Presa di coscienza
L’ho scritto il 21 marzo: “Questa è gente che non prova vergogna. Questa è gente che non ha a cuore il Paese e non ha a cuore gli Italiani. Il vomito è all’ordine del giorno. Un giorno usciremo da questa tempesta e saremo diversi. Alle prossime opportunità di voto spero, che gli Italiani li mandino a zonzo, questi responsabili delle Istituzioni. Anzi, gli irresponsabili delle istituzioni. Cc’era bisogno del virus? Si c’era bisogno del virus”.

Caro Conte, venga al Nord a farsi un giro in ospedale
Una visita aiuta la coscienza
Coloro che incensano Palazzo Chigi sono gli stessi che davano del razzista a chi lanciava l’allarme per tempo. E ora accusano gli altri dei loro errori
di Renato Farina
Libero, 22 marzo 2020
Il premier Giuseppe Conte perché non fa una visita all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo o a Treviglio o a Cremona? Scafandrato, con mascherina e guanti tripli, dieci minuti sono sufficienti. Non tanto per dare un segnale di presenza agli italiani, ma semplicemente per guardare. Stare lì a sentire il rantolo di questi nostri fratelli. Dopo di che decida. Poi se crede si batta il petto da solo, nel crepuscolo della coscienza, ma se uno non vede non può sapere. Attilio Fontana quando gli abbiamo parlato tratteneva a stento i singhiozzi dopo essere entrato oltre «quella porta». Da G gli sono venute una forza di commozione e una chiarezza razionale che lottano contro i legacci e gli impacchi di Palazzo Chigi che tituba a prendere decisioni dure e pertinenti perché non sa, non vede, non vuol capire. Ora la resipiscenza si fa strada, ma ha una flemma che sconcerta. Paura di perdere un’aureola rubata? Abbiamo scritto il 16 febbraio scorso tutto, ma proprio tutto quel che adesso anche gli asini ripetono come se fosse stata una loro scoperta. Peccato che in quei giorni a Libero e al sottoscritto furono appioppati insulti il più carino dei quali è stato «allarmismo razzista», alternato a «terrorismo irresponsabile». Il fatto è che Il Fatto insiste nell’insultarci, dando ragione alla vecchia tesi di Dostoevskij sul vizio della menzogna, che per passarla liscia deve infuriarsi con chi dice la verità. E s’impanca oggi ad ammaestrarci proprio il medesimo quotidiano che in prima pagina titolò «Lega sciacalla» quando invano i governatori del Nord Fontana, Zaia e Fedriga diedero l’allarme a Roma.
ERA GIÀ TUTTO CHIARO
Quel 3 febbraio tutto era nebuloso? Non è proprio vero. Semplicemente la propaganda cinese oscurava la realtà, e il M5S organo italico del Partito comunista pechinese già allora glorificava il mandante del virus. Ma dieci giorni dopo tutto era chiaro. C’era stato a Losanna il raduno di scienziati dell’Organizzazione mondiale della sanità. Invece di attingere alle veline gialle ( nel senso cino-grillino) il sottoscritto ha osato compulsare banalmente il Guardian, Le Figaro e Bloomberg. Era chiarissimo che sarebbero stati cavoli acidi per tutti, e che bisognava correre ai ripari. Riproduciamo il pacchetto di titoli di quel lunedì del nostro scontento. «Previsioni nere sul Coronavirus. Scienziati menagramo: in 2 su 3 ci ammaleremo. Ricercatori e luminari mondiali: senza controlli, c’è il rischio pandemia. Isolare la Cina non è un errore. Primo morto in Europa e paura in Africa. Gli esperti dell’Oms: senza controlli si rischia la pandemia. Non abbiamo titoli accademici, un informato timore (che non è panico) ci pare buon senso». Abbiamo scritto menagramo, per esorcizzare le previsioni. Adesso le ha ripetute pari pari Angela Merkel, Boris Johnson le è andato dietro, e qualcuno li ha rimproverati: perché vi siete svegliati a metà marzo? I più duri sono i quotidiani francesi contro Emmanuel Macron. Hanno documentato come il capo dell’Eliseo poteva sapere, ma non ha voluto conoscere, nascondendo la testolina nel grembo della sua signora. Ma anche i quotidiani esteri hanno avuto una colpa, a quel tempo: lo scrissero, ma tenendo le notizie nelle pagine interne, per non suscitare allarme.
QUANTI COMPLICI
In Italia? Neanche quello ci fu. Noi osammo aprirci la prima pagina. Ci rendiamo conto. Dire a chi ha sbagliato: «Te l’avevamo detto», non si fa, non è educazione, umilia l’errante pentito. Il problema è che chi ha mancato ai suoi doveri fa lo gnorri sulle sue gravissime responsabilità. Addirittura cerca di farsi passare per eroe, e ci riesce pure grazie alla complicità del Tg1, di La7, del Corriere della Sera e di Repubblica, oltre che del già citato quotidiano travagliato da tutto, specie dalla vendite in edicola, ma non da inquietudini di coscienza, figuriamoci. Conte, con l’alloro dolente a coprirgli la non vasta fronte, sostiene di aver fatto di tutto, e che per questo – ripetono in gloria i giornalisti scendiletto del governo – si è meritato il plauso dell’Organizzazione mondiale della sanità. Finché si compiace delle adulazioni, lo compatiamo, ma quando per bocca dei suoi portavoce sparsi per le tivù cerca di silurare il lavoro straordinario delle Regioni abbandonate da Roma, delegittimando chi come Guido Bertolaso aveva battuto sul tamburo dell’emergenza da un mese e più, allora basta così, è troppo. E diciamo a lui e alla banda di giannizzeri dattilografi: l’avevamo detto, e avete giocato all’antifascismo e all’antirazzismo, inventandovi una realtà demenziale. Ce lo ricordiamo Zingaretti, a cui auguriamo tutto il bene, quando resse il sacco del compare premier tuonando in prima pagina di Repubblica: «Allarmismo ridicolo». Trascrivo dal mio articolo da Cassandra che avverte: «Troia brucia, Troia brucia». Citavo «due eminenti scienziati che mettono in gioco la loro faccia».
1- «Ira Longini, biostatista ed epidemiologia americana, la quale afferma, sviluppando i dati del governo cinesi per giunta probabilmente minimalisti, che il Covid-19 contagerà due terzi dell’umanità. Cioè il 66 per cento di 7,7 miliardi di persone, e stante il tasso di letalità per fortuna basso, intorno per ora all’1,5 per cento, e tenendo conto che le cure miglioreranno, alla fine conteremmo 45-50 milioni di morti sparsi per tutti i continenti».
2- «Un luminare di Hong Kong, Gabriel Leung, che è il capo dipartimento di medicina della locale università, ha abbassato la previsione della ricercatrice dell’Ohio: i contagiati saranno il 60 per cento dell’umanità. Riferendo questo dato all’Italia vuol dire che, se non saremo più bravi degli altri a isolare i possibili involontari propagatori, saranno tra i 36 e i 40 milioni i connazionali infettati. E i morti? La statistica ne prevede circa 400-450mila, un’ecatombe pari per numeri ai nostri morti caduti durante la seconda guerra mondiale (330mila soldati e 130mi1a civili)». Ovvio: tutto questo sarebbe accaduto – scriveva Libero – se non si fossero predisposti rimedi e chiusure immediate. Non successe nulla. Bastava spingere Leonardo, di cui è azionista il governo, a riconvertire rapidamente impianti per produrre tute, mascherine ad alto coefficiente di protezione, gel disinfettanti, rinforzando subito l’eccellenza italiana nella produzione di respiratori. Perché i cinesi ora li hanno da venderci? Perché mentre da noi anche Mattarella andava a diffondere il cosiddetto «antivirus». (Massimo Gramellini, Corriere), cioè l’inchino al glorioso popolo e governo antifascista cinese, loro producevano. Qualcuno pagherà per questi ritardi? Non crediamo proprio. Il potere di questo establishment di facce di bronzo è intangibile. O no?
È RICOVERATO IN CONDIZIONI GRAVI
Positivo agente della scorta del premier
Un agente della scorta di Giuseppe Conte è risultato positivo al coronavirus ed è stato ricoverato in condizioni gravi al Policlinico Tor Vergata di Roma L’accertamento della positività del poliziotto risale a 10-12 giorni fa ed è scattata la quarantena per gli altri uomini della scorta. Palazzo Chigi precisa che non c’è stato alcun contatto diretto tra l’agente e il premier che non ha mai viaggiato neppure sulla stessa auto. Anche con gli altri uomini della scorta sono sempre state rispettate le norme di sicurezza e, del resto, Conte, sottoposto a tampone è risultato negativo.


























