L’approfondimento. La Russia cattolica: tappa a San Pietroburgo

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Decidere di visitare Mosca e San Pietroburgo significa entrare in molte chiese ortodosse per comprenderne l’anima, dalla nota San Basilio sulla piazza Rossa alla chiesa del San Salvatore sul Sangue che sorge nella città considerata la “Venezia russa”. Tuttavia, nella grande Russia (viaggiando in treno si ha un assaggio dei suoi spazi immensi) c’è anche una piccola ma attiva presenza cattolica che ha segnato le più recenti pagine di storia del Paese.

Questa componente che oggi collabora con le “sorelle cristiane” in nome dell’ecumenismo è guidata da monsignor Paolo Pezzi, chiamato dal settembre 2007 a reggere la diocesi moscovita. In tutta San Pietroburgo si contano circa 3.000 cattolici (se ne stimano 70.000 in Russia), distribuiti in sei parrocchie. Il nostro programma di viaggio ne indica due: sulla Prospektiva Nevskji la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria dove si radunano circa 500 fedeli e fuori dal centro quella del Sacro Cuore di Gesù che ne raccoglie un centinaio. Le loro mura parlano di devozione, dolore, preghiere silenziose e di volontà di testimoniare l’amore di Cristo per ogni uomo.

La storia di Santa Caterina inizia nel 1738, quando l’imperatrice Anna Ioannovna volle destinare un terreno sulla via principale per la costruzione di una chiesa cattolica; l’italiano Pietro Trezzini disegnò il primo progetto ma, dopo varie sostituzioni di architetti, toccò a Miniaci terminarla nel 1782. E la chiesa, con pianta a croce latina e un’imponente cupola, venne intitolata così alla vergine e martire protettrice dell’imperatrice Caterina II. Nel 1798 si celebrò il solenne funerale dell’ultimo re polacco, la cui salma nel 1983 fu richiesta dallo stesso governo polacco; nel 1855 si diede l’ultimo saluto all’architetto della colonna di Alessandro e della chiesa di Sant’Isacco, August de Montferrand; molti artisti ed aristocratici russi erano parrocchiani di Santa Caterina… Nel cortile della chiesa si costruì anche un collegio e nel 1889 venne aperta una scuola elementare gratuita per bambine. La gestione della chiesa passò nelle mani di diversi ordini per volere dei monarchi russi: prima ai francescani su decisione di Caterina II, poi ai gesuiti sotto Paolo I, ai domenicani dal 1816 al 1892 ed infine, insieme a questi, al clero diocesano.

Pagine di storia destinate ad essere stracciate. Alla vigilia della rivoluzione del 1917, la parrocchia contava più di 30.000 fedeli ma dopo la salita al potere dei bolscevichi la chiesa fu confiscata e il ginnasio chiuso. Nel 1923 venne arrestato il parroco con i due cappellani ed altri undici sacerdoti cattolici: tutti accusati di opporsi alla confisca e di propaganda controrivoluzionaria. Il parroco don Konstantin Budkiewicz fu giustiziato con un colpo alla nuca nella notte della veglia pasquale del 1923. Nel 1938 la chiesa venne chiusa e saccheggiata, ma una parrocchiana diciannovenne riuscì a salvare la grande croce d’altare, poi affidata nel 1940 all’unica chiesa cattolica aperta a San Pietroburgo, intitolata alla Madonna di Lourdes. L’edificio, prima trasformato in deposito e poi in sala per concerti d’organo, venne danneggiato ancora da ripetuti incendi fino a che fu abbandonato.

Per tornare a spalancare ai fedeli le porte di Santa Caterina si è dovuto attendere il 1992: fu il secondo luogo di culto cattolico ad essere riaperto a San Pietroburgo. Nello stesso anno, il crocifisso salvato dalla giovane Zofia tornò nella sua chiesa e nel 1993, durante la consacrazione del transetto, il vescovo poté entrare attraverso la porta principale. “Gli altari laterali sono stati lasciati semi distrutti per raccontare la storia della chiesa: all’inizio la messa si celebrava nell’attuale sacrestia – spiega suor Bertilla – Per Natale dovrebbero finire i lavori di rinnovo. E’ un punto di sosta per molti turisti che vogliono pregare con il loro sacerdote”. Ora è un punto di riferimento per i molti gruppi di stranieri che desiderano celebrare messa, un luogo privilegiato in cui pregare per l’unione dei cristiani.

Percorrendo le ampie strade di una San Pietroburgo vivace e ordinata, elegante e colorata con palazzi d’epoca e canali, ci spostiamo verso la periferia… quella zona che scoprirò poi non essere ancora il limite di una città che ha circa 4milioni e 700mila abitanti (dichiarati). Tra grandi caseggiati in mattone scuro e cemento, su vie con l’asfalto in rifacimento, si alza imponente la chiesa del Sacro Cuore. Ma aprendo il portone in legno un po’ rovinato non entriamo nella navata centrale come ci si potrebbe immaginare: già, perché quella chiesa fino ad alcuni anni fa non era utilizzata come chiesa… Per trovare la cappella bisogna salire le scale fino al quarto piano, sotto le volte delle torri incomplete. Un vano solo, tinto di bianco e dal soffitto non alto, con al centro l’altare e attorno sedie di plastica: la chiesa è gestita da una comunità di otto frati minori francescani, impegnati inoltre nel recupero dei ragazzi di strada e nell’assistenza ai poveri con la distribuzione di sessanta pacchi alimentari al mese.

La sua storia è diversa da quella di Santa Caterina, parte dal basso e ha il sapore della fede bagnata dal sudore del lavoro di gente semplice. L’edificazione di questa chiesa è iniziata nel 1905, in periodo zarista: l’hanno voluta e costruita 15.000 operai polacchi (con passaporto russo) che lavoravano nella vicina fabbrica di porcellane. Tuttavia, non è mai stata terminata perché dal 1917 al 1937 i tre sacerdoti succedutisi sono stati più volte arrestati e proprio nel 1937 si è raggiunto l’apice della persecuzione, un anno ricordato con una lapide in quasi tutte le chiese, cattoliche e ortodosse. “La Russia ha una spiritualità che nel secolo scorso è stata intrisa di sangue e sofferenza” spiega fra Stefano, da sei anni al Sacro Cuore.

Anche padre Epifanio Akulov è stato fucilato come il parroco della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria e tre anni fa si è aperto il processo di beatificazione; allo stesso modo, la chiesa ortodossa della Vergine del Kazan venne chiusa e quella di San Pietro e Paolo trasformata in una piscina… La religione era imbavagliata, senza distinzione, perché doveva essere cancellata. Molte icone ora presenti nelle chiese sono state custodite segretamente nelle case: “Qui la fede si è salvata grazie alle nonne” sottolinea fra Stefano. La chiesa del Sacro Cuore, devastata da un incendio doloso dopo la fucilazione di padre Epifanio, venne sequestrata e trasformata in teatro, poi in pensionato studentesco ed infine in uffici per una ditta che decise di suddividere lo spazio su diversi piani. Solo nel 1996 un sacerdote tedesco l’ha riaperta riottenendo parte dell’edificio e poco più di tre anni fa la ditta che l’occupava se ne è andata.

E oggi? “Il numero dei cattolici diminuisce in continuazione e molti sono di origine straniera: la caduta del muro di Berlino ad esempio ha favorito il rientro dei tedeschi e dei polacchi – conclude fra Stefano – Ma noi non vogliamo fare proselitismo, solamente dare assistenza spirituale ai fedeli cattolici e collaborare con le altre chiese per fare del bene alla società ed in particolare ai giovani che sono il futuro”. L’oggi parla di speranza e di dialogo, di conoscenza e condivisione… E si può persino vedere un sacerdote cattolico in jeans e maglietta che confessa una ragazza per la strada lungo le rive del Neva sotto lo sguardo un po’ stupito, ma sereno e sorridente, dei passanti…

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