La vocazione da salvatori della patria degli uominucoli e la pericolosità del vizio di voler rieducare il popolo
Ieri, 7 ottobre 2020 Tempi.it ha pubblicato un articolo dal titolo “Conte e quel vizietto di rieducare il popolo”, pubblicando una Lettera di Peppino Zola, introducendola con due brevi frasi: “Ad Assisi il premier promette di occuparsi della «rigenerazione interiore sul piano culturale» dell’Italia. Non è compito suo, giù le mani dall’anima dei cittadini”.
L’amico Mauro Visigalli, segnalando questo testo, commenta: “Arrivare per dubbi meriti è una droga e ogni cialtroncello che riesce a farlo, dai livelli più alti a quelli via via inferiori, perde il senso dei propri limiti. Può essere l’avvocatino di provincia miracolato per ben indirizzato servilismo (la Chiesa può ancora molto [*]) o può essere la ‘boccadirosa’ di paese, promossa sotto le lenzuola: entrambi, una volta raggiunto il loro obiettivo, si crederanno autorizzati ad ammaestrare il popolo, ad aspirare ad ancora maggiori traguardi (che credono ritagliati su misura per la loro vacuità), a parlare di ciò che non conoscono”.
Queste due citazioni riassumono alla perfezione la questione storico. Mi limito solo a far seguire la condivisione della Lettera di Peppino Zola da un postscriptum: la memoria storica, la prima cosa che un regime dittatoriale cancella e riscrive, propedeutico alla rieducazione del popolo. Il progetto lo spiegò l’amico Vincenzo Dalli Cardillo nel commento ad un mio post Facebook: “Non se li prende nessuno [i migranti clandestini che profughi non sono] perché c’è un disegno già prestabilito con l’avallo dei poteri invisibili. Portogallo, Italia, Grecia, Spagna = PIGS devono diventare una landa desolata di manodopera a basso costo, gente senza diritti e disperati disposti a tutto per un tozzo di pane. Questo vuole l’Unione Europea ed i poteri massonici. È tutto orchestrato appositamente, perché non è vero che si nobilita la vita di questi poveri cristi con un accrescimento di diritti, ma questa Arma di Migrazione di Massa, serve a sgretolare diritti e libertà dei PIGS. Ma perché non lo capiscono”. Non lo capiscono perché prima si è creata una massa staccata dalla storia, senza memoria, senza pensiero critico, lontana dalla metacognizione, composta da analfabeti funzionali e ignoranti, pensando di sapere tutto ed essere onnipotenti e tuttologi, il “popolo che governa” con le chiacchiere da bar e la tastiera al posto del cervello. Non è difficile per capirlo, avendone la capacita e la voglia. E adesso il Diktator dei Balconazo ce lo viene sputare in faccia… addirittura all’ombra del Sacro Convento di Assisi. Svegliatevi brava gente.
[*] Da studente universitario, Giuseppe Conte ha frequentato Villa Nazareth. Un dettaglio non irrilevante per capire la sua personalità, i suoi scopi e obiettivi, visto che quel luogo è noto come il tempo del cattolicesimo democratico.
Da Villa Nazareth hanno confermato e ricordano bene Conte: “Fa parte del Comitato e continua a darci il suo contributo, a livello nazionale e internazionale. È stato molto attivo quando abbiamo stretto rapporti con alcune Università negli Stati Uniti”, ha detto all’HuffPost nel periodo della formazione del Governo Conte I il Professor Carlo Felice Casula, che guida il Comitato scientifico.
Da Villa Nazareth esce, silenziosamente ma costantemente, un ininterrotto flusso di giovani talentuosi, giunti lì da tutta Italia per essere tirati su da una Chiesa che, almeno dall’epoca tridentina, conosce l’importanza di far crescere chi ci sa fare, aiutando magari chi non ce la farebbe non per scarsa volontà o interessi, ma per ridotte possibilità economiche.
Qui si affacciano in continuazione i più noti – e graditi – volti della politica e dell’economia.
Oscar Luigi Scalfaro vi era di casa, grazie anche ad una immarcescibile amicizia con il Cardinale Achille Silvestrini, Presidente della «Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth», mente della politica estera della Santa Sede ai tempi del Segretario di Stato Agostino Casaroli e dell’Ostpolitik di Papa Paolo VI (dal 1958 fu segretario personale del Cardinale segretario di Stato Domenico Tardini e mantenne l’incarico anche presso il suo successore, Amleto Giovanni Cicognani fino al 1969; anch’egli nato a Brisighella; come responsabile dei rapporti con le organizzazioni internazionali fu uno dei principali collaboratori del Cardinale Agostino Casaroli, di cui assecondò la politica di apertura e distensione verso i regimi comunisti dell’Europa orientale; partecipò a tutte le fasi della conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa del 1975, dai lavori preparatori a Ginevra nel 1973 alla riunione di Belgrado per verificarne l’applicazione; ottenne il riconoscimento esplicito, nel decalogo finale, della libertà religiosa, che offrì una legittimazione alle richieste della Chiesa cattolica nei negoziati con i Paesi dell’Est europeo).
Romano Prodi faceva capolino a Villa Nazareth anche quando era responsabile dell’Iri.
Leopoldo Elia vi riferiva della sua esperienza nelle commissioni dedicate alle riforme costituzionali.
E qui studiava Giuseppe Conte, sotto la supervisione di Pietro Parolin, attualmente Cardinal Segretario di Stato di Sua Santità Papa Francesco, nel solco di Silvestrini, il quale era un acceso europeista e fautore della Ostpolitik.
Un paio di anni fa qui si è fatto vedere anche Papa Francesco. Parlò della necessità dell’accoglienza (a partire dai migranti «che fuggono dalla fame e dalle guerre») alla cultura del provvisorio, dall’economia che ha messo al centro il dio denaro e uccide al capovolgimento di valori, dalle chiacchiere alla necessità di essere veri testimoni cristiani (l’anticonformista). Cominciò con la parabola del Buon Samaritano per concludere: “Il Signore ci liberi dai preti che hanno fretta”. Certe volte per fare le cose ci vogliono anche 80 giorni. A Villa Nazareth lo sanno bene.

Ecco, la Lettera da Tempo.it:
Caro direttore, meno male che ad Assisi c’è la tomba del giovanissimo beato Carlo Acutis (sicuramente futuro santo), che, nel suo splendore, riequilibra parole oscure ed inquietanti dette il 4 ottobre, sempre ad Assisi, dal nostro premier; parole riferite senza commenti da cronisti cartacei e televisivi. Infatti, il nostro Giuseppi, nel suo discorso pieno di luoghi comuni e di promesse retoriche, ha anche detto che per l’Italia occorre non solo un grande e storico (naturalmente!) rilancio economico, ma anche una «rigenerazione interiore sul piano culturale». Cioè, il capo del nostro governo non si limiterà a costruire infrastrutture, a favorire l’innovazione, a promuovere la banda larga e così via elencando, ma ha detto espressamente, dall’alto della basilica francescana, con a fianco fior di monsignori e frati, che si preoccuperà anche della nostra anima e della nostra mente, promuovendo la nostra “rigenerazione”.
In altre parole, ha detto le stesse cose che normalmente dicono i dittatori, che hanno questo vizietto: impossessarsi sia del corpo che dell’anima del popolo dei cittadini. Abituato ad emettere, quasi ogni mese, un dpcm (che tutti i costituzionalisti, Mattarella escluso, ritengono incostituzionale) il nostro Conte si sta montando la testa e vuole entrare in campi che non competono né a lui né al suo governo né ai partiti che lo sostengono. Faccia quel che deve fare, ma tenga giù le mani dai cittadini, i quali sanno come pensare alla propria cultura ed alla propria anima. La smetta di pensare alla rieducazione del popolo, come il suo amico Zan sta cercando di fare introducendo a tutti i costi, in questo momento drammatico della vita nazionale, la legge sull’omofobia, che costituisce un gravissimo attacco alla libertà di pensiero e di opinione prevista dall’articolo 21 della nostra Costituzione.
Si dice, molto giustamente e drammaticamente, che il nostro paese (come il mondo intero) manca di leader: è molto vero, anche se non sempre la cosa sembra pericolosa. Ma quando una persona che non è un leader cerca di diventarlo a tutti i costi, con l’aiuto dei soliti pennivendoli, allora diventa anche pericolosa, come è pericolosa la frase detta da Conte ad Assisi. La nostra povera Italia attende ancora che vengano ricostruite le zone terremotate, attende che lo Stato aiuti la creazione di posti di lavoro, attende che le scuole funzionino liberamente, attende che l’agricoltura venga aiutata dopo le gravi inondazioni, attende di poter votare e Conte, vicino alla tomba del povero San Francesco, dice di volere “rigenerare” la testa ed il cuore degli italiani. Non è compito suo. Teniamolo a bada questo Conte ed i suoi amici: vigiliamo perché non compia più passi avanti verso una sorta di regime. E chi ha compiti educativi nella società italiana si sbrighi ad educare giovani e adulti alla libertà, prima di vedere girare per l’Italia dei balillini con la divisa giallorossa.
Peppino Zola
Postscriptum

Il Reichsparteitag (Giornata nazionale del partito), ovvero il Raduno di Norimberga, i congressi tenuti dalla-Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei-NSDAP (Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori) dal 1923 al 1938. Dopo l’ascesa al potere di Adolf Hitler nel 1933 fu stabilito di tenere i raduni a Norimberga con cadenza annuale e di trasformarli in imponenti manifestazioni propagandistiche circondate da imponenti elementi scenografici progettati dall’architetto Albert Speer in un’apposita area della città.
Hitler non faceva mistero di considerare Benito Mussolini una specie di “maestro politico” prima e un “maestro di dittatura” poi. Hitler non amava gli italiani come popolo, li considerava – come espresse in modo sprezzante in “Mein Kampf” – un popolo di “levantini che aveva perso il nobile sangue romano dell’antichità, divenendo anche dei traditori e spergiuri, eccezion fatta per il loro condottiero, Benito Mussolini”.
Nel programma nazionalsocialista (il “25-Punkte-Programm”, Programma in 25 punti), il programma della NSDAP che Adolf Hitler annunciò il 24 febbraio 1920 davanti a circa 2.000 persone al Festival di Monaco dell’Hofbräuhaus, al punto 20 si legge: “Lo Stato deve essere responsabile di una ricostruzione fondamentale del nostro intero programma educativo nazionale. (…) I piani di istruzione di tutte le istituzioni educative devono essere conformi alle esperienze della vita pratica. La comprensione del concetto di stato deve essere perseguita dalla scuola [Staatsbürgerkunde] fin dall’inizio della comprensione. Chiediamo l’istruzione a carico dello stato di figli di genitori poveri intellettualmente dotati di eccezionale talento, senza considerare la posizione o la professione”.





























