Il Papa: Alla scuola di San Paolo, è quando sono debole che sono forte perché Dio opera attraverso le nostre debolezze
La preghiera secondo San Paolo, l’unione con Dio che “ non ci allontana dal mondo, ma ci da la forza di fare quello che dobbiamo fare” . Il tema della catechesi di oggi di Papa Benedetto XVI prosegue il ciclo dedicato proprio alla scuola di preghiera. In aula Paolo VI, davanti a diverse migliaia di fedeli, il Papa ha riletto uno dei passaggi più intesi dell’ Apostolo Paolo che provato fortemente da una sofferenza che non racconta, comprende che è nella debolezza che siamo forti perché non ci basiamo sulle nostre forze ma è Dio che opera in noi. “Di fronte a chi contestava la legittimità del suo apostolato- dice il Papa- egli non elenca tanto le comunità che ha fondato, i chilometri che ha percorso; non si limita a ricordare le difficoltà e le opposizioni che ha affrontato per annunciare il Vangelo, ma indica il suo rapporto con il Signore, un rapporto così intenso da essere caratterizzato anche da momenti di estasi, di contemplazione profonda (cfr 2 Cor 12,1); non si vanta di ciò che ha fatto, della sua forza, (…) ma dell’azione di Dio in lui. Con grande pudore egli racconta, infatti, il momento in cui visse l’esperienza particolare di essere rapito sino al cielo di Dio.”
Paolo è un mistico, ricorda il Papa e aggiunge: “Anzitutto, di quali debolezze parla l’Apostolo? Non lo dice, ma il suo atteggiamento fa comprendere che ogni difficoltà nella sequela di Cristo e nella testimonianza del suo Vangelo può essere superata aprendosi con fiducia all’azione del Signore. San Paolo è ben consapevole di essere un «servo inutile» (Lc 17,10), (…) un «vaso di creta» (2 Cor 4,7), in cui Dio pone la ricchezza e la potenza della sua Grazia. In questo momento di intensa preghiera contemplativa, san Paolo comprende con chiarezza come affrontare e vivere ogni evento, soprattutto la sofferenza, la difficoltà, la persecuzione: nel momento in cui si sperimenta la propria debolezza, si manifesta la potenza di Dio, che non abbandona, non lascia soli, ma diventa sostegno e forza.” Non che questo sia facile. Ma è in questo crogiulo che si matura e si cresce come cristiani. “In un mondo- dice il Papa- in cui rischiamo di confidare solamente sull’efficienza e la potenza dei mezzi umani; in questo mondo siamo chiamati a riscoprire e testimoniare la potenza della preghiera, con la quale cresciamo ogni giorno nel conformare la nostra vita a quella di Cristo, il quale – come afferma Paolo – «fu crocifisso per la sua debolezza, ma vive per la potenza di Dio. E anche noi siamo deboli in lui, ma vivremo con lui per la potenza di Dio a vostro vantaggio» (2 Cor 13,4).”
Il Papa porta due esempi: Albert Schweitzer, teologo protestante e premio Nobel per la pace e la beata Madre Teresa di Calcutta, “che nella contemplazione di Gesù trovava la ragione ultima e la forza incredibile per riconoscerlo nei poveri e negli abbandonati, nonostante la sua fragile figura.”




























