica sera 18 ottobre 2020, si copra suo naso da Pinocchio.

Basta un particolare per spiegare lo stato d’animo da sciacquatura di piatti che oggi accomuna il popolo di qualunque reddito e idea politica. Il rinnegamento dell’unica parola notevole del Dpcm: “sindaci”. Apparsi un istante e spariti nel buio di qualche movida giallorossa notturna. L’unica vera novità che si era ricavata dall’annuncio solenne delle 21 e 34 di domenica sera, in diretta televisiva, era stato il clamoroso passaggio dello scettro di comando da Roma alle autorità locali e soprattutto ai sindaci. Un atto di umiltà? Una spinta della sua debolezza? Comunque sia: bravo Conte, bene bis. Ai primi cittadini aveva appuntato la stella di sceriffo: a loro la decisione del coprifuoco per il quartiere, la piazza o il viale alberato. Il Dpcm aveva inciso questa disposizione sulla tavola appena portateci da Mosè disceso dal Sinai, art. 1: “I sindaci dispongono la chiusura al pubblico, dopo le 21, di vie o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private”.

Il grande rebus

Il capo dei sindaci, Antonio Decaro di Bari, uomo del Pd, si è impennato come Furia cavallo del West rovesciando il povero Conte. “È uno scaricabarile, che strumenti abbiamo per capire?” Io direi: i vigili urbani. Niente da fare. Nella notte una forbicina del Pd ha tagliuzzato la pagina. Ciao sindaci. Non saranno loro a ordinare il coprifuoco. E chi allora? Bo’. Come ha spiegato il ministro Francesco Boccia, responsabile dei rapporti con Regioni e amministrazioni locali, l’art 1 è diventato un rebus: “Si potrà disporre”. Soggetto impersonale. Non saranno i sindaci su segnalazione della polizia municipale o del maresciallo dei carabinieri, ma, un’Entità misteriosa. Escludendo Andreotti, essendo impegnato a suonare l’arpa, si suppone lo Spirito Santo, che come dice la parola stessa è qualcosa di alcolico. Il più lesto a mostrarsi stupefatto e a non capirci più nulla è stato il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, anch’egli sulla carta solidale con i giallorossi. Il caos.

A questo punto riteniamo opportuno che Sergio Mattarella intervenga con l’etilometro, anche se il suo intervento non è previsto dal Dpcm. Chi ha fornito i fiaschi a Palazzo Chigi? Il Dpcm vieterebbe la vendita di alcolici dopo le 18, ma questa banda che ci governa deve aver mandato giù qualche sottosegretario a svuotare le cantine nella notte. La prima bottiglia di Manduria devono averla versata con l’imbuto a Giuseppe Conte per dargli il coraggio di mettere in piedi una sceneggiata bugiarda davanti ai poveri italiani. Neanche la finale dei mondiali di calcio, o la tromba del giudizio sarebbe riuscita a mettere insieme il 60 per cento di share a reti unificate. Ed invece ecco Fabio Fazio e Barbara D’Urso, La7 e Sky uniti nel fare da valletti come Sabina Ciuffini con Mike Bongiorno: tutti con il flabello e il turibolo intorno a Conte quasi fosse Achille sul suo carro. Costui – il volto pallido, lo sguardo da decisioni irrevocabili – ci aveva versato invero una pappina insipida. Con effetti persino gradevoli: non si chiude niente, persino le palestre e le piscine per una settimana erano salve, l’alcol sui banconi dei supermercati e la mescita di cicchetti al bancone delle osterie restava vietata dopo le 18, amen. Il risultato pacificante era stato soprattutto determinato dal fatto che l’avvocato pugliese ha recitato una commedia edificante: ha sostenuto che il suo dire fosse la sintesi meravigliosa di un governo unanime, in accordo senza frangiature con gli scienziati del comitato nazionale, dopo un accordo con i capi delegazione di regioni e comuni. Autorità diversamente colorate, ma infine concordi. Qualcuno assicura di aver visto e sentito cantare alle spalle del premier un coro compattamente angelico e multicolore. Gli abbiamo perdonato perciò le tre ore e mezza di cuore in gola, dato che erano servite a comporre dissidi e a stabilire l’armonia, e ci siamo disposti persino ad obbedirgli per essere un corpo e un’anima pur di riuscire a sgarrettare il virus galoppante contro di noi. Ci abbiamo creduto tutti, sprovveduti ingenui che siamo.

Duello in TV

Poi ecco che lo scenario zuccheroso è stato strappato dalla realtà. Non è che sono emersi retroscena segreti. I ministri – ciascuno armato dei suoi scienziati di riferimento – si sono picchiati come falegnami, anzi come virologi in astinenza tivù. Se le sono suonate in pubblico mandando avanti i loro rispettivi esperti. Di primo mattino, non bastassero le coltellate dei sindaci al governo, abbiamo assistito all’assalto del professor Walter Ricciardi (OMS), tecnico prediletto del ministro della Salute, Roberto Speranza. Ricciardi ha stroncato come irresponsabile la felicità della ministra dei Trasporti Paola De Micheli (Pd) che insieme alla collega dell’Istruzione Lucia Azzolina (M5S) aveva vinto la battaglia che vede alleati autobus e scuole. Il destino dei tram è infatti nel Dpcm parallelo con quello dei licei: tutti salvi, e se si fermano i primi chiudono i secondi. Per Ricciardi è una sciagura. Per lui (e Speranza) solo i treni ad alta velocità sono abbastanza sicuri, bus, treni, trami e metro sono la morte viaggiante, ed è stato un errore lasciarli ancora a disposizione per trasferire i ragazzi a scuola.

Non è stato il solo duello rusticano. Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ha difeso le palestre e lo sport dilettantistico, Dario Franceschini, titolare dei Beni Culturali, voleva aperti solo i musei. Si sono dati appuntamento per l’alba di domani fuori dal convento delle carmelitane scalze.

Ciao Covid, morituri te salutant.

Foto di copertina: Ultima cena prima dei poteri speciale dell’emergenza… di ringraziamento al coronavirus cinese di Wuhan. E ci capisce della “estasi”: si brinda sulla sopravvivenza del Governo Conte II a tempo indeterminato. Finché dura l’emergenza, da proroga a proroga per farlo diventare permanente. In stato di delirio etilico continuativo.
“Giuseppi, insieme ai suoi ministri, si concede una cena natalizia. Mangiano e bevono. Fanno festa. Per cosa? Non è dato sapere. Vengono immortalati in una fase di “estasi”. Sembra il dipinto di Leonardo. Il cenacolo del 2000. L’ultima cena. Ma c’è una differenza: c’è più di un Giuda. ‘Ma perché ridono?’ Si chiedono in tanti sui social. Forse avranno bevuto un po’ troppo. Sarebbe anche comprensibile visto il periodo. Dimenticare fa bene. A loro. A noi un po’ meno” (Michel Dessì – Il Giornale, 22 dicembre 2019).

151.11.48.50