Lavoro e salute non sono contrapposti: la Cei sulla vicenda dell’ Ilva di Taranto

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Nella complessa e drammatica questione della ILVA di Taranto arriva anche la nota di mons. Angelo Casile, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei. “Salute e lavoro – afferma Casile- stanno insieme perché riferite all’unità della persona umana, l’una, la salute, è dono della e alla persona, l’altra, il lavoro, è opera della persona e dono per tutti”. Anzitutto, aggiunge, “ci raccogliamo nella preghiera assieme a mons. Santoro nella ‘veglia della città per la città’ per un futuro sereno per tutti, per gli abitanti, gli ammalati, i lavoratori, i bambini”.

“La via dell’impegno di ciascuno – ribadisce mons. Casile – passa attraverso il tenere insieme la soluzione del problema ambientale, legato alle emissioni dannose, con quello dell’occupazione lavorativa, legato alla chiusura del centro siderurgico. Non giova a nessuno contrapporre la salute al lavoro o viceversa”. Il direttore dell’Ufficio nazionale spiega che “è lo stesso uomo che sta bene ed è lo stesso uomo che lavora. Solo un lavoro dignitoso per le persone e rispettoso per l’ambiente custodisce l’uomo e il suo ambiente. Solo un’attenzione costante all’ambiente in cui viviamo permette di custodire l’uomo e il suo operare”. Per mons. Casile, “giova sempre ricordare che ogni uomo è posto da Dio nel creato per coltivarlo e custodirlo. Lavorare e custodire stanno insieme, si lavora custodendo e si custodisce lavorando”.

Ecco l’invito a prendere “sempre più coscienza che il nostro agire non è neutro, ma che ogni nostra azione va compiuta responsabilmente nei confronti dell’uomo e dell’ambiente in cui vive, altrimenti prima o poi ne paghiamo le conseguenze. Nel custodire il creato, lavorando con dignità e responsabilità, custodiamo noi stessi e il creato, anzi, ci accorgiamo che siamo custoditi da Dio”.

 

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