Il Papa: amore e amicizia si nutrono con la vicinanza, questa è l’Adorazione Eucaristica
“Se, per esempio, in nome di una fede secolarizzata e non più bisognosa di segni sacri, venisse abolita questa processione cittadina del Corpus Domini, il profilo spirituale di Roma risulterebbe «appiattito», e la nostra coscienza personale e comunitaria ne resterebbe indebolita.” Benedetto XVI ammonisce e insegna e sembra diventare più forte in ogni sua parola. Oggi in molti paesi si celebra la Solennità del Corpus Domini. Non in Italia, dove la celebrazione è spostata a domenica prossima. E per questo sembra che il Papa abbia scelto la celebrazione della messa in Piazza San Giovanni in Laterano per ricordare che l’ Eucaristia è il centro non solo della vita religiosa, ma anche della vita civile. Rinnovando l’appuntamento che ogni anno porta il Papa, come vescovo di Roma, a celebrare la messa e guidare la processione eucaristica da San Giovanni a Santa Maria Maggiore, il Papa ha messo in luce la necessità del sacro nella vita dell’uomo.
“Abbiamo risentito nel passato recente- ha detto il Papa- di un certo fraintendimento del messaggio autentico della Sacra Scrittura. La novità cristiana riguardo al culto è stata influenzata da una certa mentalità secolaristica degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. E’ vero, e rimane sempre valido, che il centro del culto ormai non sta più nei riti e nei sacrifici antichi, ma in Cristo stesso, nella sua persona, nella sua vita, nel suo mistero pasquale. E tuttavia da questa novità fondamentale non si deve concludere che il sacro non esista più, ma che esso ha trovato il suo compimento in Gesù Cristo, Amore divino incarnato.” Un insegnamento che viene dalla Lettera agli Ebrei e che diventa indicazione concreta per gli uomini di oggi, per i genitori di oggi. “Pensiamo a una mamma e a un papà che, in nome di una fede desacralizzata, privassero i loro figli di ogni ritualità religiosa: in realtà finirebbero per lasciare campo libero ai tanti surrogati presenti nella società dei consumi, ad altri riti e altri segni, che più facilmente potrebbero diventare idoli. Dio, nostro Padre, non ha fatto così con l’umanità: ha mandato il suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare il compimento anche al sacro.”
Ricordando il senso della celebrazione odierna dedicata all’ adorazione del Corpo e del Sangue che Cristo ha versato per noi, il Papa ha chiarito che non si devono separare adorazione e celebrazione. “Una interpretazione unilaterale del Concilio Vaticano II ha penalizzato” la dimensione dell’adorazione “restringendo in pratica l’Eucaristia al momento celebrativo.” Spiega il Papa che la “valorizzazione dell’assemblea liturgica, in cui il Signore opera e realizza il suo mistero di comunione, rimane naturalmente valida, ma essa va ricollocata nel giusto equilibrio.” Si genera uno sbilanciamento, spiega il Papa, che allontana l’ Eucaristia, Dio stesso, dalla vita e dalle città. “Concentrando tutto il rapporto con Gesù Eucaristia – dice il Papa- nel solo momento della Santa Messa, si rischia di svuotare della sua presenza il resto del tempo e dello spazio esistenziali. E così si percepisce meno il senso della presenza costante di Gesù in mezzo a noi e con noi, una presenza concreta, vicina, tra le nostre case, come «Cuore pulsante» della città, del paese, del territorio con le sue varie espressioni e attività. Il Sacramento della Carità di Cristo deve permeare tutta la vita quotidiana.”
Il Papa ha ricordato le grandi adorazioni celebrate con i giovani a Colonia, Madrid, Zagabria. Una occasione che mette in evidenza come davanti all’ Eucaristia siamo tutti uguali. “Mi piace sottolineare l’esperienza che vivremo anche stasera insieme. Nel momento dell’adorazione, noi siamo tutti sullo stesso piano, in ginocchio davanti al Sacramento dell’Amore. Il sacerdozio comune e quello ministeriale si trovano accomunati nel culto eucaristico.” Ecco allora l’insegnamento per una vita sacramentale più intensa. “Comunione e contemplazione non si possono separare, vanno insieme. Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l’incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale. E purtroppo, se manca questa dimensione, anche la stessa comunione sacramentale può diventare, da parte nostra, un gesto superficiale.”
Terminata la Messa il Papa ha portato in processione su un apposito mezzo allestito con l’inginocchiatoio, il Santissimo Sacramento. Canti e preghiere si sono alternati nella sera romana. Tra gli altri anche un testo per l’adorazione del Beato John Henry Newman, autore molto amato da Benedetto XVI. A Santa Maria Maggiore la celebrazione si conclude con la Benedizione Eucaristica.




























