Al Meeting di Rimini entrano politica e libertà religiosa

Meeting di Rimini
Condividi su...

Le giornate conclusive sono state intense per il Meeting riminese e la politica irrompe nella Fiera con un incontro sulla crisi economica e le opportunità per i giovani. Alessandro Benetton, presidente di ‘Benetton Group’, ha ribadito: “Sembra non ci sia più futuro. Ma i giovani sono sempre portatori di futuro, di fiducia. E nei momenti di discontinuità si aprono nuovi spazi. È il momento in cui talento e capacità possono fare la differenza, perché trovano lo spazio per esprimersi. Da questo punto di vista la mia storia, il mio percorso umano e professionale, ne possono essere un esempio… Non esiste una ricetta precisa e univoca per ottenere questi risultati però se non avessi vissuto le mie esperienze, non mi fossi misurato con decisioni ‘discontinue’ con ciò che avevo intorno, non mi sarei mai sentito di assumermi una responsabilità cosi grande. Sono presidente di un gruppo presente in 120 Paesi, con 10.000 dipendenti. Penso che in certi momenti bisogna dimostrare coraggio e non sentirsi mai tranquilli. Viviamo in un mondo che cambia ogni giorno e dobbiamo tenerne il passo. Non ci sono strade preconfezionate per nessuno e dobbiamo sempre cogliere l’occasione che ci troviamo di fronte”.

 

Inoltre il Meeting ha ospitato un confronto tra il ministro Elsa Fornero, il segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni, e Fulvio Conti, vicepresidente di Confindustria per il Centro Studi; ma ha anche risposto attraverso il prof. Giorgio Vittadini, presidente dalla Fondazione per la sussidiarietà, per chiarire le ambiguità che sono emerse nei recenti commenti al Meeting su varie testate nazionali riguardo agli applausi indirizzati ai politici: “Non siamo interessati all’egemonia politica. Non è questo il nostro scopo… Noi siamo per una politica al servizio di una presenza sociale e quindi come strumento per la creazione di opere. Perché le opere? Le opere servono per suscitare il desiderio, per farlo crescere”.

 

Quindi la politica deve considerare la libertà religiosa un elemento basilare per la difesa dei diritti umani fondamentali: è il tema fondamentale affrontato nell’incontro ‘Politica internazionale e libertà religiosa’, al quale sono intervenuti Nassir Adulaziz Al-Nasser, presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, Giulio Terzi di Sant’Agata, ministro degli Affari esteri e il cardinale Jean Luis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. In apertura vi è stato il saluto di Antonella Mularoni, segretario di Stato degli affari esteri della Repubblica di San Marino.

Il presidente dell’assemblea dell’Onu ha sottolineato la propria preoccupazione per le tragedie dovute alla violazione della libertà religiosa in molte aree del mondo: “Tali questioni continuano a turbarci le Nazioni Unite sono state create sul presupposto che il dialogo fra le culture e le diversità è la via migliore alla pace. L’Assemblea generale sta lottando per contrastare queste discriminazioni… L’umanità deve costruire ponti abbastanza forti da resistere all’urto delle differenze”.

Il ministro Terzi ha focalizzato l’attenzione sulla Primavera araba che ha cambiato gli equilibri dei Paesi del Mediterraneo, sottolineando il ruolo dell’Italia nel dialogare con queste popolazioni sia sul piano economico sia culturale. Infine il card. Tauran ha ricordato che in questi giorni una ragazza undicenne in Pakistan è in prigione per la ormai tristemente consueta accusa di blasfemia: “Ci si potrebbe chiedere come mai si parla tanto di libertà religiosa” ha esordito il cardinale Tauran. “Probabilmente perché è tra le libertà che più spesso vengono violate… Il diritto alla libertà religiosa si fonda nella natura stessa dell’uomo come è stata creata da Dio… (Lo Stato)  non deve interferire con la vita religiosa, almeno fino a quando non vengono lesi i diritti altrui. Lo stato deve solo prendere atto che l’uomo è per natura religioso, che il fatto religioso è parte integrante della società. Un mondo senza Dio sarebbe un mondo disumano… Lo stato deve difendere la libertà religiosa nel suo stesso interesse”.

E questo sguardo alla politica internazionale si è ampliato con Mary Ann Glendon, docente di legge alla Harvard University e ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, e Wael Farouq, vicepresidente del Meeting Cairo e docente all’Istituto di Lingua araba dell’Università americana del Cairo, che dal prossimo ottobre sarà anche docente all’Università Cattolica di Milano, sul tema ‘Desiderio e politica’. La docente americana ha introdotto la sua relazione, partendo dal desiderio: “La politica è una vocazione degna di desiderio. Nonostante le difficoltà, certe persone comunque scelgono di avviarsi alla politica. Quale desiderio è così potente da superare questi ostacoli?” Con un excursus storico da Platone e pur riconoscendo che lo scetticismo di Machiavelli e Hobbes sulla capacità della ragione di guidare la passione non sia del tutto ingiustificato, la professoressa ha affermato che per il cristiano la partecipazione alla vita politica, vista come cura del bene comune, sia una cosa positiva, e a supporto della sua tesi ha citato Edith Stein, Vaclav Havel, i padri conciliari e Giovanni Paolo II:

“Le accuse di arrivismo, di idolatria del potere, di egoismo e di corruzione che non vengono rivolte agli uomini del governo, del parlamento, della classe dominante, del partito politico; come pure l’opinione non poco diffusa che la politica sia un luogo di necessario pericolo morale, non giustificano minimamente né lo scetticismo né l’assenteismo dei cristiani per la cosa pubblica (Christifideles Laici)”. Invece il prof. Farouq ha raccontato aneddoti tragi-comici per spiegare il livello di corruzione presente in Egitto fino al 25 gennaio 2011, quando da piazza Tahrir cominciò la rivoluzione che avrebbe portato alla caduta del regime di Mubarak: “Dopo svariati tentativi capii che per prendere la patente era necessaria la tangente al funzionario. Tornai nell’ufficio, feci cadere a terra 50 lire egiziane e chiesi: ‘Le sono forse cadute 50 lire dalla tasca, agente?’. Lui mi rispose: ‘Io non farei mai cadere 50 lire dalla tasca, ne farei cadere almeno 100’. Eravamo obbligati alla corruzione eravamo obbligati a vivere contro il nostro desiderio di essere persone rispettose”. Quindi il prof. Farouq ha parlato del ‘desiderio di Dio’, partendo da piazza Tahrir: “Io c’ero, e vi dico che seguivo il mio desiderio. Da dove viene il coraggio di pregare insieme tra cristiani e musulmani? Dalla rabbia? No, dal desiderio di Dio. Persone arrabbiate si sposano davanti ad un carro armato? Puliscono la piazza? Superano i rancori che durano da secoli? No, questo nasce dal desiderio di Dio. Questo desiderio ha cambiato la gente: si va a votare, si guardano le sedute parlamentari alla tv, la gente si interessa al bene comune”.

Ma la politica è fatta soprattutto di azioni: “Restiamo umani. Quello che desidero è un mondo pieno di umanità”, è stato l’appello di Izzledin Abuelaish, ginecologo ostetrico palestinese, che ha raccontato la storia drammatica della sua vita, segnata dalla morte in pochi mesi della moglie e di tre figlie e una nipote, uccise nel 2009 da un carro armato israeliano: “Io non ho mai accettato la miseria della vita quello che ognuno di noi si deve domandare è: siamo nati per il conflitto o per vivere e dare nuova vita?.. La gente si attendeva da me un sentimento di odio. Ma l’odio è un veleno, un’arma che distrugge le persone che ne sono portatrici. Non perdete tempo ad odiare. Arrabbiatevi, ma chiedetevi cosa potete fare per cambiare le cose”.

E mentre sul Meeting sta scendendo il sipario è giusto citare il motore di questa kermesse estiva: i volontari sempre pronti a darti un’informazione e a metterti a tuo agio; a vederti i biglietti della lotteria, escogitando mille idee; ad animare con bans il tragitto dei pullman che riportano negli alberghi i ‘visitatori’; ma soprattutto a sistemare gli immensi padiglioni della fiera nel silenzio mattutino.

151.11.48.50