Uno sguardo salesiano alla vita consacrata. Il nuovo libro del Rettor Maggiore

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Per la famiglia salesiana, che si è riunita intorno al Rettor Maggiore, è stata una grande festa. Presenti in prima fila il cardinale salesiano Raffaele Farina e il vescovo Enrico Dal Covolo, poi diversi altri prelati, il Vicario don Bregolin e vari membri del Capitolo generale dei salesiani insieme a numerosi confratelli, il direttore della Lev don Giuseppe Costa, madre Yvonne Reungoat, Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, accompagnata da molte suore.

Nel libro, don Chávez richiama anzitutto come fondamentale per la Chiesa e per una Congregazione l’integrazione tra “identità carismatica”, che “consiste nell’essere discepoli di Gesù Cristo”, e “rilevanza sociale”, cioè una missione “centrata sul lavorare per la salvezza degli uomini, nel nostro caso quella dei giovani”, che “hanno diritto a Cristo”. Ricorda poi cosa si intenda per contemplare il Signore: “Conoscerlo più profondamente, amarlo più intensamente e seguirlo più radicalmente. Tre cose inseparabili: non si può pretendere di dire che Cristo lo si conosce se non lo si ama; e non si può dire che lo si ama se non lo si segue”.

“Siamo chiamati a fare Eucarestia per diventare noi stessi Eucarestia, ‘pane spezzato’ e ‘vino versato’ per gli altri, affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” evidenzia don Chávez in una lettera sull’Eucarestia. In una conferenza tenuta in Spagna nel 2010, dal titolo “Profeti di speranza per un mondo ammalato”, osserva invece che è dalla fine degli anni ’60 che si parla di un rischio di estinzione per la vita consacrata. “Sono convinto che essa è importante – considera però il Rettor Maggiore –, appunto per arginare il tentativo di cancellare Dio dalla vita pubblica, dal tessuto sociale e persino dalla coscienza personale; per il tentativo di mettere la Chiesa in silenzio e ridurre la fede a qualcosa di uso privato, mentre l’umanità si trova in una profonda crisi di speranza”. L’analisi si allarga quindi alla situazione socioculturale internazionale, ad una umanità che, “spadroneggiata dal pragmatismo e positivismo scientifico, tecnologico, economico”, “sprofonda nel relativismo e nel nichilismo, con una grande paura di fronte al disastro ecologico, al terrorismo fondamentalista di volto variegato, alla mancanza di futuro”. In tale scenario la vita consacrata “è necessaria e importante” per quello che è, ritiene don Chávez: “Un segno della presenza di Dio nel mondo, testimonianza gioiosa e convinta della Sua esistenza, prova della sua capacità di colmare tutta una vita, di renderla piena di senso, significativa, incantevole”. Ciò richiede una vita religiosa che sia caratterizzata “dalla sua profonda esperienza di Dio (mistica), dalla sua intensa vita di comunione (profezia), dalla sua dedizione totale ai più poveri ed esclusi (servizio)”.

Il Rettor Maggiore enuclea infine una triplice sfida, cui si può rispondere oggi solo con la “santità personale e la santità comunitaria”, che permettono di tornare “all’essenziale della vita consacrata: dare a Dio il primato che gli corrisponde e diventare memoria del modo d’essere ed agire di Gesù obbediente, povero e casto”. È una crisi di identità: “Noi non siamo operatori sociali”; di visibilità: “Noi religiosi dovremmo essere segno dell’assoluto di Dio, della pienezza della sua vita, della ricchezza dei valori del Vangelo”; di credibilità: “È tempo di alzare la testa, di manifestare al mondo la felicità della nostra scelta”. Ma la vita consacrata è “un dono di Dio alla sua Chiesa e al mondo” conclude il Rettor Maggiore, “una riserva di umanità”. “Chi ci vede – aggiunge – deve scoprire Dio in noi”.

Don Chávez, nato in Messico nel dicembre del 1947, è alla guida della Congregazione Salesiana dal 2002, è stato rieletto nel 2008 e rimarrà in carica fino al 2014, quando potrebbe essere chiamato ad altro ruolo. Di recente alcuni vertici di Congregazioni religiose sono ad esempio assurti alla dignità episcopale: padre Edoardo Aldo Cerrato, Procuratore Generale della Confederazione dell’Oratorio (Filippini), è stato nominato da Benedetto XVI vescovo di Ivrea, e padre Massimo Camisasca, fondatore e superiore generale della Fraternità missionaria di San Carlo Borromeo, è stato eletto vescovo di Reggio Emilia-Guastalla. Dal 2006 don Chávez è anche presidente dell’Unione superiori generali, riconfermato per il triennio 2009-2012. Ha partecipato al Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio (2008) e sta prendendo parte a quello sulla Nuova Evangelizzazione, in corso in Vaticano fino al 28 ottobre.

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