Sinodo: “Facciamo sì che la fede entri nei nostri cuori e ne esca per evangelizzare”

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Il fondamento dell’evangelizzazione

Il cardinale ha ricordato che fondamento della nuova evangelizzazione è anzitutto l’azione della Trinità: “Dio Padre invia suo Figlio, il quale porta con sé la vera Buona Novella di chi siamo nella potenza dello Spirito Santo”. A sua volta Cristo fonda la Chiesa “per continuare la sua missione evangelizzatrice”, costituendola come sua “presenza autentica” nel mondo odierno. Da Cristo si riceve l’“enorme grazia” di essere “liberati dal potere del peccato” e “salvati dalla morte”, ma anche il “comandamento” di far conoscere la sua vittoria. Pertanto “l’evangelizzazione è la missione primaria della Chiesa”, e si caratterizza sia come missio ad gentes, cioè “annuncio del Vangelo a coloro che non hanno mai udito parlare di Gesù Cristo”; sia come crescita della fede, che fa parte dello sviluppo cristiano; sia infine come nuova evangelizzazione, andando incontro a coloro che avevano cominciato a praticare la fede, ma poi l’hanno abbandonata.

Il dovere dell’annuncio non è responsabilità esclusiva del clero e dei religiosi, ma spetta ad “ogni discepolo di Cristo”, mentre si richiama la “partecipazione decisiva e vitale” dei laici. Così diversi Padri sinodali hanno invitato a ripristinare la tradizione kerygmatica cattolica, al fine di “parlare con coraggio la Parola di Dio, al tempo opportuno e non opportuno, di riprendere la voce profetica della Chiesa, di discernere i segni dei tempi”, impegnandosi in una risposta ad essi.

I protagonisti dell’evangelizzazione

Ma quali strategie sono state adottate per reagire al secolarismo, all’indifferenza alla religione, alla grande ignoranza della fede diffusa anche nei Paesi di antica tradizione cristiana?

Dalla Relazione emerge che le parrocchie si confermano come snodo centrale del rinnovamento della Chiesa, essendo il luogo in cui avviene buona parte dell’esperienza di fede delle persone. Si insiste sul “ruolo insostituibile” del sacerdote nell’evangelizzazione, per la quale necessita di una “formazione permanente e continua alla comprensione della proclamazione gioiosa del Vangelo”, mentre la vita consacrata è definita come “un segno che indica agli altri la verità del Vangelo”.

I Padri si sono anche soffermati sul compito dei laici nel richiamare la gente alla pratica della fede, con la parola e con le opere, mentre la famiglia, quale “Chiesa domestica”, è indispensabile non solo per la trasmissione della fede, ma anche nella formazione della persona umana.

Altri temi indicati come risposte pastorali alle circostanze odierne sono: l’invito ad accostarsi ai Sacramenti, soprattutto a quelli dell’Iniziazione e alla confessione, l’attenzione ai malati e ai sofferenti, le opere di giustizia sociale e di carità (ricomprese nel vasto settore della dottrina sociale), una maggiore riflessione sul ministero dei catechisti, l’importanza della pietà popolare e dei pellegrinaggi, soprattutto verso i templi mariani, l’esortazione a entrare nel linguaggio dei nuovi media, l’interesse al fenomeno delle migrazioni, e infine l’evangelizzazione della cultura, cui il Cortile dei Gentili offre un grande contributo.

Le impressioni di alcuni Padri sul Sinodo

“Meraviglioso, difficile, possibile” sono stati i tre aggettivi utilizzati dal cardinale John Tong Hon, vescovo di Hong Kong e Presidente delegato, per descrivere l’esperienza del Sinodo nel corso della conferenza stampa di presentazione della Relazione, che si è svolta stamattina presso la Sala Stampa della Santa Sede e alla quale sono intervenuti diversi Padri sinodali. “È un consesso incredibile che ci permette di ascoltare e incontrare i fratelli vescovi di tutto il mondo” ha rilevato il cardinale Tong. “Una volta tutta la cultura parlava di Dio, ora non se ne sente più il bisogno – ha constatato il cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa e altro Presidente delegato –. Come possiamo annunciare il Dio di Gesù Cristo a un mondo che non crede più e che non si pone la questione di Dio, o che se la pone male?” si è chiesto, notando che occorrono “nuovi metodi e linguaggi” e invitando a “ravvivare l’ardore”. Entrambi i Presidenti delegati si sono rallegrati per la presenza del Papa, che del Sinodo è il Presidente, alla maggior parte delle sessioni. Il cardinale Tong l’ha definita “incoraggiante e ispiratrice per tutti”, dicendosi “fiducioso e pieno di speranze per il futuro”. Il cardinale Monsengwo ha aggiunto che in Aula ogni vescovo ha parlato “liberamente, ciascuno portando l’esperienza del suo Paese”. Ciò permette al Sinodo di “abbracciare la situazione del mondo intero”, costituendone la sua “ricchezza”.

L’arcivescovo di Los Angeles, José Horacio Gómez, è al suo primo Sinodo. Lo ritiene un’esperienza “fortissima”, che dimostra l’“universalità della Chiesa”. “È meraviglioso far parte di questa condivisione delle problematiche di tutto il mondo”, ha notato. Monsignor Ján Babjak, presidente del Consiglio della Chiesa slovacca e vicepresidente della Commissione per l’Informazione del Sinodo, ha evidenziato che l’uomo ha “grande sete di verità e di bellezza”. Questi elementi lo “aiutano ad arrivare alla fede, a credere in Cristo e ad amarlo”. L’arcivescovo maggiore di Kiev dei latini, Sviatoslav Schevchuk, anche lui al suo primo Sinodo, ha rilevato un “grande entusiasmo”, che condensa in questa espressione: “La Chiesa sta nelle fiamme dello Spirito Santo”. “Il Sinodo è fatto dagli uomini, ma è un’opera divina” ha precisato. Il presule ha riportato quindi una definizione della parrocchia udita stamane al Sinodo: “Un gigante addormentato che si sta svegliando”, ribadendo che essa è “luogo d’incontro con Cristo risorto e vivente nella Chiesa”. Sulla conversione ha citato il cardinale Dolan, che ha notato come la prima parola del Vangelo sia “Venite” e l’ultima “Andate”: “Per annunciare la Bella Notizia, la si deve sperimentare. Per questo la conversione precede sempre l’annuncio”. Ha inoltre sostenuto che l’Oriente cristiano è “un grande testimone, anche al prezzo del sangue, della vivacità della fede cristiana”. Questo entusiasmo “dà speranza all’uomo moderno e alla Chiesa nei vari continenti del mondo”.

Il dibattito con i giornalisti

Sollecitati dai cronisti presenti, i Padri hanno risposto a diverse domande. Il cardinale Monsengwo ha precisato che non si conoscono ancora la data e il programma del viaggio in Siria della delegazione sinodale, della quale fa parte, né se questa incontrerà il presidente Assad. Ha poi aggiunto che, quando si annuncia il Vangelo, “la persona deve prendere posizione, che è automaticamente la sua conversione: non si può rimanere indifferenti innanzi alla Buona Novella di Gesù”. Sui nuovi movimenti ha invece osservato che ciascuno fa il suo lavoro, ma a volte intendono imporsi sui vescovi e allora “bisogna mettere un po’ di ordine, altrimenti ciascuno fa ciò che vuole e c’è disordine nella casa”. Interrogato sulle comunità dei latinos, monsignor Gomez ha riferito che possono avere “influenza” nella Chiesa statunitense e che i vescovi americani li hanno definiti “una benedizione”, apprezzandone la “grande fede e le radici profonde”. Il cardinale Tong ha invitato a pregare per la Chiesa in Cina, rammaricandosi che a nessun vescovo cinese sia stato permesso di partecipare al Sinodo, mentre una maggiore libertà religiosa assicurerebbe al governo di Pechino una migliore reputazione nel mondo. L’arcivescovo Schevchuk ha confidato che di molti argomenti si è discusso nel Sinodo, ma “non ci sono soluzioni facili a problemi difficili”. Per risolverli occorre “ricominciare dal Vangelo” e “ragionare e sentire con la Chiesa”. “Dobbiamo convertire ed evangelizzare noi stessi – ha concluso il cardinale Tong – per approfondire la nostra fede, facendo sì che essa entri nei nostri cuori e ne esca per evangelizzare”.

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