Comunità di Sant’Egidio: da Auschwitz a Sarajevo contro ogni guerra e violenza

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A 20 anni dal drammatico assedio di Sarajevo, la Comunità di Sant’Egidio e l’Arcidiocesi di Vrhbosna-Sarajevo promuovono l’Incontro Mondiale per la Pace ‘Uomini e Religioni’, che si terrà  nella città bosniaca dal 9 al 11 settembre. L’iniziativa, che è in collaborazione con tutte le realtà religiose, politiche e culturali della Bosnia ed Erzegovina, vedrà la partecipazione di leader di tutte le grandi religioni, di esponenti del mondo politico e culturale internazionale oltre a diversi rappresentanti di governo. Il meeting si colloca nella linea degli eventi annuali di dialogo interreligioso, promossi dalla Comunità di Sant’Egidio nello spirito di Assisi, la storica Giornata di Preghiera voluta dal Beato Giovanni Paolo II nel 1986. L’incontro intende coinvolgere le realtà culturali e politiche di tutti i Paesi dell’Europa, per riaffermare, ripartendo da Sarajevo, luogo di sofferenza e di speranza, antica società della convivenza tra diversi, la cultura del vivere insieme come valore europeo e proposta dell’Europa al mondo.

 

Infatti quest’anno ricorre il ventennale dell’inizio della guerra in Bosnia, che ha avuto Sarajevo come città simbolo della sofferenza e della distruzione. Nel presentare l’incontro alla stampa il card. Puljic ha affermato: “La Bosnia è Europa e l’Europa può contribuire attivamente alla ricostruzione del Paese. Da Sarajevo, città martire può nascere un nuovo spirito di incontro, oltre le ferite e i rancori, per una nuova memoria condivisa. Sarajevo, paradigma della convivenza tra diversi, ha bisogno di un evento come questo, segno di grande speranza per la rinascita di una regione che ha sperimentato dolore e sofferenza. L’emersione di un Islam dialogante in Bosnia può contaminare positivamente la qualità di quella che è ormai diventata la seconda religione in Europa”. Infine il cardinale ha ricordato le parole del beato Giovanni Paolo II che, visitando la capitale bosniaca, la definì ‘Gerusalemme d’Europa’.

Ma le attività della Comunità di Sant’Egidio sono state numerose, soprattutto per i giovani: a luglio si è concluso il pellegrinaggio dei giovani europei ad Auschwitz dal titolo ‘Per un mondo senza razzismo e violenza’.  Dall’incontro di riflessione a Cracovia con Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, è emerso l’impegno di ‘vincere il male con il bene’ in ogni situazione di difficoltà, violenza e povertà.  Uno sguardo poi è stato rivolto ai poveri delle proprie città, particolarmente ai bambini in difficoltà, agli anziani soli e ai senza fissa dimora con l’impegno di continuare uniti, giovani di Sant’Egidio nei diversi paesi europei, a lavorare per un’Europa ed un mondo migliori. I giovani, che hanno partecipato a questo pellegrinaggio sono stati circa 400 provenienti dalla Spagna, Germania, Francia, Belgio, Portogallo, Italia, Gran Bretagna, Olanda e Svezia. Durante l’incontro hanno approfondito la storia della Shoà, ascoltando anche le testimonianze di una donna sinta e di un ebreo sopravvissuti al campo di concentramento. Il pellegrinaggio ha fatto tappa obbligata in un luogo dove la Storia insegna alle future generazioni, i campi di Auschwitz e Birkenau, dove é stato proclamato un appello dalle nuove generazioni europee che si impegneranno a costruire un futuro di pace e convivenza:

“Noi, giovani europei dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Germania, dal Belgio, dalla Francia, dall’Italia, dall’Olanda, dalla Svezia e dall’Inghilterra siamo riuniti qui ad Auschwitz con la comunità di Sant’Egidio per ricordare l’orrore della Shoah. Oggi ci troviamo davanti al monumento in ricordo delle vittime dello sterminio nazista di milioni di uomini e donne – ebrei, zingari ed altri, membri di gruppi non desiderati. Vogliamo fermarci, riflettere, ricordare. Siamo nati tanti anni dopo questo grande Male, ma ci rendiamo conto che questo non è un evento remoto di un passato che non ci riguarda, che non ci sfiora. No, pensiamo invece che questa tragedia ci tocca profondamente, perche tutto questo è successo in Europa …

Ogni volta che nelle nostre città uno straniero subisce una violenza, ogni volta che qualcuno è disprezzato a causa della sua origine, della sua religione o perchè è diverso, la via dell’odio e della violenza viene preparata nel cuore degli uomini. Per questo, noi vogliamo essere testimoni di quello che abbiamo visto e sentito in questi giorni e vogliamo raccontare ai nostri coetanei ed alle generazioni che verranno quanto sia importante escludere ogni forma di razzismo, di discriminazione e di disprezzo verso le persone e la vita umana. Ci siamo fermati ed abbiamo deposto delle corone in questo luogo simbolico dove la vita di tante persone è stata interrotta brutalmente. Abbiamo ripercorso i passi del loro ultimo viaggio per onorare chi è stato vittima di violenza cieca ed a cui è stata tolta ogni dignità umana e la vita stessa. Siamo convinti del valore assoluto della vita e della vittoria del perdono sulla vendetta. Noi vogliamo vincere il male con il bene. Per questo vogliamo impegnarci attivamente per un’Europa dove tutti possano vivere insieme: un mondo senza razzismo! Un mondo senza violenza! Da Auschwitz partiamo più uniti, con la determinazione di voler convincere i nostri coetanei con la forza dell’amore a diventare migliori ed a fare dei nostri paesi un’Europa di pace”.

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